Con qualche giorno di ritardo ecco la recensione del nuovo album di una band che sta spopolando ormai da qualche tempo con il singolo “7 Years”. Qualche settimana fa vi abbiamo raccontato l’ascesa di questo talentuoso gruppo danese, i Lukas Graham (QUI per la biografia), oggi siamo ben felici di proporvi la recensione del loro album omonimo uscito il 1° aprile scorso.

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In realtà “Lukas Graham” è una riedizione internazionale di un disco che era già uscito in Danimarca l’anno scorso, creata per cavalcare l’onda del successo inaspettato raggiunto con il loro singolo dei record.
L’album è scritto, composto e prodotto dal gruppo, che dimostra così un gusto ed una conoscenza musicale davvero notevole.

Complessivamente ci troviamo di fronte alla storia autobiografica del cantante Lukas Graham, che, attraverso testi decisamente personali e diretti, ci accompagna in tutto e per tutto nel suo mondo, senza paura di mettere a nudo le sue emozioni, anche quelle più toccanti derivanti dalla prematura scomparsa di un padre che tanto gli ha insegnato e a cui deve la passione per la musica.

Le canzoni si trasformano in poesie, piene di metafore e aneddoti, portate in musica attraverso un mix di generi che vanno dal soul all’hip-hop, dal folk all’ R&B, fino ad arrivare alla musica classica. Il pop ovviamente è lo stile che fa da collante al tutto. Tematiche vere e quotidiane che il pubblico apprezza, storie semplici raccontate tramite una musica che ‘ruba’ elementi da ogni mondo.

Interessante fare un appunto sulla copertina dell’album, che raffigura un ragazzino di spalle mentre osserva un quadro. Lukas ha spiegato che quel quadro per lui è molto importante in quanto si trova all’interno di un locale che ha frequentato fin da piccolo e, una volta formata la band, ha continuato a frequentare come luogo di ritrovo. Quel dipinto è quindi un’immagine simbolica che gli ricorda casa, ricorda lì dove tutto è iniziato.

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Detto questo, spazio alla musica con la recensione track by track dell’ultima fatica discografica dei Lukas Graham:
01. 7 YEARS: un vero tormentone, un brano che è esploso nelle classifiche di tutto il mondo e pare non abbia intenzione di fermarsi. “7 Years” ha tutte le caratteristiche del pezzo perfetto: melodia orecchiabile e penetrante, testo bello e profondo (ormai cosa rara), voce del cantante particolare e riconoscibile. Una mid-tempo pop/soul con tendenze hip-hop, un arrangiamento tanto semplice quanto potente che trasmette una miriade d’emozioni nota per nota.

La performance vocale di Lukas è l’ingrediente principale che rende la canzone toccante; la sua voce è profonda, convinta e piena di sentimento. Si sente che canta parole che gli escono dal cuore, parole che lui stesso ha scritto e che lasciano il segno, che si voglia o no.

Il testo parla del passato, del presente e del futuro; una madre ed un padre che si sono prodigati nel dare consigli al figlio da quando aveva 7 anni, mettendolo in guardia e preparandolo ad una vita che non sempre sarà facile. Lo stesso ragazzo crescendo si accorge di quali siano le cose veramente importanti della vita: le amicizie, l’amore, la musica.

La vita è un continuo apprendere, non finisce mai di imparare e lui lo sa bene. Di fronte ha un futuro nel quale si immagine circondato da affetti, che però vanno meritati e che lui spera di riuscire a dare alla sua futura famiglia. E’ difficile spiegare un brano tanto profondo, è decisamente meglio ascoltarlo testo sotto mano. Ciò che rende “7 Years” un capolavoro è la sua genuinità, che al giorno d’oggi nella musica è merce rara.

02. TAKE THE WORLD BY STORM: dopo una canzone che ormai conoscono anche i muri, eccone un’altra che meriterebbe altrettanta attenzione. Il pezzo in sé è decisamente meno introspettivo e più vivace di “7 Years”, il ritmo è più allegro e così anche la voce del cantante, che appare più squillante. Un ritornello fresco e catchy che potrebbe avere tutte le carte in tavola per bissare il successo del predecessore.

L’apparente leggerezza della melodia nasconde un testo paragonabile ad una poesia. “Take the World by Storm” è un inno alla vita, un incoraggiamento ad allargare le proprie vedute, a non limitarsi a vivere in maniera piatta ma avendo il coraggio di prendere di petto tutte le cose ‘nuove’ con le quali ci scontriamo.

“I’ve always dreamt of travel, Why should we die where we were born?…I wanna see what I haven’t seen, ’cause i know there’s more” (Ho sempre sognato di viaggiare, perché dovremmo morire nel mondo dove siamo nati?…voglio vedere ciò che non ho visto, perché so che c’è di più), questi due passaggi sono secondo me quelli più significativi che riassumono al meglio il messaggio. La vita va vissuta al massimo, parola di Lukas Graham (e band).

03. MAMA SAID: questa traccia è stata estratta nel 2014 come primo singolo della prima edizione dell’album.
Il brano è un pop ricco di contaminazioni stilistiche, una mid-tempo potente ed efficace che a suo tempo in Danimarca si era rivelata un buon successo commerciale.

La melodia si apre con un coro di bambini (che sentiremo di sottofondo altre volte nel corso della canzone), una dolcezza che viene interrotta dall’entrata in gioco di Lukas, che si occupa delle strofe con un canto quasi rappato e molto deciso; anche la base ha un beat che ricorda molto l’hip-hop vecchia scuola. Per apprezzare al meglio l’estensione vocale del cantante bisogna arrivare al minuto 2:26, quando si cimenta in un acuto notevole che è una vera sorpresa.

“Mama Said” parla di alcuni aneddoti d’infanzia del ragazzo, di quanto siano stati severi, ma nello stesso tempo grandi, i suoi genitori in tutte le scelte che hanno fatto per lui. Molto spesso dagli altri era visto in modo strano, ma ora grazie alla sua musica si sta prendendo delle belle rivincite…“The older kids they started bugging me, but now they all standing right in front of me” (I ragazzi più grandi iniziarono a infastidirmi, ma ora sono tutti in piedi proprio di fronte a me).

04. HAPPY HOME: una traccia incredibile, tra le più toccanti del progetto. Quanto Lukas sia attaccato alla famiglia (ha perso il padre qualche tempo fa) lo si capisce brano dopo brano; attraverso la sua musica sembra quasi voglia ringraziare continuamente quei genitori che l’hanno fatto diventare colui che è oggi, in primis un artista. La famiglia è il vero fulcro tematico dell’album.

Musicalmente è uno dei più scarni, la vera protagonista è la voce del ragazzo, che racconta emozionato la sua infanzia felice, dal padre perfetto con cui ascoltava i vinili, al nonno che l’ha avvicinato alla poesia, alla mamma che gli ha insegnato a suonare il piano. “I only wanna put my heart and my life in songs, writing about the pain I felt with my daddy gone” (voglio solo mettere il mio cuore e la mia vita nelle canzoni, scrivere il dolore che ho sentito dopo la morte di mio padre). Se volete conoscere la storia di questo ragazzo vi consiglio di leggere il testo di questa canzone, non ve ne pentirete.

05. DRUNK IN THE MORNING: cambia completamente la dinamica, cambia la melodia e ci troviamo dentro ad una mid-tempo pop/r&b/soul decisamente ritmata. Piano e trombe accompagnano il canto di Lukas.

Probabilmente una delle canzoni meno impegnate del progetto, ma non per questo insufficiente, anzi. Il brano parla di una chiamata che il ragazzo fa alla sua fidanzata alle 5 di mattina, evidentemente ubriaco, tanto da non essere sicuro addirittura di aver chiamato la persona giusta.

Il tono della canzone è ironico e sarcastico ed è una variante dei Lukas Graham che si discosta molto dalle tematiche precedenti. Importante sentirli anche in altre sfaccettature, e bisogna dire che anche questo lato più ‘sfacciato’ riesce molto bene. Ascoltare per credere.

06. BETTER THAN YOURSELF (CRIMINAL MIND PT. 2): tornano le note più cupe e malinconiche, quel lato introspettivo ed emotivo che è l’arma segreta di questa band d’altri tempiLa performance vocale è straziante (non nel senso di brutta), in alcuni tratti la voce del cantante sembra essere spezzata dalle lacrime. La profondità del brano nasce da un racconto di vita reale, un caro amico di Lukas è in prigione, pertanto l’artista sfoga tutta la sua rabbia trasformandola in versi.

Si dice convinto dell’innocenza del suo amico, si dice fiero di poterlo chiamare amico; una presa di posizione precisa che potrebbe far storcere il naso a qualcuno ma che rappresenta, proprio per questo, l’autenticità di un album vero e umano. “I got the letter back, saying I can come and see you, I really don’t have time, but promised that I’d come and see you” (ho ricevuto la lettera che diceva che sarei potuto venire a trovarti ma davvero non ho tempo. Ti prometto che verrò).

07. DON’T WORRY ‘BOUT ME: il brano più soul di “Lukas Graham”. Mid-tempo nella quale tastiera e basso accompagnano nel migliore dei modi lo strumento vocale del leader del gruppo, che sfrutta al massimo la sua potenzialità con una serie di vocalizzi decisamente a fuoco. Lukas ha una voce notevole e, canzone dopo canzone, lo fa notare sempre di più.

Il testo parla di come riuscire a superare le difficoltà che si presentano nel tortuoso percorso che è la vita, difficoltà che si riveleranno essere, proprio per questo, i momenti più memorabili. “A lot of people told me, when daddy passed away, go take some time off, but I’ve got no time to waste” (molte persone mi dissero, quando mio padre morì, che dovevo prendermi del tempo, ma non avevo tempo da perdere), una frase forte che però dimostra quanto i genitori di Lukas gli abbiano trasmesso il messaggio secondo il quale la vita è un dono che va sfruttato al 100% fin quando il tempo ce lo permette. Anche la morte del tanto amato padre, per quanto l’abbia emotivamente distrutto, non lo fermerà dal portare a termine questo insegnamento.

08. WHAT HAPPENED TO PERFECT: la delicatezza del brano si fa sentire sin dalle prime note. Una ballad pop estremamente emotiva e comunicativa; un arrangiamento classico ma proprio per questo speciale nella sua semplicità. Il timbro di Lukas spicca su tutto, specie dal minuto 3:15, quando si avvia in una serie di acuti che rendono il tutto ancora più evocativo e potente; non serve chissà cosa per costruire un brano di qualità come questo.

E’ il primo brano d’amore dell’album, amore inteso come relazione romantica tra due persone e non più come legame tra genitori e figlio; una storia finita male che lascia ancora tanto amaro in bocca perché lui stesso è consapevole che la colpa della fine è sua. “Remember when I used to make you laugh, And every joke was better than the last, Tell me how to bring you back to this” (ti ricordi quando ero solito farti ridere, e ogni scherzo era meglio dell’ultimo…dimmi come tornare indietro a quel momento).

09. STRIP NO MORE: secondo singolo della prima edizione, pubblicato nell’estate 2015. Ha un po’ l’atmosfera gioiosa e allegra di “Drunk In The Morning”, nulla a che vedere con l’emotività della traccia precedente. Melodie soul/r&b che ci riportano indietro nel tempo.

Anche il testo si discosta nettamente dal resto delle tematiche, ora la protagonista è una bella spogliarellista che Lukas si ricorda di aver visto in uno strip club e di cui si dice “il più grande fan”. Un giorno la sua amata stripper Destiny è sparita e l’artista si è ritrovato con il cuore talmente spezzato che ha pensato bene di farci una canzone dai toni ironici e allegri. L’idea è riuscita decisamente bene.

10. YOU’RE NOT THERE: una traccia che ha un qualcosa di ipnotico, forse la melodia o forse la voce più tenue del cantante. Una mid-tempo pop molto lineare e semplice che Lukas scrive e canta al padre che non c’è più. L’amore che il ragazzo prova per il genitore è davvero infinito, le parole che usa (e che ha usato nel corso di tutto l’album) per descriverlo non possono far altro che farci capire quanto affetto abbia donato nel corso della sua vita. L’uomo è stato il più grande artefice e sostenitore del talento del figlio, lo stesso figlio che si chiede perché ora che è arrivato fin qui non abbia più il suo più grande fan a sostenerlo lì in prima fila.

Sente che non è giusto, ma sa che ormai non c’è niente da fare per far tornare le cose come una volta. “You’re not there, To celebrate the man that you made, You’re not there, To share in my success and mistakes, Is it fair?” (Non sei qui per celebrare l’uomo che hai creato, non sei qui per condividere I miei successi e I miei errori…è giusto?).
Un consiglio sincero, ascoltate la canzone e leggete il testo per comprenderla appieno, merita.

11. FUNERAL: il titolo è tutt’altro che gioioso, l’inizio con le campane che suonano tanto meno. In realtà una volta che il brano parte sinceramente ci si aspetta qualcosa di diverso, non è una traccia malinconica come potrebbe sembrare. Ballad soul condita da cori gospel che chiude, parlando di un funerale, un disco che si era aperto attraverso i ricordi di un bambino: l’album ha percorso una vita. E’ un funerale allegro quello di Lukas Graham, il suo stesso funerale al quale ci invita tutti e addirittura chiede di far festa, perché anche lui la farà.

Non si può negare che questo ragazzo abbia tanta sensibilità quanta ironia, un’anima grande che trasmette ogni qual tipo di emozione. “Everyone welcome to my funeral…Party for me – I’d party too!”.

Eccoci giunti alla fine di un album che mi fa dire solo una cosa: peccato sia finito troppo presto!
Recensire dei brani del genere è un vero piacere e sono assolutamente e assolutamente sorpresa dalla qualità e dalla varietà di un lavoro che era tra i più attesi di inizio mese.

Non servono troppi ascolti per apprezzare “Lukas Graham”, già al primo questo disco entra nel cuore; finalmente qualcuno che ci parla di tematiche vere e quotidiane, al di là delle solite frasi fatte sull’amore.
I testi sono la ciliegina sulla torta di un lavoro coi fiocchi, pensato nei minimi dettagli e partorito dall’anima. Trapela realtà, trapela vita, trapelano emozioni e sensazioni.

Questi ragazzi si sono fatti strada in un mondo difficile che troppo spesso preferisce premiare l’apparenza invece che il talento. I Lukas Graham sono TUTTO talento, talento puro, dalla A alla Z. “7 Years” è una perla ma non è l’unica, l’album ha tante altre gemme preziose che meritano di essere raccolte e apprezzate perché una band del genere non può e non deve limitarsi ad essere una one hit wonder.

Voglio credere e voglio sperare che non sarà così; una volta tanto che emerge qualcuno che ha qualcosa di sincero da dire è giusto permettergli di farlo.

Se cercate la musica, questo è l’album che fa per voi.

 

  • SoundPost

    Album veramente bello, valido, ben fatto che non si vedeva e sentiva da anni. Ogni traccia è perfetta, la voce di lui per quanto non mi faccia impazzire sta bene e suona bene su tutto. La mia preferita è Happy Home, ascoltandola la prima volta mi è venuto il magone (e lui è pure bravo a farla nei live). Come secondo singolo spero arrivi Take the World by Storm, secondo me perfetto. Album consigliatissimo a chiunque abbia voglia di ascoltare qualcosa di diverso da The Weeknd e i suoi cloni che adesso sembrano spopolare e, soprattutto, qualcosa di ben fatto. Mio Voto: 9!

  • Carlo13

    Molto bravi lo ascolterò questo album…finalmente qualcuno che non parla di amore!