Beyoncé è appena tornata a sorpresa con il suo nuovo disco di inediti, il sesto per la precisione, intitolato “Lemonade”. La cantante texana / imprenditrice resta nel panorama musicale odierno una vera macchina da guerra, capace di muovere la gente ad acquistare la sua musica laddove ormai quasi tutte le presunte dive vanno avanti quasi solo esclusivamente grazie allo streaming, “perché la musica non vende più“, si dice.

beyonce-lemonade-cover-tracklist

 

Dotata di una voce black poderosa e capacità nell’intrattenimento e nella danza, Beyoncé ha quel mix perfetto di doti che le hanno consentito di rimanere sempre al top nel corso della propria carriera, senza mai sbagliare un colpo. Un talento innato il suo, accompagnato da una discografia abbastanza variegata in cui chiunque trova punti a suo avviso migliori ed altri a suo avviso peggiori in base ai propri gusti.

Ebbene, proprio il suo disco precedente, il famoso album omonimo rilasciato anch’esso a sorpresa nel 2013, aveva spinto Beyoncé verso stili musicali che le erano abbastanza nuovi, quei beat urban che spopolano tanto in USA adesso e che non avevano mancato di far storcere il naso ad alcuni dei suoi fan di vecchia data. Inutile dire che anche questo lavoro si è dimostrato un successo di vendite.

Le caratteristiche del primo estratto di “Lemonade”, “Formation”, concesso in streaming su TIDAL e Youtube e performato durante l’halftime del Superbowl,  avevano fatto sospettare che la diva volesse riproporre qualcosa di molto simile anche in questo nuovo lavoro, ed invece Queen Bee è riuscita ancora una volta a sorprendere tutto e tutti, rilasciando un progetto che col primo singolo ha in generale poco a che spartire, sia a livello di sound che a livello testuale.

“Lemonade” segna il ritorno di Beyoncé a strumenti veri, senz’altro è questo l’aspetto che ci ha colpito fin da subito. E’ merce rara attualmente, nell’universo del sintetico, poter apprezzare questi suoni all’interno di un progetto discografico, specie se stiamo parlando di un’artista mainstream del calibro di Beyoncé.

Sicuramente l’attenzione per il gusto urban americano è evidente in diverse tracce che compongono il lavoro,  e le collaborazioni inserite sono piuttosto furbe e con alcuni dei nomi più forti attualmente sulla scena USA, si tratta però di piccoli “compromessi”, senza dare assolutamente accezione negativa a questo termine.

Bee riesce a destreggiarsi abbastanza bene ed amalgamare vari generi, per arrivare ad un prodotto finale di qualità e non noioso, anche se quest’ultimo aggettivo dipende da cosa uno cerchi nella musica. Certamente i fan più accaniti delle sonorità pop e dell’immediatezza avranno difficoltà a comprendere questo lavoro, e potrebbero giudicarlo inferiore a dischi passati di Beyoncè, che comunque hanno saputo evidenziare le doti dell’artista in brani degni di lode, ma con un’attenzione tutta diversa nella concezione e presentazione del prodotto finale. Da un punto di vista oggettivo, che va al di là del gusto personale,  il talento di Beyoncè viene messo in mostra molto bene in questo “Lemonade”.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un visual album, esattamente come visto in “Beyoncè”. Con una strategia che si è dimostrata originale e vincente, la cantante associa immagini alla musica in modo da trascendere la semplice canzone e darci una visione unitaria delle sue concezioni artistiche, e diciamo “sue” perchè Beyoncè è stata coinvolta in primissima persona nella creazione e nel concepimento di questo disco. Noi in questa recensione ci concentreremo prettamente sull’ambito musicale.

Curioso il titolo, che potrebbe farci sorridere un po’, ma la spiegazione è molto semplice, sostanzialmente fa riferimento al famoso detto “se la vita ti offre limoni, fanne una limonata“.  In particolare, la nonna di Jay-z avrebbe pronunciato queste parole durante il suo discorso di ringraziamento agli invitati del suo novantesimo compleanno: “Ho avuto i miei alti e bassi, ma ho sempre trovato la forza interiore per rialzarmi. Mi hanno servito limoni, ma io ne ho fatto limonate.”

A questo punto, è arrivato finalmente il momento di analizzare traccia per traccia la sesta fatica discografica della signora Carter.

01. PRAY YOU CATCH ME: la meravigliosa ballad che apre il disco inizia con una serie di vocalizzi soffusi che ci danno un’idea di stanchezza, quasi spossatezza, tali emissioni vocali diventano sempre più concitate e si sovrappongono tra di esse fino a culminare in una distensione, alla quale seguirà l’incipit musicale e testuale del brano. L’interpretazione di Beyoncé si mantiene morbida per tutto il corso della traccia. La voce della cantante è accompagnata da un piano/tastiera (successivamente si aggiungeranno dei suggestivi archi) e riesce a splendere con una performance vocale sostenuta e che non tenta guizzi particolari, ma consapevole e capace di essere perfettamente sul pezzo e di immergere l’ascoltatore nella tematica affrontata a livello testuale. In “Pray You Catch Me” sostanzialmente Beyoncé si sfoga per la disonestà del proprio compagno, con il quale la cantante sogna di avere una maggiore intesa. E’ ovvio che questa canzone non esprima la situazione sentimentale attuale di Beyoncé, ma che comunque sia una testimonianza di un’emozione provata dall’interprete.

Puoi sentire la disonestà
E’ su tutto il tuo respiro mentre la allontani così sdegnosamente
Anche se è un test
Ne siamo consapevoli costantemente
Il mio orecchio solitario
Premuto contro i muri del tuo mondo

Si tratta di un inizio che può risultare un tantino pesante come approccio ad un disco che ancora non si conosce, ma non è una traccia da bocciare, e contiene già caratteristiche che troveremo successivamente, in primis per il tema trattato e poi per la strumentazione.

02. HOLD UP: la seconda traccia di “Lemonade” è difficile da inquadrare ma bisogna ammettere che dal momento che il motivetto “Hold up, they don’t love you like I love you…Slow down, they don’t love you like I love you” entra in testa, difficilmente esce.

Alla produzione troviamo, oltre alla Knowles, un certo Diplo…che di hit se ne intende eccome! Il produttore ha usato tre samples di tre canzoni diverse (“Maps” degli Yeah Yeah Yeahs, “Can’t Get Used To Losing You” di Andy Williams e “Turn My Swag On” di Soulja Boy) e ha creato questo “strano” mix dalle sfumature raggae e soul, una mid-tempo dal sapore jamaicano che potrebbe essere un’ottima scelta per provare a dominare le classifiche estive.

Per quanto riguarda la performance vocale di Beyoncé c’è da dire che questa non è certamente la traccia adatta ad esaltare le sue straordinarie doti, “Hold Up” è quasi una traccia parlata più che cantata, che, proprio per questo, si presenta più particolare di altre; d’altronde sappiamo già tutti di cosa Bey sia capace in quanto ad estensione.

Dal punto di vista tematico ci troviamo di fronte ad un’ode per l’amore che la lega al marito Jay-Z, un amore fisico e mentale che però è stato messo a serio repentaglio dal tradimento e dalle bugie di lui, che hanno letteralmente fatto impazzire la donna ma che, nonostante tutto, alla fine è riuscita a perdonare.
E’ un po’ il racconto di quando Beyoncé ha scoperto la scappatella del marito, e, di lì in poi, giustamente il rapporto di fiducia è crollato, così come tutte le certezze di una donna che era convinta di fare del proprio meglio per far sì che questa cosa non accadesse mai, eppure…
I passaggi significativi sono molti, ad esempio: “It is such a shame, You let this good love go to waste, I always keep the top tier, 5 star”, (E’ un peccato, Hai lasciato che questo splendido amore andasse in rovina, Ho sempre mantenuto il livello più alto, 5 stelle), è uno dei molti modi nella quale la cantante fa intendere quanto abbia fatto per provare a far felice il suo uomo al 100%.

Jay-Z da questo album ne esce con un’immagine non proprio da santo e marito modello, sebbene la moglie l’abbia perdonato. “Hold Up” è a detta di molti il perfetto singolo per la stagione estiva. Sarà così?

03 DON’T HURT YOURSELF (Feat. Jack White): arriviamo al primo featuring presente all’interno di “Lemonade”.  Jack White è un cantante rock e polistrumentista, ma anche produttore, assieme a Beyoncé è infatti coinvolto nella produzione di questo brano. Si tratta di un brano dal sapore sperimentale, che si discosta abbastanza dal resto di “Lemonade”. Una Beyoncé aggressiva e sboccata canta con un effetto particolare nel microfono, quasi come se fosse lei la vera rockstar. Per conferire maggior credibilità a questa Beyoncé “rocker” si è scelto di prendere in prestito samples da una canzone dei Led Zeppelin, “When The Levee Breaks”.

Il suono è concitato è stridente, tanto da poter risultare anche fastidioso. La diva si scaglia ardentemente contro il suo compagno per averla tradita, riprendendo il tema delle tracce precedenti, ma con un altro tipo di reazione:

Who the fuck do you think I is?
You ain’t married to no average bitch boy
You can watch my fat ass twist boy
As I bounce to the next dick boy
And keep your money, I got my own
Get a bigger smile on my face, being alone
Bad motherfucker, God complex
Motivate your ass call me Malcolm X
Yo operator, or innovator
Fuck you hater, you can’t recreate her no
You’ll never recreate her no, hell no

Si tratta sostanzialmente di una canzone di rivalsa, in cui in uno scatto d’ira si dice di non fregarsene assolutamente nulla della mancanza di rispetto del proprio partner, dichiarandosi pronti a saltare nella braccia di qualcun altro (per dirla in maniera meno volgare).

A livello musicale, questa traccia non mi convince abbastanza, cacofonica e aspra, ed anche se c’era proprio l’intenzione di creare certe atmosfere motivate dal messaggio del testo, dal mio punto di vista questa canzone non rappresenta certo uno dei momenti buoni del disco. La voce di Beyoncè, nonostante gli accorgimenti, non risulta infatti particolarmente sporca ed azzeccata in queste vesti e non brilla di fronte a quella del featured, invece perfettamente a suo agio. Il risultato è abbastanza deludente e dimenticabile.

04. SORRY: cambia ancora il sound, ed è subito urban! Spicca alla produzione infatti il nome di Hit-Boy, per questo pezzo dal sapore trap, che mescola diversi generi e modi di cantare. Il ritmo è quello di una uptempo, il cantato è quello di una ballad R&B, ma anche rappato, per un risultato che stupisce e non annoia l’ascoltatore. Scompare ogni traccia di strumentazione vera per entrare nel mondo del sintetico più totale. Un pezzo purtroppo slegato dalle buone intenzioni che muovono gran parte dell’album, e che puzza troppo di singolo per non essere estratto. Il tema è sempre quello della disillusione, però questa volta l’atmosfera è molto più leggera, e Beyoncé invoglia le donne tradite a cercare e ritrovare la propria gioia di vivere.

Questo è il famoso brano in cui si fa riferimento alla fantomatica “Becky With The Good Hair“, la presunta amante di Jay-Z, e tutti in rete si sono scervellati per indovinare di chi potesse trattarsi, e non sono mancate sospettate famose: Rihanna? Rita Ora?

Come dicevamo, è un brano che, ci scommettiamo, sarà estratto come singolo, e potrebbe far davvero bene, visto come è apprezzato il genere in USA. Rimane, assieme a Formation, il pezzo meno rappresentativo dell’intero album, ma si sa, un singolo in vetta alle charts può fare sempre comodo. Anche a Beyoncè.

[ Aggiornamento: come volevasi dimostrare, il pezzo è stato appena confermato come nuovo singolo da “Lemonade”! ]

05. 6 INCH (Feat. The Weeknd): atmosfere tenebrose si presentano con l’iniziare di questa traccia, in collaborazione con la star rivelazione R&B del momento, The Weeknd.

Tra i tanti autori inseriti tra i credits del brano ne citiamo uno in particolare, il leggendario Burt Bacharach. Per la produzione invece la Knowles si è affidata, tra gli altri, a Boots, già suo produttore per l’album precedente.

Il sound di “6 Inch” è tipicamente alternative R&B, come c’era da aspettarsi vista la presenza di The Weeeknd. Impossibile non accorgersi del campionamento di parte della base di “Walk On By”, singolo del 1969 di Isaac Hayes.
Per quanto riguarda questo atteso duetto c’è da dire che sicuramente funziona; le loro due voci si amalgamano bene in quanto la performance “rude” e graffiante della donna va a sbattere con il timbro delicato e raffinato di The Weeknd, per arrivare alla parte finale dove Beyoncé dà sfoggio della sua estensione e del suo lato altrettanto delicato.

Al di là del lato tecnico questo brano farà parlare di sé più che altro per il messaggio contenuto nel testo. Mettiamo un attimo da parte amore, storia personale e tradimenti per far spazio ad una tematica che Beyoncé supporta già da tempo: il potere alle donne. Questi versi devono essere letti come un inno alle donne lavoratrici e come simbolo ed ideale di forza e successo legato al sesso femminile viene usato il tacco 15 (in inglese “6 inch”). Potrebbe sembrare un testo sfacciato ed egocentrico, in realtà deve essere visto dal punto di vista di chi ancora considera le donne come il “sesso debole”. Beyoncé ci vuole far capire, e lo fa prendendo sé stessa come esempio, che le donne non hanno nulla in meno degli uomini e sono in grado di guadagnarsi tutto da sole, lavorando e sgobbando ma pur sempre con le proprie forze.

Molti considerano questa nuova battaglia di Bey a favore del “girl power” un tantino forzata e opportunista; vera o no fatto sta che almeno in questo modo se ne parla.

06. DADDY LESSONS: questa traccia ci presenta una Beyoncé completamente nuova, una Beyoncé country che ci teletrasporta con la sola potenza delle note in un saloon texano. E’ il primo approccio vero e proprio dell’artista verso questo genere musicale…e che approccio!

“Daddy Lessons” è una bellissima mid-tempo country-pop con un sound incredibilmente ricco che ci trasmette tutta l’eredità musicale del “sud”, in primis il suo amato Texas, lì dove Bey è nata e cresciuta. La costruzione è impeccabile, la traccia parte con una lunga intro strumentale a ritmo di battito di mani e trombe; un urlo pieno “stile cow-boy” anticipa l’entrata di una grintosissima Beyoncé, che si dimostra subito completamente a proprio agio con questo nuovo genere. Le strofe, nelle quali l’artista è accompagnata da una chitarra acustica, sono solo l’assaggio per arrivare alla portata principale, un ritornello che considerarlo efficace è poco. Esso infatti conquista fin dal primo ascolto, travolge l’ascoltatore che viene immediatamente invogliato a cantare e tenere il ritmo.

Anche il testo merita una menzione particolare. Come del resto tutto l’album si tratta di un testo autobiografico, che la cantante ha scritto con l’aiuto di numerosi autori, tra i quali Kevin Cossom, già collaboratore di Mary J Blige, Rihanna, Kelly Rowland.
Racconta in musica una parte dell’infanzia di Bey passata in Texas, mentre cresceva supportata dal padre e dalle sue “lezioni di vita”. Mathew Knowles oltre ad essere suo padre, è stato il suo primo manager fino al 2011, quando le loro strade si sono professionalmente separate. Questa perla a lui dedicata ci ritrae un uomo tanto dedito al futuro della figlia quanto severo e, se vogliamo, discutibile in alcuni comportamenti. La stessa Beyoncé ce lo dice: “Daddy made me fight, It wasn’t always right” (Papà mi fece lottare, non aveva sempre ragione), ma, dopotutto, non può fare altro che ringraziarlo se oggi è arrivata a questo punto.

Questo brano merita….

CONTINUA A PAGINA 2

7 Commenti

  1. Anche io avrei dato un 4,5 piu che un 4. É un album molto personale e vario. A me personalmente sta piacendo molto.

    Lei mie preferite assieme a Formation son Hold Up, Don’t Hurt Yourself e Daddy Lessons. Comunque al di la di Love Drought mi piacciono molto tutte.

  2. Non mi piace completamente, ma riconosco i passi avanti fatti da BEYONCÉ. Daddy Lasson è la migliore, mi piacciono tantissimo poi Freedom, 6 inch, Don’t Hurt Yourself… Un po’ meno Hold Up, Pray You Catch Me e All Night (bellissima pensando che sia di Diplo)… Secondo me un 3,5/5

  3. Non capisco cosa ci sia di così speciale in questo disco però ho trovato molto interessante dont hurt yourself e daddy lessons, bene hold up, sorry, sandcastels e all night per il resto una delusione totale. Siamo ben lontani dalla perfezione di 4.

  4. Io ne ho sentite poche ma tra quelle che ho ascoltato pray you catch me è bellissima, formation così così e hold up non mi piace per niente… Comunque da quello che leggo i testi non rispecchiano molto la sua vita reale, questo mi dispiace perché secondo me la musica è uno specchio della realtà e della vita di chi scrive le canzoni

    • Condivido in pieno il fatto che i testi non rispecchino per niente la sua vita, anch’io sono del parere che dovresti cantare quello vivi, quello provi o senti, ma forse questo il mondo della musica se lo aspetta più dai veri cantautori e non magari da Beyoncè che coscrive le sue canzoni con altri otto produttori…peccato!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here