Inizia da oggi su RnbJunk la rassegna dei 43 brani che concorreranno a maggio all’Eurovision Song Contest 2016, show visto da più di 200 milioni di spettatori ogni anno che spezza i confini territoriali per unire tutti i paesi europei grazie alla musica.

Che cos’è l’Eurovision Song Contest? Qualche consueto lettore potrebbe non conoscere bene questo evento dall’eco internazionale: più comunemente conosciuta come ESC, questa manifestazione è la più antica competizione canora in Europa, dopo il nostrano Festival di Sanremo. L’ESC ha sfornato numerosi artisti nel tempo tra cui Domenico Modugno, gli ABBA, Céline Dion e Julio Iglesias, artisti “temporanei”, come Loreen e Lena, o talenti incompresi che non sono riusciti a raggiungere una vera e propria consacrazione, Zlata Ognevich o Edurne, cantanti famosissime in patria, rispettivamente l’Ucraina e la Spagna.

E’ uno show vero e proprio fatto di esibizioni rigorosamente dal vivo, ingenti scenografie e talvolta coreografie raffinatissime.

Con questi pezzi vogliamo presentare i brani che parteciperanno alla gara che inizierà il 10 maggio e il 12 maggio con le semifinali, che saranno trasmesse su Rai 4, e si concluderà il 14 maggio, e sarà visibile per la prima volta su Rai 1, a Stoccolma in Svezia grazie alla vittoria di Mans Zermelow lo scorso anno col brano “Heroes”.

Ed ora iniziamo, ecco i primi 10 brani del nostro viaggio eurovisivo!

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ALBANIA: Eneda Tarifa – Fairytale

Quest’anno la nostra vicina di casa, l’Albania, proporrà qualcosa di simile all’anno scorso. Se nell’edizione del 2015 la famosa in Italia Elhaida Dani arrivò diciassettesima con “I’m Alive”, quest’anno Eneda Tarifa proporrà nuovamente una ballad pop melodica, “Fairytale”, tentando di portare a Tirana la prima vittoria all’Albania.

Il singolo eurovisivo punta su una base molto ricca e varia, costruita da una vera e propria orchestra che spazia da strumenti elettrici a violini e altri strumenti a corda, sulla quale di poggia delicatamente la voce delicata ma potente e piene d’energia di Eneda, personaggio molto conosciuto in patria ma odiata dal pubblico devoto dell’Eurovision visti vari commenti omofobi dichiarati dopo la vittoria nel 2014 di Conchita Wurst.

Particolarmente buona la resa vocale che si dimostra assai potente nelle strofe, dove è più delicata, come anche nel ritornello, dove escono tutte le capacità interpretative dell’albanese mostrando a tutto il pubblico la vastissima estensione vocale, messe in luce nuovamente nel bridge nel quale la poco più che trentenne sorprende con una nota estremamente alta.

Anche se a vincere il Festivali i Kenges 54, andato in onda il 27 Dicembre 2015 a Tirana, è stata la canzone in albanese, il cui titolo originale è “Perralle”, il singolo ufficiale che rappresenterà l’Albania a Stoccolma sarà in inglese.

RNBJUNK JURY SCORE: 6

GERMANIA: Jamie-Lee – Ghost

Se l’Albania dovrà affrontare il difficilissimo ostacolo delle semifinali, la Germania volerà direttamente in finale visto che è un membro dei Big 5 (Italia, Francia, Spagna, Germania, Regno Unito), ossia uno dei paesi che più contribuisce dal punto di vista finanziario.

Completamente diversa la scelta rispetto all’anno scorso. Se nel 2015 Ann Sophie si è classificata ultima con 0 punti totali (anche se gli scommettitori e i giudici internazionali l’avevano classificata all’interno della top 15), quest’anno il paese tedesco schiererà una delle armi più giovani che possiede, l’ultima vincitrice di The Voice Of Germany, Jamie-Lee, con il singolo che l’ha portata alla ribalta, “Ghost”, rilasciato durante lo scorso dicembre.

Il singolo eurovisivo, scelto attraverso la competizione nazionale Unser Lied für Stockholm, la cui finale è andata in onda il 12 gennaio di quest’anno, è una midtempo synthpop e pop che punta su un ritmo lento e abbastanza piatto, valorizzato dalla voce quasi innocua della ragazza che dimostra grandissime capacità interpretative e un abile performer, nonostante la giovanissima età.

Tutto il singolo sarà in inglese, nemmeno un singolo verso in tedesco, ma non è una novità: per ascoltare una canzone in tedesco bisogna tornare indietro nel 2007 per una versione bilingue e nel 2000 per un singolo completamente in tedesco!

RNBJUNK JURY SCORE: 7

NORVEGIA: Agnete – Icebreaker

Dopo aver vinto il Melodi Grand Prix 2016, toccherà ad Agnete e al singolo “Icebreaker” tentare di portare per la quarta volta la coppa dell’Eurovision in Norvegia.

Dopo due struggenti ballad, “Silent Storm” e “A Monster Like Me” performate rispettivamente nel 2014 da Carl Espen e nel 2015 da Morland e Deborah Scarlett, la biondissima cantante norvegese ha deciso di riportare nella competizione un singolo dance.

Il brano eurovisivo punta sull’unione di due pezzi electropop, entrambi caratterizzati da una base ricca di elementi elettronici ed un ritmo ballabile e che, attraverso vari punti di unione, si scambiano mentre la voce di Agnete risulta potente sia in uno che nell’altro brano mostrando tutte le sue capacità vocali e il suo vastissimo registro vocale, capace di spaziare senza problemi e intoppi dal registro grave fino a quello acuto.

Anche in questo caso, “Icebreaker” sarà completamente in inglese, visto che non configura nemmeno un verso in norvegese, cosa che non si vede dal lontano 2006.

RNBJUNK JURY SCORE: 7,5

SAN MARINO: Serhat – I Didn’t Know

I nostri vicini di casa quest’anno non punteranno sulla solita ballad ma sul singolo “I Didin’t Know”, liberamente ispirato dalla disco degli anni 70 e 80, interpretata fra l’altro da un cantante che di San Marino non ha nulla visto che proviene dalla Turchia ed è stato scelto da una commissione sanmarinese interna.

Il singolo eurovisivo, inizialmente proposta come una ballad semplicissima ma poi cambiata su consiglio dei fan che la ritenevano troppo noiosa e lenta, punta su una base disco con influenze pop dal ritmo che rimanda subito indietro negli anni quando in tutto il mondo erano di voga i capelli cotonati e i pantaloni a zampa di elefante.

Ad arricchire l’esecuzione del turco, parecchio piatta e fin troppo roca, il quale utilizza unicamente il registro grave, sono alcune coriste donne che donano quel tocco in più che la prima versione non aveva, rendendo il singolo più piacevole e scorrevole al primo ascolto.

Come è solito fare da San Marino, il brano sarà completamente in inglese visto che il cantante non parla italiano, o non ci è dato sapere se riesce a parlarlo. Come tutti ben sapranno la lingua ufficiale del microstato, che detiene il record del paese più piccolo che partecipa alla competizione europea, è l’italiano, lingua che non viene cantata durante l’Eurovision dal 2013, quando Valentina Monetta interpretò la bellissima e sottovalutata “Crisalide (Vola)”.

RNBJUNK JURY SCORE: 4

ICELAND: Greta Salome – Hear Them Calling

Dopo una midtempo puramente pop che non è riuscita a raggiungere la finale, l’Islanda ha deciso di puntare su una persona che il pubblico eurovisivo conosce molto bene, Greta Salome, la quale ha già partecipato nel 2012 insieme a Jonsi. Quest’anno in Svezia la giovane cantante islandese sarà da sola e sarà accompagnata unicamente dal suo singolo “Hear Them Calling”.

Il brano eurovisivo è un singolo puramente pop dotato di elementi elettronci e dance, che, come nella maggior parte delle canzoni di questo tipo, esplodono tutti insieme nel ritornello, che punta su un ritmo alquanto piatto ma molto catchy.

Per quanto riguarda l’esecuzione vocale, Greta ha dimostrato di avere buonissime capacità communicative, grazie ad un timbro nasale molto particale, uno dei più caratteristici dell’edizione, e di essere capace di calcare il palco anche da sola con grande maestria ed esperienza.

Inizialmente proposta in islandese con il titolo di “Raddirnar”, la canzone è stata poi proposta al consiglio della competizione nella sua versione inglese, “Hear Them Calling” appunto, che non presenta nemmeno un verso nella lingua ufficiale del paese.

RNBJUNK JURY SCORE: 7,5

UNGHERIA: Freddie – Pioneer

Dopo una toccante ballad sulla guerra, “Wars For Nothing”, interpretata da Booggie a Vienna, l’Ungheria ha deciso di farsi rappresentare da un singolo che non ha nulla a che fare con il brano sopracitato, “Pioneer” interpretato dal cantante Freddie.

L’entry ungherese di quest’anno è un singolo electric rock che mescola con grande maestria elementi del rock puro, nei ritornelli, e elementi elettronici veri e propri, nelle strofe, oltre ad un ritmo molto veloce e infettivo dettato da un beat molto particolare.

L’interpretazione vocale è molto buona grazie al timbro graffiato, ma a tratti sforzato, ma allo stesso tempo potente e caldo, che riesce ad accompagnare l’ascoltatore attraverso tutta la canzone grazie anche a note apparentemente molto alte per un interprete maschile.

Come tutti i brani di cui abbiamo parlato sopra, anche “Pioneer” è completamente in inglese e non presenta nemmeno una strofa, un verso o un ritornello in ungherese, cosa che non si vede all’Eurovision dal 2013, quando ByeAlex arrivò decimo con il suo singolo completamente nella lingua ufficiale del paese.

RNBJUNK JURY SCORE: 7,5

ESTONIA: Juri Pootsmann – Play

Molto simile all’entry single dell’anno scorso, “Goodbye To Yesterday”, visto che presenza le stesse caratteristiche dal punto di vista stilistico: entrambi i singoli sono infatti brani alternative pop e sono state scritte principalmente dalla stessa persona, Stig Rasta, rappresentante del paese balcanico lo scorso anno insieme a Elina Born.

Sound semplice per questa canzone alternative con influenze pop e soul che punta su una base molto semplice che parte come accompagnamento per la voce costituito solamente da pianoforte e uno strumento ad arco per poi arricchirsi con altri strumenti fino ad arrivare ad un ritornello molto ricco e veloce.

Per quanto riguarda l’esecuzione vocale, Juri grazie alla sua voce molto grave e roca riesce a stabilire con l’ascoltatore un rapporto quasi d’intimità, riuscendolo a trasportare nella calma più totale grazie ad un timbro caldo e avvolgente.

La canzone è in inglese e non ha nemmeno una singola strofa, un ritornello o solamente un verso in estone, cosa che non si vede dal 2013.

RNBJUNK JURY SCORE: 5,5

UCRAINA: Jamala – 1944

Dopo essere stata assente lo scorso anno, l’Ucraina ha deciso di segnare il proprio ritorno in una maniera strana e fuori dalle regole: con “1944”,  canzone interpretata da Jamala. Parliamo di una traccia politicamente scorretta che va contro le regole dell’Eurovision, le quali impediscono di trattare temi storici nei propri singoli.

Il singolo, che presenta una struttura pop con influenze dell’ethnic ucraino, parla infatti delle deportazioni effettuate da Stalin e dai russi nei confronti degli abitanti della Crimea, tra cui della nonna della cantante russa-ucraina.

La performance vocale riesce a mettere in luce ogni aspetto e registro della particolarissima voce dell’interprete che si dimostra, oltre ad essere molto capace e potente, anche molto attaccata a quello che sta cantando.

Per la prima volta nella storia delle partecipazioni dell’Ucraina al contest, il singolo sarà metà in inglese e metà in tataro di Crimea, segnando inoltre la prima volta in cui il paese canterà in una lingua dialettale, il tataro appunto. Nessuna strofa o verso sarà in ucraino, cosa che non si vede dal 2007, quando la drag queen Verka Serduchka cantò il suo singolo in ucraino, russo, tedesco e inglese.

RNBJUNK JURY SCORE: 8

LETTONIA: Justs – Heartbeat

Anche la Lettonia, come la vicina di casa Estonia, sarà rappresentata da un singolo molto simile a quello presentato l’anno scorso, quando Aminata arrivò nelle posizioni più calde con il singolo “Love Injected”. In questa edizione la cantante tornerà ma non in veste di interprete ma come autrice, visto che ha coscritto l’entrata “Heartbeat” performata da Justs.

Il pezzo eurovisivo è un potentissimo brano electro R&B dal sound minimal che punta su una base molto semplice ma allo stesso tempo catchy appunto per la sua struttura molto semplice che si arricchisce pian piano fino al ritornello, quando si riempi di elementi elettronici veri e propri che si adattano alla base preesistente.

Per quanto riguarda l’interpretazione vocale, Justs dimostra di avere un registro molto ampio, anche se nella parte in cui acuteggia, ossia nel ritornello, si sente una certa sforzatura nella voce. Semplici ma d’effetto i backing vocals cantati da vocalist femminili che si amalgamo sia alla voce del cantante lettone che alla semplice base.

Come la maggior parte delle canzoni di quest’anno, anche la Lettonia sarà rappresentata da un singolo completamente in inglese senza nemmeno una parola in lettone, lingua che non viene cantata sul palco dell’Eurovision dal lontano 2004.

RNBJUNK JURY SCORE: 7

CROAZIA: Nina Kralijic – Lighthouse

Un’altra delle quattro nazioni che segneranno un ritorno quest’anno è una nostra vicina di casa, la Croatia. Dopo quattro anni, dal 2010 al 2013, che il paese non riusciva ad accedere alla finale, i produttori croati avevano deciso di abbandonare la competizione negli scorsi due anni, per decidere poi di ritornare quest’anno con “Lighthouse”, cantato da Nina Kralijic.

La canzone è un brano puramente pop dotato di una base molto semplice dal sound minimalistico ma allo stesso tempo ricercato e raffinato che dal nulla passa ad un’esplosione di suoni dolci e tranquilli come la voce della cantante: dolce, tranquilla e rilassata, che riesce ad avvolgere l’ascoltatore e trasportarlo in un altro mondo durante la durata di tutta la canzone.

Diversamente dall’entrata del 2013 e dalla maggior parte dei singoli croati all’Eurovision, quest’anno il brano sarà completamente in inglese, cosa veramente strana visto che la cantata ha dichiarato di prediligere il canto nella sua lingua madre.

RNBJUNK JURY SCORE: 8,5

ARMENIA: Iveta Mukuchyan – LoveWave

L’Armenia sarà rappresentata da un singolo che di simile alla canzone dell’anno scorso, “Face The Shadow”, che parla del genocidio nel paese e della successiva diaspora. Quest’anno infatti la nazione sarà rappresentato dalla cantante, modella e attrice Iveta Mukuchyan con l’uptempo “LoveWave”.

Inutile negare che si tratti della canzone più particolare dell’edizione. Si parte con 50 secondi molto particolari, che sembrano dar vita ad una canzone destrutturata. Dopo un’enorme fischio/suono/rumore alquanto sgradevole si parte con la canzone vera e propria, caratterizzata da più sound e stili messi insieme in un connubio molto orecchiabile e catchy creando un brano dotato di un ritmo molto infettivo ma comunque poco ballabile.

Per quanto riguarda la performance vocale della versione in studio (visto che l’unica esibizione, che potete vedere QUI, è di bassissimo livello), l’interpretazione vocale di Iveta è eccezionale e magistralmente perfetta, mette in mostra ogni sfaccettatura del suo strumento vocale, dal parlato al falsetto fino al registro medio e infine quello acuto, risultando potente e carica di energia, e molto abile.

Anche questo singolo sarà completamente in inglese. Un vero peccato vista la musicalità della lingua armena che non calca il palco dell’Eurovision dal 2009, quando Inga e Anush arrivarono decimi con il singolo in inglese dotato di alcune parti in armeno.

RNBJUNK JURY SCORE: 7,5

Voi che ne pensate? Tra questi undici brani quali preferite?

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