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Che fine ha fatto…Dido?

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Oggi vi vogliamo parlare di una delle voci più delicate del panorama mondiale, un’artista che ha avuto un successo stratosferico con i primi album per poi intraprendere una parabola discendente, come gli altri artisti trattati in questa rubrica.

Come anticipa il titolo, la protagonista di oggi è Dido, pseudonimo di Dido Florian Cloud De Bounevialle O’Malley Armstrong, cantante britannica nata a Londra nel 1971. Sua madre, poetessa, l’ha cresciuta mettendola fin da subito a contatto con la musica, in particolare quella classica. A sei anni Dido entra alla prestigiosa London Guildhall School Of Music and Drama, dove ha modo di studiare violino e pianoforte. Finito il liceo si iscrive alla facoltà di giurisprudenza all’università londinese di Birkbeck, anche se mollerà prima della laurea perché decisa a concentrarsi sulla musica.

Figura fondamentale per la sua crescita artistica è il fratello maggiore Rowland (detto Rollo), leader della band Faithless. Il ragazzo, consapevole delle grandi potenzialità della sorella, la inserisce nel gruppo come seconda vocalist e insieme registrano due album, nel 1996 e nel 1998. Nel frattempo però la ragazza aveva già iniziato a scrivere canzoni proprie, registrando alcune demo che inserisce in una raccolta dal titolo “Odds & Ends”, grazie alla quale viene notata dalla label americana Arista Records che subito le propone un contratto discografico.

Per l’Europa aveva già firmato un contratto con la label indipendente Cheeky Records, sotto la quale inizia ad incidere le tracce che faranno parte del suo album di debutto, “No Angel”, prodotto, tra gli altri, da Dido stessa e dal fratello.

“No Angel” viene pubblicato il 1 giugno 1999 esclusivamente negli USA per alcuni inghippi causati dalla vendita della Cheeky Records. Per l’uscita internazionale bisogna attendere il 2001 ma tale ritardo ha fatto in modo che concentrasse tutta la promozione in terra americana il che non è stato del tutto sfavorevole, anzi.
Ad oggi “No Angel” ha venduto più di 22 milioni di copie nel mondo (numeri da capogiro se pensiamo al mercato attuale), tanto da essere il secondo album più venduto nel Regno Unito tra il 2000 e il 2010.
Il disco vede come lead single la bellissima downtempo pop “Here With Me”, pieno stile Dido. “Here With Me” riceve ampi consensi e la sua celebrità aumenta ancora dopo che viene scelta come sigla della celebre serie tv “Roswell” nonché parte della colonna sonora del film “Bounce”.  Meno conosciuto è il secondo singolo (solo per gli States) “Don’t Think of Me”, che raggiunge la posizione 35 della Billboard Pop Adult Songs.

Decisamente meglio fa il terzo singolo ufficiale, “Thank You”, rilasciato nella primavera del 2001 ma già conosciuto al pubblico in quanto parte della soundtrack del film “Sliding Doors”. “Thank You” diventa la più grande hit dell’album , tanto da centrare la top10 nella Billboard Hot 100.

Il brano è un tributo all’ex fidanzato dell’artista, l’avvocato Bob Page; i due si fidanzarono nel 2001 per poi lasciarsi un anno dopo, rottura che ispirò Dido per due dei suoi brani più famosi. Da ricordare che “Thank You” è direttamente collegata ad un successo del rapper Eminem (in cui lei compare come featuring artist), “Stan”, dall’album “The Marshall Mathers LP”. “Stan” usa come ritornello un sample della prima strofa di “Thank You” e, ancora oggi, è considerata una delle migliori produzioni della carriera dell’americano.

Da “No Angel” viene estratta anche “Hunter”, traccia prodotta con la collaborazione del fratello Rollo; a questa segue “All You Want” che però non si fa notare in classifica e mette fine ad una prima era discografica assolutamente ottima, sia per le vendite che per l’accoglienza della critica.

Il 2002 è un anno molto importante per Dido: vince 2 Brit Awards per “Best British Female Artist” e per “Best British Album”, riceve un MTV EMA (nel 2001) come miglior artista emergente; ottiene collaborazioni con la stella del momento Britney Spears, con il leggendario chitarrista Carlos Santana e partecipa alla colonna sonora del film cult “Che pasticcio, Bridget Jones!”. Per la Spears co-scrive “I’m Not a Girl, Not Yet a Woman” (dall’album “Britney”) mentre per Santana presta la sua voce per la canzone “Feels Like Fire”.

Dopo una breve pausa torna in studio per la registrazione del secondo album, “Life For Rent”, che vede la luce il 23 settembre 2003. Come già accennato, molte tracce del progetto sono ispirate alla fine della storia col suo fidanzato storico ad un passo dal matrimonio; una di queste è il primo singolo, una delle canzoni simbolo della carriera dell’artista, “White Flag”.

Si tratta di una ballad pop estremamente delicata ed emotivamente coinvolgente, una melodia dolce resa unica dal calore del timbro dell’artista, ancora oggi uno dei più riconoscibili del panorama. Ottiene un successo incredibile in tutto il mondo, raggiungendo le vette di tanti Paesi e diventando di diritto la più grande hit di Dido.

Il secondo singolo, “Life for Rent”, non è da meno; la title track segue le orme emotive di “White Flag” e accompagna l’ascoltatore in un mondo pieno d’emozione e sentimento. Entrambe sono le canzoni con le quali il pubblico identifica da sempre la cantante, sintomo che realmente sono entrate nel cuore delle persone per la loro bellezza e per ciò che trasmettono. Ormai Dido è una delle voce femminili più apprezzate del periodo, la critica apprezza il suo stile e in classifica i brani rispondono bene.

Il terzo singolo è sicuramente una delle canzoni più significative del suo repertorio ed era stata originariamente incisa come demo nel 1999. Si intitola “Don’t Leave Home” e parla del problema della dipendenza da droga dall’inedito punto di vista della droga stessa, particolarità che la rende ancora di più una vera e propria perla. Anche in Italia il brano fa molto bene ed è inserito nella compilation del Festivalbar 2004.

L’ultimo singolo estratto da “Life For Rent” è “Sand in My Shoes”, dai toni decisamente meno malinconici e più spensierati dei predecessori. Parla di una ragazza single che torna da una vacanza e ricorda un particolare incontro avvenuto durante il viaggio. Va detto che anche “Life For Rent” (12 milioni di copie ad oggi) è nella lista degli album più venduti in Regno Unito nel decennio che va dal 2000 al 2010 e occupa la 7^ posizione; questo traguardo fa di Dido l’unica artista ad avere due lavori in top10 (“No Angel” al secondo posto).

Nel 2004 inoltre partecipa all’evento benefico Live 8 cantando live a Hyde Park (Londra), vince altri due Brit Awards e riceve numerose nominations, tra cui una ai Grammys per “Best Female Pop Vocal Performance”, che però perde contro una rivale di tutto rispetto, Christina Aguilera.

Terminata anche quest’era torna subito in sala di registrazione (2005) ed inizia a lavorare per il suo terzo disco di inediti. “Safe Trip Home” esce il 17 novembre 2008; ogni traccia è accompagnata da un piccolo cortometraggio incentrato sul tema della “casa”.

Recensioni ancora una volta davvero positive, a conferma che ci troviamo di fronte ad un’artista tutto tondo che si occupa di tutte le fasi di lavorazione delle sue canzoni. Il lead single, “Don’t Belive in Love”, è accolto abbastanza freddamente dal mercato americano ed inglese, mentre fa bene in molti mercati minori come l’Italia, dove raggiunge il secondo posto delle charts.

Con il secondo singolo, “Quiet Times”, finisce prematuramente la promozione di un disco che avrebbe avuto molto più da dare e che comunque, sebbene ben al di sotto dei risultati dei due precedenti, ha venduto un bottino di 1 milioni di copie nel mondo. Tornata in studio per la quarta volta annuncia subito che il nuovo album sarebbe stato più sperimentale, andando a pescare elementi dall’elettronica. Nel 2009 partecipa nuovamente ad una colonna sonora, questa volta del film “Sex And The City 2” con il brano “Everything To Lose” che presenta una base ritmata ben lontana dalla Dido a cui eravamo abituati. Si ripete nel 2011 per il film “127 ore” con “If I Rise”, prodotta dal premio Oscar A. R. Rahman (“Jai Ho”).

Il 2011 è un anno importantissimo dal punto di vista privato perché diventa mamma per la prima volta di Stanley, avuto dal marito Rohan Gavin, sposato l’anno prima. Per il quarto album bisogna attendere la primavera del 2013, quando viene pubblicato “Girl Who Got Away”, preceduto dal singolo “No Freedom”, un’intensa ballad acustica folk-pop tanto semplice quanto incisiva, che annovera tra i produttori il solito Rollo.

Purtroppo la traccia rimane lontana dalla top10 in tutti i Paesi. L’album di per sé ottiene giudizi contrastanti e riesce a piazzare circa mezzo milione di copie. Oltre al secondo singolo “End of Night” è da citare il secondo featuring del repertorio di Dido (terzo se contiamo “Stan”), “Let Us Move On”, con un Kendrick Lamar allora ancora poco conosciuto. Il brano non diventa singolo ma è davvero un ottimo pezzo ed ottimo è anche il mix tra i due.

Chiuso frettolosamente il capitolo “Girl Who Got Away”, Dido pubblica a fine 2013 un Greatest Hits che contiene l’inedito “NYC” e numerosi remix. Come da lei stessa confermato l’uscita della raccolta è dovuta alla volontà di terminare anticipatamente il contratto con la RCA, in quanto intenzionata a realizzare musica in maniera indipendente.

Sono passati ormai tre anni da quando Dido ha iniziato a lavorare al quinto album e ancora non si hanno notizie certe sul suo comeback. L’artista non aggiorna i suoi profili social ufficiali dal dicembre 2015 e questo potrebbe significare che sia concentrata esclusivamente alle sessioni in studio. Giustamente sarà anche concentrata su una carriera altrettanto importante che dal 2011 la vede altrettanto impegnata, quella di mamma. Questo silenzio può significare molte cose ma siamo certi che non significhi che la cantante abbia appeso il “microfono al chiodo”. Prima o poi arriveranno news riguardanti il suo ritorno, con un album di qualità come tutti quelli da lei pubblicati dal 1999.

Dopo tutti questi anni lo stile di Dido è ancora uno dei più riconoscibili, così come il suo timbro. Le sue capacità artistiche, aldilà di quelle vocali, fanno della londinese una delle artiste più complete e specialmente umili della sua generazione, dalla quale molte delle cantanti (se così le vogliamo chiamare) odierne che a 20 anni si credono dive dovrebbero imparare.

Nell’attesa di ascoltare il nuovo materiale la aspettiamo a braccia aperte! E voi? Siete in attesa di un suo ritorno sulle scene?

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