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Negli ultimi mesi abbiamo avuto il piacere di conoscere meglio ed apprezzare il talento di una delle newbie più interessanti del panorama pop/r&b, Alessia Cara, ed ecco perché, anche se a distanza di quasi un anno dall’uscita, vi proponiamo la nostra recensione track by track del suo album di debutto Know-It-All.

Prima di cominciare conosciamo un po’ meglio questa giovane cantante canadese. Alessia Caracciolo, in arte Alessia Cara, è nata in Canada l’11 luglio 1996 ma, come si può ben immaginare dal cognome, la sua famiglia è di origini italiane, nello specifico da Reggio Calabria. Come quasi tutte le star del panorama musicale, anche lei ha iniziato fin da piccolissima ad avvicinarsi all’arte della musica, tanto che a 10 anni ha cominciato a suonare la chitarra da autodidatta.

Un grande alleato per gli artisti in erba del XXI secolo è senza dubbio YouTube, portale che permette a chiunque di farsi notare postando dei semplici video. Alessia Cara iniziò esattamente così, creando all’età di 13 un proprio canale YouTube dove pubblicare le cover che si dilettava a cantare nella sua cameretta, quasi sempre chitarra alla mano. Fin dagli esordi come youtuber ha fatto capire di prediligere il genere r&b, come dimostra tra l’altro il singolo con il quale è esplosa in Nord America a metà 2015, Here.

Il suo stile è stato da molti paragonato (forse azzardando) a quello di Norah Jones, una delle artiste più acclamate dei primi anni 2000. Sicuramente la particolarità/unicità del timbro e la dolcezza delle sue interpretazioni possono essere accostate a quelle di un talento puro e cristallino come la Jones, paragone che ad una qualunque 20enne che muove i primi passi nel mondo nella musica non potrebbe che far assoluto piacere, per non dire onore.

Tornando alla Cara, il carisma che faceva trasparire dai suoi video ha fatto sì che venisse notata dalla EP Entertainment imprint (label di proprietà della Def Jam), che ad inizio 2015 le fece firmare il suo primo contratto discografico, a soli 18 anni. Viene così pubblicato, nella primavera dello scorso anno, il singolo Here, che abbiamo nominato poco fa. Diventa una sleeper hit per quanto riguarda il mercato anglofono, addirittura la rivista Rolling Stones l’ha inserita nella lista delle migliori 50 canzoni del 2015, al 21° posto.

A luglio Alessia Cara fa la sua prima apparizione nella tv statunitense, al Tonight Show Starring Jimmy Fallon. Un mese dopo viene pubblicato l’EP Four Pink Walls, (contiene 5 canzoni inedite, Here compresa), molto ben accolto dalla critica. Four Pink Walls sarà solo l’antipasto in attesa della portata principale, il primo LP della sua carriera, Know-It-All, rilasciato il 13 novembre 2015. Ad oggi ha venduto più di 500mila copie, aggiudicandosi un disco d’oro negli States. L’Italia ha avuto la possibilità di ammirare le sue notevoli doti vocali durante la sua partecipazione a Che Tempo Che Fa nel febbraio scorso.

Abbiamo visto in breve la salita al successo di questa giovane e talentuosa cantautrice dalle radici italiane. Ora vediamo di concentrarci sul suo disco, Know-It-All, per il quale Billboard ha speso testuali parole:”Come confermato dalle prime impressioni, l’album è un carismatico mix tra sogni e realtà che fa uscire la sua autrice nella maniera più straordinaria possibile”.  Un progetto discografico che parla della giovinezza e della voglia di essere giovani a modo proprio, distinguendosi dalla massa e cercando di fare tutto il possibile per evitare le delusioni adolescenziali. Buona la varietà stilistica, Know-It-All spazia da brani puramente soul a produzioni più elettro-pop “effetto Lorde”. Va detto che Alessia ha contribuito alla stesura di tutte le tracce.

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1. SEVENTEEN: Partiamo subito con un’opening track alquanto convincente, prodotta dal duo Pop & Oak (che si occupa della produzione di gran parte dell’album) e dal duo canadese Kuya Productions.Seventeen è una mid-tempo pop/r&b dal ritmo fresco e vivace, che calza alla perfezione con l’immagine e la giovane età di Alessia. Protagoniste sono le percussioni, che non fanno altro che dare ulteriore forza al pezzo durante le strofe mentre nel ritornello lasciano il posto alla limpida voce dell’artista.

Il pezzo punta a ricordarci l’importanza e la caducità del tempo che, appunto per questo, va vissuto al massimo. La ragazza è occupata a farsi guidare dal suo istinto adolescenziale e per questo tende ad ignorare i consigli dei suoi genitori. Ora che è più grande si dice pentita di non averli ascoltati e, se potesse tornare indietro, sicuramente farebbe più attenzione.

2. HERE: arriviamo subito alla sua hit, prodotta da Pop & Oak e Sebastian Kole, traccia che è tanto piaciuta nel Nord America tanto da farle raggiungere risultati notevoli in classifica e, nel contempo, ottime recensioni dalla critiche. Here, lead single dell’album, è una particolare midtempo alternative r&b mista ad uno stile indie-pop a creare un’atmosfera che un po’ ci ricorda Lorde.

Aldilà del genere (è sempre bello sentire un brano che ci riporta con la memoria ai fasti dell’r&b) la cosa che emerge con maggior convinzione è il timbro della Cara, una voce piacevole e particolare, per nulla anonima. Da segnalare che il pezzo campiona Ike’s Rap II di Isaac Hayes mentre la melodia principale è un campionamento della sigla di una serie tv anni ‘60.

Un brano che va controcorrente anche nel testo, il quale parla del disagio che si può provare trovandosi ad una festa dove non ci si sente a proprio agio, circondati da gente che pensa ai fatti suoi e per di più dovendosi sorbire pessima musica. Alessia in particolare si trovava ad un party e, ad un certo punto, si rese conto di quanto odiasse quello e tutti quelli a cui era andata in precedenza. Questo momento “anti-sociale” ispirò la canzone, che prese forma già il giorno seguente, diventando di diritto un inno anti-festa.

3. OUTLAWS: troviamo qui gli stessi produttori della traccia precedente. Si tratta di una midtempo pop-soul dalle sfumature retrò che, sinceramente, non mi convince fino in fondo. Manca forse un po’ di originalità anche se, nel complesso, è comunque piacevole. Molto buona la performance vocale di Alessia, che dimostra di saper interpretare in maniera più che convincente svariati generi.

Nel testo la Cara si confronta con il suo ragazzo; i due sono dei fuorilegge che scappano alla ricerca di una storia d’amore tanto romantica quanto spericolata, senza paura delle conseguenze se queste dovranno affrontarle insieme. Una relazione fuori dall’ordinario come quella tra Bonnie & Clyde, i due leggendari criminali anni ’30.

4. I’M YOURS: tris dell’accoppiata Pop & Oak/Sebastian Kole alla produzione. L’inizio e la base richiamano nuovamente alle composizioni elettropop dell’album di debutto di Lorde, anche se ovviamente Alessia Cara affronta le sue canzoni in maniera più vivace di quanto non faccia la talentuosa neozelandese. I’m Yours è una midtempo molto orecchiabile con un ritornello carico e convincente, con annessa parte strumentale altrettanto ben costruita.

Ottima l’esecuzione vocale della Cara, decisamente a fuoco nonostante la base abbastanza “ingombrante” che avrebbe potuto facilmente oscurarla. Il brano (accompagnato da un video esilarante nel quale compare il fratello minore dell’artista) parla di uno spasimante che cerca in tutti i modi di conquistare la sua amata se non fosse che lei, per paura di un’ennesima delusione, scappa a gambe levate per non innamorarsi.

5. FOUR PINK WALLS: questa traccia ha dato il nome all’EP ed è stata prodotta da Alan Nglish. A mio parere ci troviamo di fronte ad una delle tracce più interessanti, una di quelle da cui Alessia Cara potrebbe e dovrebbe partire per il prossimo album. Si tratta di una midtempo di stampo neo-soul nella quale sentiamo anche una delle tecniche più usate nel mondo dell’hip-hop (e della musica in generale) anni ’90: lo scratch.
La cantante si approccia a questo pezzo maturo in maniera decisamente convincente, facendo trasparire la sua grande versatilità.

Come tutte le canzoni dell’EP, anche Four Pink Walls è stata scritta gran parte prima che firmasse il contratto discografico e registrata originariamente come demo. Per quanto riguarda la tematica è senza dubbio una delle canzoni più importanti e personali del suo repertorio in quanto parla di sogni e del suo desiderio di diventare una cantante professionista al di fuori dei “quattro muri rosa” della sua cameretta. Un sogno che poi si è realizzato per davvero…e con un debutto non da poco.

6. WILD THINGS: inizialmente scelto come singolo promozionale, poi promosso a secondo singolo ufficiale nel febbraio 2016. La traccia è stata prodotta da Malay (Talk – Tori Kelly, One Thing – Alicia Keys…) e Sebastian Kole. Esiste anche una versione remixata, in compagnia del rapper G-Eazy, che però stravolge completamente l’armonia e la delicatezza della versione originale, una bellissima midtempo pop dal gusto raffinato.

Personalmente ciò che mi colpisce anche qui è il timbro singolare della Cara, capace di rendere originali anche quelle composizioni che troppo non lo sono. La qualità e l’unicità del suo strumento sono un punto a suo favore da non sottovalutare.

Dopo Here quale inno anti-party troviamo Wild Things come inno all’auto accettazione, un messaggio che, trasmesso da una ragazza così giovane, non può far altro che risultare sincero e credibile. Alessia vuole convincere i suoi ascoltatori ad apprezzare le proprie unicità ed insicurezze anziché conformarsi alla massa e a ciò che viene considerato bello.

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7. STONE (FEAT. SEBASTIAN KOLE): torna Malay e torna anche Sebastian Kole, che in questo caso oltre ad essere il produttore risulta anche partecipare al brano come featuring artist. Prima ballad dell’album e, per quanto io sia un’amante del genere, questa non è riuscita a conquistarmi appieno, probabilmente per via della piattezza della base, un po’ troppo “smorta”.

Potrebbe essere perfetta per la discografia di una Birdy, che proprio in queste produzioni invece riesce a dare il meglio di sé per via del suo stile inimitabile. Nulla da dire sulla performance vocale di Alessia, semplicemente la trovo più a proprio agio con altre cose.E’ un brano che parla d’amore e di promesse, con lei che chiede al suo ragazzo di “essere la sua roccia” in un mondo di incertezze.

8. OVERDOSE: di nuovo Pop & Oak e Sebastian Kole. La powerballad Overdose è una delle tracce più pop di Know-it-All, un pop reso in maniera ricercata, senza bisogno di ricorrere alle solite basi pluri-abusate di oggi.
A costo di sembrare ripetitiva ci tengo a far notare la convincente esecuzione vocale di Alessia, in tutto e per tutto dentro al pezzo, tanto da renderlo coinvolgente e ricco di carica emotiva.

Il testo è ricco di metafore e parla della presa che l’amore ha sulle persone. L’amore ti fa rimanere anche quando sei disperato e avresti bisogno di lasciare tutto e tutti. E’ come una droga alla quale si diventa dipendenti in maniera negativa.

9. STARS: l’onnipresente Sebastian Kole ha affiancato la Kuya Productions per la produzione di questa traccia, la penultima dell’album, quantomeno nella standard edition. Stars segue la scia di Stone ed il discorso è un po’ lo stesso fatto precedentemente. Anche questa è una ballad non sufficientemente coinvolgente nonostante la bellissima voce della Cara. I versi si lasciano ascoltare piacevolmente ma il ritornello non è all’altezza. A mio parere la ragazza esce decisamente meglio in pezzi non così lenti, o per lo meno non troppo in questi due.

La malinconia della melodia rispecchia pienamente il testo, in cui Alessia sta pensando alla relazione che potrebbe avere con una determinata persona. Ha paura di aprirsi perché sa che una volta che si sarà aperta del tutto la relazione potrebbe durare per sempre, come le stelle.

10. SCARS TO YOUR BEAUTIFUL: siamo arrivati in fondo alla standard edition, che si chiude con una perla prodotta da Pop & Oak e Sebastian Kole, scelta come terzo singolo ufficiale del progetto. Ci troviamo di fronte ad una midtempo pop/r&b incredibilmente coinvolgente ed orecchiabile; splendide ed energiche le strofe, che esplodono in un ritornello catchy e radiofonico al punto giusto, senza cadere nella banalità. Nell’ultimo minuto la traccia prende ancora più potenza con l’aggiunta dei cori e l’effetto che si crea è davvero di ottima qualità.

Viene voglia di ascoltarla e riascoltarla, complice un motivetto che rimane facilmente in testa. Interpretazione vocale magnifica ed estremamente emozionante, perfetta per il messaggio che vuole comunicare. Se già la canzone di per sé è meravigliosa lo stesso si può dire infatti del testo, un secondo inno all’auto accettazione, un empowerment song dal significato davvero profondo. La Cara si rivolge all’ascoltatore ricordandogli che le particolarità delle persone coincidono esattamente con i dettagli che le rendono belle. La gente che discrimina è proprio la prima a sentirsi “sbagliata” per qualcosa.

DELUXE EDITION:
La deluxe edition vede un’aggiunta di tre brani: HERE (2:00 AM version), RIVER OF TEARS e MY SONG.
La prima, come avrete già capito dal titolo, non è altro che una versione acustica della sleeper hit Here, resa in maniera più intima ed introspettiva e per questo meritevole di un ascolto.

River Or Tears è una down tempo voce-piano che mi ha catturata fin dal primo ascolto in quanto la voce di Alessia Cara risulta essere libera più che mai da ogni contorno e si fa apprezzare in tutta la sua qualità e purezza. Molto meglio delle due ballad della standard edition.

Molto bella e fresca anche My Song. Di questa colpisce specialmente il testo, una dichiarazione d’amore che l’artista fa alla sua passione per la scrittura, una passione che le permette di esprimere i suoi sentimenti e farsi ascoltare; riesce a mettere per iscritto nelle sue canzoni ciò che a voce non riuscirebbe mai a dire.
Personalmente trovo questo testo uno dei più veri e sinceri di questi anni e pertanto anche la canzone in sé riesce a rifletterne la bellezza, nella sua semplicità.

Anche questa recensione è conclusa. Ho avuto tempo e modo di ascoltare Know-It-All varie volte da novembre ad oggi quindi l’idea che mi sono fatta del disco è più che definitiva, nei suoi pro e nei suoi contro.Innanzitutto i pro; questa ragazza ha due talenti incredibili che vanno aldilà della piacevolezza o meno delle sue canzoni: la capacità interpretativa e la capacità compositiva.

Basta guardare uno dei suoi tanti video per capire quanta passione genuina metta Alessia Cara nella musica, glielo si legge negli occhi. La sua è una passione che entra nelle orecchie ma arriva direttamente al cuore, cosa che manca a molte stelle ben più famose di lei. Non credo la sua sia una voglia dovuta alla giovane età, credo e voglio credere che sia proprio un qualcosa che faccia parte di lei.

La seconda cosa che ho notato sono i testi, per la maggior parte scritti da lei per poi essere “sistemati” dal suo team. Riesce a parlare in maniera molto semplice e poetica di ciò che prova in quanto teenager che si sente diversa ma felice. Potrebbe essere il perfetto esempio per molti ragazzi della sua generazione che non si sentono rappresentati dagli idoletti perfetti (in tutto tranne che nel talento) quali Justin Bieber e Selena Gomez. Alessia riesce ad andare in profondità e trasmettere dei messaggi che oggi come oggi fanno veramente bene.

Detto questo, passiamo alla parte meno positiva. Per quanto il lavoro sia buono e piacevole sarebbe stato ancora meglio se ci fosse stato qualcosa di più graffiante e particolare, sulla scia di Four Pink Walls. Alcune canzoni risultano essere poco originali e “già sentite”, salvate da un timbro che offusca in parte questa mancanza di originalità. A mio parere per il prossimo progetto discografico dovrebbe osare di più e concentrarsi nell’ambito soul, così da fare uscire appieno la sua anima.

Alessia Cara è comunque una newbie veramente valida e si è presentata al mondo con un album molto buono. Sarà molto interessante vedere come proseguirà la sua carriera e quale strada stilistica vorrà prendere per il seguito, nella speranza che non si faccia attendere troppo. Per chi fosse interessato a scoprire di più su questa giovane artista consiglio di visitare il suo canale YouTube dove, oltre ad alcune interviste nelle quali racconta molto di sé, propone alcune versioni acustiche che permettono di apprezzare in maniera pura il suo strumento vocale.

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