Producers

Nella storia della musica Pop sono stati numerosissimi i casi in cui grandi cantanti, già affermati o comunque con già diversi album di successo all’attivo, hanno scelto di affidarsi, nella fase di creazione del sound, a produttori di fama mondiale e popolarissimi nel panorama discografico.

Da cosa è dettata la scelta di un producer famoso? A volte dalle sonorità che piacciono molto, a volte dalla voglia di cambiare e strizzare l’occhio alle nuove generazioni (dato che molto spesso il produttore di spicco è quello più popolare sul mercato, e perciò la mente creativa dei nuovi singoli in classifica ascoltati dai più giovani), ma soprattutto da una grande paura, quella di non riuscire ad avere il successo riscosso in passato.

Per cercare, dunque, di evitare un buco nell’acqua molti grandi nomi si affidano alle abili mani dei producer del momento, nella speranza che una succosa collaborazione possa cambiare le sorti dei loro lavori discografici, portando a numerosi successi a catena a partire da un brano di buona fattura e dal grande potenziale per spopolare nelle classifiche di tutto il mondo.

Tuttavia, non sempre la situazione è delle più rosee. Molti sono stati, infatti, i casi in cui potenziali hit prodotte da stimati nomi dell’industria discografica non hanno avuto il successo sperato o sono passate completamente inosservate in quasi tutto il mondo. Oggi andremo proprio ad esaminare 5 casi di singoli, cantati da popstar affermate e con carriere di notevole importanza, che non sono mai riusciti a dominare le chart pur registrando nei credits il nome di un grande produttore.

 

1. Nick Carter – I Got You (prodotta da Max Martin)

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Il più giovane dei Backstreet Boys, in un anno di pausa dalle attività della sua band, registrò il suo primo album da solista Now or Never, lavoro discografico che virava maggiormente verso il Pop Rock e l’Adult Contemporary rispetto alle canzoni del suo gruppo e che riuscì ad ottenere un discreto numero di dischi d’oro (in Canada, Giappone e Stati Uniti).

Per i primi due singoli si affidò a diversi produttori (Matthew Gerrard per Help Me e il duo Kierulf-Schwartz per Do I Have to Cry for You?), mentre per il terzo si affidò alle mani dell’amico e mentore Max Martin, che aveva prodotto quasi tutti i brani dei Backstreet Boys, era diventato famoso grazie a pezzi come ...Baby One More Time e I Want It That Way e solo una decina di anni dopo si sarebbe confermato come producer musicale di maggior successo della storia.

I Got You è una canzone scelta come singolo forse perché più in linea con le canzoni che Carter aveva registrato insieme ai Backstreet. Una sapiente fusione di Europop e Adult Contemporary con uno spruzzo di Pop Rock anni ’90 non si discostava e non tradiva le origini del giovane cantante statunitense, con un video e un look che però alludevano ad una voglia di crescere e maturare, tanto come artista quanto come persona. Peccato che non riuscì ad ottenere alcun riscontro: la posizione più alta che registrò nel 2003 fu la ventitreesima nella classifica italiana (una delle poche che, quando si lega ad un artista, difficilmente lo dimentica).

2. Mario – How Do I Breathe (prodotta dagli Stargate)

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Mario Barrett, conosciuto anche con il solo nome di battesimo, a soli 21 anni poteva già vantare due album di grande successo negli Stati Uniti (il primo rilasciato quando era ancora sedicenne) e un brano arrivato in cima alle classifiche di tutto il mondo, ossia Let Me Love You, che dominò la chart americana nel 2005 per ben nove settimane consecutive e che anche in Italia toccò il podio raggiungendo il peak alla seconda posizione.

Nel 2007, per cercare di riconfermare il proprio successo si affidò alle sapienti mani di un duo di produttori norvegesi, gli Stargate, allora piuttosto noti nella scena R&B/Hip Hop per la grande hit del 2003 Scandalous (cantata dal gruppo di Alesha Dixon, le Mis-Teeq) e che sarebbero diventati popolarissimi nell’industria discografica grazie alle collaborazioni con Rihanna. Ad oggi i due producer hanno prodotto successi del calibro di Worth It delle Fifth Harmony o Hymn for The Weekend dei Coldplay.

How Do I Breathe è in pratica un brano parente di Hate That I Love You di Rihanna e Ne-Yo: entrambe uscite nel 2007 (a pochissimi mesi di distanza), con una base R&B ritmica intensificata dai battiti degli handclap e accompagnata da una strumentazione elettronica che strizza l’occhio agli anni ’90, ma soprattutto accomunate dallo stesso duo di produzione.

Di certo però i due singoli hanno avuto destini ben diversi: se alla ballata della cantante barbadiana è toccato un successo planetario, il giovane Mario, che cantava questo intenso pezzo in un mondo urbano capovolto e capace di trasformare in immagini il senso di smarrimento delle lyrics, non ha potuto vantare una nuova hit nella sua breve carriera. La ballad, primo singolo estratto dal suo album Go, si è dovuta accontentare di una magra ventunesima posizione in Regno Unito e di una quarantaseiesima nella madrepatria statunitense.

3. Kelly Rowland – Rose Colored Glasses (prodotta da Dr. Luke)

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  • bionic_littllemonster

    Da aggiungere assolutamente first love e Your body di Christina Aguilera entrambe prodotte da Max Martin,complimenti per l’articolo