prince

Prima di tutto è doveroso specificare che stilare una lista delle dieci canzoni più belle di Prince è un compito estremamente difficile, se non impossibile. Su un piano personale, essendo io sempre stato un grandissimo fan di Prince, risulta arduo quasi quanto capacitarsi del fatto della sua improvvisa e scioccante scomparsa. Su un piano pratico, invece, si tratta di selezionare soltanto dieci brani di un cantante che, nella sua sterminata carriera, ha prodotto la bellezza di 39 studio album, 13 EP, 104 singoli e una quantità enorme di canzoni per altri artisti, B-Side, brani sotto pseudonimi, tracce mai rilasciate e così via.

Nei giorni successivi alla sua morte sul web avrete di sicuro letto una miriade di definizioni di vario tipo su Prince. C’è chi lo ha etichettato con un riduttivo “grande artista”, chi lo ha ricordato con affetto con un “sweet Prince” e chi, invece, ha tentato di incasellarlo in una specie di “royalty” della musica insieme ad altri grandissimi artisti scomparsi, come David Bowie o Michael Jackson. Senza nulla togliere ad altrettanti colossi musicali di questo calibro, la verità è però che Prince Rogers Nelson era unico ed inimitabile; l’unica parola per definirlo è “genio”, come mai si è visto e come mai, forse, se ne vedrà più.

Parlare di Prince significa parlare di un uomo che ha dato tutto sé stesso per la musica, sempre e comunque. Quando incideva i suoi brani era in totale e completo controllo del processo creativo e pratico, a differenza di quanto succede oggi con la maggior parte dei cantanti. Lui suonava tutti gli strumenti impiegati, lui cantava, lui produceva, lui scriveva… un vulcano in piena attività che sfornava musica ad un ritmo serratissimo (tanto che negli anni ’90, la Warner Bros, la sua casa discografica, fu costretta a mettergli un freno per paura che il mercato fosse sovraccaricato di materiale targato Prince).

Una personalità così eclettica e stravagante da essere in grado di sperimentare ed esplorare, con una facilità impressionante, generi musicali tra i più disparati: disco, funk, rock, new wave, R&B, new jack swing, jazz, blues, neo-psychedelia, dance, synthpop… Prince ha sperimentato di tutto e, cosa ancora più degna di nota, è stato in grado di fondere tutti questi tasselli della musica in un unico e personalissimo stile che è stato per l’occasione battezzato come Minneapolis Sound.

Il suo spirito ribelle e le sue bizzarre trovate si esprimevano tanto nella sua musica quanto nel suo comportamento. Come non citare le sue apparizioni pubbliche con la parola “schiavo” stampato sul viso, atto di ribellione contro la rigida proprietà intellettuale e commerciale su di lui della sua casa discografica, oppure i suoi frequenti cambi di nome, specchio di un diverso stato d’animo di volta in volta: da un impronunciabile simbolo definito come “Love Symbol” all’etichetta frequentemente parodiata di “L’artista precedentemente noto come Prince”.

Il suo genio era così dirompente da risultare quasi folle, così non convenzionale da infrangere più di una volta i canoni della musica come li conosciamo oggi. Impensabile sarebbe per un cantante dei giorni nostri produrre un album come N.E.W.S. (2003), composto da quattro tracce strumentali di 14 minuti, ciascuna che incorpora gli stili e le influenze musicali del Nord, Est, Ovest e Sud del mondo. Oppure inserire nell’album The Rainbow Children (2001) sei tracce nascoste di assoluto silenzio che sfociano nell’inquietante ripetizione ad eco della parola “One”. O ancora, ritirare dal mercato tutte le copie di un album appena sfornato, The Black Album (1994), perché convinto che costituisse un presagio oscuro. Prince era tutto questo: un mix di genialità e follia.

E’ solo dopo questa doverosa introduzione che possiamo esplorare la sua immensa discografia alla ricerca delle dieci canzoni più significative e più indimenticabili; non solo singoli pubblicati, ma anche album tracks meno conosciute. Precisiamo che si tratta di opinioni assolutamente personali e, come detto in precedenza, è davvero impossibile definire dieci canzoni di Prince come migliori di tutte le altre… forse perché è davvero difficile definire Prince come artista, ma ci proveremo:

10. BAMBI

La lista si apre con un brano tratto dal suo secondo album in assoluto, l’omonimo Prince del 1979. Ho scelto questo brano perché è forse il primissimo accenno che Prince ha concesso al mondo della sua ecletticità futura, sia musicale che tematica. Mentre le altre canzoni dell’album sono principalmente degli scatenati e sensuali numeri funk e disco, come la celeberrima I Wanna Be Your Lover o Sexy Dancer, Bambi si caratterizza per rappresentare un momento di puro rock urlante, che spezza decisamente l’atmosfera delle tracce precedenti e fa letteralmente infiammare le orecchie degli ascoltatori.

Il testo fa accenno per la prima volta ad un tema che Prince avrebbe riproposto molte volte in futuro, e cioè il gioco dello scambio di sessi, la natura androgina e bisessuale dell’essere umano visto da lui. Si parla della donna amata da Prince (chiamata Bambi, un idioma che sta a significare una donna attraente, dalle lunghe gambe e dagli occhi grandi, ma con un carattere un po’ ingenuo, timido e curioso… proprio come il cerbiatto, insomma!) la quale lo ha rifiutato per concedersi alle grazie di un’altra donna.

“All your lovers – they look just like you
But they can only do the things that you do
Come on, baby, and take me by the hand
I’m gonna show what it’s like to be loved by a man”

Questa ambiguità di sessi verrà approfondita più avanti nell’album Dirty Mind (1980), nella canzone If I Was Your Girlfriend e in varie fasi sperimentali del periodo Camille. E’ qui però che abbiamo il primo prototipo di due delle mille sfaccettature di Prince, il Prince rocker e il Prince che gioca con lo scambio di sessi. Bambi è un rara perla della sua discografia, ma è stata proposta più volte qua e là durante le sue esibizioni live, segno che anche lui probabilmente la considerava uno dei suoi pezzi migliori.

9. SOMETIMES IT SNOWS IN APRIL

https://www.youtube.com/watch?v=OaL4DCseY4Y

Questa struggente ballad del repertorio di Prince ha tristemente acquisito un nuovo significato alla luce della sua morte. Non solo perché l’artista è scomparso proprio ad Aprile, ma anche perché questo brano è, all’interno della sua carriera, uno dei momenti più intensi di riflessione sulla caducità della vita e su quanto ci attende dall’altra parte. Composta ed eseguita principalmente al pianoforte, Sometimes It Snows in April chiude l’ottavo studio album di Prince, Parade, nonché colonna sonora del film del 1986 Under the Cherry Moon. Nel brano il cantante piange la scomparsa del suo alter ego, Christopher Tracy, il personaggio che interpreta nel film, e si chiede se un giorno lo rivedrà mai in ciò che ci aspetta dopo la morte.

“Sometimes it snows in April
Sometimes I feel so bad, so bad
Sometimes I wish that life was never ending,
But all good things, they say, never last”

Sebbene a livello musicale non sia inventiva come altri pezzi slow jam del suo repertorio, come Diamonds and Pearls o Gold, rimane comunque una preziosa parentesi, tra eccessi, sensualità, follia e baraonda, sul lato più umano e fragile di Prince.

8. BLACK SWEAT

https://www.youtube.com/watch?v=OFitqkT_KjA

Questo brano è, invece, relativamente recente. Risale al 2006 ed è stato estratto come singolo dall’album 3121 e nominato anche per due Grammy Awards. E’ una canzone rapida, immediata e penetrante. Uno degli esempi più efficaci di come Prince sia sempre riuscito a plasmare melodie che inglobano un’enorme varietà di elementi stilistici. Ci troviamo di fronte ad una composizione funk minimalista, che contiene elementi elettronici vibranti, una progressione che ricorda l’hip hop, ma senza alcun giro di basso.

E’ tutti questi elementi, ma, in sostanza, nessuno di questi. Il ritmo è incalzante e quasi “sporco”, esattamente come la metafora del sudore nero di cui parla la canzone. In definitiva, la traccia è un approccio più moderno al suo classico tema di sensualità e seduzione. Da sottolineare anche come la voce e il cantato di Prince cambino e si trasformino a seconda della melodia e dell’eccitazione che vuole trasmettere nota dopo nota.

  • Miky

    Per me ci sono tante omissioni in questo elenco..alcune hit che hanno fatto la storia del pop-funk come 1999 e Raspberry beret. Io poi avrei aggiunto anche Alphabet St. e Little red corvette.. ma a pensarci bene ce ne sarebbero almeno altre 4 o 5 molto più iconiche di alcune in elenco. :p