Ermal Meta: un personaggio difficile da inquadrare, con un grande charme che deriva da quell’alone di mistero dell’artista un po’ tormentato che si porta dietro. Da un lato lo si potrebbe quasi affiancare a quella scia di artisti indipendenti che nell’ultimo periodo stanno vivendo una sorta di rivincita, se non fosse che poi, ogni Sabato, lo ritroviamo in prima serata su canale 5 come giudice ad Amici. Fino a qualche anno fa frontman di La Fame Di Camilla, una delle band indipendenti di cui si diceva poco prima, ma allo stesso tempo penna raffinata e autore di hit per altri suoi colleghi, per esempio Straordinario, che Chiara ha presentato a Sanremo qualche anno fa.

Ecco, questo è tutto quello che Ermal Meta ha portato ieri sera sul palco dell’Alcatraz di Milano. Una data già sold out da parecchio tempo, tanto che l’organizzazione ha deciso all’ultimo di fare un regalo ai fan e mettere in vendita gli ultimi cento biglietti, inizialmente riservati come omaggi. Un concerto di due ore che ha il pregio di non annoiare mai, di cambiare spesso direzione e, soprattutto, di coinvolgere.

Il cantante decide di mettere in chiaro le cose già dal primo brano, Odio Le Favole, uno dei più conosciuti della sua discografia. Il pubblico decide di fare altrettanto e di chiarire subito che non si risparmierà: canta e si scatena. Un pubblico devoto, capitanato da I lupi di Ermal, gli iscritti al fanclub che hanno conquistato le prime file.

Prima si accennava al fatto che il concerto cambia spesso direzione ed infatti si potrebbero identificare come tre grandi cuori che hanno pompato musica sul palco dell’Alcatraz. Un primo grande cuore è quello elettronico, che si può sentire battere in brani come il già citato Odio Le Favole, ma ancora di più in Gravita Con Me e Rien Ne Va Plus. Qui l’elettronica fa da trama a ritmi serrati e il club sembra quasi trasformarsi in una pista da ballo.

Altro grande cuore è quello acustico, messo a nudo nel momento in cui Ermal Meta si arma di chitarra e lascia riposare il resto della sua band. Regala un’intensa e romantica esibizione di New York, mentre gli schermi alle sue spalle proiettano immagini di cieli stellati, e una performance assolutamente spaziale in Amara Terra Mia, cover che chiude con vocalizzi dall’impostazione lirica che lasciano tutti a bocca aperta. E chi se la aspettava una voce del genere da Ermal Meta. Chapeau!

Neanche a dirlo, l’ultimo cuore è quello rock, che rivela su brani come Umano, e che scalpita sui brani che recupera dalla sua esperienza con la Fame di Camilla: sto parlando di Buio e Luce e Come il sole a mezzanotte, che introduce dicendo: Possiamo anche essere dei coglioni a volte… però siamo unici, lo siamo tutti.

Non ha importanza con quale di questi cuori Ermal Meta stia parlando al suo pubblico: lo trova sempre ricettivo, coinvolto, soprattutto su brani dal grande impatto emotivo come Piccola Anima e Ragazza Paradiso. Su questo brano, mentre il pubblico canta a gran voce il ritornello, anche un esplosione di petali nell’aria. La grande energia degli arrangiamenti è restituita anche da una performance vocale di tutto rispetto, che nonostante brani impegnativi, si mantiene ottima fino alla fine del concerto, anzi stupendo in alcuni momenti per potenza ed estensione.

A chiusura del concerto, due brani che il grande pubblico conosce tramite voci diverse da quella di Ermal Meta. Il primo è Straordinario, di Chiara, che Ermal presenta nella sua versione originale, completamente diversa. Rock, con un arrangiamento energico, che se a primo impatto può stranire – abituati alla versione più eterea di Chiara – già dopo il primo minuto coinvolge completamente ed ha il suo perché. Il secondo è A Parte Te, conosciuta ai più come Sempre Sarai, di Moreno in duetto con Fiorella Mannoia. L’atmosfera è densa di emozione e tutta la prima strofa è cantata unicamente dal pubblico, con Ermal Meta che lo accompagna al pianoforte. Una conclusione emozionante e perfetta per un concerto che per due ore ha fatto proprio questo: emozionato. Facendo saltare, facendo cantare, facendo pensare, che è poi il merito della musica, quella vera.