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Quando si parla dei Green Day sappiamo che i giudizi della critica, così come quelli dei fan che li hanno accompagnati fino a questo momento della loro carriera, sono sempre stati molto divisi.
Più di una volta il terzetto di Berkeley ha spiazzato i fans con qualcosa di inaspettato: intrigante e coinvolgente per alcuni, deludente e troppo soft per altri.
Forse, però, per i Green Day stavolta sono finiti i tempi in cui si pensava a fare di tutto per cercare di essere punk rocker; forse è iniziata a subentrare un po’ più di maturità che, sostituendosi all’incoscienza, alla rabbia e alla voglia di spaccare tutto, ha portato la band ad un album come Revolution Radio . La loro dodicesima fatica in studio è stata chiamata così, con un titolo che sembra pretendere la ribellione e il classico concept “F*ck the System” proprio del punk. Sfortunatamente, mi sento di dire, ciò è solo uno specchietto per le allodole.

Il pezzo di apertura Somewhere Now sembra, inizialmente, riportarci indietro ad un sound delle ballad americane degli anni ’70 per poi condire il tutto con qualche accordo più spinto, per un risultato che non si esalta troppo. Entrano poi con molta più grinta Bang Bang e la title track Revolution Radio, che mantengono ancora quella parvenza di Punk che nominavo prima; non a caso Bang Bang è stato anche il primo singolo tratto dall’album.
Segue Say Goodbye, una specie di frullato tra Personal Jesus dei Depeche Mode e il vecchio singolo Holiday, tratto da Americn Idiot del 2004, sicuramente tempi migliori, ma comunque un buon mix.
Outlaws tira decisamente il freno a mano e ci porta all’interno di una ballata banale e stilisticamente contraddittoria, ma che sappiamo non essere nuova nello stile dei Green Day.
Le successive quattro tracce Bouncing Off The Wall, Still Breathing, Young Blood e Too dumb To Die cercano di rimettere in piedi la situazione, ma senza riuscirci: il disco perde aggressività e slancio riducendosi a dei deja-vu stilistici e melodici risalenti agli ingloriosi Uno!, Dos! e Tres!.

Anche in Forever Now si sente una spinta che c’è, ma è come se rimanesse intrappolata sotto uno spessa lastra di plexiglas; quell’energia non si libera, non si sprigiona, sembra debba deflagrare da un secondo all’altro, ma resta intrappolata fino alla fine del brano, dove poi si perde e si scioglie in un arpeggio di chitarra acustica. Arriviamo ai saluti e Ordinary Word, sembra una canzone voce e chitarra, degna dei migliori falò da spiaggia, forse anche orecchiabile e valida per la chiusura di un disco dove in un’ora hai massacrato di punk-rock i tuoi fan, ma, purtroppo, non è questo il caso.

Questo disco arriva in un momento delicato per il trio californiano, ma disintossicazioni a parte, il suo compito sarebbe quello di non far assumere a Billie Joe Armstrong e compagni il ruolo di nuova boy-band pop, non so se ci sia esattamente riuscito, a mio modesto parere forse lascia il gruppo ancora in quel limbo tra punk con venature di pop, o, mi verrebbe da dire, più pop con qualche vena punk.
Direi che c’è poco da fare, quando sul disco c’è scritto Green Day uno si aspetta di più. È da American Idiot del 2004 che sono iniziate le prime delusioni, poi continuate con 21st Century Breakdown ed i già citati Uno!, Dos! e Tres!.
Tuttavia non manca però qualche nota positiva: anche se può sembrare paradossale, i brani più interessanti e riusciti dell’album sono Somwhere Now e Say Goodbye, un buon esempio di interiorità ed arrangiamento musicale, anche se non sono pezzi con particolarmente mordente ritmico.
Per tornare alla cosiddetta maturità, in questo disco la band sembra riflettere più su sé stessa, sulla loro interiorità, ma anche sul mondo che li circonda. Le tematiche che vengono affrontate sono amore, politica, armi, odio, l’abbandono delle droghe e dell’alcool. Sicuramente delle tematiche più adulte, più serie, ma che forse non vengono espresse al meglio dal sound che accompagna i testi e soprattutto non con la giusta rabbia, che sicuramente manca in questo disco di una band che già da un po’ ha perso la sua vena più punk.

A seguire le tracce del disco, voi cosa ne pensate? Fateci sapere il vostro parere