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Dopo una lunga assenza durata circa cinque anni, la bella cantante londinese, famosa per la sua hit ”The Boy Does Nothing” e la sua collaborazione nelle Mis-Teeq, torna con un nuovo progetto discografico. Ma può una cantante con una carriera musicale in bilico prendersi una pausa dai riflettori tanto lunga?

La carriera di Alesha ha inizio nel 2001 con la girlband inglese Mis-Teeq. Due album vengono rilasciati sotto Telstar ed ottengono critiche generalmente positive nonchè buoni risultati commerciali, le ragazze riescono a piazzare varie hits in UK, tra le quali ricordiamo la bellissima Scandalous, che trova il suo spazio anche nelle classifiche italiane e in USA. Sarà proprio il successo di questo pezzo ad incoraggiare il gruppo a rilasciare una compilation anche in America, senza ottenere però risultati rilevanti. Il gruppo, che resterà per sempre uno dei capisaldi della musica garage in UK, si scioglierà dopo poco concludendo questo percorso durato ben 6 anni con un Greatest Hits.

Da questo fertile substrato nasce Alesha, appena il gruppo si scioglie tenta di battere il ferro finchè è caldo proponendo un sound completamente diverso da quello della girlband e rilascia sotto Polydor il suo primo album solista ”Fired Up”, un album che avrà risultati commerciali deludenti e che troncherà prematuramente la sua esperienza con la casa discografica.

Il successo arriva nel 2008, quando, dopo aver vinto la versione inglese di ”Ballando con le stelle”, Alesha con quello che diventerà il suo singolo-firma  ”The Boy Does Nothing” prodotto dagli Xenomania, che hanno fatto negli anni il successo di tantissimi artisti britannici. Il brano, una up-tempo energica e frizzante, sembrava davvero lontana anni luce dai suoi lavori precedenti e mischiava suoni tipici del mambo, dello swing e del jazz. Tutti i singoli rilasciati dal suo primo album ”The Alesha Show” avranno un buon successo in UK, tanto da incoraggiare la casa discografica a proporre una re-release dell’album.

Ma come ben sappiamo il mercato inglese è molto particolare e non sempre premia i propri artisti preferiti una seconda volta. Il terzo album, ”The Entertainer” infatti non riuscirà a piazzare alcun singolo ai vertici della classifica britannica e non riuscirà a penetrare neanche in top50.

Ma le sorprese non sono finite! Dopo aver avuto una bellissima bambina, Alesha riprende le redini della sua carriera e spiega come la maternità abbia riacceso la sua voglia di tornare e l’abbia ispirata per questo nuovo album, uscito lo scorso 9 ottobre, dal titolo evocativo ”Do It For Love”. L’album è stato rilasciato senza alcuna hit a trainarlo malgrado i presupposti ci fossero e col primo singolo ”The Way We Are” e con il secondo ”Tallest Girl”, ma non sempre un album che passa inosservato è un album di cattiva qualità, anzi!

Sarà riuscita Alesha, malgrado la maternità e gli anni di pausa, a sfornare un buon prodotto? Non ci resta che scoprirlo.

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01. STOP (feat. Wretch 32): Se è vero che chi inizia bene è a metà dell’opera non possiamo che essere positivi per quest album! Un pezzo energico e decisamente alla moda, tutto ciò che non ci si aspetterebbe da una donna di 37 anni in una traccia assolutamente infettiva che potrebbe far bene non solo in UK ma anche in USA. A stupire è la ripresa, dopo molti anni, della garage music che aveva fatto il successo delle Mis-Teeq, sicuramente non passano inosservati i riferimenti allo swing della sua maggiore hit e il tutto viene impreziosito dal verso rap di Wretch che dona un appeal ancora più giovane al pezzo. ”I’m supersonic” canta Alesha all’inizio del brano e non possiamo che essere d’accordo! E mentre aspettiamo che venga estratto come terzo singolo noi lo promuoviamo a pieni voti.

02. TALLEST GIRL: Seconda traccia dell’album nonché secondo singolo, ci ritroviamo davanti ad un nuovo piccolo gioiellino che riprende un sound molto di moda nell’ultimo periodo: il deep-house, l genere portato alla ribalta da Kiesza con la sua Hideaway ha infettato davvero tutti! I complimenti vanno anche al produttore della track Alex James che, malgrado non stia lavorando più molto è riuscito a trovare un giustissimo compromesso tra le mode odierne e lo stile della cantante londinese. Nel testo la cantante spiega come il suo amato, probabilmente il fidanzato Azura Ononye, riesca a portarla fino in cima al mondo come se fosse, appunto, la donna più alta. Il singolo purtroppo non sta avendo buoni risultati e non è riuscito ad entrare in nessuna delle principali classifiche, neanche il video, semplice ma d’impatto, è riuscito a far conoscere ai più questa splendida track. Assolutamente promossa.

03. COUNT ON YOU: Siamo ormai alla terza traccia e l’album sembra iniziare ad avere una certa stabilità in termini di concept. Stesso produttore della traccia precedente e infatti il genere non cambia molto. Se le strofe uniscono un pianoforte/protagonista ad una voce calda e ben calibrata, dal primo ritornello in poi, fatta eccezione per i pre-chours, il pezzo si trasforma in un mix di souni deep-house e dubstep, in alcuni punti non possiamo che notare delle somiglianze con ”Where Are U Now”, hit di Diplo, Skrillex e Bieber. La sopresa del pezzo è ben conservata alla fine del brano: se nel primo pezzo dell’album l’artista si era fatta aiutare da Wretch 32 per la parte rap, in questa canzone è l’artista stessa a rappare e che dire, non se la cava niente male! Buon pezzo ma meno immediato dei precedenti, forse non adatto a diventare singolo.

04. TOP OF THE WORLD: Fin da subito il titolo rimanda alla traccia n.2 del progetto ma siamo su un piano completamente diverso. Un’interpretazione completamente nuova, meno energica e più sensuale che si unisce alla base onirica ed elettronica di Bert Elliott per una canzone che malgrado non potrebbe mai essere estratta come singolo perchè troppo particolare per le radio, andrebbe a ruba nelle mani di qualsiasi altra cantante pop. Il brano ricorda per certi versi Only Human di Cheryl ed è un’ottima album track, probabilmente con più lavoro e un produttore migliore l’avremmo potuta apprezzare di più. Buon album filler.

05. DO IT FOR LOVE: Ed è della traccia numero cinque il compito di dare il nome all’album: suoni minimal e ancora una volta deep-house caratterizzano questa particolarissima uptempo pop dal ritornello estremamente catchy. La produzione, curata nuovamente da Alex James, si presenta davvero infettiva e l’alternanza di sintetizzatori e suoni strumentali crea una bellissima atmosfera. Ciò che divide è il ritornello, da una parte irresistibilmente radiofonico e martellante, dall’altra troppo ripetitivo, ancora una volta da apprezzare assolutamente l’ ”auto-featuring rap” a fine canzone. Non è la miglior traccia dell’album ma potrebbe funzionare come singolo, almeno in UK.

06. THE WAY WE ARE: Finalmente siamo arrivati al primo singolo estratto dall’album nonché uno dei pezzi migliori dell’intero progetto e in questi casi poco importa il riscontro commerciale, che è stato davvero fallimentare, perchè The Way We Are funziona in tutto e per tutto e sarebbe potuta diventare facilmente una hit internazionale se a cantarla fosse stata un’altra. Fin dall’ inizio il pezzo è caratterizzato da fortissime influenze garage, pop e addirittura urban, queste ultime rafforzate dal Rap Mix, in cui la cantante ci delizia ancora una volta con il suo rap. Come già detto, a poco sono servite le esibizioni in giro per i programmi di maggior importanza in UK, il pezzo non è neanche entrato in classifica segnando un durissimo flop completamente immeritato ma in ogni caso noi contiamo ad amare Alesha…Così com’è!

07. PEOPLE NEED LOVE: Cambiamo subito rotta proprio ora che l’album aveva assunto un indirizzo abbastanza preciso. Dal produttore della prima traccia del progetto DaBeatfreakz questa volta otteniamo una produzione completamente diversa: una midtempo dolcissima sia nel testo (con un titolo così!) che nell’interpretazione di Alesha. Si tratta di un brano davvero forte e in questo caso la bella cantante ci dimostra come una bellissima midtempo può essere interpretata anche senza esagerare vocalmente ma ottenendo comunque un risultato ottimo. Si tratta di uno dei brani migliori del disco che potrebbe funzionare benissimo come singolo soprattutto in USA, da notare è anche la somiglianza nell’impostazione vocale alla collega, con la quale tra l’altro condivide un’esperienza artistica molto simile, Nicole Scherzinger.

08. THE GIFT: Abbiamo senza dubbio capito che questa seconda parte dell’album sarà caratterizzata da brani più riflessivi e delicati e questa The Gift ne è un perfetto esempio. Un cambio di produttori per un pezzo decisamente meno convincente delle sette tracce precedenti, non è niente male ma manca di energia sia a livello vocale che testuale, una sorta di versione impoverita del prezzo precedente. Album-filler che scorre velocemente senza lasciare il segno.

09. BROKEN: Questo brano insieme ai prossimi due presenta la produzione del duo Ballard/Spires e il cambio di sound è abbastanza evidente. Questa Broken è senza dubbio una mid/slowjam davvero ben fatta con influenze anche della musica gospel, il classico brano che ci piacerebbe ascoltare nel periodo natalizio. Ancora una volta le note positive restano l’interpretazione magistrale di Alesha e la fusione di tanti strumenti diversi, l’unica nota negativa è che un pezzo del genere, a differenza di quello precedente, con una voce più forte come. ad esempio, quella di Beyoncè sarebbe potuto diventare un vero gioiellino e invece hic et nunc non aggiunge nè toglie nulla all’ album pur restando un bel pezzo.

10. AZURA (BLUE SKY): Di nuova una midtempo, questa volta però davvero riuscita! Si tratta di un perfetto pezzo pop che contiene la solita strofa rappata dalla cantante inglese, il tutto di una semplicità disarmante ma che allo stesso tempo riesce a colpire, è proprio vero che la maternità riesce ad ispirare davvero tantissimo gran parte delle interpreti, basti pensare a Ciara con I Got You, Christina Aguilera con All I Need o Beyoncè con Blue… ”That’s a massive inspiration for me going back into the studio because I really want her to see me doing what I love to do” aveva detto poco tempo fa alla stampa e siamo sicuri che Azura non potrà che apprezzare il lavoro della madre. Buon brano, c’è sicuramente di meglio nell’album ma di certo la scelta come singolo non sarebbe poi tanto rischiosa.

11. LOVE WITH LIFE: E chiudiamo l’album in bellezza con un brano dalle sonorità dancehall, almeno nelle strofe! Perchè il pezzo evolve fino al ritornello quando si trasforma in una produzione che somiglia molto a quanto proposto ultimamente in UK in modo particolare da DJ Fresh. L’interpretazione di Alesha è magistrale e il pezzo chiude l’album in un modo non scontato e soprattutto non riproponendo la classica ballad di chiusura. Malgrado non si tratti, evidentemente, di materiale da singolo il pezzo ci piace così com’è e fa la sua figura all’interno dell’album.

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E siamo giunti alla fine di questo percorso musicale e con grande sorpresa possiamo dire che si tratta davvero di un album molto valido. Sicuramente c’era da aspettarselo vista la bravura di Alesha che ha sempre proposto buoni prodotti, soprattutto con il suo secondo album ”The Alesha Show”, ma allo stesso tempo spaventavano il budget basso e la poca varietà nonchè lo scarso prestigio dei produttori.

Possiamo dire di trovarci di fronte ad un album che, malgrado non stia ottenendo grandi risultati in classifica, non ha nulla da invidiare a moltissimi album usciti in UK nell’ultimo periodo. L’album non arriva di certo ai livelli del suo secondo fortunatissimo album ma supera sicuramente il suo ultimo progetto ”The Entertainer” puntando tutto sul ritorno alle origini garage senza perdere di vista le mode.

Sperando in un miracolo in classifica che, ahimè, probabilmente non arriverà, speriamo in un futuro album ancora migliore! Nel frattempo sicuramente promosso con buoni risultati questo ”Do It For Love”.