Come è tristemente ovvio da diversi anni ormai, la crisi dell’industria discografica ha cambiato radicalmente tanto il modo di pubblicare e diffondere musica quanto il suo stesso processo creativo. I dilaganti download illegali, la progressiva caduta in oblio dei supporti fisici, la diffusione di streaming online e quant’altro hanno reso necessario per molti artisti, sia novizi che veri colossi, adottare sistemi diversi dal passato per tentare a tutti i costi di rimanere sulla cresta dell’onda.

Quello di cui vogliamo parlare oggi, in particolare, è una strategia promozionale, che a tratti definiremmo un vero e proprio vizio, che pare stiano adottando ora come ora sempre più artisti, con risultati non sempre soddisfacenti: la pubblicazione di un buzz single. Per chi non lo sapesse, un buzz single è una canzone che viene diffusa, prevalentemente su piattaforme digitali, per creare hype e aspettativa in vista del rilascio di un nuovo album. Raramente godono di airplay radiofonico e ancora più raramente, e aggiungerei paradossalmente, vengono inclusi nell’album al momento della pubblicazione.

Ciò che solleva molti dubbi riguardo a questa pratica è che, in alcuni casi, si lascia intendere che questi singoli siano a tutti gli effetti dei lead single (cioè, singoli di lancio dello stesso album), ma poi, una volta diffusa la tracklist, si scopre che non ve n’è traccia… certo, a meno che non sia stato un successo commerciale. E’ una pratica a volte abbastanza desolante, perché rende evidente quanto ormai in questo settore si abbia una fame disperata di hits, quanto le si provino tutte pur di scalare le classifiche e ottenere soldi e notorietà.

Qui di seguito analizzeremo alcuni dei casi più celebri, ma anche casi di cantanti un po’ più di nicchia, per vedere quanto questa “caccia alla hit” sia stata fruttuosa per chi ne ha fatto uso:

Britney Spears – Pretty Girls


Uno dei casi più recenti, e sicuramente più noti, è il singolo “Pretty Girls” del 2015 di Britney Spears, in collaborazione con Iggy Azalea. Pubblicato in un momento della carriera di Britney in cui aveva bisogno di riscattarsi dagli scarsissimi risultati del suo precedente studio album, “Britney Jean”, questo singolo sembrava dover essere a tutti gli effetti l’anticipazione della sua nuova fatica discografica. Purtroppo per lei, però, neanche l’aiuto di Iggy Azalea è servito a far decollare questa canzone, dato che non è riuscita a piazzarsi in top 10 in nessun mercato importante.

I motivi di questo flop possono essere diversi, in primis tra tutti, forse, l’eccessiva somiglianza in stile e ritmo a “Fancy” di Iggy Azalea o, comunque, una differenza troppo radicale da quanto Britney ci ha sempre proposto. Dopo “Pretty Girls”, per un anno intero, non si sono avute più notizie del nuovo album della Spears e quando, negli ultimi giorni, è stato pubblicato “Make Me” è sembrato chiaro a tutti che la direzione musicale pareva essere cambiata nuovamente.

Non sono ancora stati diffusi né nome né tracklist del nono album di Britney, ma ci sono forti dubbi che “Pretty Girls” possa essere inclusa. Se non altro la canzone non è stata definitivamente archiviata, considerando che Britney l’ha inserita nella setlist dei suoi residency show a Las Vegas.
Ariana Grande – Focus


Ennesimo caso celebre. Dopo gli ottimi risultati portati a casa da Ariana Grande con “My Everything” e i relativi singoli, c’erano grandi aspettative per il successivo lavoro dell’ex-stellina di Nickelodeon. Tuttavia, quando è stato pubblicato “Focus” la critica si è letteralmente spaccata in due tra chi apprezzava il sound catchy e trascinante della canzone e chi invece la trovava davvero troppo simile alla sua precedente hit “Problem”.

La stessa Ariana Grande, per giustificarsi, aveva rivelato in un’intervista che la similitudine era voluta, che Focus doveva essere una “Problem 2.0” in modo che fungesse da transizione tra il suo precedente lavoro e quello nuovo. Nonostante, però, “Focus” sia stato un modesto successo nelle classifiche mondiali e abbia anche ottenuto diverse certificazioni d’oro e di platino, non è stata inclusa nella tracklist di “Dangerous Woman”, relegata senza pietà come bonus track dell’edizione giapponese.

Ci troviamo di sicuro di fronte ad un successo commerciale maggiore rispetto a “Pretty Girls”, eppure “Focus” è stata in fretta scartata… quali sono i motivi? Davvero troppo simile a “Problem”? Ci si aspettava un successo ancora più grande? Molto probabilmente è complice il repentino cambio di immagine e di stile di Ariana Grande, lo stesso che ha trasformato l’album da “Moonlight” a “Dangerous Woman”, e che non lasciava spazio per un richiamo così forte al passato (neanche poi tanto lontano a dirla tutta) come lo era “Focus”.
Rihanna – FourFiveSeconds / Bitch Better Have My Money / American Oxygen


La vicenda diventa ancora più clamorosa quando i singoli pubblicati sono più di uno e, soprattutto, ottengono un successo commerciale notevole. Vi ricorderete tutti la triade di singoli con cui Rihanna ci ha accompagnato per tutto il 2015 e che tutti noi pensavamo sarebbero finiti senza dubbio nella tracklist del suo album in lavorazione. E invece no, chi ha apprezzato “FourFiveSeconds”, “Bitch Better Have My Money” e “American Oxygen” sarà rimasto a bocca asciutta quando, uscito “Anti”, non le ha trovate sul retro del CD, né in nessun’altra versione dell’album.

Fatto alquanto inspiegabile, specie considerando che, in particolare i primi due, hanno riscontrato notevole successo commerciale, ottenendo piazzamenti di tutto rispetto e numerose certificazioni. Anche in questo caso, forse, si tratta di incompatibilità con la linea stilistica di “Anti”, un album che si è del resto fatto attendere molto. O forse queste canzoni sono state semplicemente un tentativo di non farsi dimenticare dal pubblico durante i tempi lunghi e tortuosi di lavorazione di “Anti”. Se non altro, come per Britney, nell’Anti Tour, Rihanna ha deciso di dare giustizia ai primi due brani, entrati comunque a far parte, seppur slegati da alcun progetto, nel catalogo delle sue hits.
Fergie – L.A. Love


I singoli pubblicati acquisiscono ancora più valore quando sono firmati da cantanti assenti dalle scene musicali da un bel pezzo. Tutti i fan di Fergie attendevano con ansia un suo ritorno sulle scene in veste da solista, sin dal 2007 con il gradevole “The Dutchess”, e ovviamente quando è comparso “L.A. Love” c’è stata grande curiosità. Anche qui, però, sicuramente complici i troppi anni di assenza e un mercato in cui gli acquirenti musicali sono radicalmente cambiati dal 2007 ad oggi, i riscontri sono stati insoddisfacenti.

“L.A. Love” ha fatto bene praticamente soltanto nel Regno Unito, con una posizione numero 3 e una certificazione di argento, ma è stata quasi del tutto snobbata nel resto del mondo. Ed è indubbiamente questo il motivo per cui questo singolo è stato dimenticato per ben due anni, fino all’arrivo di “M.I.L.F. Money” e della presunta tracklist di “Double Dutchess” dove, naturalmente, di “L.A. Love” neanche l’ombra…

Gwen Stefani – Baby Don’t Lie / Spark the Fire


Un altro ritorno molto atteso era quello di Gwen Stefani, assente da ben 10 anni in qualità di solista dai tempi di “The Sweet Escape” del 2006. I tempi che cambiano non sono stati generosi neanche con lei considerando che “Baby Don’t Lie” e “Spark the Fire” del 2014, purché gradevoli e orecchiabili, sono state completamente ignorate.

Si sperava che almeno Gwen avrebbe avuto il coraggio di non snobbare questi due pezzi, ma all’uscita di “This Is What the Truth Feels Like”… sorpresa, sorpresa… nessuna presenza nella tracklist. In questo caso, però, la stessa Stefani ha dichiarato che parte della responsabilità è dovuta ad un suo blocco creativo che le ha impedito di proseguire su questa linea, preferendo ricominciare completamente da capo.

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Usher – Good Kisser / She Came to Give It to You / I Don’t Mind / Chains

Se c’è qualcuno che ci ha accompagnato con singoli a ripetizione, tra il 2014 e il 2015, che tutti pensavamo avremmo visto ordinatamente posizionati in un album è Usher. Nell’arco di due anni ha provato e riprovato a mettere in saccoccia una hit, contando peraltro su collaborazioni con cantanti che non sono proprio gli ultimi arrivati, come Nicki Minaj e Juicy J, senza però risultati soddisfacenti. Solo “I Don’t Mind” può dirsi un modesto successo, doppio platino in America, ma neanche questo è servito alla decisione di includerlo nel suo prossimo lavoro, “Flawed”.

C’è anche da dire che il suo ottavo studio album, originariamente previsto per l’uscita nel 2014, è stato continuamente rinviato e, ad oggi, ancora non si conoscono tracklist e data di uscita. A giudicare,  però, dal fatto che sono stati pubblicati un mese fa “No Limit” e “Crash” (anch’essi purtroppo per lui con scarso successo) potrebbe sembrare che queste quattro canzoni siano state definitivamente messe nel dimenticatoio.

ALTRI ESEMPI

Altri esempi singolari riguardano il giovanissimo Austin Mahone, che pubblicò nel 2015 il singolo “Dirty Work” promettendo l’uscita dell’album per fine anno e limitandosi poi a pubblicare un meraviglioso mixtape (QUI per ascoltarlo) e di Becky G che, dal 2014 al 2016, ci ha accompagnato con una carrellata di singoli fino ad ora mai concretizzati in un vero e proprio album, nonostante il successo della hit internazionale “Shower”. Pensiamo anche a Nicole Scherzinger, che ha dovuto affrontare questo problema ben due volte nella sua carriera: sia ai tempi delle Pussycat, quando “Whatever U Like” non riuscì a lanciare la sua carriera da solista, che poi negli ultimi anni con “Boomerang”.

Insomma, la tendenza attuale sembra proprio quella di “giocare in difesa”, cioè di tentare un timido approccio al mercato alla ricerca di una hit solida, costruendo poi i progetti successivi solo e soltanto in base al riscontro del pubblico.

Da un lato non si possono biasimare determinati artisti, specie quelli appartenenti alla vecchia guardia, se vogliono avventurarsi con i piedi di piombo in un mercato profondamente diverso e in continuo cambiamento. Dall’altro, però, possiamo solo rammaricarci pensando ai vecchi tempi in cui l’artista degno di questo nome partoriva un’idea, entrava in studio di registrazione, si circondava di collaboratori fidati, creava, sperimentava, riversava tutto sé stesso nella musica, seguiva un filo tematico e musicale e poi pubblicava i frutti del suo lavoro… e tutto il resto veniva dopo.

Il futuro della musica sembra destinato a proseguire a passi così incerti? Diteci cosa ne pensate.