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Gwen Stefani – This Is What The Truth Feels Like | Recensione CD

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Si è fatto attendere, 10 anni per la precisione, ma alla fine è arrivato. E’ uscito il 18 marzo il terzo progetto discografico da solista di Gwen Stefani, “This Is What the Truth Feels Like”.

Gwen Stefani - This Is What The Truth Feels Like (Album Cover)

La bellissima cantante americana, diventata celebre come componente del gruppo No Doubt, dopo due album da solista di grande successo, torna alla carica con un lavoro tutto nuovo, che tra poco andremo a vedere nel dettaglio. Sono passati ben 24 anni dall’uscita del primo album dei No Doubt…anche se a vedere la Stefani non si direbbe. “Tragic Kingdom” è il maggiore successo discografico della band, dal quale vengono estratti i singoli “Just A Girl” e la celeberrima “Don’t Speak”, la loro più grande hit.

Nel 2003, dopo 5 album con i compagni, decide di prendersi una pausa dal gruppo e inizia a lavorare ad un personale progetto pop innovativo ispirato agli anni ’80, “Love. Angel. Music. Baby.”, che vede la luce nel 2004.
Il suo debutto è strepitoso, il primo singolo “What You Waiting For?” esplode in radio e nelle classifiche, e così fanno “Rich Girl”, “Hollaback Girl” e “Cool”. Un grande successo commerciale che porta Gwen ad essere considerata una delle dive pop del nuovo millennio, complice anche uno stile musicale unico ed inconfondibile, e così la sua immagine.

Torna in studio e registra il secondo album, “The Sweet Escape”, che non bissa i numeri del predecessore ma ottiene comunque ampi consensi, in particolare il singolo omonimo, che rimane nelle prime posizioni delle classifiche di tutto il mondo per svariate settimane. Segue un tour mondiale che dura sino a fine 2007, dopo di che si prende una breve pausa dalla musica e si dedica alla vita privata e agli impegni di moda.
Tanta gioia per i fans quando nel 2009 annuncia il ritorno con i No Doubt, con i quali parte per un tour per poi registrare un album, “Push and Shove”, che esce nel 2012 e viene accolto benissimo dalla critica.

La reunion non dura molto, tanto che nel 2014 arriva il singolo “Baby Don’t Lie”, che rivede Gwen Stefani solista. Il brano è accolto freddamente dal pubblico e non si avvicina minimamente ai suoi successi precedenti; “Baby Don’t Lie” doveva essere il lead single del terzo album ma non rimane altro che un singolo a sé, così come “Spark The Fire”, prodotta dall’amico Pharrell.

I nuovi inediti non arrivano, Gwen nel 2014 intraprende la carriera televisiva come giudice del talent show The Voice, dove conosce il collega Blake Shelton, suo attuale compagno. La cantante capisce che forse sarebbe il caso di sfruttare l’esposizione mediatica datale da The Voice e, ad ottobre 2015, viene pubblicata “Used To Love You”, apripista della tanto attesa terza fatica discografica.

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Il fulmine a ciel sereno arriva nel febbraio scorso, quando Gwen mostra attraverso i suoi social la tracklist di “This Is What The Truth Feels Like”, e, pochi giorni dopo, presenta il secondo singolo, “Make Me Like You”.
Marzo è il mese del giudizio, l’11 esce la traccia promozionale “Misery” e, finalmente, a 10 anni di distanza da “The Sweet Escape”, da venerdì scorso è acquistabile in tutti gli store musicali “This Is What The Truth Feels Like”, per la gioia dei fans.

“This Is What The Truth Feels Like” è un album estremamente personale e autobiografico, ispirato in gran parte alla fine del suo matrimonio con Gavin Rossdale, padre dei suoi tre figli. La Stefani ha dichiarato che la produzione delle varie tracce è stata terapeutica e di grande aiuto per superare il momento difficile che ha passato a seguito della separazione.

La sua casa discografica non era molto d’accordo con il lavoro, che definiva troppo personale per poter piacere al pubblico; nonostante questo pesante freno, l’artista non ha guardato in faccia nessuno ed ha proseguito per la sua strada, continuando a scrivere ciò che sentiva in quei momenti, tanto che la sua determinazione ha convinto anche la label.

Le 17 tracce che ora andremo ad analizzare contengono tutta la scala di emozioni che l’hanno accompagnata in un periodo così particolare per la sua vita, dalla tristezza alla delusione, dalla rabbia alla disperazione, dalla sensazione di impotenza alla gioia ritrovata grazie ad un sentimento nuovo, quello nato per Blake Shelton. Musicalmente parlando il prodotto è un perfetto mix di pop in tutte le sue sfumature, in prevalenza synthpop ed elettropop. A questo punto vediamo meglio il tutto traccia per traccia:

 

 

1) Misery: scritta da Julia Michaels e Justin Tranter (autori di “Sorry” di Bieber), prodotta Mattman & Robin (“Cake By The Ocean” dei DNCE). Inizialmente scelta come secondo singolo, poi si è optato per “Make Me Like You”. Si tratta di una mid-tempo pop dal beat interessante che richiama un po’ agli anni ’80. Le strofe esplodono in un ritornello molto incisivo che mostra il registro più acuto della vocalità di Gwen.

Nonostante il titolo “Misery” (disagio), la cantante ha spiegato che questa è in realtà una canzone felice.
Il testo parla dell’ondata di tristezza arrivata dopo la fine del suo matrimonio (durato 13 anni), che ha trovato però un’ancora di salvataggio grazie all’inizio di una nuova storia d’amore, che l’ha portata via da tutta quell’infelicità.

Gwen grida nel ritornello tutta la speranza posta nel nuovo sentimento, come una liberazione…non è un caso che sia stata scelta come traccia numero uno, molto significativa e un po’ il sunto del racconto dell’intero progetto.

2) You’re My favourite: scritta da Gwen Stefani in collaborazione con il grande Greg Kurstin (“Hello” di Adele, “Piece By Piece” di Kelly Clarkson, “Try” di Pink…) che si occupa anche della produzione.

Mid tempo synthpop dalla melodia molto particolare, creata da un curioso mix di percussioni elettroniche/metalliche. Non male le strofe, peccato che il ritornello non si faccia riconoscere; se pensiamo ai ritornelli delle grandi hit prodotte da Kurstin questa traccia non si avvicina minimamente all’effetto sperato. E’ piacevole ma si ferma lì, non esplode mai, procede fino alla fine sullo stesso percorso lineare. Si poteva osare di più.

Per quanto riguarda il testo, già dal titolo è possibile intuire chi sia il destinatario. E’ una dichiarazione d’amore per il nuovo fidanzato Blake Shelton, che ha il merito di essere diventato in poco tempo il suo ‘favourite’. “Momma can I keep him? I promise I’ll take care of him” (Mamma posso tenerlo? Ti prometto che mi prenderò cura di lui) canta Gwen, quasi come si stesse riferendo ad un cucciolo del quale deve prendersi cura. Nel complesso carina ma niente di più.

3) Where would I be?: secondo brano scritto e prodotto in collaborazione con Kurstin; molti lo considerano uno dei pezzi forti dell’albumMidtempo che inizia con il ritmo frenetico di una canzone jazz anni ’20 (intro e ritornello), per poi cambiare registro ed avvicinarsi allo “stile No Doubt” nelle strofe.

Il bridge finale ricorda un po’ il tono sfrontato di “Hollaback Girl”, ed è uno dei marchi di fabbrica dell’artista.
Nel testo la donna si domanda dove sarebbe se non fosse per l’amore del nuovo fidanzato, che è entrato nella sua vita tutto d’un tratto ed ora non potrebbe pensare ad una vita senza. Sound particolare e piacevole, probabilmente non del tutto adatta come possibile singolo ma comunque buon pezzo e buona la performance vocale della Stefani, che, nonostante non abbia una gran potenza vocale, può comunque vantare un timbro riconoscibile come poche. Traccia bella e ballabile.

4) Make Me Love You: secondo singolo dell’album, presentato nel corso dei Grammy Awards di fine gennaio. Anch’esso scritto con l’aiuto di Julia Michaels e Justin Tranter, mentre alla produzione troviamo nuovamente Mattman & Robin. Midetempo pop-disco molto coinvolgente e fresca, ricorda un po’ la Gwen di “Love. Angel. Music. Baby.”. Il vero punto di forza è il timbro della star, unico nella sua semplicità.

Nuovamente si tratta di una canzone ispirata all’amore per Blake Shelton, come lei stessa ha confermato in alcune interviste. “Oh God, thank God that I found you, I’m so mad at you cause now you got me missing you” (Oddio, grazie a Dio ti ho trovato, sono così arrabbiata con te perché ora sento la tua mancanza), è arrabbiata col suo compagno in maniera scherzosa perché le ha fatto provare un sentimento inaspettato sfociato in felicità e mancanza quando lui non c’è.

Il singolo è accompagnato da un video girato dalla fidata Sophie Muller, che ha collaborato con la Stefani svariate volte in passato. Ottimo singolo, catchy e immediato, ben accolto dalla critica e dalle radio (ricorda i primissimi lavori della Minogue). Un perfetto tassello da aggiungere alla discografia di questa artista.

5) Truth: stessi autori e produttori della traccia precedente. “Truth” è una midtempo ecelctro-pop molto delicata, con una melodia che gioca in particolar modo sulle percussioni, rendendo il ritornello più ritmato delle strofe, che invece percorrono una linea più soft. Ottima la performance di Gwen, che riesce a trasmettere al meglio l’emozione di questa canzone, cantandola con molta enfasi e sentimento.

Il brano parla del trambusto e delle insicurezze portate dalla nuova relazione, ma alla fine bisogna essere onesti con sé stessi e ammettere i propri sentimenti, una volta che si è fatta chiarezza tutto il resto verrà da sé e sarà molto più semplice “So this is what the truth feels like, this is more of what I had in mind” (Quindi questo è ciò che si prova con la verità, è anche meglio di quello che pensavo”).
Altro brano d’amore dedicato a Shelton, a mio parere uno di quelli più emotivamente coinvolgenti del progetto.

6) Used To Love You: primo singolo estratto dall’album, scritto e prodotto tra gli altri da J.R. Rotem (“Better In Time” di Leona Lewis, “Centuries” dei Fall Out Boy…). Power ballad molto emozionante e profonda, tanto da arrivare direttamente al cuore dell’ascoltatore. La base è davvero minimal e lascia il giusto spazio alla voce disperata della Stefani, che, grazie ad un’interpretazione veramente potente, riesce a valorizzare appieno il messaggio del testo.

Il tema centrale, come si può intuire, è il divorzio da Gavin Rossdale, e il testo è stato scritto esattamente nel momento di rottura tra i due, quindi in un’ondata di sentimenti tristi e disperati. Gwen canta l’incredulità di aver visto finire una storia d’amore che pensava e sperava sarebbe durata per sempre, “Never thought this would happen, Gotta let it sink in, you’re gone” (non avrei mai pensato sarebbe successo, devo iniziare ad abituarmi, te ne sei andato).

Davvero ottima la performance interpretativa vocale, che si riscontra anche nei live del brano che Gwen ha proposto nei mesi scorsi e nel video, molto semplice ma di impatto, che ricorda quello della hit “Nothing Compares 2 U” di Sinead O’ Connor.

7) Send Me A Picture: altro brano prodotto da Kurstin e scritto dalla cantante in collaborazione con i soliti Julia Michaels e Justin Tranter. Midtempo pop dal beat dance, molto ‘morbida’ e sensuale; base accompagnata da un bel mix di percussioni che, nonostante la delicatezza della melodia e della voce, rende il pezzo molto ritmato e caldo.

Dal trasporto vocale delicato della Stefani si può capire che si tratta di un brano che parla del suo nuovo amore, quindi mette da parte la disperazione e la rabbia del pezzo precedente e lascia spazio ai sentimenti puri che la nuova relazione ha portato. Gwen parla come un’adolescente alla prima cotta, che non riesce a stare lontana dal suo innamorato e quindi è sempre attaccata al cellulare in attesa di sue notizie o di una sua foto da ammirare nell’attesa di incontrarlo. Buona produzione, molto catchy e radio-friendly.

8) Red Flag: con questa traccia ritroviamo la Gwen più sfrontata e anticonformista, con una performance vocale quasi rappata, molto forte dal punto di vista emozionale. La canzone si apre con un assolo di viole/violoncelli ma cambia subito marcia e si trasforma nelle strofe in un beat hip-hop, fino al ritornello che riprende la delicatezza iniziale degli archi.

Davvero una produzione sofisticata e interessante, bello anche il tono sfacciato e sarcastico della cantante, che si riferisce ai problemi di coppia che hanno portato alla crisi con conseguente divorzio dal marito.
Non sarà forse un brano consueto e tipicamente pop, ma suona in maniera interessante e ha un qualcosa di ipnotico che cattura, ottimo nella sua stranezza. Richiama la ‘vecchia’ Gwen Stefani e questo non guasta.

9) Asking 4 You (Feat. Fetty Wap): la collaborazione con il rapper Fetty Wap (unica feature dell’album) ci accompagna in questa midtempo dalle sfumature urban, non per niente alla produzione troviamo Stargate (“R.I.P.” di Rita Ora, “S&M” di Rihanna…). Gwen si occupa delle prime due strofe e del ritornello, mentre Fetty Wap canta l’intro e la terza e ultima strofa.

Canzone nell’insieme forse un po’ troppo ripetitiva e piatta, manca quel guizzo che potrebbe portarla ad essere una hit. Non è bocciata ma ci si poteva aspettare molto di più. La tematica è ancora quella amorosa, con la donna che chiede al suo uomo se è convinto di voler amare proprio lei. Carina quindi, ma niente di che.ee2YKRWR

10) Naughty: la decima traccia, prodotta da Rotem, è una midtempo pop ‘stramba’ in senso buono. Bella la melodia di piano, in contrapposizione con una performance vocale sfacciata e provocante che ricorda un po’ la “Hollaback Girl-era”. Particolare il sound di sottofondo che verso la fine sembrano quasi spettrali.
Canzone frenetica e divertente, a partire dal testo provocatorio e pieno di doppi sensi, il quale parla della parte più focosa e intima di una relazione, e ne parla in maniera molto schietta. Il timbro di Gwen è davvero perfetto per questo tipo di interpretazioni forti e irruente, che vanno al di là dell’estensione vocale.

11) Me Without You decisamente di un altro tono questa traccia rispetto alla precedente, a partire dalla voce di Gwen, che da rabbiosa e provocatoria com’era in “Naughty” prende una piega più cupa e triste, quasi afflitta.Nell’insieme assomiglia un po’ a “Send Me A Picture”, meno sensuale e danzereccia ma in compenso più introspettiva e intima. Molto belli e incisivi i cori che accompagnano la cantante, che aiutano a rendere più orecchiabile la melodia.

“And now I’m me without you (And things are ’bout to get real good)… now I can stop pretending, and whoa, I can finally be myself, be myself” (Ed ora sono io senza di te, e le cose stanno per mettersi davvero bene…ora posso smettere di fare finta e wow, posso finalmente essere me stessa, me stessa), sono due delle frasi più significative del testo, che parla del momento in cui ci si rende conto che non tutto il male viene per nuocere, e quello che all’inizio sembrava una sconfitta si è rivelato invece un nuovo inizio, grazie al nuovo amore che è arrivato nel momento migliore e le ha permesso di ritrovare la vera lei che non vedeva più da tempo.

12) Rare: ultima traccia prodotta da Kurstin, power ballad elegante e affascinante grazie ad un’ottima performance vocale di Gwen, che sfrutta i registri più acuti della sua voce.Non sarà forse una potenziale hit ma si fa ascoltare piacevolmente. Ritroviamo il carattere emotivo e personale del brano precedente in una melodia moderna ma con un retrogusto un po’ folk.

Ennesima dichiarazione d’amore all’indirizzo di Blake Shelton che, secondo quanto canta Gwen, è una persona più unica che rara: “You’re a sapphire…You’re a sparkle in a deep black hole, You’re like moon shine, when the curtains close, You’re my answer, one that no one knows” (Sei uno zaffiro, sei una pietra…sei una scintilla in un profondo buco nero, sei come un raggio di luna quando le tende si choidono, sei la mia risposta, quella che nessuno sa), sono solo alcuni dei complimenti che la Stefani fa verso il suo uomo…a quanto dice è stata proprio fortunata!

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13) Rocket Ship: da qui in poi tutte le tracce vedono il nome di J. R. Rotem sia nella composizione che nella produzione. Altra traccia elettropop catchy e particolare, vicina allo stile della Gwen Stefani del primo album. E’ una midtempo pop d’amore che però si differenzia dalle precedenti, un sound particolare che assomiglia a “Spark The Fire” e alle produzioni di Pharrell.

Potenti le strofe e buono anche il ritornello, ha le caratteristiche per essere scelta come futuro singolo, eventualmente.
Parla della sua rinascita personale dopo il divorzio, una bella rivincita dopo un periodo buio sia privatamente che artisticamente.

14) Getting Warmer: a mio parere una delle tracce più interessanti del progetto, una produzione inusuale ma proprio per questo particolare e orecchiabile.
Midtempo elettropop che gioca molto sulle percussioni elettroniche che rendono il tutto molto ritmato e piacevole.

Le strofe sono soft e delicate, mentre il ritmo si fa incalzante e prende potenza verso il ritornello. La voce di Gwen rende benissimo in questo pezzo, ed esprime al meglio le emozioni descritte nel testo, che tratta del rapporto di coppia in maniera dolce ma nello stesso tempo sensuale. “Is this real? I don’t know. Oh, so let’s play, hot and cold” (Tutto questo è reale? Non lo so. Giochiamo, caldo e freddo”).

15) Obsessed l’intro è bellissimo, iptnotico e molto anni ’80, la canzone parte con i migliori propositi e si può dire che questi propositi continuano per tutto il prezzo.
Midtempo dal ritmo potente e incalzante, un ritornello forte anche se la parte migliore sono decisamente le strofe.

Il “Na na na na na” dell’intro e dei cori non fatica ad entrare in testa. Questa Gwen sfacciata è quella che si è fatta riconoscere nel corso della sua carriera e questo tipo di canzoni le calzano a pennello.
“Obsessed” parla della fase iniziale della nuova conoscenza che pian piano sfocia in un sentimento vero e proprio, che diventa quasi un’ossessione (nel senso buono di questo termine) da far perdere la testa.

16) Splash: di certo non ci troviamo davanti a una delle tracce migliori; monotona e piatta, non decolla mai e resta sempre sullo stesso piano.
Bella la parte strumentale, in particolar modo l’assolo di chitarra elettrica nella parte finale, ma la canzone nel complesso non mi trasmette molto, e il ritornello è troppo freddo.

“Splash” rappresenta il tuffo che Gwen fa verso la sua nuova vita e la sua nuova relazione con Shelton, che le ha portato felicità e nuovo ossigeno.

17) Loveable: l’album si chiude con una traccia vocalmente e strumentalmente interessante e particolare. Parte con un ritmo molto slow che va a rafforzarsi nel corso della prima strofa, bello il beat che si costruisce man mano. Dal punto di vista della performance vocale è una delle migliori del progetto, e mostra la grande versatilità stilistica di Gwen.

Al di là di un ritornello non proprio originale (That I’m loveable, loveable, loveable, Watch what I’ma do, I’ma go and prove, With somebody new…That I’m loveable, loveable, loveable) il resto del testo è ben scritto e parla del divorzio e della scoperta in negativo di una persona (il suo ex marito) che mai aveva conosciuto. “Can’t even miss you cause you’re not the person that I thought you were” (Non puoi neanche mancarmi, perché non sei la persona che pensavo fossi) è la pesante dichiarazione che fa nel corso del brano.
Bella traccia, ottima chiusura, sia musicale che simbolica, dell’album.

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Dunque, abbiamo visto le 17 tracce che compongono questo tanto atteso “This Is What The Truth Feels Like”.
Nel complesso è un buon lavoro, ben studiato e specialmente vero, in quanto racconta nella maniera più emotiva e intima possibile le sensazioni reali provate da Gwen Stefani nel corso della registrazione.
E’ bello quando gli artisti trasformano le loro esperienze in musica, è un bel regalo per i fans e ne guadagna il lato artistico.

Se devo però dire il mio pensiero personale, da fan, mi permetto di ammettere che sinceramente mi aspettavo qualcosa in più.
Non dico che “This Is What The Truth Feels Like” sia una delusione, perché il solo fatto di ascoltare un album di inediti di Gwen a distanza di 10 anni da “The Sweet Escape” fa comunque un bell’effetto, ma proprio per questa lunga attesa la mia speranza era di trovare pezzi più ‘forti’.
I brani belli ci sono, in particolare “Used To Love You”, ma purtroppo ce ne sono troppi che non si avvicinano minimamente a quella qualità.
Il fatto che tutti i 17 parlino di Blake Shelton e dell’ex marito forse non ha aiutato per quanto riguarda la varietà, ma ripeto, non è una critica, è solo una mia considerazione personale nata dalle alte aspettative che avevo per questo lavoro.

Gwen Stefani è e resta una grande popstar; è capace di rinnovarsi sempre e bisogna dargliene atto.

Per il momento la critica si è espressa in maniera abbastanza concorde, giudicandolo un album più che sufficiente ma ben lontano dall’eccellenza; a pochi giorni dalla pubblicazione di “This Is What The Truth Feels Like” non resta che scoprire come risponderà il pubblico e con quante copie debutterà in classifica.

 

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