Bruno Mars – 24K Magic | Recensione CD

di Matteo Berardi -
4 1368

Finalmente è arrivato il nuovo album di Bruno Mars, a quattro anni di distanza dall’ultimo. Non perdetevi la nostra recensione di 24k Magic

bruno-mars-album

Ci aveva lasciati con la hit planetaria Uptown Funk e ora Bruno Mars torna in scena con un album di inediti pronto a farci ballare e a conquistare le classifiche di tutto il mondo.

Se l’è presa comoda il cantante hawaiano, infatti ben 4 anni sono passati da Unorthodox Jukebox, meraviglioso lavoro in cui l’artista ha riversato tutta la sua abilità, riscuotendo grandissimo successo con i singoli Locked Out Of Heaven e When I Was Your Man. Ora è il turno di 24k Magic, progetto molto concentrato che vanta solo 9 brani e nessun featuring.

Il sound è esclusivamente retrò, con beat e testi che paiono essere usciti da un cd R&B di fine anni ’80 inizi ’90; molte le similitudini con il Michael Jackson di Off The Wall e Thriller, oltre che ad altri grandi crooner del passato quali James Brown, Stevie Wonder e Boyz II Men.    Bruno ha dichiarato che il successo dell’album gli interessa relativamente e che ha voluto prendere questa direzione artistica per volontà personale, scelta che ai veri amanti della musica R&B non può che fare piacere.

Leggete la nostra recensione track by track per scoprire se Bruno ha rispettato le aspettative:

1. 24K MAGIC:  Il lead single e title track 24k Magic indica il sound di tutto l’album, una uptempo funky curata da Shampoo Press & Curl e The Stereotypes (i quali hanno prodotto l’intero cd) piena zeppa di synth, riff e suoni da disco anni ’80 con l’aggiunta di suoni tipici della musica hip hop della West Coast anni ’90. Bruno si vanta senza giri di parole della sua ricchezza e di come i suoi party siano fantastici.

Un party anthem dalla produzione eccellente che il cantante cavalca con maestria e trasporto creando una vera e propria bomba, la quale però non ha convinto tutti i suoi fans, i quali additano il testo eccessivamente arrogante e le somiglianze marcate con le canzoni di Timberlake o Pharrell di qualche anno fa.

2. CHUNKY: Singolo promozionale svelato con una performance al SNL prima dell’uscita dell’album, è una delle canzoni migliori del progetto. Midtempo R&B funky che può ricordare MJ dell’iconico Off The Wall, Bruno è alla ricerca di una donna bella e indipendente con cui lasciare il club. Il beat abbastanza semplice ma azzeccatissimo e la presenza di coristi a dar man forte ai versi dell’autore rendono questa Chunky uno dei punti più alti di 24k Magic.

Riesce lì dove il lead single ha fallito, ovvero avere un testo non troppo sfrontato ma comunque carico di funk e dannatamente orecchiabile. Rappresenta un po’ la nuova Treasure e probabilmente (o almeno si spera) sarà estratta come terzo singolo ufficiale.

3. PERM: Altro Party Anthem vecchio stile per la terza traccia Perm. Uptempo ricca di trombe, batteria,chitarra, fischi, urla e back vocals; l’artista, supportato dai suoi amici, intende convincere una ragazza dall’aria altezzosa a rilassarsi e scendere sulla pista da ballo.

Brano che divide, può piacere per la sua natura  “casinista” e autentica da band che suona dal vivo in un club o non piacere per lo stesso motivo. Bruno si impegna al massimo e si muove con sicurezza in questa situazione, eppure il ritornello risulta fin troppo confuso e disordinato colpendo l’orecchio dell’ascoltatore in modo negativo. Non è da escludere sia estratto come singolo, ma 24k Magic contiene pezzi superiori.

4. THAT’S WHAT I LIKE: Piccolo cambio di rotta con il quarto brano, midtempo R&B sempre dal sapore anni ’90 ma con richiami alla musica R&B e Hip Hop più contemporanei notabili nel ritornello.

Bruno cerca di far colpo su una ragazza elencando tutto ciò che può permettersi: case, cibi costosi, viaggi e auto. Si tratta di una canzone molto piacevole e ben fatta che spazia un po’ dal resto del progetto, anche qui però il Bruno romantico dei precedenti lavori lascia spazio a uno più materialista e pieno di sé. Improbabile che venga scelta come singolo data la sua diversità dal resto del progetto, ma mai dire mai.

bruno-mars-2

5. VERSACE ON THE FLOOR: Siamo arrivati finalmente alla prima ballad del disco, nonché secondo singolo ufficiale. Dolce slowtempo retrò che inizia con un piano per poi arricchirsi di altri suoni presi da un tipo di R&B ormai scomparso.

Versace On The Floor parla della forte attrazione fisica che due amanti provano l’uno per l’altra; l’atmosfera è romantica e per niente volgare, la voce d’oro di Bruno è messa in mostra e, a tratti, pare quasi che sia addirittura MJ a cantare.

Il crescere del ritmo verso la fine eleva il pezzo da semplice slowjam a qualcosa di più. Pur non arrivando ai livelli di It Will Rain o When I Was Your Man, Mars ha ribadito ancora una volta la sua bravura in questo tipo di tracce, e lo ha fatto con grande stile.

6. STRAIGHT UP & DOWN: Di nuovo una canzone che parla di sesso ma in modo differente da Versace On The Floor. Straight Up & Down è una godibile midtempo R&B ispirata ovviamente ai decenni ’80 e ’90; i backvocals costituiscono la base della canzone che non vanta un beat particolarmente elaborato. L’artista si rivolge ad una ragazza molto attraente che ha richiamato l’attenzione di tutto il locale.

Un Bruno romantico solo di facciata punta ad ottenere tutto ciò che vuole dalla ragazza senza sprecarsi troppo in complimenti studiati.

7. CALLING ALL MY LOVELINES: Slowtempo R&B che richiama gli anni ’80 con veemenza, synth e backvocals la fanno da padrone mentre un Bruno Mars “disperato” accusa la propria partner di non dargli le attenzioni che si merita e che quindi è pronto a chiamare tutte le sue ‘sidechicks‘ in attesa.

La traccia è valida ma non entusiasma soprattutto a causa del testo ancora una volta eccessivamente sfacciato, degna di nota però l’interpretazione canora dell’autore.

8. FINESSE: La penultima traccia Finesse è una bellissima midtempo R&B che sembra essere uscita dalla recording session di Dangerous di Michael Jackson. Bruno canta alla sua amata per una volta in modo romantico concentrandosi su di lei.

Il beat fatto di percussioni, synth e suoni campionati è veramente ben confezionato, inoltre il bridge, il quale incita le coppie a ballare, è perfetto grazie ad alcuni versi rap in pieno stile anni ’90 usati dal Re del Pop proprio in Dangerous.

Potrebbe essere estratta come singolo, anche se meno immediata di una Perm o Chunky, è comunque una standout del progetto.

9. TOO GOOD TO SAY GOODBYE: Bruno Mars chiude 24k Magic con una slowtempo R&B struggente dedicata alla fine di una storia d’amore. Le influenze delle melodie e musiche anni ’90 sono limpide, un testo semplice ma d’effetto, una prova vocale eccellente oltre ad una produzione ispirata e magistrale, permettono a questa canzone di rivaleggiare con l’altra grande ballad del progetto puntando però su un tema che in passato ha fatto la fortuna del cantante.

Puntare su questa Too Good To Say Goodbye come quarto singolo sarebbe una scelta logica e farebbe contenti molti fans.

bruno-mars-24k1

Questo era 24K Magic, terzo studio album di uno dei cantanti che più hanno avuto successo in questo decennio.

Un album che contiene alcuni elementi positivi ma altrettanti negativi; il talento di Mars è tutto lì in bella mostra: la voce, l’orecchiabilità dei ritornelli, la produzione sono ad un livello altissimo, i singoli stanno facendo bene e lui resta senza dubbio uno dei performer più di talento dello showbiz attuale e, in un momento in cui talento e successo non vanno di pari passo, questo è oro colato.

Tuttavia l’album se ascoltato tutto di un fiato non può che generare un piccolo senso di pesantezza. Aver puntato rigidamente su questo stile e con così poche canzoni ha portato a un unico blocco omogeneo non facilissimo da digerire.

Inoltre il Bruno Mars sognante e romantico dei lavori precedenti che ha fatto innamorare milioni di persone è qui soppiantato da un personaggio sbruffone e vanitoso, un cambio di personalità che fa perdere empatia tra la star e il suo pubblico, omologandosi un po’ a molti interpreti del momento.

24K Magic non è quindi un vero e proprio passo avanti nella discografia di Bruno Mars, come molti si auspicavano, ma piuttosto un passo laterale, uno slide fatto con tutto il carisma, la bravura e lo stile innato dell’artista.

Siete d’accordo con la nostra recensione? Diteci la vostra!

 

 

  • Valentina

    D’accordo sulla povertà dei testi che a mio avviso non reggono con la magistrale interpretazione canora e l’altrettanto magistrale sound che pervade tutto l’album. Ed è un peccato. Per quanto riguarda il vanitoso e sbruffone però bisogna vedere quanto c’è di autoironico.
    L’album di per sè è un gioiello,lui è forse il vero erede dell’inarrivabile MJ,
    Chunky e Too good to say goodbye sono i miei pezzi preferiti. In quest’ultima credo che Bruno vocalmente si superi.

  • Tom

    Assolutamente d’accordo sul fato che in blocco l’album risulta pesante (nonostante le sole 9 tracce).
    Non condivido invece il commento su “That’s What I Like”: secondo me è una delle tracce migliori (forse proprio perchè si discosta dal resto dell’album), ma soprattutto è tra le più papabili a diventare singolo.

  • MUSIC is the way.

    avete ragione! ha cambiato un po il modo di presentarsi. Verissimo! Ma secondo me anzichè allontanarsi dalla gente rimanendo totalmente back in time in questo modo si è modernizzato!
    Ascoltando l’album sembra di sentire il king, l’unico MJ
    Complimenti Bruno!

    Sono d’accordissimo su Chunky, lo avrei estratto come primo singolo, ma capisco che sia stata prediletta la title track. Secondo me ci saranno tanti singoli da questo album. E farà molto successo con i singoli, molto orecchiabili. Che terranno a galla anche l’album
    Standing Ovation per Versace On the floor

  • One Piece

    Sono sempre stato un fan di Bruno ma questo album mi ha deluso. Per carità, io non è che volessi le solite canzoncine d’amore paracule per far sognare le ragazzine però avrei preferito uno stile differente per questo album.. magari più incentrato sulla dance (a proposito, non doveva esserci una sua collaborazione con Skrillex? Che fine ha fatto) anzichè un riprendere lo stile di uptown funk per tutto il suo nuovo album (mancando però di hit all’altezza).