Eccoci qui, a poco più di due mesi dall’uscita del lead single Now or Never, è arrivato oggi in tutti gli store il nuovo progetto discografico di una delle icone pop della nuova generazione, Halsey. Hopeless fountain kingdom

Tempistiche perfette e ottima gestione del progetto da parte dell’artista e del suo team, cosa che ultimamente sembra essere tutt’altro che scontata nell’industria musicale (il caso di Iggy Azalea parla da sé). La ragazza dai capelli azzurri ha avuto modo in questi due mesi di preparare il pubblico al suo ritorno, pubblicando, oltre al già citato lead single, il singolo promozionale Eyes Closed e il secondo estratto ufficiale (?), Strangers.

Immagine distinguibile, concept ben definito e accompagnato da artwork decisamente affascinanti, hopeless fountain kindom si è presentato fin dal principio come un album ben studiato in ogni suo minimo dettaglio, non solo dal punto di vista musicale.

Tornare dopo un album di debutto acclamato come Badlands, capace di farla passare da totale sconosciuta ad apprezzata giovane popstar, dandole hit quali New Americana e Colors, era tutt’altro che semplice. Sarà riuscita Halsey nella missione di non far rimpiangere il suo disco di debutto? Ve lo diremo alla fine, prima non perdetevi la nostra recensione track by track di hopeless fountain kingdom (Deluxe):

1. THE PROLOGUE: quando accennavo al fatto dell’attenzione ai minimi particolari, mi riferivo anche a questo. In questa traccia Halsey recita, letteralmente la trama del suo lavoro. Esso si basa sulla celebre storia di Romeo e Giulietta, con la differenza che qui si tratta di due innamorati, Luna (Halsey) e Solis, facenti parte di due casate rivali, gli Angelus e gli Aureum. Un inizio certamente originale, capace di introdurre l’ascolto in maniera coinvolgente.

2. 100 LETTERS: la partenza vera e propria è rappresentata da 100 Letters, pezzo scritto a quattro mani da Halsey e Ricky Reed, quest’ultimo anche produttore del brano.

La Halsey “rumorosa”, folktronica ed electro lascia momentaneamente spazio alla sua versione pop più soft, per una midtempo synth/alternative che ci permette di ascoltare in maniera più limpida la sua voce, senza troppe modifiche e aggiunte di effetti in studio, che spesso la rendono quasi irriconoscibile. I fans di Badlands apprezzeranno questa “semplicità”, passatemi il termine.

Per quanto riguarda il testo è la stessa cantante e co-autrice a spiegare come 100 Letters racconti dall’inizio alla fine la relazione che ha ispirato il disco. “Amo Romeo e Giulietta perché mi sento come di aver vissuto lo stesso. Ho passato questa storia dove era come se sia me stessa che la mia metà stessimo morendo a forza di provare a far funzionare il nostro amore…ed è lì ce ho iniziato a scrivere nuova musica”.

3. EYES CLOSED: per questa traccia Halsey si è affidata ad un team di tutto rispetto. The Weeknd l’ha aiutata alla stesura di testo e melodia, mentre Benny Blanco, Cashmere Cat e Happy Perez si sono occupati della produzione.

Eyes Closed, primo singolo promozionale, rappresenta l’evoluzione di Halsey ed è una delle tracce che caratterizzano il sound synth/electro pop più aggressivo, gotico, a tratti selvaggio, che ha tirato fuori con quest’era. Il discorso performance vocale è praticamente l’opposto di quanto detto prima. Il brano è sicuramente uno di quelli dove edit ed effetti aggiunti in sala di registrazione si fanno maggiormente sentire…eppure è proprio uno dei punti di forza del prodotto finale. La canzone parte in maniera piatta ma esplode a sorpresa in un ritornello esplosivo e rabbioso, che tratta del fatto di trovarsi in una relazione mentre si provano ancora sentimenti forti per il proprio ex.

Con Eyes Closed inizia il vero hopeless fountain kingdom. La traccia sale con gli ascolti e finisce per avere un effetto ipnotico.

4. HEAVEN IN HIDING: come in tutte le tracce del progetto Halsey si è occupata della composizione, mentre la produzione è affidata a nientepopodimeno che Greg Kurstin, fidato braccio destro di Sia. Che dire, Kurstin sempre una garanzia; il suo zampino è magico e c’è solo da domandarsi come sia possibile che questa canzone sia stata inserita solamente nella Deluxe edition. Mistero.

Heaven in Hiding parte con una ricercata melodia, ben diversa dal sound sintetizzato che abbiamo appena lasciato. Questo è proprio un altro dei punti a favore di hopeless fountain kingdom, traccia dopo traccia non sai cosa aspettarti e quale lato di Halsey troverai. In questo caso non credo di esagerar nel dire che, oltre ad essere una delle perle del disco, Heaven in Hiding può tranquillamente essere considerata come uno dei più bei pezzi dell’intera discografia dell’americana. Strofe semplici ma ben sorrette dal timbro di Halsey, ritornello potente, orecchiabile e nuovamente dominato dalla vocalità dell’artista, che in tracce come questa riesce ad emergere al meglio, come fu per New Americana.

Narrativamente parlando, il testo racconta di un incontro tra due innamorati ad uno sfrenato party, durante il quale faticano a nascondere il loro amore. Senza dubbio uno dei picchi massimi del cd, e siamo solo alla 4 su 16.

5. ALONE: produzione nuovamente nelle mani di Ricky Reed, come si può percepire dallo stile, molto simile a quello di 100 Letters.

Alone è una midtempo pop con qualche piccola sfumatura r&b vecchia scuola, forse la traccia meno “da Halsey” dell’intero progetto. In effetti, sarà per questo sound troppo lontano da ciò che l’artista ha sempre rappresentato nel panorama musicale, o perché già di suo la canzone non presenta chissà quale memorabile qualità, sta di fatto che Alone all’interno del disco sembra quasi un pesce fuor d’acqua. Probabilmente necessita di un maggior numero di ascolti per essere apprezzata appieno, ma per il momento è rimandata.

6. NOW OR NEVER: come per Eyes Closed ecco nuovamente il trio delle meraviglie, Benny Blanco, Cashmere Cat e Happy Perez. Se il loro compito era quello di cucire attorno alla cantante un lead single degno di nota è il caso di dire che per questa volta hanno fallito.

Imparagonabile con il lead single della precedente era, Ghost, Now or Never, che molti hanno accostato a Needed Me di Rihanna, ci ha mostrato una Halsey intenta nel banale tentativo di aggregarsi alla massa, fatto incomprensibile visto la personalità che ha sempre dimostrato di avere, portando avanti e a testa alta il suo stile alternative anche quando non era tanto in voga quanto può esserlo oggi. Lo stesso pubblico non ha apprezzato la scelta, tanto che il singolo ha praticamente fatto toccata e fuga nelle classifiche, sebbene un peak alla 26 nella Hot 100.

Il testo riprende ovviamente la storia d’amore ostacolata tra Luna e Solis, come si può vedere anche dal violento video, girato a Mexico City, ispirato alla trasposizione cinematografica di Romeo e Giulietta di Baz Luhrmann.

7. SORRY: torna Greg Kurstin ad affiancare Halsey ed il risultato è nuovamente esaltante, esempio di come un professionista vero qual è lui difficilmente finisce per fallire in maniera plateale.

Con Sorry la cantante ci presenta un’intensa piano ballad che fa finalmente focalizzare l’attenzione dell’ascoltare sulla sua voce piuttosto che sulle corpose basi. Halsey sa cantare, lo conferma nei live e lo dimostra in brani basic come questo. Il talento è anche questo, versatilità e capacità di render bene con e senza il sostegno di produzioni ipnotiche che catturano l’interesse senza la necessità di chissà che performance vocale.

Sorry è una canzone profonda che fa emergere tutto il cuore dell’artista. All’interno delle strofe la ragazza lamenta tutte le insicurezze che provava durante la sua storia ormai finita. Queste insicurezze l’hanno portata a respingere la sua metà, tanto che si domanda preoccupata se sarà in grado di lasciar avvicinare qualcun’altro a lei in futuro. Altro pezzo forte di hopeless fountain kingdom, 2 su 2 firmati Kurstin.

8. GOOD MOURNING: l’interlude in questione propone un gioco di parole tra la parola Morning (mattina) e Mourning (lutto). La frase ripetuta da Halsey, “Sun is coming up”, suggerisce un cambio di rotta di qui in poi, con nuovi orizzonti che si affacciano per la tormentata storia d’amore.

9. LIE (FEAT QUAVO): nei crediti della traccia numero 9 figura, oltre alla protagonista e al produttore norvegese Lido, anche un certo Quavious Marshall, conosciuto come Quavo…ormai letteralmente ovunque. Il leader dei Migos è un po’ la Nicki Minaj del 2017, pertanto non c’è da sorprendersi se sia finito anche in un brano del nuovo disco di Halsey.

Halsey si occupa della prima strofa, dei cori e del ritornello di questa mid-tempo synth pop a tinte dark/gothic, mentre a Quavo è affidata l’intera seconda strofa. 2.29 di canzone che filano via molto veloci.

Come suggerisce il titolo si parla di bugie dette durante una relazione, così tante che si finisce per essere sovrastati da esse. Featuring carino, niente di più.

10. WALLS COULD TALK: ancora Peder Losnegård, in arte Lido, per questa mini canzone di 1.42 min.

Walls Could Talk è il tipo di traccia sfacciata e risoluta che tanto bene si sposa con la personalità di Halsey e infatti, vista la qualità, un po’ dispiace duri così poco. A rendere ancora più piacevole e intrigante la melodia è senza dubbio l’apporto di strumenti eleganti, inconfondibili e spesso bistrattati dal mondo mainstream quali viola (suonata da Kiara Ana), violoncello (Adreienne Woods) e violino (Chrysanthe Tan).

“Dannazione, se i muri potrebbero parlare” canta Halsey, “Non sarei più la tua ragazza“.

11. BAD AT LOVE: per la traccia n.11 si è unito attorno ad Halsey un altro team di tutto rispetto, composto, tra gli altri, da Reed, Justin Tranter e Rogét Chahayed.

Dopo una serie di canzoni non troppo aggressive, vocalmente parlando, ritroviamo il timbro graffiante che ci ha fatto innamorare di New Americana un paio di anni fa. Le strofe, in cui la cantante si propone in maniera soft con un canto veloce, quasi rappato, si alternano ad un ritornello convincente e orecchiabile, in cui traspaiono rabbia e delusione verso sé stessa.

Nel corso del pezzo Halsey ricapitola tutte le sue passate storie d’amore e cosa è andato storto in ognuna di esse. In ognuna delle relazione era convinta che l’altra metà sarebbe stata quello/a giusto/a capace di “aggiustarla”, ma ogni volta finiva per ricredersi per varie ragioni. In base a questo flusso di coscienza finisce per convincersi che il problema è lei, e il fatto che è “pessima ad amare”.

12. DON’T PLAY: si rivede il norvegese Lido per una traccia che si discosta completamente da tutte le precedenti.

Don’t Play è una midtempo electro/synth pop violenta e decisa, in cui Halsey si lancia in un’interpretazione assolutamente convincente, specie nel ritornello, sfacciato come non mai “Motherf*cker, don’t play with me”.

Come si può immaginare dal sound e dall’aggressività della performance vocale, Don’t Play descrive i momenti post rottura. Va in un bar dove inizia a bere, alza il gomito e paga drink a tutti. Il verso da cui è stato è stato estratto il titolo dice “don’t play with me”, nel senso che non ha voglia di giocare allo stupido gioco di prendersi/lasciarsi perché lei si sente già la vincitrice-

13. STRANGERS (FEAT. LAUREN JAUREGUI): non c’è nulla da fare, tris di Kurstin e terzo picco massimo di hopeless fountain kingdom. Sarà un caso? Aspettate le tracce successive e vediamo.

Secondo singolo estratto pochi giorni fa, Strangers contiene il secondo duetto del cd, con la cantante delle Fifth Harmony Lauren Jauregui, qui immedesimata nei panni di Solis, l’amante di Luna/Halsey. Si tratta del brano forse più atteso dal momento in cui venne svelata la tracklist, vista la presenza di una giovane collega che ha dimostrato di saper il fatto suo vocalmente parlando, grazie ad un timbro particolare e tra i più riconoscibili della sua generazione. Traccia di qualità, convincente sotto ogni punto di vista e altrettanto convincente anche l’unione tra le due voci, che si trovano alla perfezione.

Come ha spiegato Halsey qualche giorno fa Strangers parla di una relazione tra due donne e, proprio per rendere più veritiero il testo, ha voluto fortemente collaborare con Lauren, come lei bisessuale dichiarata. Senza contare che, sempre stando alle sue dichiarazioni, è la primissima canzone che scrive riferendosi apertamente ad una donna, mentre solitamente usa pronomi neutrali.

Sarà certamente interessante vedere il video ufficiale della traccia, anticipato da una breve clip qualche giorno fa.

14. ANGEL ON FIRE: della carrellata finale di pezzi prodotti da Greg Kurstin fa parte anche questa Angel On Fire, traccia numero 14 della Deluxe Edition.

Midtempo synthpop non immediata come le produzioni di Kurstin precedentemente elogiate ma senza dubbio un altro ottimo lavoro dal punto di vista qualitativo, con una base ipnotica ed un ritornello che fa esplodere al meglio la voce di Halsey. Angel On Fire è una canzone in salsa epica nella quale la ragazza rimembra i bei tempi nei quali si trovava al centro dell’attenzione anche se, nonostante ciò, provava comunque uno strano senso di inquietudine. Per raccontare tutto ciò l’artista si affida ad un riferimento con l’antico mito greco di Icaro, morto annegato per non aver ascoltato i consigli del saggio padre.

15. DEVIL IN ME: dulcis in fundo, per la penultima traccia di hopless fountain kingdom Greg Kurstin ha chiamato all’appello l’amica Sia Furler, ed insieme a Halsey hanno dato vita ad un altro pezzo davvero notevole (è la prima collaborazione tra le due donne).

Subito si nota la penna di Sia nella costruzione di questa coinvolgente power ballad in toni dark, dove Halsey canta con un tono malinconico che sfocia in un ritornello straziante e disperato. Una delle migliori performance vocali della giovane cantautrice, senza alcun dubbio. Sarà molto interessante vedere come verrà proposto questo brano dal vivo (nell’eventualità che dovesse essere scelto per la setlist del tour).

Come si evince dal titolo, Halsey racconta di come fosse solita sentire dei demoni dentro di lei pronti a buttarla giù, problema che era riuscita a controllare nel momento in cui era innamorata, che però si sono ripresentati non appena la relazione ha iniziato a vacillare.

Si nota infine qualche piccola similitudine con un singolo della precedente era Badlands, Hold Me Down.

16. HOPELESS (FEAT. CASHMERE CAT): si conclude così questo lungo disco, con un featuring in compagnia del co-produttore del pezzo, Cashmere Cat (l’altro producer è Benny Blanco).

La mano electro del DJ norvegese andando avanti con il pezzo finisce con il sentirsi fin troppo, tanto da andare a sovrastare la voce di Halsey, qui estremamente modificata e snaturata. Produzione piatta, specie nel ritornello, che nemmeno la personalità vocale della ragazza riesce a a risollevare. Fastidiosi i vocalizzi elettrofolk alla Hide and Seek (nel singolo di Imogen Heap sono tutt’altra cosa).

Canzone che non fa rimpiangere la fine di un album che meritava un finale all’altezza di ciò che fin qui avevamo ascoltato.


Siamo arrivati alla fine di questa recensione. Ora posso finalmente rispondere alla domanda posta all’inizio, è riuscita Halsey a non far rimpiangere il suo disco di debutto, Badlands?

La risposta, a mio parere, è sì, non lo fa rimpiangere per il semplice fatto che quel disco è e sarà sempre il più importante della sua carriera, mentre hopeless fountain kingdom rappresenta un’evoluzione dal punto di vista stilistico.

I punti di forza, come ho più volte ribadito, sono senza dubbio l’imprevedibilità stilistica che si riscontra durante l’ascolto, l’invidiabile versatilità della ragazza e nel contempo la sua spiccata personalità, l’apporto-garanzia di Greg Kurstin e il lavoro certosino che si cela dietro ogni centimetro di questo progetto: dal concept all’artwork, dai testi alle produzioni.

Al contrario, note di demerito vanno in primis alle scelte di tracklist e lead single, quest’ultimo estratto come rappresentante di un album che invece non rappresenta affatto. Della tracklist non mi capacito come sia possibile escludere dalla standard edition brani come Heaven in Hiding, Angel on Fire e Don’t Play, preferendovi Alone o Now Or Never.

Detto questo, non vi aspettate un album commerciale ed immediato, perché Halsey non è questo tipo di artista e non lo è (quasi) mai stata.


Vi ricordo infine che il prossimo 27 giugno sarà in concerto a Milano, all’ippodromo di San Siro. QUI per acquistare i biglietti.