Ciara-Jackie-2Il 2015 è stato un anno davvero ricco di release musicali: pensiamo al ritorno di leggende come Madonna, Janet Jackson e Bjork, alla svolta di altre due disneyane, Selena Gomez e Demi Lovato, a conferme come quella tanto attesa di Lana Del Rey, a nuove proposte come Melanie Martinez e Halsey, e ancora tanti altri…Insomma non ci siamo di certo annoiati!

Vari sono stati i filoni musicali che hanno avuto particolare riscontro durante l’anno ma tutti sembrano tendere ancor di più di quanto non sia successo nel 2014 ad un sound macchiato di alternative e/o R&B, la musica dance continua la sua discesa e ha lasciato il posto nei club al funk e alla trap, particolarmente apprezzata in USA ma che sembra voler attecchire sempre di più anche in Europa.

Tra hit e insuccessi quindi, il 2015 non si pone come un anno di svolta ma piuttosto come un proseguimento inesorabile dell’ americanizzazione partita nel 2012, l’R&B continua ad essere il genere più seguito in USA e, malgrado stia trovando terreno sempre più fertile anche in Europa, dobbiamo dire che il Vecchio Continente resta fedele alle sue radici più pop e ha ben accettato nuove proposte che riproponevano la dance, basti pensare a Jess Glynne: l’unica accortezza è riprendere gli schemi dance anni 70-80” ed evitare invece quelli fortemente elettronici e pesanti che avevano caratterizzato gli ultimi anni (basti pensare alle produzioni di Redone in Pink Friday: Roman Reloaded o a quelle di Zedd e Martin Garrix).

Per quanto riguarda la musica alternative, siamo di fronte ad un genere molto seguito soprattutto sui social ma che fatica ancora ad imporsi nelle classifiche, in ogni caso i continui contatti col mainstream sono innegabili e cio’ ha portato molti interpreti a voler tentare strade completamente nuove per la loro discografia rifacendosi a quella che è stata una delle maggiori esponenti dell’anno passato per quanto riguarda il genere, la talentuosissima FKA Twigs. 

Un paragrafo a parte meritano Adele, Sia, e Diplo/Skrillex. Adele continua infatti il suo ”inspiegabile successo”, che prescinde da ogni filone possibile auto-imponendosi e bloccando la strada verso la vetta delle chart a molti artisti (la stessa Ariana Grande è stata secondo molti ”bloccata” dal fenomeno ”Hello”). Dopo il grandissimo successo che Sia ha avuto negli scorsi anni, la sua fama come cantante e come produttrice è andata scemando. Pur restando una delle penne più ambite nel panorama pop attuale, le sue ballad e midtempo dal forte ritornello sembrano essere decisamente passate di moda. Anno d’oro invece per i due produttori Skrillex e Diplo che hanno imposto il proprio successo e nei lavori come gruppo di produzione indipendente e nelle produzioni per altri, Diplo resta abbastanza legato al suo stile, al contrario Skrillex è stato fortemente influenzato dal genere dell’amico, abbandonando (o quasi) la musica dubstep.

Insomma ce n’è per tutti i gusti! Iniziamo dunque una classifica di quelle che secondo me sono state le dieci canzoni migliori di questo anno, per convenzione sono stati inseriti soltanto i singoli poichè non è facile riuscire a gestire il ricordo di tutte le canzoni dei progetti rilasciati durante un intero anno.

10. Björk – Stonemilker

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Ad aprire questa top10 troviamo una leggenda della musica sperimentale: la poliedrica Björk. In realtà riuscire a definire un’artista così unica è davvero difficile, nella sua lunga carriera ha sperimentato di tutto mantenendo la propria solidità artistica sempre intatta ed incorrotta, non riuscendo pero’ quasi mai a farsi strada nelle Chart. Proprio durante l’ultimo anno la cantante ha rilasciato il suo nono disco d’ inediti, il visionario ”Vulnicura”, un progetto ambizioso che prevede un ritorno alle origini stendendo un velo sui suoni fortemente elettronici e progressive che avevano caratterizzato lo splendido ”Biophilia”. Il risultato è stato ottimo: un’ imponenza che forse mancava negli ultimi album arricchita da un sound completamente nuovo (seppur attinente ai suoi vecchi progetti), una potenza testuale senza precedenti e per finire l’ interpretazione unica della cantante.

Malgrado non ci sia stato nessun singolo ufficiale, la promozione del progetto è avvenuta tramite la pubblicazione di particolarissimi video, uno dei brani migliori, nonché prima traccia e video più vicino alla release dell’album (una sorta di lead-single per intenderci) è la splendida ”Stonemilker”. Il brano, prodotto dalla cantante stessa, è una ballad strumentale contaminata da elementi synthpop che crea comunque un’atmosfera molto intimistica e profonda: un mix perfetto. Si tratta inoltre di uno dei pezzi più ”commerciali” dell’album, è in effetti molto difficile parlare di musica commerciale con Bjork ma senza dubbio questa ballad è dotata di un ritornello dal forte impatto (da considerare che alcune canzoni della cantante non possiedono neanche un vero e proprio ritornello!).

”Stonemilker” presenta il sottotitolo di ”9 Months Before”, riferendosi appunto alla sua composizione 9 mesi prima della fine della relazione con Matthew Barney. Il rispetto per le emozioni è il tema principale della canzone, Bjork vorrebbe condividere ogni sentimento col suo partner e creare una perfetta sincronia ma trova davanti a sè una porta chiusa, come spiegherà meglio nella sesta canzone dell’album ”Notget”:

”Don’t remove my pain
It is my chance to heal”

09. Janet Jackson – BURNITUP! (feat. Missy Elliott)

Penultima posizione per un’altra leggenda della musica, questa volta pero’ ci spostiamo in campo pop/R&B, stiamo parlando di Janet Jackson, anche lei tornata proprio questo anno con un nuovo progetto anticipata dai singoli ”No Sleeep”, ”Unbreakable” e appunto dalla bellissima uptempo urban in compagnia di Missy Elliott ”BURNITUP!”. Rilasciato sotto etichetta indipendente, l’album è stato un vero successo se pensiamo che Janet era lontana dalle scene ormai da tempo e che non si è fatta per niente assoggettare dalle mode, proponendo un disco di classe con fortissimi richiami al classic R&B ma proponendo contaminazioni decisamente giovani in varie tracce.

”BURNITUP!” è probabilmente il pezzo urban dell’anno, praticamente impeccabile, con irresistibili richiami pop che ne fanno un vero gioiellino, è impossibile restare fermi ascoltando questa traccia! Il beat martellante entra in testa sin dai primi secondi quando Missy Elliott rompe il silenzio con una rappata aggressiva e prorompente, è poi il turno della strofa di Janet, assolutamente delicata, che fa contrasto con la base, tratto ancor più notabile nel ritornello, quasi parlato ma non per questo non catchy, ritorna poi Missy che lascia infine la conclusione quasi sussurrata alla main artist del brano.

Il testo è strettamente legato alla natura da clubhit della canzone ma non manca di riferimenti personali, il fatto che abbia lasciato le scene per un certo periodo di tempo non significa che abbia dimenticato come intrattenere il suo pubblico e come ritornare a regnare, da vera regina quale è:

 ”Lately I’ve been on a mission yeah
But that don’t mean I’ve forgotten how to move you yeah, yeah, yeah”

08. Grimes – Flesh Without Blood

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Dopo il fortunato ”Visions” che le ha donato un grandissimo riscontro mediatico grazie alla viral-hit ”Genesis”, Grimes è tornata questo anno con un nuovo disco che porta il nome di ”Art Angels”. Dobbiamo dire che il grande successo del progetto precedente le ha portato una valanga di critiche quando nell’agosto del 2014 la cantante ha proposto un nuovo singolo, l’uptempo ”Go”, originariamente scritta per Rihanna, che proponeva un sound più elettronico e commerciale. Miss Boucher pero’ ha scalato la montagna di critiche e nel 2015 ha rilasciato prima il singolo promozionale ”REALiTi” e poi finalmente il primo singolo ufficiale ”Flesh Without Flood”, facendo in modo che il suo pubblico si abituasse lentamente al nuovo stile che malgrado resti sempre art pop e synthpop possiede non poche contaminazioni pop, in generale tutto l’album prevede l’inserimento di ritornelli molto più forti che rendono la cantante più vicina al mainstream ma non per questo si parla di un progetto qualitativamente inferiore anzi, coerente alla sua immagine, Grimes è riuscita a intensificare il suo apporto alla musica di questi anni tentando di raggiungere un pubblico più ampio con un album molto apprezzato dalla critica (88/100 per Mediacritic).

Il lead single è appunto ”Flesh Without Blood” uptempo pop/rock dalle strofe potenti che riprende i cori delle sue maggiori produzioni passate e li riutilizza pero’ come accessorio e non come fondamento del brano che anzi, per la prima volta, esplode in un ritornello decisamente facile. Cio’ che pone maggiormente le distanze dalla musica pop commerciale è la perizia con cui la cantante ha curato la produzione, completamente diverso da cio’ che viene fatto da molti altri interpreti dei giorni nostri che sfruttano la loro fama per proporre le solite basi senza un minimo di personalizzazione.

Il brano si presenta come un vero e proprio gioiellino anche a livello testuale, come la cantante stessa ha detto in un’intervista per Sirius XM U con Jenny Eliscu si tratta di una ”emo song”, una delle più personali dell’album che non va letta solo nella sua chiave più letterale, basti infatti pensare al ritornello:

 ”Baby, believe me
And you had every chance
You destroy everything you know
(Uncontrollable)
If you don’t need me
Just let me go”

Questi versi potrebbero riferirsi sia a qualcuno che realmente la cantante apprezzava ma che poi ha deluso le sue aspettative, sia ai suoi fan che l’hanno accusata di essersi venduta dopo la questione ”Go”, infine potrebbe essere la voce del suo fan base indie completamente in disaccordo con il suo cambio di sound.

Ci sembra verosimilmente giusto che ogni artista segua la propria strada e soprattutto sembra strano che una come Grimes si sia ”venduta a VEVO”, tenendo conto anche della promozione dell’album molto particolare come suo solito, insomma non sempre ”pop” significa ”poca qualità” e la canadese ce lo testimonia in questa splendida track.

07. Marilyn Manson – Cupid Carries a Gun

In grandissimo contrasto con la delicatezza del brano precedente troviamo questa ”Cupid Carries a Gun”, terzo singolo estratto dall’ultimo disco di inediti del Reverendo. ”The Pale Emperor”, questo il nome dell’album, è stato un punto di svolta e rinascita nella carriera dei Marilyn Manson (molti potebbero stupirsi nel sapere che si tratta infatti di un gruppo!), acclamato dalla critica e apprezzato dai fan soprattutto per il tocco di blues che contamina l’hard rock della band e , malgrado tutto cio’ sia meglio apprezzabile nel primo singolo, ”Third Day Of a Seven Day Binge”, la traccia presa in esame riesce a snaturare di meno lo stile che ha caratterizzato la carriera di questo gruppo e del suo frontman creando un ottimo compromesso che è servito anche da primo assaggio tramite preview (vedi la sigla della serie TV ”Salem”) dell’intero progetto.

Venendo a noi, siamo davanti ad una midtempo tra il blues e il rock della durata di quasi cinque minuti in cui una chitarra elettrica, un piano e una chitarra blues-friendly creano un’atmosfera abbastanza monocorde soprattutto grazie alla presenza dei drums decisamente invadenti, ma a fare da protagonista è proprio la voce del Reverendo che esplode nel ritornello decisamente catchy: è proprio questo che fa di ”Cupid Carries a Gun una track che ci mostra la vera svolta di un uomo e della sua band, tutt’altro che morti ma anzi, ancora carichi e pronti a deliziarci con un hard-rock di ottima fattura. 

Manson ha parlato del pezzo come un brano imprescindibile da ”Salem”, lo Show televisivo per cui è stato ideato, il tema infatti è molto simile e la canzone è stata l’ultima scritta e prodotta dell’album proprio per questo motivo, lo testimoniano i riferimenti alle streghe nei primi versi. Non mancano momenti introspettivi e personali:

 ”Folks say that I
Look like Death
Lived in the hotel of my eyes
Blinds wide open like a whore
Paid in spit from that hearse between her thighs”

Manson è consapevole della sua immagine e di tutti coloro che lo giudicano per quello che appare, per la sua estetica ed è proprio per questo che lui rafforza continuamente questa visione distorta come schermo tra la sua persona e la società, l’ ”Hotel dei miei occhi” è appunto questa percezione stessa, la stanza in cui resta confinato e in cui lui stesso si impone di restare.

C’è qualcosa da aggiungere? 

06. Brooke Candy – Rubber Band Stacks

Dopo il successo mediatico dei suoi video di debutto e lo splendido EP ”Opulence” la rapper Brooke Candy ha fissato per il 2016 la release del suo primo album in studio che non verrà rilasciato sotto etichetta indipendente ma sotto RCA. L’album, di cui sappiamo davvero poco e che dovrebbe chiamarsi ”Freaky Princess”, è anticipato dal primo singolo ”Rubber Band Stacks” fuori da questa estate insieme al video.

Si tratta di una fortissima uptempo che si depura dal sound fortemente trap che aveva caratterizzato il precedente EP e i suoi primi singoli ma sperimenta la musica elettronica e fa della ripetitività il suo punto forte tanto che potrebbe essere ricollegata ad ”ATM Jam”, singolo della rapper emergente Azealia Banks che, malgrado non usi in quel pezzo l’elettronica, propone un ritornello molto ripetitivo e allo stesso tempo cantato da una voce maschile come in questo caso. In questa track Brooke sembra dare il meglio di sè, proponendoci un ottimo compromesso tra musica commerciale e il suo vecchio stile malgrado il contenuto di ”Opulence” fosse di qualità decisamente superiore ma meno commerciabile.  

Da brava rapper quale è, Brooke tratta dei classici argomenti che troviamo in canzoni hiphop commerciali, dai soldi alla droga:

”Throw ’em up
I’m showing up
Roll ’em up
Let’s blow it up
I’m riding that wave
I’m riding that wave”

Passando per l’autocelebrazione e la sua capacità di riuscire a collaborare sempre con i migliori artisti in circolazione:

”I’m the renegade bitch
I let bitches play on my renegade shit
I popped up to slay on a renegade hit
The candy is sweet, take a renegade lick”

Una vera bomba in tutto e per tutto ma che purtroppo non è riuscita ad infiammarsi, ma sappiamo bene che Brooke è una miccia sempre accesa e le basterà una scintilla per ”tornare ancora un’altra volta”. 

05. Aminata – Love Injected

Aminata Savadogo è una cantante ventiduenne pressoché sconosciuta di origini lettoni che si è fatta conoscere per un certo periodo di tempo grazie alla sua partecipazione agli Eurovision Song Contest 2015 classificandosi seconda nelle semifinali e poi sesta alle finali donando alla Lettonia uno dei suoi migliori posizionamenti e una delle migliori performance di sempre, semplice ma di forte impatto, anno importante per lei, il 2015 le ha permesso di pubblicare anche il suo album di debutto ”Inner Voice” che vi invitiamo caldamente ad ascoltare.

Come spesso accade, non è facile pubblicizzare un brano, anche di ottima fattura, se si è dei veri e propri sconosciuti e questo ha pesato molto sia sugli esiti dell’ Eurovision sia sui riusultati ottenuti in classifica dalla cantante che è riuscita a stento ad entrare nella top10 in UK. In ogni caso siamo davanti ad una bellissima midtempo che rappresenta benissimo quella corrente che è derivata dal successo (critico e mediatico) di una certa FKA Twigs, allo stile minimal e trip-hop pero’ in questo caso vengono aggiunti un tocco di dubstep e un ritornello molto Sia-friendly ed elettronico che rendono il tutto molto più appetibile anche per le radio, insomma un brano del genere se fosse stato cantato da un artista con più fama della lettone non sarebbe potuto essere che una grande hit soprattutto se consideriamo che una delle direzioni artistiche di questa annata è stata proprio la musica alternative.

Oltre ad un’interpretazione davvero fuori dal comune per un’esordiente (anche live), quello che colpisce è un testo d’amore finemente confezionato che tra rime, ripetizioni e giochi di parole sembra essere una vera e propria poesia e colpisce anche senza musica; insomma, la fama non fa di certo la qualità che puo’ essere ottenuta anche senza produzioni dei più famosi producer.  

04. Ciara – Dance Like We’re Making Love

Da pochissimo mamma, Ciara ci ha regalato uno dei migliori video, dei migliori album e delle maggiori hit R&B dell’anno, tutto in questa annata con il suo ultimo sforzo discografico ispirato appunto dalla sua maternità, intitolato ”Jackie”. Un disco che unisce il lato più R&B, più pop e più dance tutto in un solo progetto, uno dei migliori album che la cantante abbia mai rilasciato, sebbene il primo singolo ”I Bet” sia stata la vera hit di questa era discografica, il secondo singolo ”Dance Like We’re Making Love” è probabilmente il pezzo più rappresentativo del CD grazie alla sua capacità di unire varie sfaccettature della cantante e ponendo l’atmosfera in un punto mediano tra la forza pop del ritornello e le strofe R&B.

La track inizia in modo molto delicato riportandoci nelle atmosfere R&B molto soffici e intimistiche che avevano caratterizzato uno dei suoi più grandi successi dell’era precedente, sto parlando della superba produzione di Mike Will Made-It, ”Body Party”, una continua aggiunta di suoni e un’ intensificazione costante nell’interpretazione di Ciara esplodono nel ritornello in cui sentiamo finalmente la mano di Dr. Luke che si presenta quasi nostalgica del sound dubstep di qualche anno fa ma che finisce per proporre comunque il suo pop nel più soffice dei modi possibili creando il singolo perfetto con la capacità di conquistare la grande varietà del fan-base dell’interprete e se ci aggiungiamo uno dei migliori video dell’anno, il gioco sembrava fatto. In realtà questa eccellente produzione è riuscita ad entrare a stenti nella Billboard Hot100 grazie al views del video ma non è riuscita ad eguagliare le ultime hit di Ciara.

Il testo, malgrado il titolo così esplicito, mostra una sensualità ben diversa da quella a cui ci hanno abituato le dive del pop attuale, una sensualità matura fatta di allusioni sottese e di altre frasi che invece lasciano ben poco all’immaginazione ma che nel contesto R&B delle strofe sembrano lontane anni luci dalla già citata ”Body Party”. Per l’ennesima volta Ciara ci dimostra di essere una delle regine indiscusse dell’R&B.

03. Selena Gomez – Good For You

Dobbiamo ammetterlo, riuscire a tollerare ”una come” Selena Gomez sul podio, davanti a cantanti che hanno fatto la storia della musica non è facile, ma lo stesso coraggio che è richiesto a voi per seguire questa spiegazione è richiesto a chi scrive per effettuare una scelta tanto ardita.

Selena è senza dubbio una cantante che non è dotata di uno strumento particolarmente forte e allo stesso tempo si tratta di una cantante senza troppe pretese (come lei però, molte altre), più volte è stata soggetto di non poche critiche a causa di una presunta ”poca artisticità” e di una eccessiva commercialità, critiche in parte condivisibili se associate alle sue qualità vocali. Il 2015 è stato però un anno particolare, prima di molti altri interpreti e riuscita infatti a cogliere il cambio di rotta radicale verso la musica R&B e ha proposto uno dei migliori brani del genere sopracitato di questo anno rischiando non poco, infatti. malgrado la crescente commercialità del genere, stiamo parlando di un’artista che ha fondato la sua carriera sulla musica pop, un cambiamento così radicale averebbe potuto sotterrarla prima del tempo.

Questo cambiamento in realtà ha portato i frutti sperati: il brano non solo è riuscito a muoversi bene nelle Charts ma è riuscito anche a trainare un progetto che, sebbene non abbia goduto di numeri idilliaci nella sua first week, si sta mantenendo costante e ha fissato anche un’altra hit, la midtempo ”Same Old Love”, e si prepara a piazzare il suo terzo singolo in top10, la particolarissima ”Hands To Myself”, insomma ”svociata” o meno, con o senza talento, Sel (o chi per essa) è riuscita a sfruttare i suoi punti di forza evitando virtuosismi che non si addicono alla sua figura ma ”volando basso” è riuscita ad arrivare più in alto di molti altri proponendo qualcosa di diverso da cio’ che aveva precedentemente posto in esame. Questo, tuttavia, soltanto con i singoli, visto che l’album “Revival”, oltre a non esserci piaciuto nel complesso, si è rivelato un grosso flop nelle vendite non arrivando nemmeno a 300 mila copie.

Quando si ascolta una canzone è infatti molto importante riuscire a comprendere che intrumental, voce, promozione, video e ”temerarietà” sono tutte voci che vanno messe sullo stesso piano e che possono dare anche ad una cantante come Selena, che sembrerebbe quasi ossimorico associare ad un genere come l’R&B, una vera e propria hit del genere.

Si tratta di un singolo prodotto da Nick Monson e che vede la collaborazione del rapper ASAP Rocky ma che nella versione del video, grazie alla sottrazione di questo ultimo e di alcuni strumenti, appare più intimistica e più vicina alla sensualità che si vuole ottenere senza ovviamente scendere nel volgare, la base tenue e minimale si sposa benissimo con la voce della Gomez che non svolge alcuna fatica nel portare a termine l’interpretazione della canzone con ottimi risultati e anzi, sembra la voce giusta per questo tipo di brani.

02. Melanie Martinez – Soap

Ritorniamo alla musica alternativa con Melanie Martinez, ”debuttante” che ha partecipato alla terza edizione di The Voice proponendo una personalissima versione di Toxic alle audizioni, anche abbiamo già parlato spesso di questa eccellente interprete ci teniamo a riproporre ancora una volta una diacronia della sua carriera vista la sua poca notorietà in Italia completamente dissonante rispetto al suo talento.

Sono passati circa tre anni dalla sopracitata audizione e quella ragazza ne ha fatta di strada! Un bellissimo EP, ”Dollhouse” e poi un album grandioso, ”Cry Baby”, le hanno permesso di acquisire sempre più fama e, malgrado i risultati in classifica non siano ancora i migliori possibili, la sua unicità e il suo stile particolare e completamente fuori dal comune le sta permettendo di costruire un fanbase decisamente solido per una newbie.

Proprio dal suo album di debutto è stato estratto come secondo singolo un brano davvero gustoso che unisce la sua musica alternativa ad una nota più commerciale: la midtempo ”Soap”. La canzone è decisamente una vetta altissima per la cantante che riesce ad accontentare il suo fanbase più tradizionalista ma allo stesso tempo strizza l’occhio alle produzioni di Diplo & co. degli ultimi anni, non a caso a produrre parte dell’ album sono stati Kinetics & One Love che avevano già collaborato per un progetto altrettanto ambizioso che si proponeva addirittura di aprire la strada ad un nuovo genere insieme alla altrettanto sottovalutata Neon Hitch. Ad ogni modo, la track si apre con i soliti suoni ovattati e bambineschi, marchio di fabbrica di Melanie e procede in una climax ascendente verso un ritornello molto potente che culmina nei suoni ampollosi che caratterizzano la parte centrale della produzione, qualcosa di assolutamente diverso da quello che siamo abituati a sentire in giro e probabilmente troppo diverso anche in questa sua nota più commerciabile per essere compreso dal grande pubblico, cio’ non toglie che almeno in questa classifica la cantante è riuscita a toccare quasi la vetta.

01. Lana Del Rey – High By The Beach

Medaglia d’oro per Lana Del Rey e l’ incompreso lead single del suo ultimo album d’inediti Honeymoon. Questa classifica parte dal presupposto di voler premiare la sperimentalità e allo stesso tempo l’aderenza al mondo del commercio di determinati interpreti e infine vuole proporsi come sunto di quella che è stata l’esperienza musicale del 2015, purtroppo però Lana Del Rey  non ha occupato un vero posto in questo anno.

Tre album completamente diversi l’uno dall’altro, due progetti, il primo e il terzo, che si richiamano fortemente ma con una malinconia lasciata dall’ insuccesso del sottovalutatissimo ”Ultraviolence” ancora percepibile in molti pezzi di ”Honeymoon” come ”Terrence Loves You” o ”God Knows I Tries”. Ancora una volta pero’ Miss Lizzy Grant ci stupisce con un singolo completamente diverso dalle aspettative, probabilmente uno dei suoi brani più commerciali di sempre e allo stesso tempo uno dei più rischiosi della sua carriera che, ahimè, ha fallito nuovamente il tentato riapprodo nelle chart. Un brano estivo, rilasciato dopo una certa ”diatribe mascherata” con la sua casa discografica che avrebbe voluto ”Music To Watch Boys To” a trainare il progetto, nostalgica del grande successo di ”Born To Die”. ”High By The Beach” in realtà prende un lato della musica del primo album della Grant e lo estremizza passando dal rock del secondo progetto alla musica trap. 

Cori dal nostalgico appeal aprono il pezzo che sembra non voler discostarsi dal vecchio sound della cantante almeno fino al ritornello quando, come per una ventata improvvisa, la base viene completamente stravolta e sembra implodere in un atipico gioco di distorsioni e riavvolgimenti su se stessa con una marcia trap costante che dona allo scioglilingua che forma il refrain un’appetibilità radiofonica senza eguali nella sua carriera. L’interpretazione, come al solito, è particolarissima e assolutamente squisita e, anche con una base così invadente in certi punti, non risulta essere in difficoltà.

Anche a livello testuale, quella che può sembrare una traccia frivola e senza senso è in realtà composta da parallelismi decisamente interessanti, la ripetizione dei verbi ”look” e ”know” all’inizio del pezzo fa riferimento, grazie ad un sapiente parallesimo antitetico, alla stessa separazione avvenuta in ”Ultraviolence” ponendola come perfetto sequel, il video inoltre ci fa comprendere che questo cattivo amante potrebbe essere proprio una personificazione dei media: Lana ha una relazione di amore-odio con i media che a volte sembrano capirla fino in fondo ”guardandosi reciprocamente”, altre volte invece c’è incomunicabilità e travisamento, le stesse che ha riversato critiche negative sul brano affossando un ottimo progetto.

Senza dubbio il 2015 è stato un anno abbastanza buono per la musica che sembra aver finalmente posto delle distanze dalla musica troppo commerciale, nello stesso tempo però la musica pop dovrebbe provare a continuare perla sua strada senza infettarsi troppo di diverse tendenze che finirebbero per stravolgerla, più in generale cio’ vale per la stragrande maggioranza dei generi…Vedremo cosa succederà nel 2016!

E voi? Che ne pesante di questo anno musicale? Avreste aggiunto/tolto qualche canzone? O vi ritrovate più o meno con quanto espresso?

8 Commenti

  1. Ma io ti amo. Cupid carries gun non la conoscevo e la scoprii grazie a Salem, che me ne ha fatto innamorare *o* Oltre a quella adoro il podio, perchè ci hai messo tre delle mie quattro cantanti preferite <3

  2. La maggior parte di questa top 10 sono canzoni che ho adorato tra cui Flesh Without Blood, Soap (>>>>>>), Good For You, DLWML e Stonemilker (anche se preferisco Black Lake).
    Bella playlist, mi piace anche High By The Beach ma mooolto meno rispetto le altre, le restanti non le conoscevo lol.

  3. Complimenti x questa scelta e i gusti musicali che hai, devo dire non scontati e sopratutto coraggiosi…tranne la gomez x il resto approvo e condivido!!

  4. Sì forse Selena è troppo in alto rispetto agli artisti presenti nella classifica, magari stava meglio in quinta posizione, però un posto in questa classifica se lo merita, o almeno se proprio vogliamo dirla tutta il produttore del brano se lo merita. Io avrei voluto che almeno i due terzi dell’album fossero influenzati dallo stesso genere di Good For You, peccato.

  5. Bella chart, mi piace il focus posto sui brani più rischiosi ed alternative, oltre al fatto che è stata inserita Ciara in una posizione alta e Lana Del Rey addirittura al primo posto, inoltre è scritta proprio bene, ottimo articolo!
    Comunque vorrei far notare come Ciara sia davvero amata in questo sito, e sono convinto che il trend sia lo stesso anche per altre charts che leggeremo nei prossimi giorni!

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