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Laura Pausini: “volevano farmi diventare come Cher, ma io non ho voluto”

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Ultimamente la rivista italiana Vanity Fair sta intervistando numerosissimi esponenti del mondo della musica. Dopo gli internazionali Nick Jonas, Chris Brown e Britney Spears, adesso è arrivato il momento di una grandissima diva della musica italiana: Laura Pausini. Nel numero edito in tutte le edicola a partire da ieri, la Pausini ha parlato di vari argomenti, tra cui il suo debutto, il grandissimo successo ottenuto con “Strani Amori” nonostante la traccia non avesse convinto il suo team, la separazione dal suo primo manager e, soprattutto, l’orribile esperienza avuta quando ha provato ad imporsi anche nel mercato americano.

Sul suo debutto:

All’inizio sognavo di restare nei pressi del luogo in cui sono nata, ma poi sono riuscita ad arrivare a Sanremo con “La Solitudine”. Mio padre, che era il mentore, aveva trovato un buon ingaggio, suonava a una festa privata. A un certo punto il proprietario fermò la musica e chiese un momento di attenzione. E il babbo mi vide nello schermo a cantare La solitudine. Alla fine di quella festa, mi raggiunse in Liguria. Non credevo proprio di poter vincere, addirittura pensavo “ma che mi frega? Tanto ho chiesto l’autografo a tutti”

Su “Strani Amori” e la fine dei rapporti col primo manager:

Forse è il mio singolo più venduto. Lottai per cantarla, perché il brano non convinceva nessuno. Arrivai terza e, da quelli che avrebbero dovuto proteggermi e sostenermi, mi sentii dire: ‘Se avessi portato un altro pezzo forse avresti vinto’ […] Da lì a poco mi separai da quel manager. Mi aveva scoperto e gli devo tanto. Ma dopo aver passato un anno a sentirmi dire che ero brutta e grassa, mi arrabbiai. Come ti permetti? Ero una ragazzina di diciotto anni. Non ce la facevo più […] Gli dissi: ‘Non ti voglio più vedere’. Quando telefonai a mio padre per dirglielo, la reazione fu dura. Io tenni il punto: ‘Se devo stare con gente così preferisco fare tutta la vita il piano bar

Sul debutto americano con l’album “From the Inside”:

Ero consapevole di dover dedicare almeno un anno al lancio del disco americano, ma non mi aspettavo che i miei discografici, senza nemmeno consultarsi con me, remixassero in chiave dance i miei pezzi per lanciarli in classifica (2 canzoni sono arrivati alla no.1 della Billboard Hot Dance Club Play, ndr). Ero stata ovunque, anche nelle radio più sperdute del Wyoming, a presentarmi al pubblico per com’ero veramente, e quelli mi snaturavano per mostrarmi come volevano loro. Lo fecero una prima volta e protestai. Alla seconda chiamai l’aeroporto, presi il primo volo e me ne tornai a casa. I discografici un po’ si incaz*arono. Volevano che diventassi la nuova Cher, ma io la nuova Cher non potevo e non volevo essere

Che ne pensate di queste parole?

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