Quest’oggi, noi di R&B Junk abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con alcuni fra gli artisti più eclettici ed interessanti mai venuti fuori dal panorama talent italiano! A qualche settimana dal rilascio del loro nuovo singolo “Venice and Pasis“, i ragazzi hanno voluto condividere con noi alcuni dettagli sul progetto, sul loro modo di fare musica e sull’esperienza di X Factor. Di seguito la nostra intervista.moseek1

Massimo: La vostra gavetta è durata parecchi anni c’è voluto molto tempo per diventare i Moseek che siete ora. La formazione a Roma, il trasferimento a Londra, il ritorno alla vostra città: tutti eventi che saranno serviti a formarvi sia personalmente che professionalmente. Se doveste compilare il curriculum della vostra band quali “esperienze lavorative” inserireste?

Siamo consapevoli che per costruire qualcosa bisogna prendersi cura di ciascun pezzetto. Ogni esperienza che abbiamo fatto ha contribuito a formarci e farci diventare quello che siamo ora. Difficile scegliere le esperienze lavorative fondamentali, probabilmente inseriremmo le tante giornate e nottate in studio di registrazione.

Massimo: Siete partiti come artisti indipendenti ed ora avete pubblicato “Gold People”, il vostro nuovo album, sotto un’etichetta indipendente. Come mai avete deciso di rimanere in questo contesto e non avete provato a staccare un contratto con una major?

Lavoravamo con la nostra etichetta discografica da prima di entrare a X Factor, continuare il lavoro iniziato insieme è stata la cosa più naturale che potevamo fare. Uscire su un’etichetta indipendente ci ha dato da la possibilità di lavorare nei tempi e nei modi che per noi erano più adatti al progetto.

Massimo: Fin dall’inizio avete affrontato il mondo della musica con la lingua inglese. Abbiamo visto anche a X Factor che per voi cantare in italiano è stata una novità visto che non cantate nella vostra lingua madre. Perché avete deciso di cantare proprio in una lingua non vostra? Come mai proprio l’inglese? Ci sono alcuni artisti in particolare che vi hanno portato a scegliere di esprimervi in questa lingua?

Il cantato in lingua inglese è una vera e propria attitudine più che una scelta. Elisa scrive anche in italiano, ma per altri artisti. Ingurgitiamo chili di musica anglofona da sempre, specialmente Elisa, quindi è “naturale” scrivere in inglese, ma non è un dogma, forse pubblicheremo anche pezzi in italiano.

Massimo: La scelta di cantare in lingua inglese pensate si tradurrà in un tentativo di sfondare anche nei paesi anglofoni, come è accaduto anche a grandi artisti italiani come Elisa o Alexia?

Senza dubbio cantare in inglese permette di essere compresi anche oltre confine, e apre numerose possibilità. Ci auguriamo di lavorare bene qui in Italia e di cominciare a seminare anche all’estero.

Massimo: La vostra strada a X Factor Italia è iniziata con il tanto famoso quanto chiacchierato singolo dei Bronski Beat “Smalltown Boy” e si è conclusa con “Somebody To Love”, brano della band dei Jefferson Airplain, gruppo non molto famoso in Italia. Entrambe le tracce però le avete rivisitate alla vostra maniera, elemento che ha caratterizzato il vostro percorso. Perché avete scelto di rivisitare ogni singolo brano che avete interpretato all’interno del programma?

Non potevamo fare altrimenti. Sta proprio in quello il bello. Abbiamo vissuto il programma sin dall’inizio come una grande occasione per arrivare a portare sul palco la nostra musica: l’inedito. Puntata dopo puntata ci divertiva arrangiare da zero i pezzi proposti, anche i più lontani dal nostro mondo musicale. Altrimenti si sarebbe trattato di semplice karaoke.moseek2
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