Per gli assidui frequentatori del Forum ma non del Blog:
L’esibizione di Miss Keys inizia con una introduzione su video da parte del comico
Cedric the Entertainer (per chi non lo conoscesse, fa parte dei comici della Def Jam) nei panni di un pastore protestante all’interno di una chiesa con tanto di coro gospel.
Tra il pubblico riunitosi ad ascoltare il sermone si intravede proprio Alicia Keys, che viene esortata dallo stesso reverendo ad inseguire i propri sogni e ad “uscire dal guscio”; a questo punto Alicia si alza ed esce dalla porta principale della chiesa per poi “entrare” on stage con il suo inseparabile pianoforte.
A questo punto ha inizio il vero spettacolo. Alicia apre le danze con l’
Intro dell’album “As I Am” per poi procedere con una primissima parte della performance energica e coinvolgente con
Ghetto Story e
Waiting for your love e dove una sorprendente Alicia partecipa essa stessa alle coreografie.
Il pubblico si scalda e l’atmosfera viene intiepidita dalle note di
Where do we go from here?,
You don’t know my name e la dolcissima ma sexy
Teenage love affair: Alicia senza il piano compensa egregiamente, sinuosissima si accompagna alle 3 coriste con sguardi ammiccanti e leggeri ondeggiamenti.
Arriva così il primo momento cover della serata, una versione egregiamente eseguita dalle vocalist di
Lady Marmalade, per lasciare il tempo alla divina di cambiarsi. Ed ecco che Alicia esce nuovamente ed intona
Got To Be There di
Michael Jackson. Continua la parte più movimentata e calda del concerto che si conclude con
Heartburn.
Alicia introduce se stessa ed il pianoforte portando alla seconda parte della sua performance, quella delle ballate e della parte di Alicia più romantica e sognatrice: il pubblico comincia ad andare in visibilio non appena sente le prime note di
Sure looks good to me. Alicia si interrompe invitando tutti ad battere le mani in sincrono per la performance di
How come you don’t call me che regala forse il momento migliore di questa parte di concerto, rivelando al meglio l’anima Soul di questa meravigliosa artista.
Alicia ci regala altre emozioni forti con
Butterflyz e
Goodbye, e sentirla per me è stata un duro colpo al cuore perché ogni singola parola descrive nei minimi dettagli le stesse cose che avevo provato a suo tempo. E’ incredibile quanto i testi di questa giovane cantautrice si possano avvicinare così tanto ai sentimenti ed alle esperienze quotidiane di persone ordinarie come me!
Nemmeno sul suo palco Miss Keys si dimentica della beneficenza: parlando di una delle sue terre d’origine, l’Africa, sul maxi schermo passa una serie di foto di bellissimi bambini africani. E’ questo il momento di
Prelude to a kiss, che si conclude con un appello a favore dell’organizzazione
Keep a child alive, progetto di cui Alicia si è fatta portavoce negli ultimi anni. La seconda parte della performance continua con la straordinaria
Superwoman, appellandosi a tutte le donne presenti, ed infine con
Wreckless Love.
Siamo circa a metà concerto, ed ecco la parte che in assoluto ho preferito su tutte: Alicia Keys e il vocalist
Jermaine Paul si esibiscono in un medley con
Diary, la cover di
Tender Love (originale dei
Force MD’s), e
My Boo: le due voci si fondono assieme in una maniera indescrivibile, quello che si sente è pura poesia – e già ce ne hanno dato una dimostrazione nell’ MTV Unplugged di Alicia.
Passano
Unbreakable, la struggente
Like You’ll Never See Me Again,
Feeling You Feeling Me, la canzone della rivincita femminile
Go Ahead accompagnata da una coreografia dove Alicia recita la parte della ragazza che respinge il suo oramai ex uomo, buttandolo poi in terra a fine canzone…geniale! Ed il tema della donna ferita, calpestata ma mai abbattuta torna con
A woman’s worth e
Lesson learned, si interrompe un attimo con
So simple ma riprende con
Karma.
Ma può la nostra eroina finire senza parlare d’amore, del suo lato più bello ed imprevedibile? Certo che no! Ecco che intona
The Thing About Love e la sua canzone-simbolo
Fallin’ – il suo riarrangiamento non mi ha entusiasmata molto se devo dire la verità, l’ha velocizzata troppo e le ha fatto perdere gran parte del suo senso originario in questo modo – seguita da
It’s a man’s man’s man’s world di
James Brown.
Le due ore di concerto sono quasi terminate ma ovviamente Alicia ci regala il gran finale con l’osannata
No One, che “stranamente” conosceva tutto il pubblico del Datchforum ed infine con una superba performance della mia canzone preferita,
If I Ain’t Got You, alla fine della quale la divina ringrazia e presenta la band ed i vocalist e si congeda in grande stile ma con una semplicità disarmante.