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Tech N9ne – Something Else | recensione CD

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Dicendo Tech N9ne la prima cosa che viene in mente è uno dei flow più belli del rap odierno. Uno stile particolarissimo, che unisce alla velocità uno schema non ordinario. Lui stesso, nel precedente album “All 6’s and 7’s”, si auto-proclamò umilmente “mentalmente gigante” nel primo singolo estratto, “He’s a mental giant” .

La tradizione di questa magnifica abilità è continuata nel nuovissimo album “Something else“, rilasciato il 30 luglio. Dopo 22 anni di carriera, la maggior parte dei quali trascorsi nell’hip-hop underground, Aaron Dontez Yates, questo il suo vero nome, può ormai vantarsi di avere una tecnica raffinatissima e un vero proprio marchio di fabbrica da associare alla sua casa discografica, l’indipendente Strange Music.

Cover

 

Prima di entrare nello specifico delle tracce, infatti, è giusto rimarcare che è questo il punto di forza dell’album, come anche lo stesso MC aveva dichiarato annunciando l’album: “I beat sono qualcosa che non avete mai sentito da me.” E la conferma viene dalle collaborazioni che coinvolgono non solo rapper, ma anche artisti del mondo del rock come Serj Tankian e The Doors. Per quel che riguarda i testi,  Tech N9ne aveva dichiarato: “E’ un album molto umano. Con ciò intendo che è contraddittorio. […] Non mi scuso per quello che dico. Non mi importa che io mi contraddica, perchè è quello che le persone fanno“. Ma è anche un album pieno di incoraggiamenti a vivere la positività e con accadimenti personali, con “storie che non ho mai raccontato – che mi spaventava raccontare“.

Analizzando le tracce che compongono “Something else“, voglio partire dalle mie preferite. E’ difficile trovarne una in particolare, soprattutto perchè le tracce prodotte da Seven, oltre la metà, sono spettacolari. D’altronde, il ragazzo sin dall’età di 11 anni produce tracce per Tech N9ne e sa come farlo risaltare. La prima traccia di cui parlare è “Fortune Force Field“, una traccia che parla della disavventura giudiziaria del rapper per un cocktail di sua invenzione e della fama. Non è solo importante il messaggio di affrontare con forza tutti i problemi, ma anche il ritornello, che ti entra nella testa rimanendoci e che ti dà quella forza che ti serve e che l’MC ti vuole trasmettere.

L’altra grande traccia è, poi, “My haiku – Burn the world“. Originariamente prevista con Nas, che ha rifiutato in quanto la sentiva troppo personale, non sfigura con Krizz Kaliko, che dà una bellissima interpretazione del ritornello. Raccontando storie di abusi e di cronaca attuale (vedi la sparatoria alla scuola di Sandy Hook e la bomba il giorno della maratona a Boston), Tech N9ne si rifà alle parole di Bob Marley e sottolinea il ruolo della musica e, quindi, suo in quanto cantante, di farsi portatore di una luce che arrivi a “brucare il mondo”.

Da sottolineare sono poi “Straight out the gate” con il frontman dei System of a Down, Serj Tankian, dedicata ai “Technicians”; “Fragile” con Kendrick Lamar; il primo singolo “So dope (They wanna)” e “Priorities” con Game e Angela Davenport. Il lavoro di Seven, che ha prodotto questa traccia è ammirabile: su una base cupa e semplicissima ma sempre più incalzante, si alternano Game, Tech N9ne e la debuttante Angela Davenport. E’ una traccia che si ascolta tutta d’un fiato e che vuoi subito riascoltare prima di andare alla traccia successiva.

Sempre in tema di basi particolari, e ancora una volta con la firma di Seven, bisogna ascoltare “Dwamn“. La canzone non impressiona a primo colpo e ha qualcosa che non convince appieno, ma si finisce con il restarne ipnotizzati. Provate anche voi!

Con un loro fascino, ma minore rispetto alle precedenti, ci sono “B.I.T.C.H.” con T-Pain, “With The BS” con Red Café, Trae Tha Truth e Big Scoob, “See me” con B.o.B e Wiz Khalifa, “That’s My Kid” con Cee-Lo Green, Big K.R.I.T. e Kutt Calhoun. Riguardo a quest’ultima, che parla di paternità, era previsto Jay Z come featured artist, ma Tech N9ne ha spiegato che non fece in tempo a  inviargli la base. Tutte queste tracce, comunque, hanno nomi risonanti, ma si ha l’impressione finale che manchi qualcosa che imprima definitivamente il brano nella mente.

Sullo stesso livello c’è “Believe” con Kortney Kaycee Leveringston. La voce di Kortney al ritornello è qualcosa di delizioso (si diceva anche che originariamente Usher avesse inciso “My boo” proprio con lei), ma il brano non riesce a essere perfetto. Proprio come “I’m not a saint“, dove lo sforzo sul testo è eccezionale, perchè c’è proprio quella contraddizione tipicamente umana di cui parlavo prima, e “Meant to happen” di e con Scoop DeVille, che racconta la terribile esperienza che Tech N9ne ha vissuto nell’infanzia quando sua madre ebbe il primo infarto.

Una piccola parentesi rock c’è da aprire su “Love 2 dislike” e “Strange 2013“. Personalmente, non mi hanno colpito molto, anche se l’MC di Kansas City ha già sperimentato con successo altre tracce fondendo i due stili (basta ascoltare “Urlaya” del precedente Ep). E dispiace soprattutto per “Strange 2013”, in cui c’è l’attesissima collaborazione con il leggendario gruppo dei Doors e Jim Morrison. Sarà stato perchè l’attesa per il brano era altissima, ma l’impressione finale per questa traccia sfiora la delusione.

Il mio giudizio complessivo sull’album è del tutto soddisfacente: 8 su 10. Il primo giorno di vendite su iTunes, inoltre, è stato molto positivo, dato che l’album ha scalzato “Magna Carta Holy “Grail” di Jay Z e “Born Sinner” di J. Cole. Naturalmente, è ancora presto per parlare di prime proiezioni, ma queste impressioni sono buone e Tech N9ne merita davvero il successo!

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