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Beyoncé si racconta su VOGUE e parla della gravidanza difficile

L’assoluta protagonista di VOGUE settembre (edizione americana) è Beyoncé.

La superstar si è fatta immortalare acqua e sapone dal giovane fotografo Tyler Mitchell, 23enne scelto e voluto fortemente dalla cantante, che ha così permesso di segnare un passo storico per la rivista: Mitchell è infatti il primo nero nella storia di VOGUE America a finire in copertina con un suo scatto.

Al di là di questo aneddoto, la signora Carter si è raccontata in una lunghissima intervista, dove svela anche alcuni dettagli inediti sul parto gemellare, che è stato tutt’altro che semplice:

Pesavo 99 kg il giorno che ho partorito Rumi & Sir. Ero gonfia di tossiemia e sono stata a riposo per oltre un mese. La mia salute e quella dei miei bambini erano in pericolo, quindi ho avuto un parto cesareo d’emergenza. Siamo rimasti in terapia intensiva neonatale diverse settimane. Mio marito è stato un soldato e un fortissimo sostegno per me. Sono orgogliosa di essere stata testimone della sua forza ed evoluzione come uomo, come migliore amico e come padre. Ero in stato di sopravvivenza e l’ho compreso solo pochi mesi più tardi. Oggi mi sento molto vicina a tutti i genitori che hanno dovuto affrontare questo. Dopo il cesareo il mio corpo era diverso. Avevo subito un grosso intervento. Alcuni organi vengono spostati temporaneamente, e in casi rari vengono addirittura rimossi temporaneamente durante il parto. Non sono certa che tutti capiscano. Ho avuto bisogno di tempo per curarmi e riprendermi. Durante il mio ricovero ho avuto amore e cure e mi sono accettata formosa. Ho accettato quello che il mio corpo voleva essere. Dopo sei mesi ho iniziato a preparami per il Coachella. Sono diventata per un po’ vegana, ho rinunciato al caffè, all’alcool e ai succhi di frutta. Ma sono stata paziente con me stessa e mi sono goduta le mie curve. E anche mio marito e i miei figli lo hanno fatto.

Penso che sia importante che uomini e donne vedano e apprezzino le bellezza dei loro corpi naturali. Ecco perché mi sono tolta le parrucche e le extension e ho usato pochissimo trucco per questi scatti.

Non poteva mancare un riferimento al Coachella:

Avevo una visione molto chiara sul Coachella. Fui molto chiara perché la mia idea era già scritta dentro di me. Un giorno stavo canticchiando a Rumi l’inno nazionale nero mentre provavo a farla addormentare. Ho iniziato a cantarlo a lei tutti i giorni. A quei tempi stavo lavorando ad una versione dell’inno con accordi minori più cupi, campane e urla. Dopo qualche giorno passato a canticchiare l’inno mi resi conto che la melodia non fosse quella corretta. Stavo cantando quello sbagliato. La parte più soddisfacente dello show fu quella di cambiarlo totalmente. So che molte giovani persone sul palco e tra la folla non avevano idea della storia dell’inno nazionale nero prima di assistere al Coachella. Ma sono certa che compresero il sentimento che li trasmetteva.
Fu una celebrazione per tutte le persone che hanno sacrificato più di quanto potremmo anche solo lontanamente immaginare, per coloro che hanno spinto in avanti il mondo in modo tale che potesse accogliere una donna di colore come headliner di un festival di quella portata.

Un momento speciale dell’OTR II:

Uno dei momenti più memorabili per me durante l’OTR II è stato indubbiamente lo show all’Olympiastadion di Berlino, lo stesso stadio dove si tennero le Olimpiadi del 1936. Quello fu un luogo usato per promuovere l’odio, il razzismo, la divisione sociale e fu il luogo dove Jesse Owens vinse 4 medaglie d’oro, distruggendo totalmente il mito della supremazia della razza ariana. Dopo 90 anni due persone di colore si sono esibite lì in uno show sold-out. Quando io e Jay abbiamo cantato l’ultima canzone, abbiamo visto tutti sorridere, tenersi per mano, baciarsi, e celebrare l’amore. Poter assistere all’evoluzione dell’umanità, poter assistere ad una connessione così forte…vivo per questi momenti.

Trovate QUI l’intervista completa:

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