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Recensione Junkino: Madonna – American Life

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Prima di (ri)conquistare mezzo mondo con “Confessions On A Dancefloor” e il suo sfavillante ritorno alla dance, nel 2003 Madonna Louise Veronica Ciccone provò a centrare l’ennesimo successo pubblicando “American Life”: un album a metà fra il pop e la techno con l’apporto di forti sfumature country.

L’intero cd marcia su una manciata di pezzi forti, quasi tutti poi estratti come singoli: una mega-hit fresca e orecchiabile (Love Profusion); il pezzo apripista (American Life), dove è riassunta al meglio l’essenza dell’intera opera, dominata dal contrasto tra calde chitarre acustiche e gelidi beat da sint; e soprattutto il perno vero e proprio della tracklist, quella che a uno stato embrionale del progetto sarebbe dovuta essere la titletrack (Hollywood), ma che finì per essere un (in Europa) fortunatissimo secondo singolo accompagnato da un video dissacrante, forte e pungente… come sono, d’altronde, i contenuti dell’intero album.

Si, è questo il tratto distintivo di questo nono album in studio di Ms. Ciccone: i contenuti. Mai prima d’ora Madonna si era soffermata con tale impegno sui messaggi che trasmetteva con i suoi testi: qui il più delle volte gioca sulle contraddizioni degli americani (e nn solo sulle loro, ne sono sicuro) ora criticandole apertamente, ora con (neanche tanto) velata ironia, ora richiamando alla mente avvenimenti della propria vita. Nella maggior parte delle situazioni però il tutto finisce per dare più che altro la sensazione di già sentito (il tema della madre morta lo ha affrontato miriadi di altre volte.. basta!!).. eppure il colpo sembra sia arrivato dritto all’obiettivo: l’America sabotò in ogni modo il progetto, tanto che negli USA “American Life” costituirà una delle performance in chart più deludenti per la diva del Michigan.

Per i resto nella stringata scaletta spicca anche una riuscita parte centrale, dove troviamo una Maddy intima, calda, rintanata nella (oggi da lei dimenticata) ballata: cerca di essere sentimentale (X-Static Process), quasi materna (Internvention), addirittura spirituale (Nothing Fails)… ma la Nostra colpisce per le melodie curate e trascinanti, guarnite da poco invedenti quanto suggestivi accompagnamenti d’archi; più che per i testi (forzatamente) d’effetto.
In fin dei conti non c’è nulla di davvero fuori posto: il lavoro è tutto sommato ben congeniato, organico, equilibrato, gli spazi sono ben ripartiti tra pause e sequenze ritmate. Putroppo però una volta tolti gli auricolari dalle orecchie rimane l’amaro in bocca: un disco con i presupposti di questo “American Life” avrebbe potuto costituire per Madonna l’occasione di fare qualcosa di davvero straordinario, di fuori dagli schemi, che sarebbe arrivato dritto al cuore del pubblico… e invece ci ritroviamo a ascoltare l’ennesimo, banale, commercialissimo “compitino” buono per stupire e scandalizzare mezza America, certo, ma non per emozionare. Probabilmente lo accantonerete dopo poco. 7/10 – Stefano Petrella – e-mail: [email protected]

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