Fra gli album R&B che sono stati pubblicati negli ultimi mesi non possiamo non considerare il terzo sforzo discografico della bravissima K. Michelle, “More Issues Than Vogue”. Il progetto, rilasciato nel mese di marzo dopo un unico singolo anticipatore (Not A Little Bit), è riuscito a raggiungere la no.2 della Billboard 200 senza però mostrare chissà quale costanza in classifica, inserendosi in un contesto in cui gli album R&B sembrano non riuscire quasi mai ad ottenere risultati positivi.

Le vendite, lo sappiamo bene, non premiano sempre i lavori migliori, e dunque questo non è certo indicativo nell’appurare il reale livello musicale del progetto, rilasciato fra l’altro da un’artista che negli ultimi anni è riuscita a farsi notare per via di buone doti artistiche e di una timbrica niente male. Di K. Michelle ultimamente si è parlato soprattutto per l’apparizione eccessivamente hot avvenuta nel video di Jason Derulo “Naked”, ma siamo sicuri che sia davvero questo l’unico argomento relazionato a lei di cui vale la pena parlare? Noi sicuramente no, ed è per questo che ci tuffiamo alla scoperta di questo progetto!005243792_500

Fin dal primo momento, questo disco mette in chiaro che ci troviamo nell’universo della musica urban ed R&B, e per dimostrarcelo Kimberly esordisce addirittura con una intro rappata, un inizio che francamente ci sorprende, e che ci lascia ipotizzare di trovarci davanti ad un disco abbastanza ritmico, non formato soltanto da slowjam somiglianti al primo singolo.

Ed in effetti queste aspettative vengono rispettate: Kimberly si misura spesso con sensualissime slow jam che ci cullano, ammaliano ed ipnotizzano che con la loro sinuosità, ma non disdegna nemmeno up tempo incalzanti, in cui chitarre suonate dal vivo vanno spesso a sommarsi al sintetico. Presenti anche brani molto emotivi, pezzi in cui il talento interpretativo dell’artista viene maggiormente a galla.

Le produzioni sono ben fatte, riescono ad emozionare l’ascoltatore nei lenti ed a vivacizzare l’atmosfera nelle up tempo, e sanno sempre come fare per valorizzare la bella voce di Mrs Michelle, la quale riesce ad esprimere al meglio le emozioni che trasudano dai testi che interpreta proprio grazie al colore del suo timbro. Il suo timbro, del resto, riesce ad essere incredibilmente versatile, passando dall’emotività di tracce come “Not A Little Bit” alla sfacciataggine di brani come “Mindful”. Ve li proponiamo di seguito per far notare la differenza.

Una potenza vocale davvero notevole quella di Kimberly, che andandosi a sommare alla sua espressività sa dare alla luce tracce dall’impatto notevole, una vera goduria per gli amanti delle belle voci black e delle interpreti capaci di arrivare al cuore attraverso la loro ugola. L’artista si spinge sovente sul registro acuto, lanciandosi in virtuosismi di ottimo livello che non possono passare inosservati. Allo steso modo va tenuto un’occhio di riguardo per i cori e ai (pochi) hook, fatti davvero con gran cura e classe e capaci di aggiungere altra qualità al lavoro.

Un occhio di riguardo va tenuto per “Make a Bed”, duetto con Jason Derulo. La coppia si conferma affiatatissima, le loro voci si sposano alla perfezione fra di loro e ci deliziano nel bel mezzo di un ritmo incalzante e ballabile che trasmette energia e sensualità contemporaneamente. Posto esattamente a metà del disco, questo brano rallegra e vivacizza l’atmosfera, e potrebbe costituire una buona hit.

In realtà, questo duetto è l’unico potenziale singolo mainstream che troviamo nel disco (esclusi quelli già lanciati, ovviamente), ma questo non costituisce un difetto per gli amanti del genere: quest’album punta tutto su sonorità raffinate, atmosfere soffuse, ed il tutto funziona alla perfezione.

Non mancano però sorprese, come ad esempio “Nightsand”, traccia che cambia ritmiche da un momento all’altro, o la successiva “These Men”, che dopo un’inizio fatto di archi si trasforma in una up tempo vintage, musica pur sempre raffinata ma diversa rispetto a come ci veniva presentata nei primi secondi. Fra l’altro, questa traccia ci sorprende con la performance vocale sul finale, davvero sbarazzina!

Oltre quello con Jason, il disco include un altro feat, in cui l’artista riesce a far incontrare due generazioni di rapper: Trina e Yo Gotti si incontrano infatti in “Rich”, una up tempo urban dal ritmo sbarazzino e scanzonato. Una buona traccia per spezzare un andazzo fatto di raffinatezza e ricercatezza che all’ultimo avrebbe potuto stancare, anche se effettivamente preferiamo la K. Michelle delle slow jam rispetto a questa.

Infine il disco si conclude con “Sleep Like a Baby”, il perfetto esempio di come una base ritmata e l’impronta vocale da slow jam possano convivere in esperimenti ben riusciti e qualitativamente magnifici! Apprezziamo molto anche gli influssi elettronici del brano, i quali non prendono il sopravvento e non snaturano lo stile dell’artista, ma semplicemente ne dimostrano la sua versatilità.

In fin dei conti, ci troviamo davanti ad un album di buon livello, un disco in cui una voce potente trova al suo servizio produzioni ottime, riuscendo ad ottenere un risultato finale davvero notevole. Tutto ciò ci porta ad esprimere una valutazione positiva del progetto, un disco che a nostro avviso meritava attenzioni di gran lunga migliori.