A tre anni e mezzo dal successo planetario di The Heist è uscito This Unruly Mess I’ve Made, nuovo album del duo hip hop Macklemore & Ryan Lewis. 

Ben Haggerty, in arte Macklemore, è nato a Seattle nel 1983 e fin da bambino ha mostrato una propensione per il mondo nella musica, in particolare per l’hip-hop. Nel 2000 pubblica un EP facendosi chiamare Professor Macklemore, ma, per il suo primo album vero e proprio, The Language Of My World, perde l’appellativo ‘Professor’ e rimane solo Macklemore. La sua carriera però subisce un brusco stop per problemi personali legati a droga e alcool. Decide così di entrare in rehab e vi rimane per circa tre anni, fino al 2009. Una volta uscito si affianca alla figura di Ryan Lewis, suo amico e produttore, con il quale forma appunto il duo Macklemore & Ryan Lewis. Dai testi e dalle idee raccolte dal rapper e dalla genialità musicale di Lewis nasce The Heist, uno degli album hip-hop più significativi e osannati degli ultimi anni.

The Heist è stato pubblicato ad ottobre 2012 (senza il supporto di alcuna grande label), balzando in poche ore al primo posto degli album su iTines USA. A trainare il progetto sono stati in particolare due singoli, Thrift ShopCan’t Hold Us, amati da critica e specialmente da un pubblico catturato dalle sonorità ipnotiche, dal rapping potente di Macklemore e dalle tematiche sociali che i loro pezzi toccano. Le due canzoni appena nominate hanno entrambe raggiunto la 1 in Bollboard Hot 100; Thrift Shop ha vinto due Grammys nell’edizione del 2014 (Best Rap Song e Best Rap Performance) e The Heist è stato premiato come Best Rap Album. Un successo che si sono costruiti da soli con il loro talento e la loro voglia, e che proprio per questo vale il triplo. Dopo questo boom il duo aveva deciso di ‘scappare’ per un po’ dai riflettori per ragionare sul da farsi. Una pausa programmata, dunque, che ha permesso ad entrambi di dedicarsi alla vita privata e alla creazione di nuova musica nella maniera più libera ed artistica possibile.

L’attesa è durata un paio d’anni ed è servita a partorire il progetto dal titolo THIS UNRULY MESS I’VE MADE, arrivato negli store il 26 febbraio. Macklemore-Ryan-Lewis-This-Unruly-Mess-Ive-Made-Album-Art

Curiose le parole di Macklemore riguardo la produzione dell’album, che, a quanto dice

è stato in gran parte registrato nel corso di un anno e mezzo in una zona selvaggia nel nord ovest americano. Quello che non ho potuto trovare in una stanza d’albergo, in viaggio o a Seattle, l’ho trovato in mezzo al nulla”, e poi: “non potevo scappare ancora, sono scappato per tutto questo tempo. Dovevo prendermi tempo per vedere il ‘casino’ che abbiamo creato. Tutta la sua gloria laccata e i suoi fallimenti ossidati. Fissarlo. Comprenderlo. Ero troppo comodo. Essere comodi è ciò che uccide gli artisti. Non sapevo con cosa avremmo lasciato i boschi, ma ora lo so. Il 26 febbraio voglio condividerlo con voi, questo sregolato casino che ho creato”. 

Dichiarazioni in linea con il messaggio di libertà che fin da subito hanno voluto trasmettere.
I temi che i nuovi brani trattano sono svariati; dalla nascita della prima figlia all’amore per i fans, dalla passione per la musica al supporto per il movimento Black Live Matters; ma li vedremo meglio tra poco canzone per canzone. This Unruly Mess I’ve Made è un lavoro impegnato nel sociale, come lo era stato il suo predecessore. Al primo ascolto forse l’appeal, nel complesso, è meno commerciale, non ci sono i ritornelli potenti di una Thrift Shop, la melodia incalzante di una Can’t Hold Us, ma ci sono produzioni più ‘mature’, meno immediate e più vicine all’hip-hop ‘vecchia scuola’.

Detto questo, ecco una recensione dei 13 brani di This Unruly Mess I’ve Made:

LIGHT TUNNELS (Feat. Mike Slap): l’album si apre con uno dei brani più belli e significativi. Unico neo: la lunghezza (quasi 7 minuti). Il pezzo inizia con dei cori gospel, la voce di Mike Slap risuona nell’hook (che poi si andrà a ripetere nel ritornello) per introdurre le strofe rappate da Macklemore su una base prevalentemente di piano, a cui verso la fine si aggiungono le trombe.

Il testo è come una pagina di diario: il rapper si confessa e parla di come ha vissuto la fama che l’ha travolto tutto d’un tratto, di come si è trovato a far parte di eventi che prima di allora non aveva neanche mai seguito: “Walk in the arena, feel the ego of elites, like the whole industry is staring at me, a row away from Taylor, two away from Jay and Bey” (..cammino nell’arena, sento l’ego delle elites, come se tutta l’industria mi stesse fissando, una fila da Taylor, due da Jay-Z e Beyoncé). Non si sente ancora parte di un mondo che considera così ‘costruito’, si sente come un pesce fuor d’acqua; solo quando le luci si spengono e il sipario si chiude riconosce sé stesso e capisce che ‘sregolato casino ha creato’. 

DOWNTOWN (Feat. Eric Nally, Melle Mel, Kool Moe Dee & Grandmaster Caz): primo singolo ufficiale rilasciato ad agosto dell’anno scorso. I cori sono affidati a 3 pionieri dell’hip-hop, Melle Mel, Kool Moe Dee e Grandmaster Caz; ad Eric Nelly è affidata la parte melodica, con sonorità che ci rimandano a fine anni ’70/inizi ’80, mentre Macklemore si occupa ovviamente delle strofe rappate. Il pezzo è molto funky, molti lo considerano l’erede di Thrift Shop e la critica l’ha descritta come la versione hip-hop di Uptown Funk.

Ci troviamo di fronte ad una uptempo allegra, ritmata e ballabile, un’interessante ed articolata fusione tra funk, rock e hip-hop; travolgente e catchy sia musicalmente che per quanto riguarda il video, divertente e colorato che rispecchia perfettamente un testo dal sapore hipster, che va in un certo senso a ‘sbeffeggiare’ il consumismo e i grossi marchi. Basta uno scooter scassato per divertirsi con gli amici, è un po’ questo il messaggio.

BRAD PITT’S COUSIN (Feat. XP): brano dal titolo curioso, ‘il cugino di Brad Pitt’, a cui partecipa il rapper Xperience. E’ una delle canzoni più divertenti e meno impegnate dell’album. Il testo è un po’ il racconto di Macklemore che va in giro per locali dicendo di essere il cugino brutto di Brad Pitt e cercando l’affetto della ‘sua’ Angelina Jolie; è un pezzo autobiografico che parla della sua vita in maniera schietta e simpatica. Una canzone che non va presa sul serio ma va ascoltata con il giusto spirito; il rapper mostra un’altra volta che è bravo, quando serve, a creare pezzi catchy e ‘furbi’, “Made an Instagram for my cat, and my cat doesn’t even rap, and got more followers than you” (ho fatto instagram per il mio gatto, e il mio gatto non rappa, e ha più followers di te).

BUCKSHOT (Feat. KRS-One & DJ Premier): brano dal sapore old school che comincia con il rumore di una bomboletta spray, di quelle usate dai writer per fare i graffiti, e andando avanti con l’ascolto capiamo la connessione co il testo “I’m gonna paint a better world until the cans are empty” (Disegnerò un mondo migliore finché le bombolette non saranno vuote).

Il brano richiama il passato del rapper, quando lavorava da Subway di giorno, scriveva rime durante la pausa pranzo e di notte faceva graffiti sui palazzi. La base è data da un piano mentre l’intera canzone (un po’ fastidiosamente) è percorsa da un suono ripetitivo che non si interrompe mai (ricorda quello di una cornamusa), sempre sulla stessa nota. Rolling Stone definisce la canzone ‘sinistra’, e in effetti l’aggettivo la descrive abbastanza bene. Troviamo altri due nomi leggendari del mondo hip-hop, KRS-One & DJ Premier, che contribuiscono a dare al tutto un tocco ancora più ‘graffiante’.

GROWING UP (Feat. Ed Sheeran): per uno dei brani più personali presenti nell’album, Macklemore & Ryan Lewis si affidano alla voce dolce ed emozionante di Ed Sheeran. Il 29 maggio dell’anno scorso Macklemore è diventato papà, per la prima volta, di una bambina di nome Sloane Ava Simone. Questo avvenimento gli ha letteralmente cambiato la vita, in meglio, è ha voluto cantarlo al mondo tramite questa bellissima canzone d’amore. “Sometimes I don’t know who I am, sometimes I question why I’m here, I just wanna be a good dad. Will I be? I have no idea” (a volte mi domando chi sono, a volte mi domando perché sono qui. Voglio solo essere un bravo papà. Lo sarò? Non ne ho idea).

Un piano accompagna le rime di Macklemore mentre nel ritornello si aggiunge l’inconfondibile timbro di Sheeran, voce perfettamente adatta all’emotività del messaggio. Macklemore-papà augura una vita felice alla propria piccola, consapevole che per lei non sarà sempre tutto perfetto perché il mondo racchiude gioie e dolori. Bellissima dichiarazione d’amore.

KEVIN (Feat. Leon Bridges): buzz single rilasciato il 24 febbraio accompagnato da un video in bianco e nero che riflette il tema del brano. Il cantante soul Leon Bridges si occupa in maniera molto incisiva del primo ritormello a cappella, con tutti gli strumenti che ad un tratto si fermano per dedicare un silenzio simbolico.

Ritroviamo i cori gospel che danno sempre quel piacevole tocco orchestrale che fa aumentare l’impatto emotivo. Kevin è dedicata ad un amico del rapper, morto per un’overdose all’età di 20 anni. MC ce l’ha con l’industria farmaceutica, con i dottori che prescrivono medicinali troppo facilmente, e non ha paura a dirlo attraverso le sue rime “And now my little brother is in the sky, from a pill that a doctor prescribed” (e ora il mio piccolo fratello è in cielo, per colpa di una pillola che un dottore ha prescritto). Si sente da come rappa che Macklemore è arrabbiato, i suoi sentimenti emergono e rendono Kevin uno dei brani migliori dell’album.

ST. IDES: unica canzone su 13 priva di featuring artist. Il St. Ides è un liquore che durante gli anni 80/90 era molto pubblicizzato dai rappers. Il pezzo ha una produzione semplice, una base piano/percussioni/chitarra accompagna Macklemore, che recita le parole del testo come un monologo a cuore aperto.

L’artista riflette su sé stesso, sugli sbagli che ha commesso, sull’importanza della sua famiglia e delle cose che non si possono comprare. “Used to steal my Daddy’s Cabernet, never thought that it would turn into a rattlesnake” (ero solito rubare il Cabernet di mio papà, non avrei mai pensato che mi avrebbe intrappolato), dice, riferendosi a quando è iniziato il suo problema con l’alcool che l’ha portato a passare alcuni anni in rehab. St. Ides è la testimonianza che le cose importanti della vita valgono troppo e non vale la pena rovinarle andando a perdersi in dipendenze che portano solo dolore.

NEED TO KNOW (Feat. Chance The Rapper): nona traccia del progetto. Ancora una volta viene trattato un problema sociale grave, quello dell’abuso di sostanze stupefacenti. In particolare il pezzo parla dell’uso dell’ossicodone tra i giovani americani e di quanto questi non si rendano conto della gravità della loro dipendenza.

Chance The Rapper entra in gioco nella seconda strofa e parla delle sue paure come padre di una bambina piccola, e capisce che anche lui deve crescere come genitore. Macklemore poi, ammette che da quando è famoso le persone fingono di volergli bene e recitano una parte, mentre prima della fama l’unica cosa che contava era la musica. Le loro due voci insieme rendono bene ed è una delle collaborazioni migliori dell’album. Musicalmente ritroviamo nella base le trombe, che avevamo perso negli ultimi brani, e che danno quel tocco funk e hipster che siamo abituati a sentire nei singoli di MC & Ryan Lewis. Una delle tracce migliori, sicuramente.

DANCE OFF (Feat. Idris Elba & Anderson .Paak): produzione davvero interessante e articolata che pare arrivare direttamente dagli anni ’80. All’attore Idris Elba è stato curiosamente affidato l’intro/hook e la sua voce tenebrosa fa davvero centro, entrando in testa al primo ascolto.

Sembra l’inizio di un film dell’orrore accompagnato dalle note profonde di un organo, per poi completamente cambiare registro e affacciarsi alle sonorità dance a partire dalla prima strofa. Nel testo Macklemore svela il suo desiderio di sfidare in una dance battle il suo nemico, e partono una serie di riferimenti al ballo. Il beat è davvero potente e non è difficile immaginare ‘Dance Off’ suonata in un club.

LET’S EAT (Feat. XP): dopo Downtown è probabilmente il brano più radio friendly e quello che potrebbe fare meglio in classifica. Let’s Eat è una simpatica e romantica (a modo suo) dichiarazione d’amore non per la moglie, non per la figlia ma…per il cibo. “Supposed to be on a diet, I wanna be like Ryan, He lost thirty pounds on that paleo, but fuck it man I love fried shit!” (dovrei essere in dieta, voglio essere come Ryan, ha perso 30 chili quella volta…ma fanculo amico, amo le schifezze fritte!). Il testo continua un po’ tutto su questa linea “I never knew what a carbohydrate was, turns out that it’s all the snacks I love” (non ho mai capito cosa fosse un carboidrato, è venuto fuori che sono tutti gli snack che amo).

La base è delle più semplici e presenta quasi unicamente un piano, ad eccezione di alcuni suoni simili a quelli dello xilofono. Xperience, che ritroviamo dopo Brad Pitt’s Cousin, si occupa di un hook super coinvolgente. Questo brano potrebbe avere davvero il potenziale per piacere al pubblico.

BOLO TIE (FEAT. YG): altro brano che tratta del tema della fama e del successo, di come questi cambiano la routine delle persone e quanto influenzano chi sta intorno. Attraverso questa canzone Macklemore rivive un po’ la sua esperienza di scalata al successo, nei suoi pro e nei suoi contro. Il rapper si lamenta di tutte quelle persone che lo giudicano senza sapere niente e senza interessarsi della sua arte ma semplicemente fermandosi sul suo passato e sui suoi soldi. Probabilmente il brano più debole dell’album…un po’ piatto.

THE TRAIN (Feat. Carla Morrison): volendo fare un paragone con The Heist, questa potrebbe essere la Same Love di This Unruly Mess I’ve Made. Il tema della traccia è la partenza. Carla Morrison si occupa dei cori e del ‘ritornello’ che canta curiosamente in spagnolo. Una produzione slowtempo molto intima e di forte impatto emotivo.

Macklemore racconta il momento in cui se n’è andato dalla sua città, Seattle, promettendo a sua mamma che avrebbe chiamato ma non l’ha fatto, anche se avrebbe voluto. L’artista sentiva il bisogno di arrangiarsi e di vivere le sue esperienze per quanto difficile sia dare un taglio netto alle proprie abitudini “Roll up my sweatshirt, turn it into a pillow, ay, I got a polaroid camera so I don’t forget where I travel” (Arrotolo la mia felpa trasformandola in cuscino, ho la mia polaroid camera così non dimentico i posti che vedo). Molto personale e un testo da non sottovalutare. Promossa.

WHITE PRIVILEGE II (Feat. Jamila Woods): indubbiamente la traccia più discussa, per le tematiche che affronta e per i nomi che fa all’interno. White Privilege II è il ‘sequel’ di White Privilege, contenuta nel primo album da solista di Macklemore. 9 minuti nei quali parla dei privilegi che hanno le persone bianche a discapito delle comunità nere, affiancando alla sua la voce di Jamila Woods, poeta e cantante da Chicago.

Il rapper si riferisce ai fatti di Ferguson, all’assassinio di Mike Brown per mano della polizia, agli artisti bianchi che rubano le idee e trovano la strada spianata (nomina Miley Cyrus, Iggy Azalea, Elvis). Macklemore & Ryan Lewis tramite White Privilege II vogliono schierarsi a supporto del movimento Black Live Matters, e lo fanno senza peli sulla lingua, tramite la musica. Un testo che merita di essere letto tutto, sarebbe riduttivo riportare solo alcuni spezzoni pertanto vi invitiamo a farlo, per comprenderlo ed apprezzarlo appieno.

Ecco quindi analizzate le 13 tracce di This Unruly Mess I’ve Made, seconda fatica discografica del duo Macklemore & Ryan Lewis. Nel corso della recensione ci siamo riferiti quasi esclusivamente a Macklemore in quanto è lui la voce e l’autore unico della maggior parte dei testi (non tutti), ma va ribadito che Ryan Lewis si è occupato della produzione di tutte le tracce e quindi per questo album, come per The Heist, è tanto fondamentale quanto il suo collega.

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L’album nel complesso è un buon progetto, ben studiato, che mischia argomenti importanti ad argomenti più frivoli e divertenti. Ottima la parte musicale, con quelle sfumature funk che caratterizzano lo stile di questo duo hip-hop atipico.

Era difficile superare l’effetto sorpresa di The Heist e, a mio parere, non ce l’hanno fatta. Non che This Unruly Mess I’ve Made sia un album scadente, anzi, ma il precedente aveva quel tocco di novità che qui non ho riscontrato, se non in 3/4 tracce. Vedremo nelle prossime settimane come reagirà il pubblico all’uscita di questo progetto, per il momento la critica è abbastanza divisa.

Ricordiamo infine che Macklemore & Ryan Lewis partiranno presto per un tour mondiale che li porterà in Italia, al forum di Assago, il 4 aprile prossimo.

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