Dopo molto tempo che riempio questo blog dei miei commenti,delle mie critiche,dei miei deliri di onnipotenza, e dopo molto tempo che desideravo scrivere una recensione, finalmente è arrivato il momento in cui mi sono deciso ad espormi con il mio primo articolo; sono stato molto indeciso su cosa recensire,e alla fine i nomi che erano usciti erano tre: The Evolution of Robin Thicke, Luvanmusiq di Musiq Soulchild e Sex,Love adn pain di Tank.

 

Adesso vi chiederete quindi cosa c’entra quel “R.Kelly” esposto nel titolo,con non poco orgoglio: ebbene,la scelta finale è appunto ricaduta sull’ultimo lavoro di Kells,e non so nemmeno io il perchè di questa scelta: l’album, lo premetto, non mi ha convinto per nulla: e allora perchè questa recensione? Perchè io reputo R.Kelly l’artista più talentuoso che si sia visto negli US da almeno 20 anni a questa parte, e nutro per lui una venerazione pari solo a a quella che provo per Prince, artista che, tra l’altro, agli inizi aveva molto in comune con Kells, ma nonostante questo mio fanatismo, la recensione che state leggendo non è affatto positiva, e dopo questo lungo preambolo ve ne renderete conto.

Quindi,addentriamoci nei meandri di quest’album che, già dalla copertina non promette nulla di buono: un Robert stranamente minaccioso e ingioiellato peggio di Sant’Agata il 5 febbraio fa bella mostra di se, in quello che probabilmente è il peggior artwork per un suo album.

Premendo play,si inizia con il breve “The Champ”, quasi due minuti di autocelebrazione in tono pugilistico prodotti da Swizz Beatz dove R.Kelly si lancia in un rap non molto nelle sue corde. Subito dopo il pezzo che da il titolo all’album, con il featuring di Snoop Dogg: niente di particolarmente sconcertante,un pezzo di r&b da club con uno Snoop abbastanza sottotono che non lascia nulla nell’ascoltatore e che dopo pochi ascolti diventa monotono nella sua banalità. Il livello successivamente si alza con il featuring di Nelly in “Tryin To Get A Number”, ottima club banger che, se uscirà da singolo, farà sfracelli su tutti i dancefloor dedicati all’urban e che vede un Nelly superbo nel rendere easy questa traccia. Segue un brano più cattivo,”Get Dirty”, con Chamillionaire, e R.Kelly sembra totalmente fuori luogo in una base cosi tirata, mentre il nativo di Houston dà prova di trovarsi molto a suo agio sulle basi rudi snocciolando poche ma ben congegnate rime che innalzano un pò il livello del brano. “Leave Your Name”, traccia numero 5 dell’album, gode di una base soft tipica dello stile di Kelly, e anche se il testo è un pò banale e l’uso del vocoder sembra una scopiazzatura dello stile di T-Pain,il brano scivola via senza particolari sussulti. La scanzonata “Freaky In The Club”, resa piacevole da un suono molto easy, ci riporta leggermente alle atmosfere di “Happy People/U Saved Me”, capolavoro del 2003, ma , purtroppo, è solo un fuoco di paglia, cosi come la successiva, ed ottima, “The Zoo”: qui R.Kelly sfodera la sensualità tipica del suo repertorio in un testo “a luci rosse” che ci riporta alle atmosfere della saga dei “Tp”, soprattutto a “Sex In The Kitchen” del 2005. Dopo questa doppietta di ottime canzoni, però, arriva l’inconcludente primo singolo, il remix di “I’mma Flirt” con ospiti gli ottimi T-Pain e T.I. che, però, in questo pezzo sembrano aver perso totalmente lo smalto che li ha sempre contraddistinti: il brano è banalissimo e non ha aiutato per nulla l’album a livello di vendite,rendendo questo “Double Up”(fino ad adesso) il primo e vero flop della carriera solista di R.Kelly (in precedenza aveva floppato solo con “Best Of Both World” e “Unfinished Business”, entrambi in collaborazione di Jay-z). In seguito arriva l’ottimo secondo singolo, “Same Girl”, insieme all’unico capace di scalfire il suo ruolo di re dell’RnB negli anni addietro: Usher. Il brano, caratterizzato da una base molto soft, si presenta con il perfetto intreccio delle voci dei due, che danno alle stampe un’ottima collaborazione e che gli ha portato un buon airplay nelle classifiche US. Successivamente i toni si rallentano di nuovo con”Real Talk”, brano “drama” banale e che suona di già sentito (Trapped in the Closet). Si aumenta il volume con “Hook It Up”, pezzo da club senza infamia e senza lode con la participazione del giovane Huey. Con un potente riff di Kid Rock si apre “Rockstar”. E si ferma li. Oltre quel potente intro, infatti, c’è il nulla: brano ancora una volta banale e con un Ludacris sottotono e datato (sembra quasi di risentire il suo intervento in “Yeah” di Usher. La traccia successiva è, finalmente, un brano nelle corde di Kelly, con un ottima produzione di Polow Tha Don e con la preziosa collaborazione di Keyshia Cole: “Best Friend” si presenta come uno di quei “drama” tanto amati da Kells, e colpisce nel segno con un’ottima interpretazione e un’ottima esposizione vocale. Dopo troviamo “Rollin”, ennesimo pezzo da club ed ennesimo spreco per una voce simile ma che, almeno, è l’ultimo errore di quest’album cosi travagliato. Infatti, successivamente a “Rollin” arriva una tripletta di ottimi brani: “Sweet Tooth”, “Havin’ a Baby” e “Sex Planet”. In questi tre brani il ritmo si rallenta, quasi a diventare sincopato, e si ricollegano all’album precedente di Kelly(“Tp3:Reloaded”) nei suoni e nella poesia dei testi. Bellissima ed emozionante è soprattutto “Havin’ a Baby”, con Robert che dà il massimo per far trasparire l’emozione di un momento importante come la nascita di un figlio. Chiudono poi l’album l’ottima “Rise Up”, singolo a scopo benefico per le famiglie delle vittime del massacro della Virginia Tec, e la solare “I Like Love”, brano perfetto per l’estate e che mi ricorda un pò il Newbie Sean Kingston.

In definitiva, l’album può essere considerato un mezzo passo falso in quanto non si riesce a dare un giudizio unitario: si dovrebbe infatti dire che è un lavoro pessimo per quanto riguarda i pezzi da club, ottimo per i pezzi “drama”, buono nei brani “easy”, e questo rende indubbiamente complicato giudicare il lavoro nella sua totalità.

Alla fine,provo quindi a dare “i numeri”

The Champ – 4

Double Up – 5

Tryin To Get A Number – 7

Get Dirty – 5.5

Leave Your Name – 6

Freaky in The Club – 6.5

The Zoo – 8.5

I’mma Flirt – 3

Same Girl – 7.5

Real Talk – 4.5

Hook It Up – 5

Rockstar – 4

Best Friend – 8.5

Rollin – 5

Sweet Tooth – 8

Havin’ a Baby – 8.5

Sex Planet – 8

Rise Up – 7.5

I Like Love – 7.5

Overall Rating – 6

Un’album scadente per gli standard di R.Kelly che lascia con l’amaro in bocca: la decisione di puntare molto sul versante hip-hop alla fine non paga, e i brani che riescono meglio sono proprio quelli in cui Kells fa ciò che sa fare: cantare, divinamente. Sperando che la lezione gli serva per il futuro.

‘Till Next,

– pubblicato da Denzio. –

  • Lil’ Joey

    Complimenti per la recensione.. Direi che è quasi perfetta! ;)
    Non è niente male come album ma da Kellz il re dell’R&B mi aspettavo di meglio… Comunque a me il remix di I’m A Flirt piace un sacco.. anche Same Girl! :)>-

  • Io vado un pò controcorrente…per me l’album spakka…non riesco a trovare un pezzo che non mi piace…

  • Ale..! XD

    Io concordo con Denzio, st’album non mi prende, a dire il vero Robert non mi ha mai appassionato piu’ di tanto ma mi piace abbastanza, ma quest’album no, pr no.. fatta esclusione per 4 o 5 pezzi..:-?

  • Simone

    Dire ke R. Kelly sa cantare divinamente mi sembra un po’ esagerato… Infatti i suoi live non sono mai stati il massimo. Rimane cmq un grandissimo artista e un talento indiscusso. Quest’album, sinceramente parlando, a me è piaciuto abbastanza… è vero, come dici tu, ke alcune tracce risultano un po’ banali e senza spessore… è anke vero, però, ke c’è dietro un lavoro importante e ke gli sforzi di R Kelly per realizzare questo cd non sono stati apprezzati abbastanza.
    Le mie preferite: Same Girl, Rockstar, Best Friend, Double Up, I’m a Flirt e Trying To Get A Number :)

    • Denzio

      credo che pezzi come “If I could Turn back the hands of time”,”I’m your Angel”,”U saved me”,”I Wish”,”the Storm Is over Now”,”Half On a Baby”,”Religious Love”,”When a Woman’s Feed Up”,”Down low”,”Remote Control”,per non citare la famosissima “I believe I Can Fly” e altre decine di brani,siano simbolo della qualità vocale di Robert che secondo me è qualcosa di straordinario.

  • Rock Star a me nn dispiace.
    Neanche a me st’album fa impazzire.