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Demi Lovato – Confident | Recensione CD

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Non è mai semplice cambiare immagine. Soprattutto quando si è nati come teen idol, spogliarsi dei vecchi abiti che hanno fatto affezionare i più giovani è difficile, e spesso un artista arriva ad un età che non è più quella adolescenziale ed ancora si porta dietro la sua vecchia immagine. Era successo in passato a Britney Spears e Christina Aguilera. Era successo in passato a Hilary Duff, Miley Cyrus. E’ successo oggi a Demi Lovato.

Il suo caso potrebbe essere un vero emblema, perché fino alla sua scorsa Era discografica lei era la più “virginea” delle teen star, ma ora ha voluto tagliare con quel tipo di immagine e, forte di una ritrovata forma fisica, ha voluto sfruttare per la prima volta la sua sensualità per creare un disco il cui concept principale ruotasse intorno alla sicurezza che il sentirsi di nuovo in forma dona alle persone. In altre parole, la sua scelta è stata quella di creare un album che ruotasse attorno al concetto di confidenza con sè stessi.

Essere “confidenti” significa accettarsi per ciò che si è, sentirsi a proprio agio con il proprio corpo e con la propria forma mentis, sentire di non dover dare più conto a nessuno, di potersi mostrare nudi e crudi per quello che si è, non solo sessualmente ma anche a livello emotivo.

In realtà, già in passato Demi si è messa a nudo per quanto riguarda le emozioni ed il suo vissuto, ma oggi ha deciso di farlo anche in altri ambiti, rivoluzionando così il modo di porsi e costruendosi una nuova immagine, un’immagine che a molti è sembrata finta, ma che a suo dire rappresenta ciò che è davvero Demetria Devonne Lovato nel 2015.

Da tutto ciò è nato il concept di “Confident”, un disco che ha portato Demi a sperimentare cose nuove anche a livello musicale e a spingersi su più orizzonti. In alcuni punti i risultati ci hanno soddisfatto, in altri meno, ed ora siamo qui per analizzare traccia per traccia un progetto che, nel bene o nel male, è sicuramente diverso da tutti quelli che lo hanno preceduto, per quanto riguarda la carriera discografica dell’interprete.

Le liriche sono state composte e coscritte in gran parte da Demi, ma un buon aiuto di altri autori lascia una forte impronta sui testi, i quali sono molto diversi da quelli che caratterizzavano i suoi album precedenti. Stesso discorso possiamo farlo per i sound i quali, forgiati da maestri come Max Martin, Ryan Tedder e gli Stargate, spaziano tra pop, EDM e urban. Un caso a parte è costituito da “Father”, ma lo analizzeremo a tempo debito.

Iniziamo dunque, buon ascolto e buona lettura!

01. Confident: Apre questo disco la canzone più rappresentativa del concept attorno al quale ruota tutto il resto. Parlo ovviamente di confident, title track nonché secondo singolo estratto. Confident è una potentissima up tempo synthpop che richiama facilmente alla memoria le produzioni affidate negli anni a Britney Spears e la hit di Christina Aguilera “Keeps Gettin Better”.

Dunque il pezzo non brilla per originalità, ma possiamo bocciarlo solo per questo? Ovviamente no, perché al di là di questo ci sono molti altri aspetti da valutare, ed in questi il pezzo risulta ottimo da tutti i punti di vista. “Confident” è una up tempo ballabile, infettiva e che nonostante la scarsa originalità non risulta banale nella produzione, la quale riesce ad esplodere senza farsi martellante ed a valorizzare bene la vocalità di Demi, perfino nelle sue famigerate note basse.

Max Martin ha fatto senza dubbio un buon lavoro in questo caso, ma il merito va soprattutto ad Ilya, già coproduttore di tracce come Problem di Ariana Grande e On My Mind di Ellie Goulding, che dona una nota urban al pezzo.

Il testo mette in luce esattamente il modo in cui Demi vuole farsi passare in questa Era, forte e sicura di sé, ed isolandola dal contesto in cui inserito riesce a convincere l’ascoltatore casuale che ciò sia vero, raggiungendo dunque il suo scopo. In generale le emozioni che vengono fuori dall’interpretazione riescono a far percepire un’aura di energia e sicurezza all’ascoltatore, e questo è proprio lo scopo finale del brano.

Ci han colpito particolarmente il ritornello, che ripetendo più volte la frase “What’s wrong with being confident” rende più forte il concetto, e la parte finale, in cui Demi ci concede il meglio della sua vocalità con chiare ispirazioni di matrice Aguileriana. Nel complesso, questa è una delle tracce migliori dell’intero progetto, una partenza col botto che conquista fin dal primo istante.

02 Cool for the Summer: E dopo questo scoppiettante inizio, arrivano le “dolenti” note. “Cool for the Summer” è il primo singolo di questa Era discografica e, per quanto sia il classico brano che se guardato nel complesso funziona ed abbia un ottimo appeal commerciale, non ci troviamo per niente davanti ad un lead single di qualità come quelli selezionati per i primi 4 album di Demi.

La produzione di Max Martin è davvero scontata, a tratti così banale da farla somigliare a tante sue vecchie hit, e la performance vocale di Demi nelle strofe non è buona (e diventa scadente nei live), poiché la spinge su una tonalità in cui proprio l’interprete non si sente a suo agio, il registro basso. La situazione migliora notevolmente nei ritornelli, in cui la Demi CANTANTE che conosciamo ritorna prepotentemente protagonista (soprattutto nell’ultimo), ma nel complesso la performance vocale in questa traccia non è buona.

Il testo è quello di una classica canzone estiva, sexy e divertente, dunque non ci sentiamo di affossarlo del tutto, ma di sicuro non è neanche questo un punto di forza del brano. Però, come già anticipato, nel complesso il brano funziona, piace al fruitore di musica medio e si lascia tranquillamente ascoltare se passato in radio o in un momento fatto di divertimenti. Diciamo che si tratta della classica canzone fatta per vendere. Questo pezzo è molto sottotono nel contesto dell’intera discografia di Demi.

03. Old Ways: Dopo lo scivolone appena affrontato, Demi ritorna pienamente a galla con un brano completamente diverso dai precedenti. Non stiamo parlando di una ballad, ma di un brano che pur presentando forti influenze synthpop, urban ed EDM non ci distoglie dall’ascoltare le parole che compongono il meraviglioso testo, che come preannunciato dalla stessa Demi parla dei suoi errori passati e di come sia riuscita a voltare pagina, a cambiare vita ed a resistere alle nuove tentazioni.

Il sound cambia molto tra strofe e ritornelli. Nelle strofe è minimal, incalzato appena da batterie, per far sì che l’ascoltatore si soffermi sul testo ma sia comunque immerso in un’atmosfera ipnotica. Nel ritornello invece ci troviamo a tutti gli effetti davanti ad una base EDM, il che stranisce l’ascoltatore. Non si tratta di una scelta poi così malvagia: certo, la differenza stride abbastanza, ma il sound è molto buono, sa colpire e stupire l’ascoltatore medio, e permette a Demi di far arrivare ancora più chiaramente ed in maniera diretta il messaggio che vuole dare con questo testo, sicuramente uno dei più validi del disco.

Se si pensa al fatto che a produrre il pezzo è stato Jason Evigan, già coproduttore per Heart Attack, fortunatissimo singolo dell’album precedente, di certo si possono notare i cambiamenti negli standard musicali di Demi. Nulla da dire sulla performance vocale che, per quanto condita a tratti da un po’ d’autotune, dimostra che Demi non ha assolutamente perso la sua capacità di interpretare, di far arrivare le sue emozioni e certi concetti all’ascoltatore.

Non sarà una maestra di vita, ma con questo pezzo la Lovato riesce sicuramente a fare arrivare un messaggio positivo all’ascoltatore. Ciliegina sulla torta il grande acuto finale, il quale mostra davvero il meglio della vocalità di Demi.

04 For You: Vi mancava la Demi che parla di amori difficili ma che resistono nel tempo? Niente paura: For You affronta questo argomento, ma lo fa con sound e ritmiche completamente diversi rispetto alle ballads di Demi ad argomento affine. Dunque, un testo ben fatto che riesce a comunicare le emozioni che nascono quando le difficoltà di una relazione non uccidono l’amore, viene interpretato su una base dance-pop, chiaramente ispirata al buon pop che andava alla grande nei gloriosi anni ’90.

Infatti, le strofe, pur non nascondendo la vera natura del brano, presentano un ritmo più pacato, tuttavia è nel ritornello che l’atmosfera diventa quella tipica di una canzone EDM. Demi canta il brano non certo con lo stile ispirato che una ballad le avrebbe permesso di adottare per questo testo, ma sul piano tecnico la sua performance vocale è molto buona per tutta la durata della canzone, e non altalenante come avveniva, ad esempio, in “Cool for the Summer”.

Nel bridge e nell’outro le modifiche alla voce si fanno più invasive. Visto il genere della canzone questo non è completamente un male, ma forse sarebbe stato meglio andarci più leggeri. Il bridge, poi, ci ricorda un po’ troppo “Wide Awake” di Katy Perry . Il pezzo è dunque buono  nel complesso ma sicuramente inferiore ad altre tracce del disco. Direi che con questo testo si poteva lavorare diversamente, con ritmiche più alla “Unbroken”.

 

05. Stone Cold: E arriviamo finalmente alla prima vera ballad del progetto, una canzone completamente diversa dalle precedenti, ed un brano dal quale ci aspettiamo tutti molto poiché la cantante spera di essere nominata ai Grammy con esso. Ebbene, ci troviamo davvero davanti probabilmente alla migliore canzone finora ascoltata in questo progetto.

Chiariamolo fin da subito: la performance vocale che Demi esegue su questa base è esattamente il meglio che lei riesce a dare, o almeno questo è quanto l’ascolto della sua discografia già edita ci permette di affermare. Questo è il registro in cui l’interprete si destreggia meglio, queste sono le note che riesce ad eseguire in maniera impeccabile ed emotiva, e la parte finale è davvero pazzesca.

Senza dubbio la produzione di Laleh è evidente e come al solito di ottima fattura. Magnifica. Magnetica. Note prese di petto e falsetti arrivano dritti alle nostre orecchie ed al nostro cuore. A questo punto, davanti ad un lavoro simile, testo e base potrebbero anche passare in secondo piano, ma a quanto pare Demi questa nomination vuole davvero guadagnarsela!

Le liriche ci mettono di fronte a tutte le singole emozioni che si provano una volta che una storia d’amore è finita e l’altro/a trova con chi rimpiazzarti mentre tu sei ancora innamorato/a, mentre la base è puramente strumentale, e vede come punto di forza un pianoforte che riesce ad accompagnare e valorizzare pienamente l’esecuzione vocale della Lovato, che in questa traccia ci concede di ascoltare davvero tutta la sua estensione. A livello testuale sembra la continuazione di “For You”, ma l’atmosfera è completamente diversa.

Can’t understand, I’ll take the pain
Give me the truth, me and my heart
We’ll make it through
If happy is her, I’m happy for you

06 Kingdom Come (feat Iggy Azalea): Ed eccoci qua. Siamo al primo featuring del progetto, una traccia interpretata in duetto con quella che Demi sta da tempo definendo come una sua grandissima amica: Iggy Azalea. Ci troviamo anche davanti ad un probabile singolo in quanto questa è sicuramente la canzone più catchy ascoltata finora ed è perfettamente compatibile con quello che radio e classifiche vogliono oggi, non a caso il produttore è Steve Mac che ha riconosciuto momenti di fama dopo la collaborazione col cantante Omi.

Il mix tra urban-pop e dance-pop è sempre una carta vincente, e potrebbe rivelarsi un mix fatale anche in questo caso . Il ritmo, è vero, a tratti scimmiotta molto “Black Widow” (soprattutto dopo i ritornelli), ma riesce comunque a darci una grande energia, a farci muovere con decisione, quasi ad ipnotizzarci nelle strofe, che propongono inizialmente un ritmo minimal come in “Old Ways” ma poi si arricchiscono di varie sfumature, che fanno la differenza rispetto alla hit di Iggy e Rita Ora.

A proposito di Iggy, ci siamo tutti chiesti se avrebbe rovinato la canzone, ma in questo contesto la sua figura non è per niente pessima. Il suo verso è molto buono per i suoi standard, anche se spezza la magia generata da Demi fino a quel momento grazie ad una delle sue performance vocali migliori mai eseguite per una up tempo. L’unico appunto che rivolgiamo all’Australiana è che forse avrebbe dovuto comporre meno barre, in quanto il suo contributo sembra protrarsi troppo a lungo.

Contrariamente a quello che potevamo aspettarci, questa traccia presenta un testo d’amore, tuttavia non scende nel mieloso ma si mantiene anzi a pari passo con il ritmo incalzante. Buona anche la parte vocale nelle strofe, mentre nel ritornello tende a rovinarsi a causa dell’abuso di autotune, un problema che effettivamente hanno varie canzoni in questo progetto.

07 Waiting for You (feat Sirah): Come in “Unbroken”, anche qui le collaborazioni sono poste una dopo l’altra. Qui non troviamo un’altra star musicale ma la rapper emergente Sirah, la quale si gioca dunque una carta importante nella conquista del musicbiz. Anche questa è una canzone urban-pop, anzi qui la componente urban è molto più marcata rispetto al duetto con Iggy.

La struttura si ripete: strofe minimal, dal sound lento, intimo e pacato, e ritornelli potenti ed aggressivi. Lo stacco non infastidisce l’ascoltatore, il quale si rende conto di come questa composizione serva per far arrivare un certo messaggio in un certo modo.  Mentre nelle strofe Demi parla di una persona che l’ha ferita e di come lei ha reagito a ciò, il chorus si sofferma su come lei si preparerà ed aspetterà per ottenere una vendetta.

Insomma, una minaccia per nulla velata che forse fa un po’ ridere pensando alla figura della Lovato, che al di là dei cambiamenti nel modo di porsi appare comunque lontana dalla figura della vendicatrice. Questa discordanza tra quella che è effettivamente Demi Lovato ed il testo non gioca sicuramente a favore di questa traccia, che tuttavia risulta incisiva e convince grazie al sound, costruito in maniera da adattarsi al testo. In particolare, il ritornello è uno dei più incisivi del disco.

Per quanto riguarda l’interpretazione di Demi, essa appare molto emotiva nelle strofe, il che va bene finché parla di chi l’ha ferita, ma non è di sicuro accettabile quando inizia a sottolineare come sia riuscita a superare le delusioni. Non ci entusiasma per niente, poi, il verso di Sirah, il cui timbro effettivamente ci ricorda troppo quello di Iggy.

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08. Wildfire: Parlavamo di sound ipnotico? Beh, quello di “Wildfire” lo è come nessun’altro finora, fin dalla primissima nota. Il brano è una deliziosa mid tempo pop anche questa ispirata chiaramente alla musica degli anni ’90 ed anche a sonorità orientali, nonostante  sia condita anche da synth: un brano in tipico stile Stargate.

Il ritmo è trascinante, mai esagerato ma nemmeno troppo lento. La produzione è incredibilmente efficace, e riesce ad elevare l’animo dell’ascoltatore in un’altra dimensione, ad isolarlo dal mondo esterno. A questo ci pensa anche la fantastica performance vocale di una Demi più controllata che mai, che evita di strafare e si concentra completamente sul comunicare emozioni, sull’ interpretare parola per parola e sul creare un’atmosfera idilliaca fondendosi perfettamente con la base.

Vari registri vocali vengono adoperati per raggiungere questo scopo, e l’esecuzione risulta in questo modo gradevole alle orecchie di tutti, anche a quelle di coloro che non apprezzano molto lo stile urlato che caratterizza spesso le downtempo di Demi. Ma l’atmosfera sarà supportata anche da un testo adatto al contesto? Beh, la risposta è si!

Il testo è assolutamente la miglior dedica amorosa che Demi rivolge in questo album, riesce a farci immaginare una vera e propria storia, una storia fatta di magia e di passione, un sogno ad occhi aperti da cui trasuda l’amore più puro. Demi con questa traccia dimostra di saper emozionare anche in un contesto che non è per nulla strappalacrime, di saper creare un’atmosfera fortemente attrattiva anche con un brano del genere. Ciò che troviamo in questo brano non lo troviamo in nessun suo pezzo del passato.

09 Lionheart: Ok, a questo punto possiamo dirlo con certezza: la seconda parte del disco è sicuramente la migliore! Ci troviamo ancora una volta davanti ad una power ballad molto forte, in cui Demi ci dà dentro con uno strumento vocale potentissimo che sa interpretare e cavalcare la base in modo tale da esserne valorizzato appieno.

Il sound è veramente incisivo, forse il migliore per quanto riguarda tutte le ballads inserite in questo progetto, malgrado la produzione sia di nuovo affidata a Mac c’è una differenza abissale tra i due pezzi. Pianoforte, batterie, bassi e chitarre collaborano per un effetto finale a dir poco maestoso, che sa incalzare ed emozionare qualunque ascoltatore, ma ciò non basta perché una power ballad riesca a raggiungere pienamente il suo scopo.

Perché possa riuscirci, chi la canta deve essere un vero cantante ed avere dentro di sé una forte anima, una grinta da vendere. Ebbene, con questa performance vocale Demi dimostra di possedere tutte queste doti. La sua esecuzione è corposa, ricca, sa muoversi perfettamente tra il registro medio e quello alto e sa raggiungere con facilità e senza forzatura alcuna le note più impegnative, quelle che sono terreno sconosciuto per tante altre ex Disney.

A livello testuale, anche questa traccia si sofferma sull’argomento amoroso, analizzandolo però in maniera più romantica rispetto alla precedente. Ciò contribuisce a generare un’atmosfera diversa, meno ipnotica ma sicuramente più emozionante rispetto alla traccia precedente.

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10. Yes: Nuovo cambio radicale d’atmosfera per una delle tracce più sperimentali dell’album: le ultime due tracce infatti risentono tantissimo dello stile e della produzione di Laleh e creano un collegamento con la bellissima ”Stone Cold”. “Yes” inizia come se fosse una ballad, il che fa percepire in un primo momento una sorta di continuità con le ultime canzoni, ma non lasciatevi ingannare: ci troviamo davanti ad un qualcosa di completamente diverso da tutto quello che Demi ha fatto finora.

Il genere, si, è pop, ma nelle strofe la base strizza fortemente l’occhio all’alternative, con un risultato che può richiamare fortemente alla memoria la hit di Lorde “Royals” per via degli stacchi di batteria. Le strofe col passare dei secondi si arricchiscono di un numero sempre maggiore di strumenti conservando sempre un’impronta particolare e sperimentale per nulla scontata; il ritornello è invece quello di una normale canzone pop, senza troppe pretese ma che nel contesto suona bene e riesce a spezzare un’atmosfera che forse rimanendo sempre identica avrebbe finito per risultare ripetitiva e noiosa.

A livello vocale Demi risulta capace nelle strofe, mentre nei ritornelli non conserva quel fattore x che riesce a rendere la sua esecuzione imbattibile, ed in questa parte riesce ad arrivare molto di meno al cuore dell’ascoltatore. Anche qui si parla d’amore.

11 Father: E siamo arrivati alla traccia che i fans apettavano forse maggiormente, una delle più autobiografiche nella carriera di Demi. L’avevamo definita come un caso a parte nell’introduzione, e questo non solo per il testo: “Father” si spinge infatti verso sonorità molto diverse da quelle che dominano nel resto del disco. Si tratta di una canzone con influssi soul, in cui il pop è assente quasi del tutto. Un altro esperimento per la nostra Demi.

Le doti interpretative di Demi vengono ancora più esplicitate in questo magnifico esempio cantautorale, in cui la sua voce è uno strumento fine e pregiato che sa esprimere emozioni e far scaturire tutto un vissuto di  frustrazioni che hanno portato alla composizione di queste liriche. Demi lascia trasparire tutte le sue emozione da figlia tradita da un genitore che ormai non riesce più ad odiare dopo la sua morte. Ma poi, quando l’atmosfera sembra stare per portarla al pianto, Demi si sfoga con un acuto potentissimo e liberatorio, che le permette di scaricare tutte le sue frustrazioni, come facciamo tutti noi quando urliamo.

Il testo pone l’accento su una situazione già descritta nella meravigliosa “For the Love of a Daughter”, ma questa volta il punto di vista è diametralmente opposto. Demi ora non può parlare faccia a faccia con suo padre, ed allora rivolge una preghiera a quello che ormai è idealizzato come un angelo. Sì, un angelo, perché Demi lo perdona di tutti i suoi errori, delle ingiurie dette, delle violenze subite, chiedendo di poter riavere indietro il genitore, anche a costo che il suo amore continui a non essere contraccambiato com’è stato in passato.

Questo è un testo struggente, che fa piangere anche solo leggendone il testo, senza ascoltare la canzone, e tutto ciò rende il brano una vera e propria perla nella discografia di Demi. Pensavamo che il capolavoro di questo disco fosse “Stone Cold”, ma dobbiamo ricrederci.

Sometimes I think I hate you
I’m sorry, dad, for feelin’ this
I can’t believe I’m sayin’ it
I know you were a troubled man
I know you never got the chance
To be yourself, to be your best
I hope that Heaven’s given you
A second chance

Ma il viaggio non finisce qui! Il disco è acquistabile anche in versione deluxe, che tuttavia delude parecchio, soprattutto dopo il finale scoppiettante che abbiamo ascoltato: “Stars” è una traccia potente e dal ritmo sostenuto, ma che si perde tra un utilizzo spropositato di autotune ed una base EDM invasiva e fastidiosa. Molto migliore “Mr Hughes“, caratterizzata da un ritmo potente e fortemente retrò, che ci fa ballare ed ammicca volutamente al capolavoro di Christina Aguilera “Back to Basics”, senza riuscire però ad eguagliarne minimamente la magnificenza. Resta in ogni caso una canzone piacevole. Parlando dei remixes di Cool for The Summer, devo dire che sono davvero osceni, e riescono nell’arduo compito di farci rimpiangere l’originale!

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A questo punto, è arrivato il momento di tirare le somme sull’intero progetto. Demi ci aveva fatto seriamente preoccupare, con un lead single non all’altezza delle aspettative del pubblico ed inferiore rispetto a tutti i suoi predecessori ma, come spesso avviene, il primo estratto non rappresenta minimamente l’album. “Confident” innanzi tutto non spegne i riflettori da quelli che sono sempre stati i punti su cui Demi si è focalizzata di più (voce, interpretazione, anima), e le canzoni sono tutte in linea con il concept, rivelano un lato del tutto inedito dell’artista, più grintoso.

Si tratta di un progetto ambizioso e ben strutturato, che presenta una buona varietà di generi, si snoda tra tracce che emozionano ed altre che donano un’energia incredibile all’ascoltatore, un po’ come avveniva nell’indiscusso capolavoro di Demi “Unbroken”. Ebbene, per fare un confronto tra “Confident” ed il terzo album della Lovato bisognerebbe prima concedergli qualche altro ascolto, ma che questo disco superi di gran lunga il precedente “Demi” è un dato di fatto. Mentre in quel progetto avevamo una netta divisione tra una metà disco ottima ed una metà pessima, in questo caso a parte il lead single forse, almeno per quanto riguarda la standard version, nessuna traccia merita una bocciatura, anzi.

Demi con questo progetto non si è poi snaturata così tanto a livello musicale, e cioè ha continuato a puntare su un genere di canzoni che possano emozionare l’ascoltatore. Il cambiamento drastico è avvenuto a livello di immagine, ma musicalmente parlando Demi ha semplicemente esplorato di più alcuni orizzonti già abbozzati con “Unbroken”, ed ha strutturato un progetto attorno ad un determinato concept, che tuttavia si è rivelato molto diverso da come lei lo aveva descritto in precedenza.

Dato che attualmente sono i personaggi a vendere piuttosto che le voci valide, è ovvio che il cambio di immagine così radicale sia stato un modo per far rumore ed attirare l’attenzione, per poi sorprenderci con un album potente, emozionante, a tratti magico. Le sue dichiarazioni ci hanno sicuramente ingannato, e siamo stati piacevolmente sorpresi dal trovarci di fronte ad un prodotto del genere. Un punto debole di questo album è il non avere potenziali singoli da estrarre che potrebbero far bene in radio, ed a parte il duetto con la Azalea non sappiamo proprio cosa potrebbero rilasciare. Ma se dobbiamo giudicare la qualità dell’album, sicuramente non possiamo far altro che toglierci il cappello dinanzi ad una star amata dai più giovani che finalmente riesce a colpire con la voce piuttosto che con il gossip e contorni vari.

Che cosa ne pensate voi del nuovo album di Demi Lovato?

Recensione a cura di Umberto Olivo. Ringrazio Davide e Michele Nunziante per l’aiuto datomi nel rifinire il lavoro.

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