Rnbjunk Musica
Gossip notizie video recensioni e traduzioni dei tuoi cantanti preferiti

Recensione Junkino: Rita Ora – Ora

0 278

È finalmente giunto all’esordio l’atteso debut-album della cantante di origini kosovare Rita Ora. La nuova pupilla di Jay-Z, ingaggiata ormai tre anni orsono in casa Roc Nation, ha da pochi giorni lanciato sul mercato UK e irlandese “ORA”, che, oltre ad essere il suo cognome, in lingua albanese ha lo stesso significato che in italiano, ma indica anche un importante partito riformista a favore dell’indipendenza del Kosovo. Tralasciando i dettagli più reconditi sul significato del titolo, andiamo ad analizzare le 15 tracce che compongono la versione deluxe dell’album, che debutterà anche sul mercato USA il 20 settembre.

Facemelt: fa da intro all’opera e in quanto tale lascia un po’ di amaro in bocca. Con le sue influenze dubstep e un testo “pazzo” nella sua ricercatezza, la voglia di godere di una canzone completa ha il sopravvento. Chissà che non accada qualcosa di simile a quanto già visto con “Birthday Cake” di Rihanna.

Roc The Life: è un vero e proprio anthem per il mondo Roc. La produzione di The Dream è incisiva, briosa, forse addirittura sminuita dal velo di elettronica che zavorra la versione studio, a differenza delle versioni live che abbiamo avuto modo di apprezzare e in cui il connubio tra musica e voce sprigiona una sinergia incantatrice.

How We Do (Party): è la classica canzone festaiola adatta a portare buonumore e allegria; nel richiamo a “Party and Bullshit” di Notorious B.I.G. c’è la consapevolezza di un’eredità pesante, come quella del re della East Coast, ma anche quel pizzico di sfacciataggine che in un settore competitivo come quello del pop è in grado di fare la differenza.

R.I.P. (feat. Tinie Tempah): è una midtempo in grado di evidenziare le peculiarità vocali della bella albanese; il featuring con Tinie la rende una perfetta crossover per gli amanti di ogni genere. Tonalità cupe e sensuali, un andamento ipnotico e un beat curato rendono la canzone una grower molto potente.

Radioactive: è l’immancabile club banger per smuovere locali e stazioni radiofoniche. Sorprendono, in questo pezzo, l’aggressività che non scade nel volgare, la provocatorietà che non degrada nel trash, ma anzi una leggerezza quasi eterea che coniuga le moderne influenze electro-dance con un retrogusto anni ’90. Apprezzabilissima pur nella inevitabile ripetitività.

Shine Ya Light: è una delle tracce più interessanti dell’album, con le sue influenze reggae, solari e caleidoscopiche. A fronte di un testo breve e scarno c’è una positività che trasuda dal modo gentile di alternare strofe e ritornello, una fusione che s’imprime immediatamente nell’animo.

Love and War (feat. J Cole): ci mostra un utilizzo originale del featuring: il rapper, infatti, si limita a “duettare” nelle fasi del ritornello in un’alternanza perfettamente simbiotica tra un canto rude e rauco e uno dolce ma deciso. Una midtempo molto radio-friendly, dunque un potenziale singolo, probabilmente autunnale per il suo andamento trasognato e malinconico.

Uneasy: si riconosce quasi immediatamente per il suo stampo palesemente “keshiano”. Delle strofe sbarazzine, quasi gracchiate, fanno da contraltare ad un ritornello semplice, ma tremendamente catchy e immediato, di quelli che entrano subito in testa. Una album filler senza particolari pretese.

Fall In Love (feat. Will.i.am): reca le vere dolenti note. La produzione del leader dei Black Eyed Peas, infatti, non riesce a distinguersi né per originalità né per armonicità musicale, risultando uno stridio in palese contrasto con le tonalità più aggraziate di Rita. Il risultato è un mezzo pastrocchio che conferma la scarsa ispirazione del Will.i.am degli ultimi anni e stona nel contesto complessivo.

Been Lying: riporta l’album a ritmi più pacati, soffici e riflessivi. In essa, una delle due song co-prodotte dalla stessa Rita assieme ad “Uneasy”, si percepisce una delicatezza grintosa che rende gli accostamenti e i paragoni con Rihanna più che giustificati.

Hello, Hi, Goodbye: prosegue sul filo della track precedente, proponendosi come vera e propria ballad dell’album e confermandone l’ecletticità e la versatilità. Ritmi percussivi fanno da base ad una melodia rilassante, in cui ancora una volta troviamo lo zampino di The Dream, interpretata alla perfezione dalla cantante nelle sue vesti più black.

Hot Right Now (feat. DJ Fresh): è il primo successo di Rita nella UK Singles Chart. Un ritmo caotico, trascinante, colorato, che riporta l’album su delle sonorità più puramente urban in cui, manco a dirlo, miss Ora riesce a calarsi con perfetta dimestichezza. Frizzante, spavalda ed esuberante la produzione di DJ Fresh, in perfetta sintonia col personaggio.

Crazy Girl: ha un inizio un po’ stentato, ma riesce a distendersi col passare dei secondi fino ad assumere un’identità ben precisa nel bridge che fa da preludio ad un chorus vagamente esotico, ma in cui comunque si denota la mancanza di elementi di spicco in grado di far risaltare o distinguere la canzone. Lo strumentale folkloristico è un assaggio per l’incipit seguente…

Young, Single & Sexy: infatti, sorprende a primo acchito, dal momento che utilizza un suono di cornamusa nella base. La canzone di per sé è un classico elogio alla libertà, alla gioventù, all’indipendenza, e scivola piacevolmente all’ascolto, ma è davvero interessante notare la scelta tutt’altro che tradizionale della cornamusa, che rende un classico beat squisitamente pop una gustosa chicca per gli amanti dei dettagli.

Meet Ya: infine, suona come un congedo in simpatia. La sua breve durata, il ritmo calzante e melodico, concludono il lavoro in maniera allegra e scanzonata, un perfetto “arrivederci” firmato James Fauntleroy.

Valutazione complessiva album: 7,5/10

È inutile girarci intorno, “ORA” risulta essere un classico album pop che però sorprende per la sua maturità, completezza e capacità di osare. Quello che invece era lecito aspettarsi, ovvero una valorizzazione più adeguata delle capacità vocali di Rita Ora, purtroppo non traspare a dovere e risulta da questo punto di vista deludente. L’impressione, insomma, di ascoltare la copia di un cd di Rihanna è davvero forte e non contribuisce a caratterizzare chiaramente un’identità per la giovane cantante che invece, in quanto a talento, stile, bellezza e presenza scenica ha ben poco da invidiare alla sua più celebre collega barbadiana. In definitiva, con la giusta promozione e un’attenzione costante, siamo potenzialmente di fronte ad una vera e propria pop-sensation e dubito che Jay-Z e l’entourage della Roc Nation si lasceranno scappare quest’occasione.

Recensione a cura di Emanuele Tanzilli

Get real time updates directly on you device, subscribe now.