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Che fine ha fatto Jem, la cantante onnipresente in film e serie TV?

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Alla scoperta di Jem, dov’è finita questa cantante?

Jem

Oggi andremo a riscoprire la carriera di una cantante di cui forse non conoscerete il nome, né magari come è arrivata al successo, e forse neppure quanti album ha pubblicato.

Ma una cosa è certa: senz’altro avrete sentito almeno una volta nella vita, più o meno tra il 2005 e il 2009, una sua canzone, che fosse in un film, in una serie televisiva o in una pubblicità.

Di chi sto parlando? Ovviamente dell’eclettica cantante britannica Jem!

Scopriamo insieme tutte le fasi della sua carriera, e vedrete quanto la sua musica mai banale, raffinata e sperimentale ha segnato e influenzato tanto il panorama musicale quanto le nostre stesse vite.

Jemma Griffiths nasce il 18 maggio 1975 a Penarth, una piccola cittadina del Galles nei pressi della capitale Cardiff.

La passione per la musica comincia a scorrerle nelle vene già dall’infanzia, tra la scuola e il pianoforte di casa che le fa comporre basi e testo della sua prima canzone a soli 13 anni.

Una volta finita la scuola, la cantante sceglie di seguire la strada del padre studiando Legge alla University of Sussex, ma, non essendo davvero la sua passione, segue poco le lezioni (“quel tanto che bastava per non essere buttata fuori a calci”, come rivelò in un’intervista al quotidiano The Sun del 2005) anche se fa il possibile per laurearsi in tempo, e, soprattutto, si ritaglia ampie fette di tempo libero diventando conosciuta nella scena di Brighton: durante l’università promuove eventi, serate in discoteca e si afferma soprattutto come DJ, continuando anche dopo la laurea a muovere i primi passi verso la composizione musicale.

A soli 23 anni, assieme all’amico DJ conosciuto a Brighton Adam Freeland, fonda la casa discografica indipendente Marine Parade, per aiutare gli artisti emergenti nel campo della musica Hip Hop.

Poco prima dell’inizio del nuovo millennio però, a novembre del 1999, Jem comprende di voler ritornare a una dimensione più creativa della musica e, perciò, al suo grande amore per la composizione: lascia così Brighton ritornando nel suo Galles.

Qui, mettendo assieme uno studio discografico mobile, tra spartiti e tastiere elettroniche compone in brevissimo tempo quattro canzoni, che non saranno altro che le basi del suo primo lavoro discografico in studio che avrebbe visto la luce soltanto 5 anni dopo.

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Con l’inizio del 2000 Jem decide di trasferirsi a Londra, dove stringe un rapporto di lavoro con la manager Sarah Stennett.

che comincia già ad indirizzarla verso il mondo della produzione e dell’industria musicali. Sarà proprio a Londra che la cantante gallese incontrerà Guy Sigsworth, il famoso produttore musicale di elettronica sperimentale che nei primi 2000 annoverava nella sua carriera un’importante collaborazione con l’islandese Bjork (nell’album Homogenic) e con Imogen Heap stava avviando il progetto musicale dei Frou Frou (che ci ha regalato perle Downtempo come Breathe In It’s Good to Be in Love, entrambe rilevanti hit radiofoniche nel nostro Paese a cavallo tra 2002 e 2003).

Solo due giorni di writing session servirono al duo per creare un brano Folk melancolico che strizzava l’occhio alla musica mediorientale e all’Ambient, ossia la ballad Silly Thing,

pezzo che lo stesso Sigsworth volle dedicare alla sua relazione normale e allo stesso tempo speciale con la moglie. Ascoltiamo insieme la demo registrata nel 2002 (e pubblicata in Rete solo nel 2012).

http://www.youtube.com/watch?v=D5yrf9mPgnk

Come avete modo di leggere dal titolo del video, questo brano, alla fine, ha avuto un destino davvero felice: la regina del Pop Madonna, allora presa dalla registrazione del suo controverso album American Life, ascoltò il pezzo, che le piacque talmente tanto da inserirlo nel suo lavoro in studio con poche lyrics modificate e una produzione maggiormente elettronica (affidata al dj francese Mirwais Ahmadzai e al famoso mixer Mark ‘Spike’ Stent) a cui venne affiancato un toccante coro gospel da pelle d’oca. Il risultato finale fu così Nothing Fails, la cui uscita fu commentata anche da Jem così:

“Quando alla fine ho sentito la canzone finita è stata un’esperienza stranissima. Non è da tutti i giorni sentire Madonna cantare parole e melodie che hai cantato nel tuo dittafono al mattino. La ammiro veramente perché è molto coinvolta in ogni cosa che fa. La canzone è bellissima”.

Ascoltiamo ora il risultato finale.

L’anno precedente, tuttavia, Jem era arrivata fino a Brooklyn, città dove incontrò un produttore musicale che avrebbe collaborato presto con le Sugababes (creando la famosa Round Round) e che l’avrebbe guidata nella realizzazione del suo primo album in studio Finally Woken, ossia Yoad Nevo, il quale realizzò assieme alla cantante gallese la title track del lavoro discografico prima citato, brano che, finalmente, lanciò l’eclettica artista verso le luci della ribalta.

Infatti, nel marzo del 2002, la Griffiths, durante un viaggio con amici a Los Angeles, trova finalmente il coraggio per lasciare una copia della sua canzone Finally Woken nella cassetta delle lettere di Nic Harcourt, allora speaker radiofonico per la radio di musica indipendente KCRW. Qui, una volta mandato in onda, il pezzo comincia ad essere tra i più richiesti dal pubblico e, di conseguenza, tra i più popolari, arrivando nella top 5 stilata dall’emittente radiofonica californiana.

Grazie ai numerosissimi passaggi, il potenziale della cantante gallese viene subito notato dalla RCA e dalla neonata ATO che proposero a Jem il primo vero contratto discografico della sua carriera.

Da quel momento in poi nulla per la Griffiths sarebbe più stato lo stesso, la strada verso il successo era ormai spianata, e mentre lei, trasferitasi a Los Angeles in ricerca di nuovi stimoli ed influenze, si dedica alla stesura di nuovi pezzi insieme al suo fidato collaboratore Yoad Nevo, la casa discografica ha il tempo di rilasciare l’EP It All Starts Here. Il disco contiene le 5 demo già registrate e riarrangiate da Jem e Nevo (di cui 4 già risalenti al 1999), segno dell’inizio di una carriera sbalorditiva e fruttuosa nel campo dell’Elettronica.

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 Ci siamo: è il 23 marzo 2004 e negli Stati Uniti viene finalmente pubblicato l’album Finally Woken, che arriverà nei music store fisici europei soltanto nell’anno successivo. Il primo lavoro in studio di Jem contiene le 5 canzoni già contenute nell’EP dell’anno precedente più sei nuove tracce registrate con l’aiuto di Yoad Nevo e Gerard Young (conosciuto con il suo nome d’arte Ge-ology), entrambi co-produttori di It All Starts Here…, di cui il primo album in studio sviluppa e approfondisce le complesse e raffinate sonorità elettroniche.

Finally Woken, infatti, si dimostra un lavoro molto omogeneo e coeso, che mescola sapientemente il Trip Hop di Bristol anni ’90 (per intenderci, lo stile dei Massive Attack) all’Ambient, al Folk, al Rock di gusto vagamente anni ’70 e ad atmosfere a volte tropicali, a volte psichedeliche.

Fin da subito il disco riceve il plauso della critica: il Rolling Stone ne adora il “senso dello humor musicale”, e gran parte dei critici musicali paragona le sue basi elettroniche e il suo timbro vocale caratteristico alle già affermate Dido e Imogen Heap.

Una peculiarità dell’album: la copertina, che ritrae Jem da bambina in una foto scattata dal padre, è colorata in modo diverso a seconda dell’area in cui la copia fisica viene venduta. Così si ha il colore giallo per gli Stati Uniti, il blu per il Regno Unito e il verde per Europa e Australia.

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Pur essendo un album semi-indipendente, senza grande copertura mediatica tramite radio Pop o rotazione di videoclip su MTV, l’album vende 11,000 copie in due settimane di permanenza nella Billboard 200.

Dato il nome tutto sommato ancora sconosciuto ai più (famoso solo, come abbiamo visto prima, nella scena della musica Indie), Jem decide di mettere in atto una strategia promozionale attuata 5 anni prima dal collega Moby con il suo disco di maggior successo Play: la cantante concede l’uso di ogni brano contenuto nel suo album per l’inserimento in serie tv, film, trailer e pubblicità statunitensi (strategia che continuerà anche per l’album successivo Down to Earth).

Da questo momento in poi, a partire dal finale della prima stagione di The O.C., in cui si può ascoltare la sua Maybe I’m Amazed (cover di Paul McCartney), la voce di Jem diventa celeberrima al grande pubblico: da Grey’s Anatomy Six Feet Under, dalla pubblicità della Lexus fino al sequel di Center Stage tutti la vogliono, e tutti incominciano a distinguere il suo timbro e i suoi motivi orecchiabili e allo stesso tempo ricercati, contribuendo in buona parte a costruirsi una discreta popolarità nel corso degli anni Duemila. Ecco qui la lista di tutti i brani utilizzati dai diversi media nel corso degli anni.

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Quando l’album arriva in Europa l’anno successivo invece, Jem decide di usare una strategia più tradizionale per promuovere l’album, ossia quella del rilascio dei singoli, cosa che le frutterà un’ottima sesta posizione e ben 32 settimane di permanenza nella classifica inglese degli album.

Il primo di tutti è l’ormai famosissima They, che in Gran Bretagna esce il 13 marzo 2005 accompagnata da un video in cui la cantante gallese rivisita il personaggio di Barbarella spogliandosi in assenza di gravità.

They è un pezzo Trip Hop interpolato frequentemente da un campionamento di una composizione classica, ossia il Prelude and Fugue in F minor di Bach, nella versione registrata dagli Swingle Singers nel 1963.

Il testo, che invita alla naturalezza e alla spontaneità al di là di regole proibitive che “seguiamo come sciocchi”, riesce a creare con la base a metà tra elettronica e musica classica un connubio davvero ben riuscito. Il brano fu una hit famosissima anche da noi, è praticamente impossibile non vi salti in mente ascoltandola!

Il secondo singolo ufficiale viene rilasciato a giugno 2005 e fa sempre parte dei primi pezzi registrati da Jem nel lontano 1999: la canzone si intitola Just A Ride, omaggio alle frasi del comico statunitense Bill Hicks scomparso nel 1994, che con i suoi sintetizzatori fluidi e le percussioni Soft Rock crea la giusta atmosfera per cantare di come la vita sia “solo una cavalcata” in cui non bisogna aver paura né cercare di affrettarsi, ma godersela il più possibile con i suoi alti e bassi.

Il singolo finale dell’era Finally Woken è Wish I, uscito a settembre dello stesso anno e un po’ atipico rispetto al resto dell’album: la base elettronica rimane quella cristallina e liquida di tutto il lavoro, ma la strumentazione si avvicina molto di più al Reggae e ai ritmi tropicali e caraibici. Il testo, che parla di una ragazza che saluta il suo fidanzato in partenza verso la vita di città e che vorrebbe più di ogni altra cosa andarsene con lui, viene accompagnato in modo fedelissimo dal video ambientato su un’isola tropicale, dove, tra l’altro, Jem ha conosciuto il suo futuro marito Joseph George, suo fidanzato nella clip.

Tra i brani più famosi non diventati singoli possiamo senz’altro ricordare Come On Closer, una delicata ballata Trip Hop (inclusa in Desperate Housewives) che con influenze anni ’60 e intermezzi di chitarre elettriche che la rendono ancora più interessante all’ascolto, e 24, midtempo ispirata dal Rock anni ’70, colonna sonora di Smallville e Center Stage: Turn It Up che ad oggi è rimasto l’unico brano di Jem ad essere entrato nella Billboard Hot 100, alla posizione 98.

Dopo i numerosi live tra radio e Top of The Pops nell’arco di due anni, Jem decide di mettere fine alla sua prima era discografica nel 2006 cercando nuove ispirazioni per realizzare il suo secondo album in studio. Si congeda dal produttore di Finally Woken Yoad Nevo, registra una canzone per la colonna sonora di Eragon (Once in Every Lifetime) e comincia ad incontrare e a lavorare con nuovi produttori per creare un sound che riconfermi i caratteri distintivi della sua musica, seguendo però influenze e tendenze sempre più cangianti nel panorama musicale.

Per il suo nuovo album Jem recluta Lester Mendez (famoso produttore di pezzi latineggianti come Te Busqué di Nelly Furtado o La Tortura di Shakira), Greg Kurstin (che era stata la mente creativa di buona parte dell’amatissimo album X di Kylie Minogue), Jeff Bass (co-autore della premiatissima Lose Yourself di Eminem) e Mike Bradford (collaboratore dei Deep Purple): la cantante gallese vuole sperimentare un nuovo ensemble di stili e influenze musicali da aggiungere ai suoi tratti distintivi, anche se la mancanza di un sound coeso comincia a impaurire la casa discografica, che teme di non avere in mano un lavoro che possa avere successo quanto, se non più del precedente. Dopo tante vicissitudini il nuovo album di Jem esce negli States il 18 settembre 2008, e si intitola evocativamente Down to Earth.

Down to Earth

L’album si dimostra, anche grazie al parere favorevole della critica, un degno successore del precedente: il Trip Hop rimane saldamente il genere-collante del lavoro, ma le influenze rispetto a Finally Woken cambiano profondamente. I diversi produttori rimarcano le loro tracce attraverso le loro diverse tendenze ispiratrici: il Latin Pop più o meno intensificato di Mendez, l’Elettropop-House di Kurstin (presente solo nella track Aciiid!) o l’Hip Hop-Soul di Bass con legami anche al canto gospel (che si possono sentire in Keep on Walking, che ultimamente è stata inserita nella colonna sonora della popolarissima serie Netflix Orange Is The New Black).

Tutto sommato, però, anche con ingredienti diversi il risultato non cambia: Jem si riconferma una grande cantante di Elettronica sperimentale, impeccabile ma con l’unico difetto di aver creato, forse, un disco con un concept musicale troppo simile al precedente e pubblicato in un periodo dove del sound elettronico si erano sentite quasi tutte le declinazioni (non dimentichiamoci che l’anno di Down to Earth è lo stesso di The Fame di Lady Gaga o di One of The Boys di Katy Perry).

Il pubblico non riesce più a vedere in lei la novità assoluta, portando perciò ad un sostanziale insuccesso dell’album. A ciò si aggiunge anche l’uscita rimandata in Europa all’anno successivo, cosa che non certo aiuta le vendite: se negli USA la Griffiths arriva alla 48esima posizione vendendo 10,642 copie, in Regno Unito registra il peak alla 64.

Anche le strategie di promozione, che alternano il rilascio di singoli all’uso dei brani in diverse soundtrack, non ottengono il risultato sperato: il primo singolo è It’s Amazing, una traccia con influenze Synth-Pop, voci filtrate e linee di pianoforte che si inframmezzano tra le percussioni Electrorock mediate da lyrics di self-empowerment su quanto le difficoltà e la frustrazione non debbano abbattere i nostri talenti e le nostre capacità. Brano perfetto per la colonna sonora di Sex And The City, film del 2008 tratto dalla celebre serie HBO. Nonostante, però, la posizione di rilievo all’interno della pellicola, la malinconica e delicata ballad non decolla, accontentandosi di una magra 77esima posizione nella classifica dei singoli tedesca.

Anche la uptempo Electropop con notevoli influenze Funk Crazy non ha grandi riscontri, anche se ancora oggi viene legata al popolarissimo teen drama Gossip Girl (in cui il brano di Jem è stato inserito nella soundtrack della seconda stagione), mentre la Folk-Ambient ballad And So I Pray e la Latin-Bubblegum Pop I Want You To… passano completamente inosservate negli store digitali di tutto il mondo, chiudendo la Down to Earth era dopo pochissimi mesi di uscita dell’album in Europa con l’amaro in bocca.

Negli anni successivi a Down to Earth Jem ha continuato ad occuparsi di musica, rimanendo però notevolmente in disparte rispetto all’aspetto promozionale e, purtroppo, anche a quello produttivo. Già nel 2009 la cantante rivela di essere al lavoro al suo terzo album in studio, che avrebbe dovuto vedere luce nel 2010, nonostante il blocco posto dalla sua casa discografica alla produzione di nuova musica.

Nel frattempo gli anni passano, Jem continua a spostare in avanti l’uscita del suo nuovo disco mentre si dedica ad altri progetti, il cui più importante è stato senz’altro la realizzazione di una compilation, con la musica di artisti quali Dido, Alanis Morissette e John Legend, dedicata al decimo anniversario degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001.

Finalmente nel 2012 Jem rivela il titolo del nuovo album, The Beachwood Canyon, ma di una data di rilascio non si parla ancora. Tra conferme e smentite si arriva finalmente al 2016, anno in cui la Griffiths annuncia l’imminente uscita del primo singolo del suo lavoro, prevista per il 1° luglio, giorno in cui si avvierà anche il pre-order del suo nuovo album.

Anche se non stiamo più nella pelle per l’arrivo di questa nuova fatica discografica della cantante gallese, dubitiamo fortemente che possa ritornare con questo lavoro al successo di un tempo. Siamo in un panorama discografico in cui al suo nome difficilmente si è associato un suo brano, seppur famoso, ed inoltre Jem non si è saputa lanciare nel mondo del Pop con un’immagine controversa e memorabile, ma ha puntato solo sulla sua stupenda vocalità.

Inoltre, oggi l’ageing è una realtà sempre più viva che sta sgretolando le carriere di molte cantanti in passato sempre ai vertici delle classifiche, purtroppo la strada per un nuovo successo è tutt’altro che spianata. Con il passare degli anni, però, Jem si è ritagliata un buono spazio nella scena underground, dove ancora oggi viene apprezzata e dove ci auguriamo che i frutti della sua musica e del suo estro creativo possano sempre trovare il giusto apprezzamento e il dovuto riconoscimento.

Voi cosa ne pensate? Jem riuscirà con il suo terzo album a ritornare ai fasti di un tempo?

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