boombox

Spesso siamo sopraffatti dalle nuove leve nel rap. Alcune sono di talento, per carità!, mentre altre farebbero bene a cambiare genere o direttamente mestiere! Lungi da me il voler iniziare polemiche, ho voluto creare questa lista particolare di rapper morti precocemente e che avevano tutte le carte in tavola per cambiare per sempre il rap se fossero ancora in vita.

Non sono tutti rapper giovanissimi, ma con il loro talento hanno cambiato molto presto le regole del “gioco” e sono state elevate a legende anche con pochissimi album. Di alcuni ho già parlato, ad esempio di Notorious B.I.G., Eazy-E, Ol Dirty Bastard e Lord Infamous.

La lista che ho ideato comprende dieci leggende. L’idea è che chi si è avvicinato da poco all’hip-hop conosca 10 talenti che non sentirà nelle classifiche di domani e, se incuriosito da loro, approfondisca la loro discografia. Chi, invece, ne sa già abbastanza, spero che mi perdonerà per avere riassunto questi dieci rapper in una sola canzone e poche righe.

Tupac

Parto da uno dei più famosi. Tutti conoscono Tupac e spesso in alcune mie liste ho messo una sua canzone (“Dear Mama” e “Hit Em Up“). Probabilmente è uno dei maggiori esponenti della West Coast insieme a Dr. Dre, Snoop Dogg e Ice Cube. I suoi testi sono spesso stati di ispirazione e questa è una delle ragioni per cui mancherà all’Hip-Hop. Questa “Keep Ya Head Up” è importante proprio per il testo, a sostegno del movimento femminista. Pensate che il rap sia fortemente misogino? Questa canzone potrebbe essere una delle prove. Inoltre, per tenere alta la vostra attenzione, questa canzone ha ispirato Kendrick Lamar per “The Blacker, The Berry”, dal suo ultimo album “To Pimp A Butterfly”.

Proof dei D12

Ho aggiunto “dei D12”, ma oltre a lavorare nel gruppo, ha registrato due album prima di essere sparato per uno stupido (concedetemelo) litigio per una partita a biliardo. Non sono vincolato ad un video ufficiale, anche se lo preferisco, ma questo singolo, nonostante sia da clichè, mi piace molto. Il brano è prodotto dal talentuosissimo e sottovalutato produttore e rapper Black Milk. Nel secondo e ultimo album di Proof, “Searching For Jerry Garcia”, oltre a questo brano, troverete produzioni di Eminem, Ski e Mr. Porter e collaborazioni con 50 Cent, Method Man, i D12, MC Breed (che avrei anche potuto includere in questa lista), T3 degli Slum Village, Nate Dogg e Obie Trice.

Guru


Ho parlato una sola volta di Guru, dedicando un articolo ai Gang Starr, lo storico duo formato dal rapper Guru e dal produttore Dj Premier (qui potete leggere di “Who’s Gonna Take The Weight”). Guru è un altro grandissimo lyricist e ci ha “donato” quattro preziosi volumi di “Guru’s Jazzmatazz”, esperimenti di hip-hop e jazz. Da modesto appassionato di jazz, ho scelto questa “Loungin'” con Donald Byrd, vera leggenda del genere. Il singolo è preso dall’album di debutto di Guru, “Guru’s Jazzmatazz, Vol. 1”, e forse anche uno degli esperimenti meglio riusciti. Questa naturalmente è la mia opinione e sarei felice se qualcuno la pensasse diversamente.

Big Pun

Visto che preferisco esaltare un rapper per i singoli in cui cantano da soli, ecco “I’m Not A Player” di Big Pun. Perchè Big Pun? Beh, basta sentire il flow in questo suo primo singolo e tutto vi sarà chiaro. Big Pun morì a 28 anni per infarto, legato alla sua obesità.

Adam Yauch

Se parliamo di rapper che hanno fatto la Storia dell’Hip-Hop, i Beastie Boys devono essere citati. Purtroppo, dopo la morte di Adam il gruppo ha deciso di non fare più album, quindi è come se artisticamente fosse morto l’intero gruppo. Cosa ci lascia il gruppo? Brani immortali come “(You Gotta) Fight For The Right (To Party!)” e tantissimi video che sono da Storia. Quello per “Intergalactic” è uno di questi.

Pimp C

Anche qui, separare Pimp C dalla storia degli UGK è impossibile. E non ci proverò! Pimp C e Bun B sono due rapper di Port Arthur, Texas, e insieme fecero il più grande duo della storia del Sud insieme agli OutKast. Nessun testo impegnativo qui, ma ben capirete dall’ascolto perchè Pimp C non può non essere citato.

Nate Dogg

Nate Dogg non era solo il cugino di Snoop Dogg. Anzi, con l’aiuto di Dr. Dre e l’amico Warren G si fece un proprio nome e fu apprezzato per la propria versatilità nei ritornello più R&B e nei versi rappati. Due casi su tutti? “Multiply” di Xzibit e “21 Questions” di 50 Cent. La sua unica sfortuna fu di avere un infarto mentre si stava ancora riprendendo dal primo.

Big L

1991, Harlem. Un giovane Lamont Coleman si unisce ad altri 4 rapper per i formare i Children Of The Corn. Parliamo di Big L con Ma$e, Cam’ron, Bloodshed e Herb McGruff (questi due rimasti gli unici non particolarmente famosi). Il gruppo non sfondò mai, ma Big L fu presto notato e nel 1995 ottiene un grandissimo successo con il singolo di debutto “Put It On”. Perchè è stimato? A parte il suo flow, bisogna sapere che dopo l’album di debutto lascià la Columbia Records perchè era stanco di canzoni con sample e ritornelli R&B. Fondò una sua etichetta e pubblicò un “hell of an album” (passatemelo) intitolato “The Big Picture”. La squadra comprendeva produttori del calibro di DJ Premier, Ron Browz, Pete Rock e Lord Finesse (il primo a credere in lui) e collaborazioni con Fat Joe, Guru, Sadat X, Kool G Rap, Big Daddy Kane e Remy Ma. Un consiglio, ascoltate il primo singolo “Ebonics“, prodotto da Ron Browz!

Heavy D

Non credo che sia sbagliato parlare di un artista basandosi sul suo successo assoluto. E “Now That We Found Love” è uno dei classici del rap! Heavy D era un rapper di talento e si guadagnò la stima e la collaborazione di artisti di ogni genere: nel rap con Dj Premier, Notorious B.I.G. e Diddy (solo per citarne alcuni), nel pop con Janet Jackson, Blondie e Michael Jackson e persino nel blues con B.B. King. E’ abbastanza per capire che “mostro” era?

J Dilla

J Dilla è uno dei produttori che fa parte dell’Olimpo dei produttori. La sua carriera possiamo associarla a quella del gruppo degli Slum Village, di cui è co-fondatore, ma anche alla vita di tantissimi singoli e tantissimi brani di molti grandi rapper. Per ricordarlo, scelgo questa “Climax (Girl Shit)” per tre motivi: 1) fa parte dell’album di debutto degli Slum Village; 2) il brano, prodotto da J Dee, ha anche il verso iniziale cantato da lui; 3) è la formazione originaria del gruppo, con T3 e Baatin, che potremmo includere nella lista insieme a J Dilla. Ed infine, vorreste davvero che vi commenti la base???

Il mio consiglio è non fermarsi solo ad ascoltare meglio questi 10 rapper, ma approfondire anche le basi di J Dilla per vedersi davvero spalancare le porte dell’Hip-Hop davanti a voi!

17 Commenti

  1. Beh gente come Tupac ha fatto grandi cose anche se è morta, i più grandi rimpianti per me sono Guru e Proof, Nate anche è morto quando ormai la sua carriera l’aveva fatta.

  2. We andateci piano a criticare il rap italiano, che se conoscete solo Emis Killa o Gue Pequeno mica è colpa mia.

    (riferito a quelli sotto, non all’ottimo articolo)

  3. Guru, Guru avrebbe fatto la differenza.
    Anche Nate, J Dilla, Heavy D mi piacevano un botto. 2Pac inutile proprio parlarne.

    Giuseppe continua così!
    I tuoi articoli sono l’unica nota interessante in questo sito.

    • Non sarebbe la stessa cosa………il rap è strettamente legato alla vita deglii questi artisti….la morte fa parte del contesto sociale in cui sono nati e cresciuti……..molti artisti viventi importanti continuano ad avere problemi con la legge e frequentano i “vecchi amici” ………il rap racconta la strada e la strada può anche farti morire…..per questo trovo ridicolo gli italiani che fanno rap……….il rap nasce come ribellione dal ghetto, come grido di dolore e di rabbia………..è vita vissuta.

      • Trovo ancora più ridicoli gli italiani che ascoltano “rapper italiani”, almeno questi ultimi ci guadagnano, i primi invece non hanno nessun riscontro positivo.

      • Chi ascolta il rap italiano ascolta il ritornello melodico e non i testi perché quello che deve colpire e appunto il ritornello e non il testo……i rapper italiani si adeguano ma ripeto, per me, non sono rapper………se dai un’occhiata ai testi di alcuni rapper morti i testi non sono certo di pura allegria.

      • Ti ripeto, non facciamo di tutta l’erba un fascio, in Italia ci sono rapper scarsi ma anche bravi, come in tutti i paesi, America compresa.

      • E perchè non è un buon rap se parli della tua vita sfogandoti nelle canzoni, se ci fai caso molti dei rapper italiani più importanti hanno avuto un infanzia frastagliata e dolorosa. Quindi non capisco tutto l’odio per il rap italiano.

        Comunque alle radio sentiamo spesso dire: chissa cosa avrebbe potuto ancora fare se era ancora vivo / a . Le loro carrire sono state stroncate. E wuindi io troverei da parlare anche sul pop

      • Obiettivamente sofferenze e infanzie difficili le hanno avute tutti, i rapper americani (ovviamente non tutti) parlano, o dovrebbero parlare, del modo in cui sono cresciuti, difficoltà economiche (dato che là non ci sono tutti gli aiuti che ci sono qua), ecc..
        Il fatto che in Italia ci siano rapper che imitino quelli americani per questi motivi mi fà un po ridere..

      • E’ giusto avere pareri diversi, altrimenti il mondo invece di essere vario sarebbe “avariato”. Ciao

      • nessun odio per il rap italiano, Semplicemente non fa parte della nostra cultura come il gospel, se vogliamo fare paragoni…

      • Non necessariamente, il rap nasce come musica da strada, ma sono passati quasi 50 anni dalla sua nascita e il rap si è evoluto, se fosse restato come quando è nato sarebbe morto al secondo disco dei Run DMC, il rap può spaziare tra tutti gli argomenti, per questo lo ritengo il genere più completo e veritiero che esista. Per quanto riguarda il rap italiano esistono parecchi cani, ma esiste anche gente di alto livello, non facciamo di tutta l’erba un fascio.

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