Ecco qua una recensione del multiplatinum album “The Fame/The Fame Monster” di Lady Gaga, che ci è pervenuta per email da Darkspike, un nostro fedele lettore e commentatore che cogliamo l’occasione per ringraziare.

Ok,lo so,è davvero tardi per una recensione di un cd  uscito da due anni e mezzo di un’artista che ora sta per lanciarne un altro,ma R&B Junk non poteva non avere nel proprio archivio la recensione dell’album che ci ha tormentato sin da quando è uscito fino a qualche mese fa. Lady Gaga è inutile introdurla: è un’artista pop che ha un passato paradossalmente rockeggiante e fuori dai canoni della pop-diva;the girl in question è molto sicura di sé e sa sempre dove volere andare a parare,inoltre si può definire eclettica per l’ampio raggio di abilità da lei possedute,come il canto(in cui se la cava, facendo anche una bella figura),il ballo(che non è quello di Ciara o di Madonna,ma c’é e in più viene unito al canto),la recitazione(ha frequentato una scuola per questo e nei suoi video si può tranquillamente vedere che non è alle prime armi) e una buona conoscenza nel suonare il piano. Ma tutto questo,ovviamente,prima di vederla in esibizione non lo sapeva nessuno e,allora,come mai tutto questo indubbio successo?Lo stile?Gli outfit?La bellezza?

Le canzoni.Esse sono di un’orecchiabilità estrema,piacevoli all’udito e,ispirandosi a un sound che era andato perdendosi senza essere riaffermato da alcuno, risultano originali e innovative.

Come molti sapranno Lady Gaga ha pubblicato un primo album chiamato The Fame e solo in seguito una sua re-release,cominciamo dal primo.

La prima traccia è Just Dance(prodotta da RedOne con la collaborazione di Akon ed è il singolo di debutto),che parla di lei ubriaca ad una festa completamente sconvolta al limite del malore che trova pace solo nel ballo a cui si abbandona senza alcuna resistenza.Insomma,è il classico primo singolo commercialotto che deve trainare l’album,ma allo stesso tempo esso lancia un messaggio ben studiato: il disco deve far ballare e non ha altra pretesa(a differenza di quanto fans o haters vogliano).Ad ogni modo,musicalmente la canzone è davvero carina e contemporaneamente energica, leggermente cupa ma stranamente vigorosa,ti fa ballare e non stanca mai.Verso la fine della canzone possiamo “ammirare” un acuto che passa totalmente in secondo piano perché sovrastato dalla musica ma comuqnue molto d’impatto nei live.

Lovegame(produtta da RedOne) è un altro degli estratti e parla di una serata hot in discoteca e del “discostick” di un ragazzo con cui sta per avere un rapporto.Si tratta di un’up-tempo molto dance-oriented e più elettronica della precedente canzone,il testo è un po’ ripetitivo e talvolta carente di significato apparente,ma tuttavia si lascia ascoltare(come l’80% dei suoi singoli) con facilità ed è abbastanza martellante.Non estremamente entusiasmante.

Passiamo alla fantastica Paparazzi(essendo la mia sua canzone preferita avrete il pensiero meno obbiettivo della storia di R&B Junk,sappiatelo),anch’essa un estratto(prodotto da Rob Fusari,ex fidanzato di Stefani Germanotta,vero nome della cantante) e forse una delle poche canzoni che Lady Gaga non riuscirà mai davvero a cantare con totale fedeltà alla studio version(probabilmente per l’elevato utilizzo di note alte,lo so).L’inizio è ambiguo,caratteristica questa dell’intero brano,infatti il sound è aggressivo,alieno e vagamente minaccioso mentre con la sua voce Gaga appare per antitesi serena e tranquilla.Nasce l’inquietudine,si apre una visione davanti ai nostri occhi,la canzone è presentata come una sorta di monologo interiore,tutto individuale e segreto all’interno della mente della cantante.Si parla di amore ossessivo,lacrime versate,disperata brama di fama.Il brano è appunto la finestra di uno spettatore passivo ma cogitabondo sul mondo della fama,paranoicamente ricercata e agognata.Alcuni ritengono che la canzone sia senza senso,ma posso assicurare che con una buona traduzione e un minimo di intuito il significato del testo appare nitidamente.

Dopo l’apice dell’irrazionalità,arriviamo a quello dell’obbiettività.Sì,perché Poker Face,nonostante il grandissimo successo come singolo quale è,sebbene sia stato largamente acclamato dalla critica,a me non piace e terrò conto di tutti i pareri per dare un pensiero unico e bilanciato.Si può quasi affermare che in realtà il vero singolo di debutto sia proprio questa canzone che a quanto pare ha fatto sì che la cantante in questione divenisse nota ai più,dato che la sua orecchiabilità,a quanto pare,è enorme.Anche questa canzone è prodotta da RedOne(sempre sia lodato) ed è con essa che Lady Gaga ci ha voluto iniziare al mondo della balbuzie(Muh-muh-muh-muh,po-po-po-poker face,and so on).E’ qui che si raggiunge il clou dell’electro-pop,davvero,davvero troppo ,in my honest opinion;la voce sembra completamente riprodotta al computer e solo il ritornello sembra essersi conservato abbastanza “puro”.Però la canzone è potente,è un’indiscutibile hit e questo non lo si può negare,alla gente è piaciuta,è stata ampiamente ballata e ha stancato dopo un lunghissimo periodo di tempo,segno che comunque ci hanno saputo fare con le melodie.Una nota positiva è anche l’oscurità trasmessa dalla canzone per niente casuale e che risulta ,quindi, in un certo senso, vittoriosa nei suoi intenti.Ah,dimenticavo che la canzone parla della bisessualità di Lady Gaga e del fatto che la sua faccia non possa essere interpretata,data appunto l’ambiguità(nel senso di doppia natura) dei suoi gusti sessuali.

Altra canzone è I like it rough che,nonostante la sua estrema sfacciataggine(Mi piace violento),rivela invece un voluto, esasperato ma molto studiato intento di seguire la moda della canzonetta sexy alla Britney Spears(di cui ,voglio ricordare,Lady Gaga si proclama fan).Il sound risulta volutamente metallico,tagliente e quasi grezzo,inoltre una frase del brano molto divertente,che evidenzia anche l’intento parodico del testo, merita(ironicamente) di essere citata: “I’m a hard girl,loving me is like straightening curls”(sono una ragazza difficile,amarmi è come piastrare i ricci).

Detto questo, possiamo passare a una delle note “fuori luogo” del cd, “Eh,eh(nothing else I can say)”(parla dell’indecisione in una situazione amorosa complicata e tripartita).Non che la canzone sia brutta,anzi presenta un suono molto piacevole e un modo di cantare da parte di Gaga ancora sconosciuto(per chi si approccia ad ascoltarla),ma non c’entra davvero molto con l’intero cd, non per il concept(perché comunque i testi sono abbastanza variegati e se il problema fosse stato questo non sarebbe stato il caso di farne un dramma) ma per il sound che risulta tutt’altro che compattato al resto del cd: è come un piatto di plastica tra quelli del servizio buono,insomma,o ,ancora meglio,un piatto di porcellana in mezzo a quelli di plastica. Ad ogni modo,in alcuni paesi il singolo è stato estratto e ha ricevuto un mediocre successo.

Adesso possiamo arrivare ad una Gaga lontana da tutte le altre canzoni prima d’ora ascoltate,sto parlando della Gaga di Starstruck. Qui Lady Gaga si accompagna a Flo Rida e Space Cowboy per dare vita a qualcosa fuori dalle righe.Infatti se da una parte il testo gioca ancora una volta sull’ambiguità sessuale e sulla contrapposizione amore(sesso) e fama,il sound è  molto dark (come in quasi tutto il cd),d’altra parte c’è una differenza sostanziale che non consiste tanto nelle parti rappate(ma anche) ma nella ridotta importanza affidata alla cantante.Infatti qui Lady Gaga,da assoluta protagonista nelle altre canzoni, passa quasi in secondo piano e qui appare quasi come una corista,la sua interpretazione del brano è quasi assente perché è lei ad essere assente,il brano ha vita propria,nemmeno Flo Rida lo domina,è tutta una cascata destinata a fare il suo corso.A mio avviso,questo è stato un brano innovativo spesso però erroneamente ritenuto anonimo proprio per i motivi sopra elencati.

Beautiful,dirty,rich si può definire una canzone totalmente impersonale,amorfa e per alcuni aspetti “recitata”.Ma non è un problema,è Lady Gaga stessa a rivelare che in realtà ha scritto la canzone immedesimandosi nei suoi compagni a scuola ricchi e menefreghisti,ed è quindi normale che lei non riesca a fare sua la canzone,anzi si può dire che l’effetto volesse essere proprio quello.La canzone può addirittura essere intesa come una denuncia dello spreco e della vanagloria di molte persone,infatti questo tipo di “diffamazione” che parte dall’interno,dal proprio io,non è nuovo per Lady Gaga,la quale sembra sempre pronta a lanciare messaggi attraverso le sue apparizioni e con i suoi outfit,spesso a torto interpretati da un punto di vista puramente estetico.La canzone è di per sé molto semplice e diretta,non usa mezzi termini: “we’re beautiful,dirty,rich!”.

Si parlerà ora della title track,The Fame.Anche qui prevale l’elettro-pop che,in questo caso,può risultare quasi fastidioso.A mio modo di vedere,la canzone fa un po’ l’occhiolino a Material Girl di Queen Madonna e il testo calca davvero tanto la mano sul desiderio di fama,risultando sorprendentemente studiato e strategico.Peccato però che il ritornello non sia uno dei migliori e la melodia sembri,almeno all’orecchio inesperto,un’accozzaglia di suoni grezzi.

Money Honey ritorna ancora una volta sul tema dell’amore per lo sfarzo,il lusso e i soldi(il titolo è già un programma) ma ancora una volta risulta forzato e falso,non perché sia impossibile provare questo amore smodato per i beni terreni ma proprio perché il tema è ripetuto,in modo particolare in questa canzone, fino all’esaurimento nervoso,risultando anche ripetitiva(insieme al background sonoro).

Finalmente arriviamo a Boys boys boys,una canzone davvero buona. Il tema della canzone è sempre abbastanza superficiale(ma non deve sorprendere,l’album non si vuole prendere sul serio e non vuole che gli altri lo facciano),dato anche il titolo,ma il ritmo è molto coinvolgente,mette carica e la canzone si differenzia per le sue caratteristiche pop-rock.Non è stata studiata per diventare un singolo e infatti non è eccessivamente commerciale,ma se fosse stata “migliorata”,o meglio corretta,dal punto di vista sonoro, sarebbe stato un successo,in my honest opinion.

Paper Gangsta è incentrata sulla falsità di un amante a questo punto rifiutato.Il modo di cantare anche qui è diverso dagli altri e sembra ci sia più trasporto da parte della Lady.La canzone inizia con il tanto amato piano,per poi mescolarsi con il solito elettropop(dannato),la voce cambia ancora con qualche “iniezione” di autotune,ma non dispiace.Il ritornello non è fortissimo e incisivo ma quasi parlato,creando un effetto di dialogo interiore,come se venisse letta una pagina di diario ad alta voce.She’s not interested in fakers!

Si approda ora all’amara Brown Eyes,dedicata al nonno deceduto e dotata di un testo marcatamente “confuso”,come se questa canzone fosse l’esternazione dei pensieri che frullano nella mente di Gaga,ottenendo così un effetto,dapprima,di spaesamento, poi di comprensione e infine di compassione nei confronti di una ragazza afflitta dal dolore e confusa come i suoi pensieri.Questa canzone è l’unica ballata del cd,dovrebbe essere struggente ma è semplicemente triste; questa cantante potrebbe fare di più…

La spensieratezza fatta persona è Summerboy,la canzone più intelligentemente rilassante dell’intero cd: ogni estate un summerboy diverso (con sveltine annesse) per Lady Gaga!Anche qui si sfocia nel pop-rock.La voce si adatta al tema della canzone e sembra anch’essa molto soft e in quiete,in contrasto con il sound un po’ aggressivo.Come del resto l’intero album,nemmeno la canzone si prende sul serio e potrebbe quasi essere considerata ironica.A mio avviso,si tratta di una piccola perla all’interno del cd,per i temi trattati un po’ Gaga e per il modo di fare musica un po’ Stefani.

Infine ci sono le bonus tracks(almeno nel mio cd lo sono) più inutili di tutta la storia della musica: Disco HeavenRetro Dance Freak,entrambe non a caso prodotte da Rob Fusari,che stranamente è anche il co-produttore,insieme a Lady Gaga -c’è da aggiungere- di Paprazzi.Anche tra i fan sono pochi quelli che davvero le apprezzano ai livelli delle altre canzoni… Disco Heaven parla di lei che balla con qualcuno in una discoteca paradisiaca e il sound richiama quello degli anni ’60/’70 con un po’ di elettropop che a parere di Gaga non fa mai male.Retro Dance Freak è appunto retrò nella melodia,per niente coinvolgente ma ripetitiva e noiosa.

Ora passiamo all’evoluzione di The Fame,la sua re-release The Fame Monster. Se con il primo cd ci si disperava per la fama ora vengono analizzati i suoi lati negativi,infatti ognuna delle otto canzoni all’interno del cd è una ” paura di un mostro della fama”.Analizziamoli uno ad uno.

Partiamo con Bad Romance,prima track e primo singolo estratto: capolavoro squisitamente POP! A detta di Gaga,questo è “la paura del mostro dell’amore” e infatti il titolo si traduce ,in modo un po’ più elaborato, “storia d’amore scabrosa”.Molti la paragonano a Poker Face,con cui,stando alle mie orecchie,non ha niente a che vedere: qui la voce è graffiata e soprattutto nitida,il suono è cupo ma allo stesso tempo carico di tensione,aggressivo,feroce e misterioso, e poi qui i ritornelli sono molteplici.Sì,perché è questo che rende la canzone unica nel suo genere: ha tre diversi ritornelli uno più potente dell’altro( per intenderci “o-o-o caught in a bad romance”/”rah-rah-a-a-ah-roma-ro-ma-ma-Gaga-ooh la la,want your bad romance”/”I want your love and I want your revenge,you and me could write a bad romance”)che non potevano non farla schizzare in alto di tutte le classifiche musicali.Un ritornello in particolare risulta più efficace (anche se per alcuni è considerato quello più stupido) ed è “Rah-rah-a-a-ah…”,perché non c’è lingua che tenga di fronte ad esso,possono conoscerlo tutti,non deve avere senso,deve rappresentare,è un emblema ed è questo che lo rende quasi un motto per i fan,indipendentemente dal loro paese,dal loro grado di cultura,dalla loro età,dal colore della loro pelle,dalla propria etica,dal loro orientamento sessuale e politico,esprime quello che gli si vuole far esprimere,si adatta a chiunque voglia cantarlo.Potreste dire che questa è una stupidaggine,ma RedOne e Lady Gaga questo lo sanno,sanno come accattivare il pubblico,come attrarlo e come coinvolgerlo,sono stati dei geni del marketing,il che non è obbligatoriamente qualcosa di negativo,perché anche in questo ci vuole abilità e intelligenza.La canzone(anch’essa prodotta dal beato RedOne) risulta quindi molto coinvolgente,a causa del sound incisivo talvolta il testo passa in secondo piano e a 3/4 della canzone si può assistere ad una sorta di climax ascendente che comprende anche un verso in francese(il mio preferito,ndr) per sfociare in una serie di acuti sorprendenti(non per la loro potenza ma perché non sono soliti nelle studio version delle canzoni di Gaga) che qui vengono invece già più valorizzati.Il brano non stanca mai,non annoia e si lascia sempre ascoltare,già immagino tra un paio di anni quando verrà riutilizzato per qualche pubblicità e quelli che oggi sono bebé si chiederanno a chi appartenga la canzone…fantastica!

Ale-alejandro,Ale-alejandro…subito dopo c’è Alejandro.Indubbiamente questa è una canzone che sta molto a cuore a Lady Gaga,la quale non ha mai mascherato il suo apprezzamento nei suoi confronti,tant’è che ha combattuto perché venisse estratta come terzo singolo al posto di Dance in the dark.Non a caso essa rappresenta “la paura del mostro degli uomini”. A primo ascolto la canzone non prende molto,ma poi cresce davvero tanto con gli ascolti,si tratta della classica grower quindi.Anche qui vi sono dei versi in una foreign language,e più specificamente in spagnolo.Anche i nomi all’interno della canzone (Alejandro,Fernado e Roberto) sono spagnoleggianti e cantati con un accento che vuole essere tale;a questo si aggiunge il sound insolito rispetto a quello utilizzato sinora,con un risultato esotico e straniero.Il brano inizia con una pezzo dello Csárdás di Vittorio Monti,famoso violinista e maestro d’orchestra,continua con una strofa interamente parlata con una marcata disperazione di fondo,poi la canzone parte effettivamente.Se molti,a torto,hanno voluto vedere una copia di La Isla Bonita di Madonna,altri hanno invece compreso subito che si trattava di un manifesto omaggioa gli ABBA e agli Ace of Base(nei confronti dei quali si è ai limiti del plagio,devo ammetterlo),noti gruppi scandinavi che raggiunsero l’apice del proprio successo tra gli anni ’80 per i primi e i ’90 per i secondi.Ma vediamo dove è in pratica l’omaggio: i suoni utilizzati gridano “Ace of base,ABBA,Ace of Base”,infatti erano fortemente caratteristici per entrambi i gruppi;l’inserimento del nome “Fernando” è un palese omaggio al fortunatissimo singolo omonimo degli ABBA;la canzone fa degli impressionanti rimandi a Don’t Turn Around(in modo particolare) e a All that she wants degli Ace of Base.Ma passiamo al testo: se per alcuni non ha alcun senso o semplicemente parla di un menage a trois,altri hanno trovato dei significati completamente assurdi ma stranamente calzanti.Non mi dilungo a dire le migliaia di interpretazioni che ha avuto,ma dico solo che Gaga ha di nuovo raggiunto il suo intento,ossia quello di creare un testo poliedrico che faccia parlare di sé.

La title track è Monster,che simboleggia “la paura del mostro del sesso”.Infatti questa canzone,anche se molti non lo sanno,è una sorta di continuo di Just Dance,perché mentre Gaga vuole “just dance” c’è questo ragazzo in pista che,approfittando della sua ebbrezza,la porta a casa sua per avere un rapporto con lei,nonostante ella non sia totalmente cosciente.Di conseguenza that boy is a monster.Anche il sound ricalca molto quello di Just Dance e quindi la canzone è anch’essa molto elettro,con voci distorte di sottofondo.La canzone non ha un ritornello di rilievo ma è molto ballabile.

La ballatona qui è Speechless,che è stata invece scritta per il padre che in quel periodo doveva subire un intervento a cuore aperto,cosa che preoccupò non poco Lady Gaga.Non a caso questa canzone rappresenta la paura del mostro della morte.La canzone parla dell’abbandono del padre,da sempre affetto da un problema al cuore,nell’alcol e del fatto che non riesca a smettere,fregandosene del fatto che potrebbe addirittura peggiorare in questo modo,lasciando la sua “bambina” senza parole.La canzone è totalmente in live senza alcun utilizzo di autotune o strumento elettronico,si può sentire nella voce il trasporto della cantante e la sua afflizione.Tuttavia,come per Brown Eyes,sono convinto che lei possa fare davvero meglio.

Silicone,saline,poison inject me…si ritorna alla dance sfrenata con una canzone molto amata dai fan,sto parlando di Dance in the dark,la paura del mostro di sé stessi.Si parla appunto del sentirsi a disagio nel fare sesso a luci accese,sotto gli occhi del proprio partner,dell’insicurezza di alcune persone nei confronti del proprio corpo.Possiamo quindi osservare come i temi trattati si siano davvero evoluti e siano stati inspessiti con argomenti tutt’altro che superficiali,a differenza di quelli di The Fame.La canzone è stata prodotta da Fernando Garibay,il che spiega il massiccio utilizzo di chitarre elettriche e l’ambientazione dark,che non poteva essere diversa dato il titolo.Gaga ha detto chiaramente che “non sono una cantante gospel,non voglio che quelli che ascoltano la mia canzone cambino il proprio essere,ma che sappiano che anche io mi sento così,sono tra loro,non sono soli”.A un certo punto della canzone c’è un chiaro esempio dell’ossessione della cantante per le giovani star morte prematuramente e/o tragicamente che non hanno avuto il tempo di dimostrare al mondo tutto il loro valore con riferimento a Marilyn Monroe,Judy Garland,Sylvia Plath,Lady Diana,JonBenét Patricia Ramsey,Wladziu Valentino Liberace,Stanley Kubrick,dei quali viene pronunciato il nome con una voce inquietante e suggestiva.Dance in the dark è sicuramente una perla all’interno del cd,oltre che il quarto estratto solo in alcuni paesi(tra cui l’Australia e la Francia).

Il secondo singolo estratto è invece Telephone,scritta da Lady Gaga,inviata a Britney e rifiutata da questa,poi reintrodotta da Gaga in The Fame Monster come rappresentante della “paura del mostro del soffocamento”.Infatti il testo ha due chiavi di lettura,una più superficiale con cui si evince che Gaga è sulla pista da ballo e non ha voglia di sentire ciò che il suo ragazzo vuole dirle perché vuole solo continuare ad ballare al ritmo della musica,un’altra più profonda è quella attraverso cui,come spiega la scrittrice stessa,si comprende che chi chiama in realtà è un ragazzo che rappresenta metaforicamente il suo lavoro e che chi gli risponde non è Gaga stessa ma il suo cervello che si rifiuta di essere messo sotto pressione dalla fatica.Questa canzone rappresenta l’unico duetto in The Fame Monster,infatti può vantare la collaborazione di un’artista del calibro di Beyoncé Knowles,la quale ha solo una piccola strofa quasi rappata e un po’ R&B a metà della canzone e le background vocals dalla seconda metà in poi. I ritornelli sono due anche in questa canzone e si susseguno formandone uno unico,l’arrangiamento è apparentemente molto semplice ma è studiato nei minimi dettagli e ogni nota ha un suo perché,inoltre anche questa canzone è una grower e inizialmente può risultare insolita.Insomma, anche a livello musicale si può notare la crescita artistica dell’album.Ah,dimenticavo che il video aggiunge,come spesso accade per Gaga,un significato più ampio al testo.

La paura del mostro della dipendenza(da alcol e da droga) è rappresentata da So Happy I Could Die,che ha un ritornello davvero molto incisivo e che forse non è stato abbastanza sfruttato.Si parla,stando alle parole di Gaga, di un luogo fantastico ma pericoloso dove si va a finire quando si è sotto l’influsso di sostanze allucinogene,una dimensione interiore puramente immaginaria.La canzone ha del potenziale ma è carente materialmente di liriche(ci sono poche strofe e sono molto ripetute),ma allo stesso tempo si lascia molto ascoltare e ha una combinazione di suoni molto particolare,per niente scontata.Il problema è che stanca abbastanza presto per la sua ripetitività.

Concludiamo con Teeth,originalissima e del tutto inaspettata in un disco pop.Questa canzone rappresenta la paura del mostro della verità.Infatti quello straripetuto “show me your teeth” ha due interpretazioni,una è quella della metafora erotica che sta ad indicare il sesso orale,l’altra invece consiste nel sostituire le parole “your teeth” con “the truth”(la verità),in modo da avere che l’alternanza delle due voci nella canzone sia in realtà un botta e risposta tra una persona che vuole solo sapere la verità dall’altra senza avere rapporti e l’altra che esterna i suoi pensieri in modo diretto.La canzone è la più rockeggiante che mai e non è assolutamente pop,ha un beat insolito e completamente nuovo per quest’artista. La versione in studio può sembrare un po’ fredda,ma in live,come già detto da molti,essa dà il suo meglio e rende davvero tanto.Vi invito a vederne uno.

La recensione è finita e adesso dovrò dare un voto complessivo ad ognuno dei due album.Partiamo con The Fame: esso è un album con molte canzoni valide e merita davvero di essere acquistato ma alcune canzoni sono davvero pessime e gli fanno perdere punti,il mio voto  su una scala da 1 a 5 è 4-,perché come primo disco pop possiamo glissare sul fatto che i testi sono così poveri.

Per The Fame Monster il discorso è diveso: ogni canzone ha un suo significato ben preciso e la sua propria interpretazione,niente è campato in aria e nemmeno le melodie sono fatte “tanto per”,come a volte è successo per qualche canzone in The Fame.Qui abbiamo visto un’evoluzione non indifferente e ogni canzone ha la sua particolarità e la sua potenza,qualcuna ha qualcosa in più e qualcuna qualcosa in meno,ma più o meno questo cd è molto compatto. Il mio voto è 4++ e per me non è un voto cattivo, ma tutti ormai conosciamo Lady Gaga e sappiamo che da lei si può ottenere ancora molto,questi due cd erano quelli di debutto e per una questione commerciale dovevano essere in parte superficiali,dal prossimo cd ci aspettiamo un livello superiore e sono sicuro che lo otterremo.Grazie a tutti per aver seguito il mio sproloquio che era inevitabile per un cd così ricco e pluripremiato.

– Pubblicato da Darkspike –