Se dopo aver ascoltato “The Marshall Mathers LP2” di Eminem avete pensato che l’hip-hop nel 2013 aveva ormai espresso tutto, dovrete ricredervi. Innanzitutto, perchè il 15 dicembre siamo in attesa del nuovo album di Talib Kweli, “Gravitas”, che potrebbe davvero chiudere il 2013 (salvo scoprire che B.o.B. il 17 dicembre ha davvero l’arma segreta per sconvolgere il genere). E poi perchè, Hopsin può ancora rivendicare la sua importanza nel rap. Proprio così, “Hop is Back“! Questo non è solo il titolo del lead single dell’album “Knock Madness“, ma l’affermazione assoluta che questo rapper ha qualcosa da comunicarci.

Il difetto di Hopsin può essere la sua discontinuità. Abbiamo ascoltato il suo ultimo album nel 2010, “Raw”, dopodichè ne erano state perse le tracce. L’abbiamo riascoltato in qualche brano della serie “Ill Mind of Hopsin” e poi di nuovo il nulla, fino a luglio 2013 quando abbiamo ascoltato il sesto appuntamento degli “Ill Mind of Hopsin”, “Ill Mind Six: Old Friend” e l’annuncio del nuovo album. In realtà, non ci avevo neanche pensato a recensire l’album, visto che lo stesso rapper ha dichiarato due settimane fa che, dopo il tour per promuovere l’album, si prenderà un’altra pausa. Non mi pare una grande serietà, anche se fatto allo scopo di ritrovare se stesso!

KnockMadnessCover

A parlare, però, sono stati i fatti. Meglio, quelli che racconta nel suo album e che vengono espressi con un gran flow e basi spettacolari, tutte auto-prodotte (solo in “I need help” si è aggiunto Dj Hoppa). I testi riguardano per la maggior parte l’auto-celebrazione e le attese che i fan hanno su Hopsin per il rilascio del nuovo materiale. Queste attese, però, si scontrano con una pressione che il rapper poco regge. Una delle conseguenze è la rottura con la sua ragazza, cantata in “Tear to snow“, e che sarà la ragione per cui vorrà fermarsi di nuovo dopo il tour del 2014. Altro tema ricorrente è la solitudine che Hop sente e che possiamo ascoltare soprattutto in “Gimme that money“, sui falsi amici interessati più che altro ai soldi del rapper, e in “I need help“. Sempre dal punto di vista dei testi, a distinguersi sono: “Old friend” (di cui abbiamo parlato all’uscita del singolo), “Still got love for you“, in cui canta ancora l’amore che prova per una donna che ha avuto un bambino con un altro uomo, e “What’s my purpose“, in cui si parla di razzismo e se la prende con la stupidità della gente e il sistema (“questo dannato losco sistema è l’antagonista, sono loro ad averci cresciuti, trasformati in stupidi in gabbia, loro sono ciò di cui noi abbiamo paura, loro sono ciò che noi non siamo. Loro sono la ragione per cui viviamo incessantemente per i soldi e non possiamo semplicemente muoverci. Si stanno prendendo i nostri sogni e tu ci rinunci. […] Siamo tutti schiavi e se provassimo a cambiare qualcosa, ci fott*******o subito“).

Musicalmente, le canzoni hanno ritmi piuttosto cupi e spesso arrabbiati, con le eccezioni di “Still got love for you“, “Good Guys Get Left Behind“, “Gimme That Money“. Da ascoltare sono sicuramente “Lunch Time Cypher“, con tanto di beatbox da renderlo un vero e proprio cypher, “Who’s There” con i labelmate Dizzy Wright e Jarren Benton, “Rip your heart out” con quel folle di Tech N9ne, “Gimme That Money“, “I need help” e “Nollie Tre Flip“.

Complessivamente, quest’album ha poco da invidiare agli altri album commerciali pubblicati quest’anno e potrebbe anche reggere il confronto con Tech N9ne, Jay Z, Kanye West e Eminem. L’unica debolezza, soprattutto se confrontato con quest’ultimo album, sono i testi poco elaborati, seppure strettamente personali. Il lavoro, però, che Hopsin ha fatto in circa 7 mesi merita almeno un ascolto, e la considerazione che quell’ora e un quarto che avete passato ad ascoltare l’album è valsa fino all’ultimo secondo.

Voto personale: 8

  • Fibroga

    Lo spaccato di What’s my purpose è quello che è successo in Italia negli ultimi 20 anni.