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Nello scorso anno sono stati tantissimi i siti d’informazione e le riviste musicali negli USA a definire il 2015 l’anno del definitivo trionfo della musica in streaming. Nonostante questo tipo di piattaforme ancora oggi non riesca ad arginare definitivamente problemi come la pirateria online e il crollo vertiginoso dei ricavi dell’industria discografica negli ultimi 20 anni, e nonostante i conti delle società di streaming siano sempre in rosso, oggi questi servizi sembrano essere gli unici rispondenti ai bisogni e alle esigenze di nuove platee di utenti musicali: un (relativamente) scarso consumo della connessione dati, quasi gratuità dell’ascolto (o comunque prezzi molto bassi, che non scoraggiano il pubblico data la vastità del catalogo musicale) ma anche una grande attenzione alle nuove tipologie di fruizione dei consumatori, più volte all’ascolto casuale di brani in flusso continuo che scansionate in un solo album di un solo artista.

Tuttavia l’industria discografica statunitense, pur considerando il peso crescente delle piattaforme in streaming, fin’ora ha continuato a ricevere introiti sempre più elevati dal mercato degli audiovisivi e dai principali siti distributori di tali contenuti, ossia YouTube e Vevo. Questi, infatti, ospitano un vastissimo catalogo (molto più grande di quello dei servizi di streaming musicale quali Spotify o Apple Music) che spazia tra i più disparati generi e artisti e che viene autorizzata e distribuita tramite i canali ufficiali di cantanti e case discografiche. Sebbene gli streaming da Spotify ed altri servizi simili fossero in aumento man mano che il fenomeno dello streaming audio prendeva piede, mai si era riusciti a battere in numeri VEVO e Youtube. Ma le cose sono cambiate.

Secondo i dati raccolti da BuzzAngle nei primi 6 mesi del 2016 non solo gli stream si sono incrementati del 58% (sfondando il tetto dei 200 miliardi e arrivando ai 209,4 di questo semestre) ma anche il peso dello streaming musicale sul mercato diventa sempre più cospicuo e fruttuoso. Infatti, il mercato viene oggi segnato maggiormente dalle piattaforme di contenuti audio, che occupano ormai la fetta più ampia degli introiti per le major, con l’incredibile cifra di 114,23 miliardi di stream e un’influenza che conferiscono a tali servizi il 55% del mercato, contro i siti di audiovisivi, che fino a giugno 2016 hanno registrato solo 95,17 miliardi di contatti e che ricoprono la restante porzione di guadagni.

Ormai è ben chiaro come il terzetto Spotify, Apple Music e TIDAL stia acquisendo una forza economicamente più rilevante rispetto a YouTube e Vevo: se negli USA ormai i contenuti audiovisivi sono diventati secondi nel mercato discografico, potrebbe mancare davvero poco tempo anche per il resto del mondo, dove lo streaming ha un peso sempre maggiore nelle pratiche di consumo. Questi dati molto incoraggianti potrebbero anche spingere notevolmente l’industria musicale a sostituire i contratti free con quelli a pagamento mensile, visto anche il calo sempre più vistoso delle vendite di album, tanto fisici (per cui si registra una diminuzione dell’11% dei ricavi) quanto digitale (di un piuttosto ingente 7%), nonostante però la crescita progressiva in questi anni del vinile, che nella prima metà del 2016 ha registrato nelle vendite un rilevante aumento del 17,3%.

Insomma, dato che lo streaming YouTube e Vevo consiste essenzialmente nella visione di videoclip musicali, pare che nel mercato musicale il ruolo di un video sia ora diventato secondario. Sarà questo il motivo per il quale si stanno realizzando video sempre meno curati e più banali?

C’è anche da dire che a quanto pare YouTube pagherebbe commissioni a detta degli artisti molto basse (ma queste proteste vengono fatte ad esempio anche nei confronti di Spotify).

Cosa ne pensate di questi dati? Lo streaming musicale diventerà la nuova base del mercato discografico?

  • Vitto

    Sia lo streaming che i video musicali rappresentano il futuro, nessuno comprerebbe mai un album quando le stesse canzoni si possono ascoltare gratis su Spotify eo Youtube etc, e in questo momento sto parlando anche di me stesso perché essendo un quindicenne non è che ho tutti ‘sti soldi da “buttare”… sono un arianator e ho scoperto spotify circa sei mesi fa, se non fosse stato così avrei sicuramente acquistato dw… comunque penso che i video musicali abbiano una marcia in più nel tramettere dei contenuti… anche se questi possono essere espressi anche solo con l’audio nel video si accentuano… il problema è trovare un video in cui ciò si verifichi realmente, ormai invece di una bella trama si punta in tutti modi all’attirare l’attenzione del pubblico con donne e uomini nudi, ormai più che video musicali si può parlare di video porno.
    E così, con accesso libero da parte anche dei più piccoli ti ritrovi sempre di più ad avere a che fare con bambini di 8 anni che sembrano talebani.
    Se solo questi si svegliassero e farebbero video decenti youtube e Vevo sfonderebbero

  • Miky

    Secondo me dovrebbero proprio limitare il libero accesso da smartphones e tablet, se uno vuole che pagni profumantamente, anzi dovrebbero proprio limitare l’uso dei telefonini soprattutto agli adolescenti. Stenno davvero lobotomizzando il cervello a un’intera generazione, che vive perennemente connessa e alienata, costantemente sobillata da informazioni, foto, video, musica, giochi, social, chat.. senza più saper distinguere e senza più sapare cosa sia la vita reale, anche acquistare un disco, ascoltare davvero una canzone alla radio, guardare un video, interagire davvero col mondo esterno, con calma, senza essere sobillati da continue interferenze e novità che non ti fanno apprezzare davvero niente perchè cambi gusto dopo 30 secondi. Già il fatto che ora abbiano inventato un sistema per bloccare le riprese coi cellulari ai concerti trovo sia un segnale positivo e giusto. Che la gente impari a riassaporare la musica e le esibizioni con i suoi occhi e non attraverso uno schermino luminoso che riduce tutto a una cosa astratta..

  • Bionic_Monster_Heather

    Secondo me anche se YouTube sta calando non ha senso fare video più banali,per me il video è una parte del brano…sarebbe orribile se i video non fossero più con una trama con un messaggio ecc

  • Enna

    la musica si è persa completamente .-.

  • Gio113

    I video musicali sono fondamentali secondo me, attraverso il visual si può esprimere davvero il significato della canzone attraverso le immagini. Il punto è che questo non si fa più, i video vengono creati unicamente per creare scandalo e visualizzazioni, non c’è più interesse per la trama.
    E se i video cesseranno di esistere, beh, sarà solo il primo passo verso un’industria musicale povera e vuota.

    • Boh!

      Quindi la musica prima degli ann’70/80 la buttiamo nel cesso perchè non vale nulla? Ma per favore.
      I video sono assolutamente fondamentali solo se scrivi robaccia senza senso.
      Se le tue parole hanno un minimo di significato,bè puoi anche non farlo un video!
      Infine se il tuo ragionamente fosse esatto, Adele non dovrebbe nemmeno essere in classifica.

      • Gio113

        Non ho detto che la musica senza video non vale nulla, ho detto che il video musicale aggiunge un valore in più alla canzone.
        Ormai nessuno fa più video decenti, con una trama, con un buon budget.
        Il video aiuta secondo me a comunicare ciò che la canzone vuole dire se fatto rispettando il messaggio della canzone.
        La musica è più bella se vista attraverso le immagini, almeno questa è la mia opinione.

      • Massimo Coppola

        Non è vero che nessuno fa video decenti visto che Beyoncé sta puntando su questa cosa del visual negli ultimi due album utilizzando sempre meno le piattaforme di streaming come spotify ecc.

  • Navy_Swift

    Stiamo andando verso lo schifo, non accetterò mai lo streaming