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Come saprete, da quando lo streaming è stato inserito nelle classifiche, si è creata una vera e propria confusione tra copie vendute e copie equivalenti (relative anche allo streaming dell’intero album o spesso determinate unicamente dal successo dei singoli), il risultato è una classifica album ibrida in cui spesso ai vertici o comunque in top 10 ci sono sempre i soliti nomi, malgrado le vendite reali dei progetti discografici non siano poi così esaltanti, per non parlare poi della qualità, impedendo molto spesso dei debutti in vetta a nuovi volti o a chi ha confezionato degli album che lo meriterebbero senz’altro.

Da una parte è vero che la gente acquista sempre meno musica, dall’altra è vero anche che c‘è sempre meno qualità, e soprattutto negli ultimi anni, l’industria musicale ha pensato di puntare su personaggi abbastanza scialbi e vuoti, artisticamente parlando, che non sono riusciti per niente a fare breccia degli appassionati di musica, quelli che cercano vera qualità, e non qualche sobbalzo ormonale dovuto alla giovane età.

Queste classifiche miste ci danno una visione distorta della situazione e mandano spesso avanti la non-qualità, che peraltro non sta riscuotendo poi tutto questo grande successo. E nessuno mi toglierà mai dalla testa che nessuno streaming potrà mai avere il valore di una vendita, la gente è disposta a pagare per la qualità, ed album come “Lemonade” di Beyoncé e “25” di Adele ne sono la piena dimostrazione, ed è giusto che la qualità per la quale la gente è disposta a far uscire denaro dalle sue tasche, venga premiata.

Cosa accade invece oggi? Praticamente per supportare il proprio artista preferito è meglio non acquistarli i cd, perchè tanto se compro un cd di Janet Jackson (nome a caso) e me lo ascolto per cavoli miei, non contribuirò con quegli ascolti a far salire l’album in classifica nè a fargli ottenere certificazioni, e Janet verrà surclassata dalla popstar scarsona di turno per la quale la gente non paga l’album, ma preferisce ascoltarla senza spendere un euro, perchè spesso tanto vale quel tipo di intrattenimento, zero. Poi c’è chi azzecca la collaborazione giusta con il rapper del momento, e grazie al successo di un singolo permane in top 10 (in classifica album) per mesi pur avendo venduto praticamente una miseria in USA (si, sto parlando di Rihanna).

Per le classifiche ufficiali americane dobbiamo sempre far riferimento a Billboard, che in genere rivela quante sono le copie effettivamente vendute e quante sono quelle derivanti dallo streaming, ma attenzione perchè lo fa solo per le primissime posizioni, quindi in genere relativamente ai debutti, man mano che un album scende, anche se in top 10, Billboard difficilmente rende noti i dati di vendita reali. Tornando sempre all’esempio di Rihanna, riferendosi alle copie equivalenti, Billboard continuerà a ripetere Rihanna + 50mila, anche se poi magari le copie vendute effettivamente sono 5mila.

Guardando fino a poco tempo fa su Twitter l’account @chartnews periodicamente, si potevano fare delle scoperte molto molto interessanti, dal momento che esso riportava i dati reali  di vendita di tutti gli album, dati spesso omessi da Billboard nella compilazione delle classifiche.  Potevamo ad esempio scoprire che Selena Gomez in realtà ha venduto in USA circa 350mila copie, o che Rihanna stessa ancora non è riuscita ad arrivare alla vecchia certificazione gold, essendo ancora a quota 455mila (in pratica Rihanna e la Gomez hanno venduto una cifra simile).  Potevamo scoprire che album che hanno ricevuto una esposizione mediatica massiva come quello di Kendrick Lamar e di The Weeknd fino a poco tempo fa non fossero nemmeno arrivati al milione di vendite in USA, per non parlare poi di gente come Charlie Puth, che ha tirato su 130mila copie.

Ora arriva la notizia: senza dare alcuna spiegazione, @chartnews abbandona la sua attività su Twitter, con quest’ultimo tweet:

Ovviamente non sapendo la motivazione ufficiale di questa chiusura, possiamo fare solo delle ipotesi.

Che l’industria musicale stia pian piano decidendo di non rendere noti i dati di vendita effettivi dei vari progetti in modo da poter gestire meglio l’immagine di determinati dischi per i quali fanno promozione e che devono apparire sempre e comunque in alto al pubblico di fruitori di musica?

Se così fosse fra non molto anche in USA si potrebbe verificare la stessa situazione che abbiamo in Italia: semplici nomi in successione senza la benchè minima idea dei dati di vendita.

Che ne pensate di questa eventuale prospettiva? Cosa comporterebbe?

  • MA NOOO CHE PALLE! Adoravo quell’account. Mi faceva sentire l’unico non malato di mente ad essere interessato alle vendite musicali X

  • ma la libertà d’espressione dov’è ? quello che stanno facendo non mi sembra tanto legale

  • Navy_Swift

    Ovvio visto che la situazione è sempre più imbarazzante
    E non è la crisi del mercato discografico a favorire lo streaming ma piuttosto il contrario…

    • 1989 e’ in streaming su Apple music, quindi….

      • Navy_Swift

        Sì ma da relativamente poco, tutte le copie vendute non derivano certo da li

      • si ma non puoi dire che 1989 non abbia avuto supporto dallo streaming

      • Navy_Swift

        Dai ma scherziamo? Quanto ha pesato lo streaming nel suo successo?0
        Il debutto di 1.287.000 copie negli USA non lo ha fatto certo con lo streaming, i 5 dischi di platino in America non li ha fatti certo con gli streaming e nemmeno le 11 settimane alla numero 1, quindi non diciamo che ha avuto supporto dallo streaming dal momento che il suo successo già lo aveva fatto quando è arrivato su Apple Music

      • Però è salito in classica dopo che è stato messo su Apple Music…. Non ti sto mica dicendo che l’80% delle vendite servano dagli streams

      • Navy_Swift

        Vabbe si ma con il mio discorso volevo dire che c’è gente che compra ancora gli album, 1989 va bene come esempio perché nonostante Apple Music, il 99% viene dalle vendite vere, quindi xD

  • Enna

    praticamente ora anche le classifiche diventano un mezzo promozionale per elevare i soliti nomi cosi da guadagnarci sopra (ovviamente per la maggiore le label) niente di nuovo, tanto tutto gira intorno ai soldi, la musica che sentiamo ora è fatta solo per soldi, specialmente le canzoni trite ritrite con le stesse sonorità rilasciate sperando diventino hit #BORING io rimarrò sempre della mia idea che le classifiche non contano più, un disco può vendere anche meno di 1000 copie ma se è bello lo ascolterò e comprerò preferendolo ad una cagata colossale alla #1

  • Boh!

    Anche Mediatraffic sta cambiando le regole.

  • MUSIC is the way.

    mah a me sembra sempre che andiate a pescare il pelo nell’uovo con sto streaming. è il futuro della musica, fatevene na ragione

  • Matteo Berardi

    Hahaha e alcuni Navy si bullavano del doppio platino di Anti ahhahaha Chris con il team di riri venderebbe il quadruplo .
    Mi dispiace per chart news lo seguivo sempre

  • Umberto Olivo

    che schifo. praticamente possono inventare le cifre che vogliono adesso, far arrivare alle prime posizioni chi vogliono, senza che nessuno ci informi su come stanno davvero le cose. ma tanto prima o poi la gente si stancherà.