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ESCLUSIVA: R&B Junk intervista il cantante italiano Alex Palmieri

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Umberto: Ciao Alex, grazie per aver concesso questa opportunità a noi di RnB Junk! Nato sotto gli occhi degli italiani in una popolare trasmissione televisiva per ragazzini, oggi sei approdato a proporre un tipo di musica e di immagine decisamente opposti rispetto a quello che è stato il tuo target di partenza. Come spiegheresti la tua evoluzione?

Alex: Perchè semplicemente sono cresciuto,come tutti. Oggi cantare “voglio essere una popstar” è qualcosa che non mi basta più. Non lo rinnego, anzi … senza quel momento non sarei dove sono ora. Ma la musica ed i miei testi sono l’unico modo con cui riesco a comunicare quello che provo, non mi brucio quest’opportunità cantando “banali testi all’americana”. Nonostante faccia musica dal calco internazionale ho maturato nel tempo questa tipica impronta da cantautore italiano con delle parole all’interno dei miei brani ben curate. Persino nel mio ultimo pezzo “Single” che può sembrare in apparenza frivolo, ci sono un sacco di cose che ho provato nel momenti in cui l’ho scritto, cose a tratti profonde, basta tradurlo per scoprirlo.  Il mio genere invece è molto caratteristico del mio personaggio, non lo trovo tanto cambiato dalle mie origini se non maturando oggi maggiori accorgimenti nelle produzioni … ma se parliamo di testi c’è un abisso. Il cambiamento è dovuto al fatto ho sentito piano piano crescere dentro di me l’esigenza di dare qualcosa di più al mio pubblico.

U: Una caratteristica che ti contraddistingue da molti artisti italiani tuoi coetanei è stata quella di buttarti su uno stile pop molto internazionale, che strizza l’occhio ai lavori di grandi superstar anglofone piuttosto che al repertorio italiano. A cosa dobbiamo questa scelta? Dipende dal tipo di target a cui vuoi rivolgerti o dai tuoi gusti personali?

A: La fortuna di essere un’artista indipendente è che puoi decidere cosa portare su un palco e dentro un disco. Non sono uno che ascolta facilmente i consigli, li tengo in considerazione ma alla fine il mio istinto prevale quasi sempre. Dunque non sono mai riuscito a produrre qualcosa per un target preciso, o “perchè il pubblico voleva questo”. Tutto quello che creo deve piacere a me , deve essere vero. Ho sempre amato la musica internazionale, e fin da piccolo sognavo di fare quella: mi ricordo quante parole mi sono sorbito da “fantomatici produttori” che dicevano che avrei dovuto cambiare stile, genere…. credo ad oggi che sarei uno dei tanti cantanti italiani se gli avessi dato ascolto per paura di non farcela.

U: Il tuo pubblico non ti considera soltanto un cantante e ballerino di buon talento, ma ti segue anche per dei fattori differenti. Quanto conta nella tua carriera l’essere una delle maggiori icone gay italiane di questa generazione?

A: Il modo di seguire i cantanti, per via del tempo, dei social, della maggiore informazione, è cambiato radicalmente. Se anni fa venivi ascoltato per la musica, oggi vieni preso in considerazione anche per l’aspetto fisico, piuttosto per che quello che dici, come lo dici, per la  vita privata. Non so dirti quanto conta questa “nomina”, non l’ho cercata… ad un certo punto ho deciso di essere solo me stesso: se volevo raccontare cose che davvero mi riguardavano e cose vissute era necessario fare questo passo. E tutto il resto è venuto da se. Credo che questo titolo abbia sicuramente contribuito a caratterizzarmi. A volte molti fan mi prendono da sostegno morale per esempio, attraverso messaggi privati. Altri mi pregano di chiamarli perchè hanno bisogno di parlare o di sfogarsi. Questo mi fa capire che effettivamente per alcuni sono diventato una sorta di punto di riferimento. Ma dopo tutto sono solo un ragazzo che vive la sua vita come tutti gli altri, che sbaglia, si fa male, cade e si rialza. E che spesso ha lo stesso bisogno di sfogarsi che gli viene richiesto.

U: Un’altra caratteristica che contraddistingue il tuo lavoro recente è la scelta di cantare in inglese piuttosto che in italiano. Quali sono i motivi che ti hanno portato a questo? Ritieni sia più semplice esprimersi con l’inglese oppure speri di poter fare un passo in avanti ed ottenere dei risultati anche fuori dall’Italia?

A: Sicuramente il mio obbiettivo da qui ai prossimi anni è riuscire a portare la mia musica all’estero, credo che le mie produzioni me lo consentano. Ho scelto di cantare in inglese  perchè è il mio genere che resta più armonico sopra un beat come i miei. Ed anche perchè in italiano se non sei particolarmente bravo rischi di essere banale ! Uno dei miei idoli in questo campo è sicuramente Tiziano Ferro nei suoi primi due album: creava pezzi dal sound rnb , ma con dei testi che secondo me hanno rivoluzionato il modo di scrivere brani italiani per tutte le generazioni dopo, più complessi e più intersecati. Prendo molto spunto dal suo modo di scrivere quando, in qualche mio brano , decido di inserire parti in italiano (vedi Lovekiller e Nicholas’ Got a Secret)

U: A proposito del mercato internazionale, siamo interessati a conoscere il tuo punto di vista. Fra le popstar mondiali più note, chi sono le tue preferite attualmente? Con chi collaboreresti?

a: Facendo questo lavoro ho allargato i miei orizzonti di ricerca, e se prima mi limitavo a Britney o Justin Timberlake, da vari anni ascolto per lo più cantanti che qui non verranno mai passati per radio. Cantanti usciti da talent esteri per esempio, oppure tantissima musica Coreana, famose popstar nipponiche, o ancora sono fan di un cantante canadese che qui in Italia conosceremo forse in venti. Sicuramente collaborerei con uno di questi.

U: Concentriamoci ora sul tuo lavoro recente. Hai da poco rilasciato il tuo secondo album “Uncensored” un disco dance-pop fornito di buone produzioni che, nonostante tu sia un artista slegato da qualsiasi major, è arrivato alla no.3 di iTunes. Sei soddisfatto di questo risultato o sei intenzionato ad spingerti quanto più in alto possibile?

a: Ti posso assicurare che , se fai questo lavoro e lo protrai negli anni, tendi a cercare di ottenere sempre di più (in realtà credo sia nella natura dell’uomo, indipendentemente dalla propria professione). Ci sono cose , come apparire su un giornale patinato o rivedermi in un intervista tv, che 5 anni fa ai miei esordi avevano tutto un altro sapore. Me lo ricordo bene. Probabilmente questo è un errore e , per quanto sia giusto tentare di arrivare sempre più in alto, credo che bisogna imparare ad apprezzare quello che si ha. E se mi guardo indietro, riguardo tutte le cose che ho fatto ( e le ho fatte da solo, senza che qualcuno mi aiutasse) posso dire di essere stato davvero fortunato.

Di questo ultimo disco avevo particolare paura: nel 2013 , dopo 2 anni di singoli, ho deciso di uscire con il mio primo album (Back Alive). Un disco  è un traguardo importante oltre che costoso, e ci avevo riposto parecchia fiducia. Nonostante questo era andato abbastanza male, …  nonostante la critica fosse in parte entusiasta, il disco ha avuto una scarsa promozione , ed un tour di cui sono state annullate molte date. Ero totalmente demoralizzato… Ho preso la decisone di riprovare con un nuovo album per via di Maniac, il singolo uscito a seguire verso fine 2014 e promosso per tutto il 2015. Un brano che è stato molto fortunato .

Ad oggi ho ottenuto un ottimo riscontro con Uncensored, da media , critica e dai miei follower. Eva 3000 mi ha dedicato un servizio di due pagine, ed il primo brano estratto Nicholas Got A Secret è stato passato persino su RDS. Sono davvero felice anche del nuovo tour in partenza a breve, che sarà abbastanza consistente, credo il più corposo della mia carriera.

U: Nel secondo singolo “Nicholas Got a Secret” parli di una storia molto comune, ossia delle vicende di un finto etero che vive la sua esistenza ingannando la donna che dice di amare e tradendola con un uomo. Cosa ti ha portato a rilasciare un brano del genere? È un qualcosa di autobiografico?

A: Tutto quello che senti è sempre in parte – o totalmente – autobiografico. Ho creato il brano sulla riproduzione di fatti accaduti. Nella promozione del brano, sono usciti trailer , foto , e dei video in cui il personaggio di Nicholas non si vedeva mai in volto. Proprio perchè volevo ricreare l’atmosfera di “ombra” delle persone che hanno una relazione parallela. Nella mia esperienza, che in questo caso è stata brevissima, mi hanno colpito per lo più i tratti psicologici del “vero” Nicholas. Sono persone che, non tanto tradiscono ( se proprio dobbiamo dirla tutta è successo anche a me) ma più che altro  tentano di tenere il piede in due scarpe, annebbiandoti con frasi che ti inducono a restare e inevitabilmente a soffrire, indipendentemente dai sessi del partner o dell’amante, che per quanto abbia colpito il pubblico non era il tema centrale dl brano. Questo mi ha spinto a creare un brano su soggetti simili.

U: Se in tale brano la più grande particolarità è costituita dal testo, nel tuo terzo singolo Single è il video, un visual talmente sexy e provocante da portarti a definirlo come “il tuo sextape”. Cosa ti spinge a giocare così tanto la carta della sensualità nei tuo video? Sei davvero cosí fiero del tuo corpo come appari nei video oppure hai anche tu qualche insicurezza come tutti noi comuni mortali?

A: Io non ho qualche insicurezza, ne ho 1000! Proprio come tutti, e chi mi vive nel quotidiano lo sa bene. Nei video è un po diverso rispetto all’autobiografia dei testi, nei video c’è “Alex Palmieri”, il personaggio, quello che vorrei essere, più sfacciato e più sicuro. La carta della sensualità credo sia un ottima chiave di provocazione, e in questo disco più di altri la provocazione è il centro del prodotto.

U: Hai giá deciso quale brano estrarre come quarto singolo? O, quantomeno, vi è una ristretta cerchia di brani tra i quali lo sceglierai o non hai ancora pensato al prossimo step di questa Era discografica?

A: Ho già scelto il quarto brano estratto, ed  è quello più introspettivo del disco. Quello che mi è costato più fatica scrivere tra tutti. Ho già abbozzato anche lo storyboard del video e sarà diverso da tutti i miei realizzati prima d’ora! Per il momento però non mi sento di sbilanciarmi, devo concentrarmi su Single e sull’imminente tour.

U: Siamo arrivati alla fine di questa intervista! Come ultima domanda vorremmo chiederti: come vedi te stesso fra 10 anni? Quali sono gli scopi che vorresti raggiungere nella tua carriera e (se possiamo saperlo) nella tua vita privata?

E’ una domanda che mi viene spesso posta , e per come sono fatto io e come vivo la mia vita ora , la trovo abbastanza complessa. Sono cose che mi chiedo anche io nel quotidiano e a cui non so mai dare una risposta. Tra 10 anni non mi vedo, voglio vivere giorno per giorno e vedere quale piano ha in serbo l’universo per me, in un futuro mi piacerebbe per lo meno far crescere e far espandere la mia musica il più possibile e nel privato essere circondato da persone che mi vogliano bene realmente per come sono. O magari anche una sola, con cui condividere un pezzo di vita insieme.

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