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Katy Perry è nel mirino della lotta al primato del mercato dello streaming? La nota cantante statunitense in questi mesi si sta dedicando interamente alla registrazione del suo quarto album discografico, che ancora non è stato ultimato ma che è ancora in piena fase creativa (puoi scoprire QUI tutti i dettagli), nonostante negli scorsi giorni Katy sembrerebbe aver lasciato sui social alcuni indizi sull’imminente rilascio di nuova musica (clicca QUI per saperne di più).

La Perry, come sappiamo tutti, è già tornata a far capolino nelle scene musicali con il nuovo singolo Rise, completamente slegato dai progetti del nuovo disco ma che non è riuscito ad avere un grande impatto in nessuna classifica mondiale, e nemmeno in USA, suo fortino da sempre. Sono stati vari i motivi che, secondo il pubblico, hanno portato Rise all’insuccesso: la scarsa visibilità di Katy (che ha promosso in pochissime occasioni il nuovo singolo), il periodo estivo in cui spesso le vendite non sono le migliori oppure il sound della canzone, molto diverso rispetto al consueto repertorio della popstar e dalla classica hit estiva. Tuttavia, da alcuni giorni, sembrerebbe emergere una nuova versione dei fatti, che vedrebbe al centro della questione una decisione che Katy Perry avrebbe preso in merito al rilascio di Rise.

Come ricorderete, “Rise” è stato rilasciato all’inizio soltanto come esclusiva Apple Music, il noto servizio di streaming musicale dell’azienda californiana aperto a luglio dell’anno scorso, e soltanto una settimana dopo l’uscita Rise è stato rilasciato per il competitor Spotify, ancora oggi leader del mercato dello streaming (nonostante la Apple cerchi di intaccare il suo dominio). Proprio in questa lotta agguerrita tra le due piattaforme musicali è andata di mezzo Katy Perry, che, secondo il sito di informazione Hits Daily Double, è stata punita dallo stesso Spotify (che non ha digerito l’esclusiva della concessione ad Apple Music) attraverso una particolare strategia di “boicottaggio”.

Infatti il leader dello streaming musicale non ha incluso Rise in nessuna playlist dedicata ai brani del momento, facendo sì da oscurare qualsiasi tipo di visibilità per il brano della Perry e causando non pochi problemi anche con il manager della cantante, che, nonostante la veemente reazione nelle sedi generali di Spotify (riportata sempre da Hits Daily Double) non è riuscito ad ottenere alcun risultato concreto per il singolo della Perry, ormai sprofondato nelle classifiche mondiali.

Purtroppo (o per fortuna?) le esclusive, se a volte hanno dei riscontri davvero enormi (consideriamo il recentissimo caso di Frank Ocean), altre volte purtroppo diventano deleterie per artisti e case discografiche. Cosa ne pensate di questa notizia?

4 Commenti

  1. Che peccato che Rise non abbia conquistato il pubblico (qualsiasi sia il motivo). Per me è un pezzo migliore della metà delle hit di Prism.

  2. Per quanto mi riguarda, se fosse vero, è stata una mossa stupida da parte di Spotify. Stiamo parlando di una società che avrà pure il servizio di musica in streaming più utilizzato al mondo ma che per via degli accordi con le case discografiche e per l’imminente ingresso in borsa opera in debito (circa 1 miliardo di dollari a marzo 2016). L’azienda è dovuta correre ai ripari rimodulando i piani e prorogando la promozione dei 99 centesimi per diversi mesi.
    Come minimo avrebbe dovuto pubblicizzare un artista famoso a livello mondiale in homepage e nelle playlist, invece come si è visto la canzone, finita l’esclusiva temporanea di 1 mese, non è stata inserita nella sezione “Nuove Uscite” e in alcuna playlist (la cosa comica è che in realtà è apparsa per un’ora in quella chiamata “New Music Friday” per poi sparire misteriosamente). Solo settimane dopo è stata inserita nella “NMF”, mentre la Capitol Music è corsa ai ripari pubblicando i remix di “Rise”.
    Il punto è, Spotify cosa ottiene per se stessa con un comportamento del genere quando invece un aumento degli streaming sulla propria piattaforma non avrebbe potuto che giovarle?

  3. sono sempre stato di questa idea! menomale che adesso non potrà più dare nessuna esclusiva! purtoppo è così! comunque avremo la conferma domani quando vedremo come si sarà comportata PI su spotify, visto il pubblico “simile” e visto che gaga è nei banner e nelle playlost di spotify, vedremo se la colpa dell’insuccesso dello streaming è dovuta al boicottaggio o perchè si rivolgono ormai a un pubblico che scarica ma non usa lo streaming.

    In effetti la canzone è alla 15 su itunes USA!

  4. C’è qualcosa che non mi convince… Ma Katy Perry non era tipo l’artista di punta di Spotify? E in questo modo Spotify non ci ha rimesso?

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