Era la fine degli anni ’90, un periodo in cui musica e Internet sono diventate indissolubili grazie alla riproduzione digitale. Già da allora si incominciò ad affermare la condivisione di file piratati. I file digitali erano facili da riprodurre e condividere, e la rete dei primordi poteva offrire un mondo open access completamente libero. La disponibilità e il consumo di musica, così, si staccò sempre di più da canali di videoclip e negozi di dischi per riversarsi in un nuovo contesto completamente aperto al pubblico e gratuito.

I danni all’industria musicale sono stati, ovviamente, sempre notevoli, spingendola continuamente a cercare di tappare i buchi con soluzioni diverse. A servizi peer to peer quali Napster eMule l’industria discografica già reagì nei primi 2000. Lo slegamento dal supporto fisico per inserirsi nella prima vetrina musicale digitale legale portò a iTunes Store, creato nel 2003 da Steve Jobs in collaborazione con 5 major quali BMG, EMI, Sony, Universal e Warner Bros.

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Questo però non è bastato, e la pirateria ha continuato a dilagare, mentre le vendite dei dischi di anno in anno sono calate sempre di più. Una nuova soluzione è stata tentata recentemente con l’introduzione dei servizi di streaming, quali Spotify, Deezer, Tidal, Apple Music o Google Play. I servizi in questione si propongono di offrire al pubblico un compromesso per poter fruire della musica più liberamente. Ad ogni ascolto corrisponde un certo compenso per chi detiene i diritti, la musica è illimitata (anche se spesso vincolata a tariffe mensili, pubblicità frequenti o ad ascolti shuffle gratuiti); sono, tutto sommato, anche una vetrina per artisti emergenti e label indipendenti, introvabili fino allo scorso decennio se non in contesti underground, in disparte rispetto alla scena Pop contemporanea, l’unica a farsi strada in televisione tra videoclip, rubriche musicali, live e rassegne di ogni tipo.

Ciononostante, molti sono i problemi legati a queste piattaforme, non soltanto per via dei dubbi sull’effettiva retribuzione degli artisti (spesso portati avanti, tanto per fare un esempio recente, da Taylor Swift dall’uscita del suo album 1989), ma anche su come esse possano concretamente fronteggiare il problema della pirateria: siamo sicuri che la gente rinuncerebbe tanto facilmente a scaricare gratis brani musicali come ha fatto per anni?

I consumatori sono abbastanza scettici nei confronti dello streaming musicale e si rivolgono ancora ai siti di file sharing che, eludendo le norme sul diritto d’autore, soddisfano il palato musicale di tutti a costo zero, anche se certo non ne possono gioire artisti, produttori e label che investono non solo denaro, ma anche una gran dose di impegno creativo per la realizzazione di nuovi lavori (o almeno dovrebbe essere così, purtroppo spesso questo aspetto viene meno).

Come procedere ora che anche lo streaming si sta dimostrando fallace? Scattano i provvedimenti giudiziari.

Notizia di pochi giorni fa è quella della segnalazione di 10 domini Internet di cui Google ha diffuso i nomi e che hanno ricevuto ben 70 milioni di denunce per violazione di copyright. In testa alla lista dei siti di sharing incriminati il più celebre in assoluto per la condivisione illegale di brani musicali, 4shared.com

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Molti artisti, insorti per i numeri tuttora altissimi di diffusione di file non autorizzata, hanno inoltrato a Google una proposta di notifica per chi infrange il diritto d’autore, in modo tale da non rendere più visibile il contenuto piratato sulle piattaforme che ne detengono illegalmente una copia. Dai dati che ne emergono si può effettivamente arrivare ad una conclusione: i servizi di streaming, per come sono stati collaudati, non riescono ad arginare definitivamente il problema della pirateria, che affligge l’industria musicale da quasi vent’ anni.

Il grande pubblico sembra desiderare interazione veloce e quanto meno dispendiosa possibile. Più che altro preferisce selezionare da solo e gratuitamente ciò che vuole ascoltare e farsi trasportare dal flusso delle canzoni.

Il download illegale è, perciò, una pratica più che attuale per la quale vanno studiate soluzioni molto diverse rispetto a quelle attuate fino ad oggi.

Voi cosa pensate? Lo streaming può essere una soluzione efficace alla pirateria oppure sono necessarie misure drastiche o alternative più valide?

  • OneJBeats

    Vabbè…. come se il download illegale degli audio mandasse le star a vivere sotto i ponti… non ne vale la pena ormai cercare di fermare la pirateria

  • Fighter

    come si suol dire: il ferro va battuto quando è ancora caldo. ormai non hanno speranze di sconfiggere la pirateria

  • Davidernbjunk

    Ormai è troppo tardi. Possono anche chiudere tutto ma dopo tutti questi anni la gente non accetterà più di pagare, tanto meno i loro abbonamenti di streaming.

  • Enna

    Mah lol, è impossibile fermare la pirateria ormai, toccava farlo sin dall’inizio. Che poi la pirateria di album veri e propri viene solo dai fan della musica, non da ascoltatori casuali, gli ascoltatori casuali si limitano a scaricarla convertendola da youtube, una canzone del momento e fine lì. I fan che scaricano la musica illegalmente sono anche gli stessi che comprano gli album delle artiste, solo che sfruttano il download degli album gratis per ascoltare album di altre artiste magari anche per conoscerle per questo i download illegali sono più delle copie vendute, fai esempio che un fan di gaga è curioso di scoprire com’era Unapologetic di Rihanna esempio, lui scarica Unapologetic, non li piace abbastanza e lo cancella ma intanto il download è stato attuato, se scarica illegalmente l’album della sua artista preferita l 90% dopo lo compra anche e lo scarica in anticipo solo per ascoltarlo, potrebbero sfruttare sta cosa a favore tipo creare un sito da cui è possibile scaricare la musica come file temporanei che durano tipo 24 ore come prova e se all’ascoltatore piace poi il disco se lo compra o niente, meno problemi e felici tutti

  • Tom

    che poi molte volte sono le stesse label a far trapelare l’album un 2 giorni prima della release ufficiale per testare il pubblico e le reazioni. Comunque da quando c’è lo streaming ho notato che i leak pesanti sono diminuiti (Rebeal Heart di Madonna caso a parte): nel senso, mi ricordo che anni fa alcuni album subivano il leak con tante settimane d’anticipo (4 e Blackout in primis, ma anche Femme Fatale se non erro). Ora comunque escono il iorno prima, ma perchè sno già disponibili su itunes da qualche parte e quindi finiscono in rete.

  • Fede

    Nel mondo del cinema stanno incominciando a capire come sfruttare la “pirateria” a vantaggio degli incassi nelle sale, facendo uscire film in rete in anticipo e fecendoli arrivare in sala con già passaprola estremamente positivi..sarà bene anche nel mondo musicale invece di indignarsi all’infinito si attui lo stesso registro

    • Yoncé (#R8)

      Bhe, è successa la stessa cosa all’uscita di “4” di Beyoncé, leakkato settimane prima dell’uscita ufficiale, ma visto che le critiche erano più che positive , Bee ha pensato bene di farlo uscire in anticipo… LOL