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Kiesza – Sound of a Woman | Focus su un album sottovalutato

Quando un artista che possiede un talento enorme sia dal punto di vista canoro che da quello scenico riesce ad ottenere successo e notorietà con un singolo, se poi propone anche un album di ottima fattura da cui emerge uno stile ben preciso, sembrerebbe fisiologico che l’intero progetto ottenga un forte impatto sul pubblico. Ciò sarebbe giusto, oltre che auspicabile, ma purtroppo non sempre e così, e per dimostrarvelo ho deciso di chiamare in campo “Sound of a Woman”, l’album di debutto di Kiesza.kiesza-sound-of-a-woman-recensione

Come prevedibile viste le caratteristiche di “Hideaway”, l’universo musicale d’appartenenza di Kiesza si è rivelato essere la deep house, ma non soltanto la parte più allegra e festaiola del genere: l’artista ci propone infatti produzioni che giocano abilmente con le sonorità ed i ritmi tipici di un genere poi neanche così mainstream, il che ci permette di ascoltare anche la parte più introspettiva di questo tipo sound, dei suoni che a tratti ci spingono a ballare ed a tratti quasi ci costringono a ripiegarsi in noi stessi, ipnotizzandoci e cullandoci soavemente.

La voce dell’artista è molto potente e ben modulata, il suo timbro si imprime facilmente nella nostra memoria, e l’interpretazione delle varie tracce si snoda alla perfezione tra seconde voci computerizzate ma evocative e solenni ed una voce principale sempre limpida e dominatrice, capace di farci accapponare la pelle nelle ballad e di donarci una buona dose di energia nelle up tempo. Kiesza sa usare la voce con fare innovativo e personale, e questo dona un’impronta particolare ad ogni singola traccia.

Come tutti i generi un po’ di nicchia, la deep house spesso può portare l’artista a creare una serie di brani tutti uguali fra loro, ma questo non avviene certo in questo piccolo capolavoro, in cui tutte le canzoni posseggono una loro anima e comunicano determinate emozioni. La più grande sorpresa sono sicuramente le ballad, in cui Kiesza ci fa ascoltare una parte di lei intima ma sempre supportata dalla grinta e dalla potenza della sua voce.

Uno dei momenti migliori dell’intero disco è sicuramente la cover di “What Is Love”, grande hit degli anni ’90 che Kiesza ha avuto il coraggio di stravolgere e l’abilità di non snaturare. Piani, violini ed altri strumenti reali iniziano finalmente ad accompagnare la melodiosa voce dell’artista proprio a partire da questa traccia, ed è proprio d’ora in avanti che ci rendiamo conto più che mai della bravura di questa ragazza, sia a livello vocale che per in quanto a versatilità. Tutto ciò sarà poi approfondito nella traccia successiva, “Sound of a Woman”, altra ballad di grande spessore, ma anche in altre mid up deep house come “Piano”. Decisamente notevole anche la traccia finale “Cut Me Loose”.

In definitiva, ci troviamo davvero davanti ad un progetto di altissimo spessore, un disco di una qualità grandiosa che avrebbe meritato sicuramente di essere uno dei best seller degli ultimi anni. Noi proprio non capiamo come un progetto di questa fattura possa essere passato inosservato, né come una cantante del genere possa essere ricordata solo per una canzone, ma purtroppo in un musicbiz in cui spesso vengono mandati avanti degli incapaci non ci stupisce che la gente non si accorga di certe perle.

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