Charlie Puth è sicuramente un newbie da annoverare tra quelli esplosi nelle chart mondiali durante lo scorso 2015. Partiamo dunque dalle origini di questo giovane cantautore: era il lontano 2011 quando un giovane Charlie cominciò a pubblicare online alcune cover di grandi artisti, una tra le tante quella di “Someone Like You” della ben più nota Adele. Il successo non tardò ad arrivare: nel giro di poco tempo alcuni suoi video ottennero migliaia di visualizzazioni, riuscendo a giungere nelle mani di una delle donne più amate negli US, tale Ellen DeGeneres, la quale gli offrì un posto nella sua casa discografica, chiamata eleveneleven.

Dopo diverse esibizioni presso lo show di Ellen, il cantante riuscì ad ottenere un contratto con una casa discografica ben più nota e disposta a dargli il supporto necessario per lanciare la sua carriera a livello internazionale, la Atlantic Records.

Da qui il resto è noto ai più: featuring con Meghan Trainor, Wiz Khalifa e Selena Gomez, che lo hanno portato in primis a pubblicare lo scorso Maggio un EP intitolato Some Type Of Love, nel quale troviamo pezzi come Suffer, Marvin Gaye e la title track Some Type Of Love, e a distanza di poco meno di un anno, un intero album, che prenderà poi il nome di Nine Track Mind, nel quale vennero incluse anche le tracce dell’EP. Dopo diversi posticipi, il progetto venne fissato per il rilascio lo scorso 29 Gennaio.

Charlie Puth Nine Track Mind

 

 

L’artista sin dagli esordi ha voluto mantenere uno stile musicale ben definito, il quale si avvicina molto ai ritmi blues degli anni 60 ed alle sonorità soul, ma rimanendo comunque nel campo del pop, con grande attenzione per la musica che gira attualmente. L’album Nine Track Mind non fa altro che rispecchiare questa sua visione artistica: traccia dopo traccia si va delineando il profilo di Charlie, mantenendo un filo logico di interconnessione tra le tracce, sia dal punto di vista melodico, sia per quanto concerne i testi, i quali trattano principalmente d’amore. L’omogeneità in questo caso non è considerabile un difetto anche se, come abbiamo evidenziato in alte occasioni, non ci sarebbe dispiaciuto ascoltare Charlie alle prese con altri sottogeneri del pop.

Ecco come Charlie ha parlato del suo primo LP e delle sue influenze artistiche:

La mia prima influenza è stata James Taylor: mia mamma si metteva le cuffie sulla pancia e mi faceva ascoltare la sua musica quando era incinta di me. Pensavo che sarei diventato un pianista jazz ma ho sempre avuto interesse per la musica pop, perché era quella che ascoltavo tutto il tempo”

Nella composizione delle tracce, Charlie si è servito dell’aiuto di diversi cantautori, tra i quali risaltano i nomi di Ross Golan (Marilyn Monroe – Nicki Minaj), James Abrahart (Body On Me – Rita Ora), Mozella (Wrecking Ball – Miley Cyrus), della cantautrice emergente Bonnie McKee, di DJ Frank E. (Right Round – Flo Rida), Red Triangle (I Don’t Care – Cheryl Cole), Infamous (Mr. Carter – Lil Wayne) e J.R. Rotem (SOS – Rihanna); gli ultimi 4 si annoverano anche tra i produttori, sebbene il cognome di Charlie sia l’unico ad essere presente in tutte le tracce, sia come autore che come produttore (fatta esclusione per la traccia numero 11, As You Are), rendendo questo Nine Track Mind un album molto personale. Questo fa sicuramente onore all’artista.

Vi lasciamo quindi alla recensione delle 14 tracce presenti in questo LP, le quali sarebbero solo 12 escludendo quelle concesse come bonus track per il rilascio internazionale, consigliandovi vivamente di ascoltarvi l’album traccia per traccia, per poter assaporare le doti di questo giovane artista.

 

 

1. One Call Away L’album si apre proprio con l’ultimo singolo estratto in ordine di tempo, una power ballad pop-soul che riprende anche sonorità gospel. One Call Away tratta di una cotta che il cantante si è preso per una ragazza e di tutto quello che sarebbe disposto a fare per lei: se dovesse servire, lui sarebbe lì dopo una sola chiamata, pronto ad aiutarla e renderla felice in qualsiasi momento. Il pezzo è stato composto da MoZella, Breyan Isaac e Shy Carter, con l’aiuto di DJ Frank E, Matt Prime, i quali risultano anche come produttori.

La canzone sin da subito risulta molto personale e confidenziale: Charlie, con una voce molto calda, ci dedica questo pezzo d’amore, in un escalation vocale che vede il proprio climax nel ritornello, nel quale il ragazzo canta a pieni polmoni, riuscendo a raggiungere note piuttosto alte senza il sussidio del falsetto.

Lo strumento principale è il piano, ma la traccia si arricchisce presto di altri strumenti che alimentano fortemente l’atmosfera souful e colma di speranza che domina in questa traccia. Si tratta senza la benché minima ombra di dubbio di una canzone ottima, sicuramente del miglior singolo finora estratto dall’album. Davvero un buon inizio.

2. Dangerously La seconda traccia dell’LP è un pezzo pop con influenze soul piuttosto semplice, nel quale risalta il ritornello, parte in cui Charlie dà il massimo con il falsetto, che viene percepito dall’ascoltatore come un vero e proprio grido di disperazione. Nonostante l’ottima resa in quel punto, il meglio dell’interpretazione di Charlie possiamo notarlo nelle strofe, in cui il tema sentito e la concitazione della base permettono all’artista di farci sentire le sue doti interpretative, di farci calare completamente nei suoi panni.

In questa traccia Charlie fa riferimento all’amore pericoloso tra lui ed una ragazza, per la quale era ossessionato e, incapace di capire cosa stesse realmente succedendo, si è lasciato trasportare da lei, fino a quando la donna ha deciso di rompere, facendogli cadere il mondo addosso. I due stavano forse correndo troppo dal punto di vista di Charlie, il quale sapeva che prima o poi la coppia sarebbe andata incontro a crisi, ma, nonostante tutto, lui ha amato questa donna correndo il rischio.

Il brano è stato composto dallo stesso cantante, in collaborazione con Xplicit, James Abrahart, e J.R. Rotem, il quale è presente anche alla produzione accanto al noto produttore Infamous. Dangerously riesce a reggere il confronto con la traccia precedente, è un’ottima album track.

3. Marvin Gaye (feat. Meghan Trainor) Marvin Gaye, traccia numero 3 dell’LP, è stato anche il brano di debutto di Charlie, il quale è presente nei crediti sia come produttore, sia come compositore, con l’aiuto nella stesura di Julie Frost (Countdown – Beyoncé). Per aiutare le sorti del pezzo, ha chiesto aiuto ad una ragazza che sta avendo un successo notevole negli ultimi tempi, tale Meghan Trainor (con cui ha una storia?). I due risultano un’accoppiata vincente ed il brano è riuscito così a scalare le classifiche di mezzo mondo, raggiungendo la vetta in diversi paesi, tra i quali Francia, Regno Unito e Nuova Zelanda. Il sound richiama anche il doo-wop, rispolverato da Meghan nei suoi lavori.

Marvin Gaye fa riferimento ovviamente al leggendario cantante soul, da sempre famosissimo per l’aver dato vita ad alcune delle tracce considerate più dolci e sensuali, e da ascoltare mentre si fa l’amore. Il brano allude infatti ad un rapporto sessuale da consumare in maniera romantica, ma anche focosa, mentre si ascolta la musica di Gaye. Ci troviamo dunque di fronte ad un classico testo d’allusione sexy che sfrutta il nome di un grande del passato, come un omaggio.

Quanto all’interpretazione, i due cantanti riescono con toni intimi e pacati a rendere il pezzo molto vicino all’ascoltatore. Il brano cerca di risultare vintage, una tendenza che del resto troviamo anche nella produzione. La canzone è di sicuro un singolo perfetto, riesce a trasmettere una forte dose di positività, ma sul piano qualitativo non è proprio una delle migliori del disco.

4. Losing My Mind Losing My Mind è una traccia sicuramente meno incisiva (e furba) delle precedenti, considerando le sonorità che girano attualmente: nel brano Charlie canta su una base minimal con un vibe questa volta chiaramente ispirato alla musica Anni ’90. Ci troviamo qualche accenno di deep house che tuttavia non è stato approfondito abbastanza.

La traccia si avvicina molto più ad una slow-jam, allontanandosi momentaneamente dal suo stile blues/soul-pop frizzante e concedendoci un brano molto più pacato e dolce. La parte migliore in questo contesto appare senz’altro il ritornello, in cui la voce di Charlie è profonda e ben utilizzata. Si tratta di un bel brano, in grado di spezzare la ripetitività del sound dei pezzi precedenti.

Le tematiche romantiche rendono il pezzo pieno di significato, poiché il cantante dichiara di essere in procinto di perdere la testa a causa delle miriadi di cose che vorrebbe fare per la sua compagna a discapito però del poco tempo che è stato messo loro a disposizione.

5. We Don’t Talk Anymore (feat. Selena Gomez) La traccia numero 5 vede accanto a Puth una cantante che ultimamente è riuscita a raggiungere buoni risultati con i singoli, pur non brillando affatto per doti vocali,  Selena Gomez. Si diceva in passato che i due avessero avuto una storia, e tutto questo gossip ha portato ad una collaborazione molto particolare: il brano prende il nome di We Don’t Talk Anymore e si presenta con una base semplice che a tratti riprende pezzi soul.

Questo ritmo è un crescendo che esploderà nel ritornello, nel quale la canzone si trasforma, divenendo una traccia pienamente tropical-pop, ricordando parecchio le ultime canzoni di Justin Bieber. E’ un brano in cui Puth non mette mai in evidenza più di tanto le sue doti, in modo da non far sfigurare Selena. Il risultato? Selena Gomez appare persino più convincente di Puth su questo brano. La ragazza infatti riesce a mettere in mostra un timbro dolce. Questo genere di produzioni sono studiate appositamente per far brillare personaggi privi di doti vocali di sorta (lei come Bieber), perciò il nostro Puth appare abbastanza fuori luogo in un contesto del genere.

In We Don’t Talk Anymore i ragazzi figurano come due ex amanti, i quali, dopo essersi lasciati, stanno rispettivamente pensando l’uno all’altra, constatando che il rapporto è molto diverso dai tempi in cui i due stavano bene insieme, in cui parlavano e ridevano, e si chiedono a cosa avrebbe dovuto portare questo loro vecchia sintonia, invece che a una separazione.

Il brano con tutta probabilità verrà estratto come terzo singolo, e probabilmente raggiungerà buoni risultati, sia per i nomi degli artisti sia per il fatto che il pezzo funziona, è molto orecchiabile. Tuttavia scadere in questo tipo di canzoni da parte di Charlie rappresenta una delusione per noi, un esperimento che non ci è piaciuto, non perchè la canzone sia brutta, ma perchè non funzionale a mettere in luce la vocalità di Charlie.

6. My Gospel La tematica “amore” sembra quella che sta più a cuore al giovane cantante, anche nella traccia numero 6, My Gospel, Charlie canta riguardo tutto ciò che sarebbe disposto a fare per ottenere l’amore della sua amata: viaggi, momenti romantici, nell’attesa di chiedere la mano della ragazza. Ci troviamo dunque in un sequel di “One Called Away”, ma qui l’atmosfera è molto più concitata.

Il pezzo rispetta pienamente lo stile soul/pop dell’artista, alternando però questa volta momenti in cui canta a una velocità maggiore, rendendo il ritmo più incalzante per l’ascoltatore, a parti molto più tipiche, come il ritornello e il bridge, in cui Charlie non si discosta molto dal ritmo di altri pezzi inseriti nell’album. L’interpretazione, in questi punti risulta più profonda, così come la produzione permette di ottenere un’atmosfera penetrante e d’impatto. Ottimo soprattutto il Bridge, in cui l’artista scatena la sua voce.

A livello di produzione, beh dobbiamo dire ad onor del vero che non ci troviamo di fronte a nulla di particolarmente ispirato. Questa è la classica canzone che gira adesso, e che potrebbe cantarti il Jason Derulo della situazione.

Traccia che potrebbe funzionare come singolo, ma per nulla particolare, e nell’insieme potrebbe far insospettire, considerato anche il brano precedente, di trovarsi essenzialmente di fronte ad un album concepito per il mero riscontro commerciale. Un altro problema fondamentale sono i testi, che cominciano a diventare troppo ripetitivi. Davvero Charlie non ha nient’altro da dirci?

7. Up All Night Up All Night si presenta sin da subito come una traccia pop molto melodica nella sua semplicità (immancabili anche qui gli accenni tropical, viva l’originalità), nella quale Charlie mostra appieno le sue doti vocali. Il ritornello è senza ombra  di dubbio la parte di spicco del brano, nel quale la voce di Charlie esplode, senza però fare uso di falsetto, con un tono che unisce il grido alla lamentela, espressione dello stato d’animo del cantante.

La voce dell’artista riesce come sempre a trasmetterci i sentimenti che prova nel cantare il pezzo, passando da parti più neutrali, nelle quali si sofferma a descriverci delle situazioni particolari tra lui e la sua compagna, ad altri in cui è forte il sentimento di delusione e dolore da lui provato. Nelle strofe l’artista mantiene la sua voce su un tono più basso

La traccia, composta con l’aiuto di un’artista emergente, tale Bonnie McKee, tratta dei raggiri che una ragazza ha posto in atto per ingannare il povero cantante, che ora passa giorno e notte a riflettere su ciò che è successo, sperando di potersi un giorno riavvicinare alla sua lei, magari aspettando qualche tempo; Charlie ha provato a frequentare altre persone ma è tuttora innamorato perso di lei e non vede quindi altra soluzione al suo dolore. Classica situazione del ragazzo “cotto” che non riesce a distaccarsi dalla sua carnefice, sebbene ne riconosca la perfidia.

Parlando dell’album, sembra proprio che esso ci abbia già offerto quanto aveva da offrire. Le tracce affrontano sempre le stesse tematiche ed il sound è abbastanza ripetitivo e commerciale, andiamo avanti sperando di trovarci di fronte qualche guizzo che ci faccia cambiare idea, ma le speranze sono ben poche. Le canzoni sono buone, lui è bravo, ma sussiste una ripetitività di fondo che alla lunga stanca l’ascoltatore.

8. Left Right Left Il brano sin dal primo ascolto non può che far riecheggiare nella testa dell’ascoltatore i pezzi del cantautore inglese Olly Murs: Left Right Left comincia sulle note di un pianoforte, sulle quali la voce grintosa ma allo stesso tempo ben dosata di Charlie si fa spazio, il tutto in una traccia che sia per il ritmo, sia per il testo non appare affatto innovativa, risultando nel complesso poco incisiva.

Anche il testo del pezzo è piuttosto banale: il cantante indica qual è la strada da percorrere per riuscire a tenere in piedi la coppia, includendo frasi con riferimenti agli alti e bassi e ai momenti in cui si deve rimanere soli e capire da sé qual è la cosa giusta da fare. Nonostante si tratti di un pezzo insipido, il motivetto “left-right-left-right-left” del ritornello si insidia nella testa dell’ascoltatore, ma siamo sicuri sia un bene?

Il pezzo vede come compositore lo stesso Puth, in collaborazione con Paris Jones, Geoffrey Earley, Marc Griffin e come produttori il cantante e DJ Frank E., e dopo la collaborazione con Selena è il secondo NO per Charlie.

9. There’s Beautiful and Then There’s You Pur essendo sempre romantica, There’s Beautiful and Then There’s You, riesce a coinvolgere abbastanza l’ascoltatore. Il pezzo è un crescendo continuo: da strofe pop molto semplici, si passa ad un pre-chorus più incalzante e, infine, a un ritornello in cui la voce di Charlie risulta dolce e confidenziale. Sommando il tutto la canzone risulta una vera e propria dichiarazione d’amore che il cantante fa alla sua compagna: il ragazzo la considera superiore alla bellezza, diversa dalle altre e speciale come nessuna.

Il pezzo composto da Puth, in collaborazione con Carter, Franks, Isaac, Mc Donald e Prime, e lo stesso cantante alla produzione, esalta tra le tante canzoni d’amore presenti nell’LP per l’interpretazione magistrale proposta da Charlie. Il ritornello ed il bridge, in cui ritorna qualche riferimento al tropical-pop, sono sicuramente le parti meglio riuscite della traccia, mentre le strofe risultano più deboli, e potrebbero annoiare alcuni ascoltatori.

Il pezzo è abbastanza buono, ma il problema di questo album è sempre lo stesso, sembra sempre di ascoltare lo stesso brano, stessa solfa ripetuta all’infinito. Siamo convinti che convenga più ascoltare separatamente i singoli brani, piuttosto che il progetto dall’inizio alla fine, cosa che li rende praticamente inapprezzabili.

10. Suffer Suffer, traccia numero 7 dell’LP, è uno dei pezzi che sono stati in precedenza inclusi nel primo EP di Charlie, Some Type Of Love, assieme a Marvin Gaye, I Won’t Tell A Soul e Some Type Of Love. Il brano in questione, prodotto dallo stesso cantante in collaborazione con Breyan Stanley Isaac, è una slow jam soul pop, in cui Puth tocca note molto alte, alternando il falsetto al suo splendido timbro naturale, ricordando a tratti un altro grande artista noto per le sue parti in falsetto, Sam Smith. L’interpretazione è vintage, solenne e coinvolgente, sicuramente una delle meglio riuscite del disco.

La base risulta molto semplice: stacchi di batteria atti a simulare schiocchi di dita e pianoforte sono gli unici ingredienti del pezzo, il quale risulta tuttavia davvero niente male. Il brano sembrerebbe adatto ad essere parte di una colonna sonora: il ritmo riprende senza ombra di dubbio i successi che hanno dominato le chart qualche decina di anni fa, ed ha sicuramente tutte le carte in regola per essere singolo.

In Suffer Charlie non vede l’ora di rincontrare la sua compagna per fare l’amore con lei: lui non può più resistere alle foto che lei gli invia, ai ricordi del suo corpo e le chiede quindi di porre fine alle sue sofferenze con un incontro romantico. Si tratta della classica canzone sexy-retrò, una formula che probabilmente non stancherà mai.

11. As You Are (feat. Shy Carter) As You Are è la terza collaborazione all’interno di questo Nine Track Mind. Il pezzo, prodotto e composto dal team Red Triangle, vede accanto a Charlie una presenza maschile, quella di Shy Carter, cantante, produttore e discografico americano. Questa è la prima traccia che non vede la presenza di Puth dietro la creazione del brano, ma nonostante ciò, il pezzo risulta in linea con lo stile scelto dall’artista per l’album.

Il pezzo comincia con un ticchettio molto semplice e particolare,  incalzante, sul quale Charlie canta in un crescendo continuo che esplode nel ritornello, la parte più peculiare di As You Are, nella quale vi è un botta/risposta tra il cantante e alcuni coristi. Shy Carter si presenta con una parte rap che ricorda lo stile rap nero anni ’70 solo nell’hook, lasciando quindi spazio a Puth per la maggior parte del pezzo. La presenza di Shy non mi è sembrata affatto necessaria, perché un’aggiunta rap ad un brano pop soul  come questo mi è parsa più una costrizione che un’unione vincente.

Nonostante questa piccola critica, il pezzo sprigiona letteralmente energia e Charlie riesce senza ombra di dubbio a trasmetterci la gioia che lui prova nel cantare il pezzo, per merito anche della sua buona interpretazione vocale. Neanche l’esecuzione del rapper è male, anzi nel complesso l’impostazione della sua voce risulta anche originale, tuttavia non aggiunge granché alla traccia.

12. Some Type Of Love Some Type Of Love non è solamente il nome della dodicesima traccia di Nine Track Mind, è anche la title track del primo EP di Charlie Puth. Il pezzo è una meravigliosa traccia pop, con sfumature gospel, in quanto sia nel ritornello sia in altri punti ben definiti all’interno del brano si notano le voci di un coro, che aiutano a rendere il pezzo nell’insieme più incisivo.

Some Type Of Love comincia con un suono prodotto a bocca chiusa dai coristi, a questo si aggiungono un ticchettio e la splendida voce di Charlie, talvolta alternati e sostenuti dalle voci del coro. Il ticchettio va imponendosi fino al ritornello, parte in cui questo si fa accompagnare da diversi strumenti, i quali aiutano il pezzo ad esplodere, con un ritmo che accompagna l’ascoltatore senza bruschi cambi tonali.

Ormai è inutile quasi dire che si parli d’amore, che Charlie manifesta nei confronti della propria amata, pensando al contempo al giorno in cui i due saranno invecchiati o a quando il loro sentimento svanirà, promettendole amore eterno qualsiasi cosa accada. Some Type Of Love risulta uno dei brani (assieme a We Don’t Talk Anymore e Suffer) che riuscirebbe a fare bene in classifica.

 

Chiudono l’album le bonus track: la mega hit mondiale “See You Again“, sorta di elogio funebre a Paul Walker che tratta temi importantissimi come l’amicizia e la nostalgia di una persona cara, e “I Won’t Tell A Soul“, traccia che non può non ricordare le tipiche sonorità blues degli anni ’60, sebbene rivisitata e riadattata al periodo attuale. Il tema trattato questa volta è il tradimento.

charlieputh

Dovendo tirare le somme su questo progetto, lo consideriamo sufficiente. Si tratta di un disco molto ben cantato, da cui emerge uno stile forte e predominante in tutti gli aspetti, tanto nella stesura dei testi quanto nello stile delle basi. Questo è sicuramente un pregio, poiché rende il progetto coerente con se stesso e sicuramente molto ben ponderato per un newbie, ma a lungo andare si trasforma in un difetto, in quanto questo è un album che stanca l’ascoltatore. Ribadiamo il nostro consiglio: non ascoltate le tracce in maniera consecutiva, ma singolarmente.

Canzoni troppo simili tra loro, testi banalissimi, troppo smielati e ripetitivi, neanche nei dischi dei One Direction si è mai arrivati a tanto. Oltretutto, altra nota di demerito va alle produzioni, talvolta non adattissime a mettere in luce le doti vocali di Puth e la sua particolarità, ma che invece strizzano eccessivamente l’occhio alla radiofonicità e su tutta una marea di altri elementi sui quali puntano altri personaggi incapaci, pur di sopperire alle proprie mancanze. Non ci sono canzoni veramente in grado di graffiare, di lasciare il segno.

E’ bello che lui sia stato protagonista al cento per cento nella stesura dei testi, però forse una mano non avrebbe guastato, se l’ispirazione a livello di tematiche non è poi così tanta.

A nostro avviso, quest’album è comunque un buon inizio per l’artista, il quale inizia a questo punto a mettere le basi di quella che potrebbe diventare una carriera abbastanza solida. Ci aspettiamo in futuro una maggiore sperimentazione, nei testi così come nei sound, e questo proprio perché le potenzialità in questo disco emergono forti e chiare. Per adesso, ci troviamo di fronte ad un prodotto buono ma banale. Vedremo cosa ci proporrà quest’interessante ragazzo in futuro.

– Recensione a cura di Alberto, Davide ed Umberto.

7 Commenti

  1. Dalle anteprime pensavo fosse un album piuttosto mediocre. Invece l’ho ascoltato e mi piace un sacco, per i miei gusti il migliore uscito venerdi. È vero, a tratti può essere ripetitivo, ma ogni traccia ti resta in testa in modo singolo senza mai confondersi con le altre. Le mie preferite per ora sono Losing My Mind, One Call Away, Suffer e Then There’s You… quelle che preferisco “meno” sono As You Are and Left Right Left. Per me un buon lavoro che ha soddisfatto a pieno quello che mi aspettavo da uno degli album che più attendevo: 7,5!

    • Esatto, molti lo sottovalutano ma ha buonissime capacità il ragazzo, dotato di uno stile tutto suo e una capacità interpretativa invidiabile!

      • A me piace tantissimo… sicuramente uno che con la musica e la voce ci sa fare, sia quando c’è da mostrare tutto il potenziale o quando c’è da “limitarlo”

  2. non mi è piaciuto più di tanto (anche se l’ho ascoltato frettolosamente) però apprezzo l’omogeneità a livello dei suoni/produzioni. We don’t talk anymore è molto bella secondo me!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here