Fergie é tornata con l’album Double Dutchess, qua la nostra recensione completa track – by track.

Sono passati 11 anni da quando Stacy Ferguson, in arte Fergie, fece il suo debutto come solista, sconvolgendo le classifiche mondiali con il suo The Dutchess. Dopo lunghi anni di attesa, finalmente è arrivato il momento per Ferg di ritornare sulle scene per dimostrare ancora il suo valore.

Si intitola Double Dutchess il nuovo album della ex BEP, disponibile dal 22 Settembre in tutti gli store mondiali.

Detto così il processo evolutivo sembra molto tranquillo, ma il progetto è stato forse uno dei più mal gestiti della storia della musica pop: introdotto nel lontano 2014 dal singolo “L.A.LOVE (La La) feat. YG, il disco fu subito accantonato a causa dei risultati poco esaltanti del lead single (nonostante il platino in USA e l’argento in UK).

Dopo un anno e mezzo di silenzio, Fergie ci riprova con M.I.L.F. $, anche questa volta senza risultati brillanti (nonostante il video provocatorio e pieno di celebrities). Ma la casa discografica di Fergie non si dà pace: vuole trovare un hit che possa trainare Double Dutchess.

Anche il terzo tentativo è un grande fallimento: Life Goes On viene pubblicata a Novembre ed è il più grande flop di Fergie, non riuscendo quest’ultimo ad entrare neanche nella Billboard Hot 100.

Passano i mesi e del destino di DD non si sa nulla: Fergie assicura che verrà pubblicato ad inizio 2017, ma tutto ciò non avviene; in seguito iniziano a girare le prime immagini promozionali, i primi teaser (come quelli di Hungry (1st and 2nd Byte) pubblicati sul canale Vevo della cantante) fino ad arrivare ad agosto 2017, quando in rete viene pubblicato l’intero album leakkato, portando la casa discografica a decidere di salvare il salvabile e procedere alla pubblicazione dell’album (anzi del visual album Double Doutchess:Seeing Double) durante il mese di settembre.

E’ arrivato finalmente il momento di ascoltare  Double Doutchess e di analizzarlo track-by-track, sperando che ne sia valsa l’attesa estenuante.

La nostra recensione tenterà di analizzare in toto il visual album, partendo dalla traccia e coniugandola con il suo video ufficiale. Non ci rimane altro che iniziare:

Hungry (feat Rick Ross)

Con Hungry ci immergiamo nel mondo duplice della Duchessa e ad attenderci c’è un atmosfera oscura e misteriosa.

Introdotto da un simple di Down Of The Iconoclast dei Dead Can Dance, il brano diventa potente e trascinante grazie allo stuttering beat (un termine che in gergo indica un ritmo a scatti) che accompagna le barre di Fergie e Rick Ross, che si quieta leggermente nel ritornello in cui la cantante si definisce “affamata”.

Il testo è una sorta di manifesto d’intenti che preannuncia il ritorno di Fergie sulle scene, mostrando tutta la sua risolutezza e la sua sicurezza (They know that I’m a problem, that’s why everybody’s scared), mentre il cameo di Ross  è un elogio alla cantante che viene definita “la più grande” e “regina”.

Splendidamente gotica, Hungry coniuga magistralmente la trap con la dark e la ethereal wave, portando a casa un risultato formidabile: Fergie divora letteralmente un flow dannatamente catchy, ritornando più forte che mai.

La traccia è inoltre arricchita da un visual in bianco e nero, in cui il concetto di dualità è perfettamente espresso: figure opposte si scontrano (bianco e nero, colomba e proiettile, Fergie del passato e Fergie del presente) come in una lotta tra bene e male, in cui tutte le immagini scorrono fluide, il tutto a formare uno dei video più belli del visual album. 5/5 per il brano e per il video

Like It Ain’t Nuttin

Si cambiano decisamente i toni per la seconda traccia: Like It Ain’t Nuttin è una mid-tempo hip-hop anni ’90 (il brano infatti inizia con una citazione al brano “My Mic Sounds Nice” delle Salt-n-Pepa) in cui lo zampino di will.i.am si sente dappertutto (dal ritornello martellante ai bridges cantati come slogan), a formare una traccia cocky in cui Fergie mostra con sicurezza la sua indipendenza e i suoi guadagni, frutto del suo talento e non dell’aiuto di nessuno (I, I get money all day, baby/ Like it ain’t nothin’).

Dal ritmo irresistibile, grazie all’uso dell’house piano in background, Like It Ain’t Nutting ci mostra una Fergie meno oscura e molto sicura di se, portandoci indietro nel tempo, alla Ferguson sensuale di My Humps e Fergalicius.

La traccia è accompagnata ovviamente dal suo video: in quest’ultimo Fergie si ritrova a Londra, tra feste e club all’ultimo grido, circondata di gente con abiti fluo, mentre lei si scatena sul palco o in un parcheggio (cambiando rigorosamente colore di capelli e soprattutto mise), il tutto unito ad oggetti futuristici (il robot-ballerino è in pieno stile will.i.am).

Ancora un’altra sfaccettatura artistica di Fergie, molto più radio-friendly rispetto alla precedente, ma che conserva comunque il fulcro della cantante. 4/5 per il brano; 3.5/5 per il video

You Already Know (feat Nicki Minaj)

La terza traccia è anche il quarto singolo estratto da Double Dutchess: You Already Know fu performata per la prima volta da Fergie nel lontano maggio 2016 (addirittura preannunciata in radio durante la promozione di L.A.LOVE nel 2014) ed era sicuramente una delle tracce più attese assieme ad Hungry.

Il brano è ancora una volta una spumeggiante mid-tempo hip-hop old school (ancora una volta prodotta da Fergie e will.i.am) con elementi house e funky (il beat è ripreso dalla hit del 1988 It Takes Two di Rob Base & DJ EZ). Accolta positivamente dalla critica che l’ha definita fresca e potente, You Already Know è un inno alle donne boss, quelle che lavorano per pagare il proprio stile di vita e soprattutto è un brano che invita tutte le donne a spalleggiarsi a vicenda.

Dalle barre irresistibili che mixano l’hip-hop al pop tramite la modulazione vocale, si passa all’intermezzo di Nicki Minaj, uno dei suoi meglio riusciti degli ultimi anni (e anche una diss contro Mike Miss, ex della rapper).

Anche questa volta il video è in bianco e nero, ma rispetto ad Hungry è molto sensuale e divertente e vede le due artiste in suits (tipico abito aziendale maschile a simboleggiare lo status di bosses), dimenarsi in strutture geometriche, mostrando tutta la loro sensualità e non dimenticando la tematica del dualismo (Fergie che gioca a scacchio o a ping pong contro se stessa, ma anche l’utilizzo del bianco e nero).

Ancora un’altra splendida traccia che avrebbe avuto molto successo se rilasciata nel 2015 o anche al posto di M.I.L.F $ (questo per far capire ai nostri lettori che l’insuccesso del progetto di Fergie e degli estratti non deriva dalla qualità, ma dalla perdita di popolarità nelle nuove generazioni). 4/5 per il brano e per il video

Just Like You:

La quarta traccia è una mid tempo dal beat molto omogeneo, che regge l’intero brano. Tra le più banali del progetto, JLY non brilla per originalità, per ritmo o per tematica.

Un traccia con grande potenziale, ma che avrebbe potuto essere prodotta in maniera migliore.

Il video è poco coinvolgente, mostra la cantante seduta a tavole, mente una nebbia fitta la avvolge, il tutto intervallato da scene con un uomo che la fissa immobile, mentre lei si strugge per amore. 3/5 per il brano e per il video

A Little Work:

Arriviamo alla vera perla del progetto: A Little Work è una power ballad in cui Fergie racconta il suo periodo più oscuro, quando era dipendente dall’LSD e in seguito dalla crystal meth.

Introdotta da cori onirici, la traccia viene arricchita da un beat delicato e da hands claps che si fanno più potenti nel ritornello in cui Fergie manda un messaggio di speranza (We’re all just a little bit broken/ We’re all just a little bit hurt/ We’ve got all wounds half open/ We all can use a little work) per tutti quelli che stanno soffrendo di dipendenza o depressione.

Il beat muta e si fa più potente nel bridge, dove in sottofondo si aggiunge una chitarra elettrica a rendere l’atmosfera più grezza e le seconde voci che impreziosiscono il tutto. Lo splendido visual, della durata da 11 minuti, è diretto da Jonas Åkerlund e racconta un episodio traumatico della vita di Ferg: completamente offuscata dalla droga, la cantante si rifugiò in una chiesa abbandonata, poichè credeva che la polizia la stesse seguendo e che fosse arrivato il momento di morire.

Dopo una notte passata a pregare nascosta nella chiesa, la cantante capì che era arrivato il momento di disintossicarsi, dato che nessuno la stava realmente seguendo, ma che tutte le paranoie nascevano dal suo cervello annebbiato dalla meth.

Oltre a queste immagini, nel video viene mostrata Fergie interpretare vari personaggi: una paziente in un ospedale psichiatrico chiusa in una cella d’isolamento (che viaggia con la sua mente e si ritrova  in un campo di battaglia), una madre sola piena di debiti, un’infermiera e una vedova di guerra e una’entità luminosa che predica in chiesa, mentre tutte le altre protagoniste stanno a sentire.

Il video termina con Fergie che finalmente lascia la chiesa assieme a suo figlio, a simboleggiare la scelta presa: la cantante abbandonerà per sempre la droga e sceglierà la famiglia e la felicità.

Splendido brano e splendido video, in cui voce e messaggio si coniugano perfettamente. 5/5 per brano e video

Life Goes On:

Il terzo estratto dal progetto è sicuramente una traccia molto orecchiabile, radio friendly, che insegue le mode tropical del 2016, ma non spicca per originalità e non è riuscita a convincere critica e ovviamente il pubblico.

Life Goes On è arricchita da un beat davvero bello, ma che non collima perfettamente con le strofe, mentre sembra giusto per il ritornello. Un altro punto a favore è il bridge rappato che introduce l’ultimo ritornello, dove Fergie dà il meglio di se risollevando il brano dalla troppa banalità.

Il video è ovviamente girato su una spiaggia, durante un falò assieme a ragazzi e anche alla web celebrity Baddie Winkle, la nonna più famosa di Instagram. Nonostante sia una traccia godibile, non spicca rispetto al resto dei brani. 3/5 per brano e 1.5/5 per il video

M.I.L.F. $:

Continuiamo con il secondo estratto da Double Dutchess: M.I.L.F. $ è un brano trap travolgente, ma non del tutto convincente. Nonostante il beat trascinante, l’uso massiccio dei sintetizzatori e delle percussioni sincopate, il brano non decolla come dovrebbe, diventando troppo ripetitivo.

Punti a favore sono sicuramente le barre iniziali e centrali (dove Fergie mostra il suo grande talento nel rappato, utilizzando un flow fluente intervallato dallo spelling di INDIPENDENT, BROKE e PAID) e il pre-chorus (Been working at you service to give it to ya/ Didn’t meant to make you nervous, you motherfucker).

Ovviamente già dal titolo si intuisce il significato del brano: come per alcuni brani precedenti, Fergie vuole dimostrare la forza e l’indipendenza economica delle donne lavoratrici, in grado di utilizzare il proprio talento e la propria determinazione per arrivare in alto. Nonostante il brano non sia tra i migliori del progetto, accompagnato dal suo video musicale diventa una vera scoperta.

Riallaccindosi al significato del brano, Fergie ha ideato un video, diretto da Collin Tilley, a dir poco geniale: ambientato nella città stile anni ’50 chiamata Milfville, piena di colori pastello e prati curati, il video mostra un lattaio (interpretato dal modello Jon Kartajarena) che rimane incantato dalla bellezza delle abitanti della città, tutte milf sensuali (nel video il significato della parole è “Mum I’d Like To Follow” ovvero “Mamme che Vorrei Seguire Sui Social”), e perde i sensi; le ambientazioni cambiano e vedono Fergie ballare in una Milf Spa e in un bar (che ricorda il video di Fergalicius) dove si beve solo Milfshake per le donne stanche dopo il lavoro, accompagnata da moltissime celebrities come Kim Kardashian, Ciara, Alessandra Ambrosio e Chrissie Teigen.

Il coloratissimo video termina con una carrellata di docce hot in cui le protagoniste bevono latte, mentre Fergie se lo versa mimando gesti sensuali.

Nonostante il video sia profondamente provocatorio e sessualmente esplicito, il significato è più puro in quanto per Fergie il latte indica un alimento che negli anni ’50 veniva pagato con pochi centesimi, mentre i guadagni fatti dalle donne di carriera sono enormi. 3/5 per il brano; 5/5 per il video

Save It Till Morning:

Si continua con la ballad Save It Till Morning, potente brano in cui Fergie delinea un amore ormai al capolinea (come mostrato anche nel video in cui Ferg interpreta una cantante che ha allacciato una relazione con il suo produttore che però non la ama più e che la controlla solo per il suo business).

Molto delicato nelle strofe dal sapore puramente pop, il brano si infuria nel bellissimo ritornello, magistralmente interpretato da Fergie che ancora una volta mostra tutta la sua grinta e versatilità. Promosso. 4/5 per brano e video

Enchanté (Carine) (feat Axl Jack)

la nona traccia è la splendida Enchanté, in collaborazione con Axl Jack.

Non sapete chi sia? Axl è il figlio di Fergie di soli 4 anni che, incantato dalla traccia della madre, continuava a cantarla in continuazione fino a quando Ferg non ha deciso di inserirlo in un cameo.

Ritornando al brano, Enchanté (Carine) mostra sentori pop e tropical house molto in voga nel 2017, arricchita da suoni xilofonati e beat scansonati, senza però essere snaturata nella sua essenza sensuale ed ammiccante.

Il testo racconta i preliminari di un incontro (Enchanté, comment allez-vous? Très bien, mercì et vous?) che, secondo la cantante, rivelano la natura reale di una persona e fanno scattare il desiderio sessuale.

Il brano è dedicato a Carine Rotfeild, ex direttrice capo di Vogue Paris e grande collaboratrice della cantante: per questo motivo la protagonista del video è una delle modelle più pagate del momento, Kendall Jenner (sorellastra di Kim Kardashian), che ripete in loop gesti quotidiani (lo svegliarsi, lo specchiarsi, il portare a spasso i cani) e gesti bizzarri (suonare il corno su un letto o un trombone nella vasca da bagno), creando un effetto Boomerang di Instagram che si sposa perfettamente con il sound del brano (nonostante non abbia molto senso).

Papabile a prossimo singolo, avendo tutte le carte in regola (come la metà dei brani dell’album) per diventare hit. 4.5/5 per il brano; 3/5 per il video

Tension

la traccia numero 10 non si discosta dal filone sensuale di Enchanté, pur essendo caratterizzato da un beat più strong e da un gusto prettamente pop.

Dal ritornello trascinante, Tension è ancora una volta una traccia confezionata come hit, senza essere stravolta e rimanendo un prodotto qualitativamente valido.

Il sound usato ricorda le hit del decennio scorso mixato con elementi odierni, mostrando ancora una volta come Fergie riesca a stare al passo con le mode, senza però cedervi del tutto.

Per quanto riguarda il visual, la storia si fa misteriosa: il primo video fu caricato su Vevo durante la settimana di release e subito dopo cancellato (si dice per “contenuti osceni” nonostante fosse un video che riprendeva delle ragazze durante un festival) e sostituito con un altro video poco convincente con protagonisti due skaters e con un cameo di Joanne The Scammer, un personaggio trash di internet nato dall’estro del commediante Branden Miller.

Nonostante questo cambio, i due video no erano all’altezza di altri splendidi visuals di DD, anche se il primo era molto più sensuale e provocatorio. 4.5/5 per il brano; 1.5/5 per il nuovo video ufficiale.

L.A.LOVE (La La) (feat YG)

L’undicesima traccia è il lead single del progetto, rilasciata nel 2014 e abbandonata a causa dello scarso successo (i produttori e la casa discografica non si sarebbero mai aspettati che sarebbe stato il brano più venduto dell’intero lotto).

Non sappiamo bene che cosa L.A.LOVE ci faccia in questo progetto dato che non si connette a nessuna delle tematiche dell’album, nonostante sia intrisa del sound primitivo di Fergie.

Il brano è in puro stile hip hop con un ritornello ripetitivo e tratti fastidioso.

Il video mostra una festa psichedelica su un bus pieno di celebrities in giro per Los Angeles. Traccia evitabilissima, che non ha nulla a che vedere con il resto e soprattutto troppo datata per essere inserita in progetto del 2014.

2/5 per il brano; 2/5 per il video

Love Is Blind

Il penultimo brano è un divertente mix di pop e raggae in cui la gelosia di Fergie emerge prepotente.

Fragile ed insicura, la cantante cerca le sicurezze nel suo partner che però non riesce ad essere alla sua altezza. Una delle tracce più spassose e travolgenti del progetto, Love Is Blind mostra ancora una volta la grandissima versatilità di Fergie e la sua potenza vocale.

Splendido inoltre il bridge finale in cui la cantante si lascia andare ad un flow puramente raggae, sorretta dal piano e dai fiati delicati in sottofondo. Ad accompagnare il brano troviamo un video davvero geniale: la protagonista è la versione Barbie di Fergie che, invece di rappresentare una donna debole e futile, mette in pratica la sua gelosia uccidendo tutti i suoi amanti e rendendoli degli oggetti d’arredo.

Ottima traccia, ottima esecuzione ed ottimo video. 4/5 per brano e video

Love Is Pain

Arriviamo alla fine della nostra recensione godendoci la straordinaria Love Is Pain, accompagnata da uno dei video più esteticamente perfetti dell’ultimo decennio. Introdotta da un arpeggio di chitarra che sorregge il resto della traccia, Love Is Pain è una power ballad con influenze rock-pop in cui tutta la forza vocale di Fergie risplende nella sua unicità timbrica (soprattutto nei pre-chorus in cui la voce si fa forte e dolorante).

Il beat minimale dato dai finger snaps, la leggera linea di chitarra elettrica che si fa potente nel bridge finale, i cori che si mischiano alla voce della cantante, rendono tutto incredibilmente emozionante e coivolgente.

Il brano ricorda nell’uso della chitarra l’iconica Purple Rain di Prince, infatti la cantante durante il Rock in Rio ha voluto dedicarla proprio al grandissimo artista scomparso. Sicuramente una delle più belle love ballad della discografia di Fergie, dove il vissuto di Fergie viene raccontato nel testo (è chiaro il riferimento all’imminente separazione da Josh Duhamel), Love Is Pain chiude il progetto egregiamente, lasciando una sensazione di stupore e meraviglia nell’ascoltatore.

Parlando del video, Fergie interpreta una sposa arrabbiata posta su un piedistallo (assieme alla ballerina contemporanea Denna Thomsen) dove l’uso di glitter dorati, argilla liquida e una pioggia rosso sangue rendendo il tutto drammaticamente travolgente.

Conclusione degna di un’artista come Fergie, che mostra ancora una volta di poter  insegnare molte cose alle nuove popstar più in voga di lei. 5/5 per brano e video.


Come avete potuto notare, la nostra recensione è assolutamente positiva e non ci spieghiamo come mai un progetto così variegato e ben cucito (a parte pochissime eccezioni assolutamente evitabili) possa esser stato stroncato dalla critica (su Metacritic Double Dutchess arriva a stento ai 53/100), mentre altri progetti molto meno validi siano stati osannati.

Purtroppo la grande attesa e i vari rinvii hanno portato i critici a pensare che il progetto fosse raffazzonato, senza una tematica di base e senza propositi.

In realtà Double Dutchess è un progetto in cui le due anime della duchessa vengono illuminate allo stesso modo (troviamo la Fergie forte ed indipendente e la Fergie fragile e dolorante), cosa che nell’iconico album di debutto (stroncato anche quest’ultimo all’epoca nonostante il massiccio successo e i Grammys vinti) non accadeva del tutto.

In conclusione Double Dutchess è un ottimo progetto che mostra sempre più il grande talento artistico e musicale di Fergie che, da solista, nonostante lo scarso successo odierno, riesce a rendere decisamente di più che assieme ai BEP.

Noi consigliamo vivamente l’esperienza visiva del progetto, che arricchisce di nuovi spunti artistici il tutto, completando il tutto in maniera impeccabile.

E voi cosa ne pensate di Double Dutchess? Ne è valsa l’attesa?

RASSEGNA PANORAMICA
Double Dutchess