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Fifth Harmony – 7/27 | Recensione Album

Recensione del nuovo album delle Fifth Harmony 7/27, canzone per canzone

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Qualche giorno fa, via Syco Music ed Epic Records, è uscita la seconda fatica discografica della girlband statunitense Fifth Harmony, 7/27.
Considerati i buoni propositi e le qualità delle ragazze (chi più chi meno) l’album si sarà rivelato all’altezza delle aspettative? Lo vedremo tra poco.

Dinah, Lauren, Ally, Normani e Camila prima del 2012 erano cinque semplici teenagers americane con la passione per la musica e con tanta voglia di dimostrare il proprio talento. Quando si presentarono ognuna per conto proprio ai provini di X-Factor USA non si conoscevano minimamente l’una con l’altra, fino a quando la mente imprenditoriale di Simon Cowell, convinto che ognuna di loro nascondesse un qualcosa su cui puntare, piuttosto che eliminarle propose loro di unirsi e formare un gruppo…in testa sua già convinto di fare il tris dopo il boom One Direction e Little Mix.
Da LYLAS a 1432, venne poi deciso il nome definitivo, Fifth Harmony, su consiglio di L.A. Reid. Durante la competizione attirarono fin da subito le simpatie del pubblico, meno quelle del giudice Britney Spears, che a quel tempo non le vedeva molto di buon occhio.

Dal talent uscirono come terze qualificate ma ad oggi sono le uniche di quell’edizione ad essere riuscite a “sfondare” un po’ in tutto il mondo, anche se la maggior parte dei consensi arriva tutt’ora dagli States.
Subito dopo X-Factor venne pubblicato l’EP Better Together, che debuttò alla 6 in Billboard 200 con un bottino la prima settimana di 28mila copie, non male per delle debuttanti. Altra soddisfazione arrivò grazie a Demi Lovato, che le scelse come opening act del suo Neon Lights Tour in Nord America.
Quello che era il loro sogno nel cassetto inizia a concretizzarsi e prendere forma a partire dal rilascio del loro album di debutto, Reflection, pubblicato il 3 febbraio 2015.
Il disco non fa grandi numeri a differenza dei singoli, che si rilevano tre grandi hit, Bo$$, Sledgehammer e, specialmente, Worth It.
Parte il loro primo tour con 63 date tra USA e Canada e 6 in Europa tra febbraio e novembre 2015; nel frattempo le ragazze trovano lo spazio per tornare in studio di registrazione e lavorare al loro secondo LP, quello di cui oggi ci occuperemo.

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Visti i buoni risultati di Reflection e vista la loro crescente fama nel musicbiz, il secondo progetto discografico delle Fifth Harmony era assai atteso un po’ da tutti.
Le stesse Harmony nel corso delle interviste non perdevano occasione di creare ancora più curiosità attorno al lavoro.

“L’album rappresenta un qualcosa di noi che non si è mai visto. E’ l’inizio, e siamo super felici. Il nostro primo disco era molto irregolare ma questa volta mostreremo chi sono veramente le Fifth Harmony. Siamo maturate e cresciute molto dallo scorso album. La nostra voce si è fatta sentire molto di più, dalla musica ai testi, fino alla direzione che abbiamo voluto dare all’album”

disse Dinah al magazine Spin qualche mese fa.

A tre mesi dal rilascio del lead single Work From Home, è finalmente arrivato sul mercato 7/27, titolo che richiama la data in cui il gruppo si è formato a X-Factor.
7/27 presenta featuring di tutto rispetto, in primis l’icona del rap Missy Elliott, e produttori di altrettanto spessore, da Stargate a Benny Blanco. Analizziamone le tracce:

THAT’S MY GIRL:

l’album si apre con una traccia, scritta dalla stellina r&b Tinashe e prodotta da Alex Purple e Lulou, che è stata scelta dagli USA come colonna sonora dello spot promozionale delle atlete femminili in gara alle Olimpiadi di Rio.

That’s My Girl è un’uptempo pop/r&b molto catchy, ricca di strumenti (spicca il suono inconfondibile del sassofono) e con un ritornello orecchiabile e commerciale al punto giusto. Dal punto di vista vocale le ragazze si dividono in maniera equa le strofe, i primi due ritornelli spettano ad Ally e Camila, mentre per i restanti si aggiungono le altre.
Giusto sceglierla come opening track per l’appeal e specialmente per il testo, che la rende una empowerment song a tutti gli effetti.

Il testo segue un po’ la scia di “Who run the world? Girls!”, in quanto è un inno che incoraggia le donne a supportarsi e farsi forza l’una con l’altra e di essere indipendenti. Un messaggio bello reso ancora più significativo dal fatto che a cantarlo siano cinque ragazze diventate famose come gruppo, della serie “l’unione fa la forza”.

WORK FROM HOME (feat. Ty Dolla $ign) 

prima hit di questa 7/27 era, che sta riscuotendo un successo paragonabile a quello che le 5H hanno già raccolto con Worth It. Scritta e prodotta tra gli altri da Ammo, che di smash hit se ne intende eccome (ET – Katy Perry, Sugar – Maroon 5…).

Midtempo pop/r&b che ormai conosciamo tutti dal momento che ha piantato le radici in radio fin da quando è uscita, 3 mesi fa. Ritmo non originale ma coinvolgente, con un ritornello ripetitivo ma infettivo che entra subito in testa. La produzione segue la moda del momento e probabilmente anche per questo il brano ha raggiunto tale livello di notorietà, pur non avendo di per sé nulla di speciale.

Anche qui le ragazze si dividono le strofe, al di fuori di Lauren, a cui inspiegabilmente spetta solo il ritornello corale. Come troppo spesso accade in questo gruppo, la vocalità che spicca in Work From Home è quella squillante (per non dire altro) di Camila, a cui vengono lasciati alcuni vocalizzi evitabili, o quanto meno sarebbero stati più coerenti se proposti dalle due migliori vocalist, Dinah e Lauren. Buona ma non troppo coinvolgente la parte rappata da Ty Dolla $ign.
Dal punto di vista del testo non c’è molto da dire, la tematica principale è il sesso, con riferimenti piccanti e sensuali (se così vogliamo farli passare) in linea con il livello (basso) del mondo del pop odierno.

THE LIFE:

rilasciata a fine marzo come singolo promozionale, The Life prodotta nuovamente da Purple e Lulou.

Ci troviamo di fronte ad una uptempo synthpop estremamente ballabile e abbastanza coinvolgente, un sound fin troppo sintetico che non mette in risalto le qualità delle componenti…anche se, se vogliamo essere sinceri, qui per il 90% della canzone di componente se ne sente una sola, Camila, che ancora una volta è messa in primo piano a discapito in questo caso in primis di Dinah, che non si sente minimamente. E’ appurato ed innegabile il fatto che Camila, seppur carismatica, sia tra le 5 quella con meno doti vocali e, in prospettiva di un tour mondiale, sembra assurdo pensare che proprio a lei spettino la maggior parte delle parti, specie contando che live, senza autotune, la differenza si sente eccome.

Tornando al brano, la “life” del titolo è la loro, quella delle 5H da quando sono diventate famose, un testo autobiografico e a tratti un po’ egocentrico che al giorno d’oggi molti artisti si dilettano a fare (vedi Me Too di Meghan Trainor). “In piscina a Dubai a bere un Mai Tai”, si auto celebrano come “the best in the biz”…convinte loro…
Nel complesso traccia carina ed orecchiabile, tipica canzonetta senza troppe pretese.

WRITE ON ME:

la quarta traccia è anche uno dei (pochi) picchi dell’album, prodotta dal super duo Stargate e dal giovane e talentuoso dj Kygo. Rilasciata il 5 maggio scorso come secondo singolo promozionale, accompagnato da un visual in bianco e nero molto semplice ma di impatto.

Bellissima midtempo pop/synthpop con influenze tropical house dal sound delicato ma coinvolgente e caldo; finalmente una traccia che rende giustizia a tutte le componenti in modo equilibrato; questo equilibrio si fa sentire a dimostrazione che il potenziale ci sarebbe eccome, anche se troppe volte non emerge. Riusciamo ad apprezzare le voci di tutte e 5 senza l’esagerato uso dell’autotune che ne distorce il reale timbro e, proprio per questo, Write On Me risulta essere il brano più personale di 7/27. Ottima la prima strofa di Normani, Camila si aggiunge per il pre-ritornello mentre Lauren si occupa della prima parte del ritornello, a cui poi si uniscono le altre. Discutibile solamente la scelta di lasciare a Camila la parte finale “acuta”, quando sarebbe potuta spettare benissimo a Dinah vista la flessibilità e l’estensione del suo timbro.

Il testo parla di un amore molto forte che le ragazze si dicono pronte a difendere su tutto. E’ bello sentirle parlare d’amore in maniera più romantica e meno forzata e sexy di come ci avevano abituate. Peccato che l’album non segua questa linea produttiva, il risultato sarebbe stato ben diverso. A volte la semplicità fa la differenza.

 

I LIED:

traccia prodotta dal team The Monsters & Strangerz (Cheyenne – Jason Derulo, Body On Me – Chris Brown & Rita Ora).

Si tratta di un’electronic ballad rovinata, dal ritornello in poi, dal sound dancehall stile Diplo/Skrillex che ormai è dappertutto; questo “abuso” sinceramente inizia un po’ a stufare.
Buona la suddivisione delle parti, se non fosse che per l’ennesima volta a Camila spettano le parti “clou” e quindi la sua di conseguenza è la voce che risalta di più. Da apprezzare gli acuti di Normani e Dinah verso la fine del pezzo, della serie “diamo gli acuti a chi li sa fare”.

Nel testo le ragazze ammettono che in passato hanno detto “ti amo” anche se con senno di poi si sono accorte che in realtà non era amore, perché amore è quello che provano adesso. Quando fanno riferimento al vero amore viene citata la canzone della diva Mary J. Blige, Real Love.
Nel complesso canzone con potenziale, rovinata dal fatto di volersi aggregare alla massa.

ALL IN MY HEAD (FLEX) (feat. Fetty Wap):

questo brano è stato scelto come second singolo ufficiale e sarà rilasciato in radio a partire dal 7 giugno. Dopo Ty Dolla $ign è la volta di una collaborazione con un altro rapper molto in voga oggi, Fetty Wap.

Tutte e 5 le Harmony hanno partecipato alla stesura del testo, mentre per la produzione si sono affidate Benny Blanco (Hot’n’Cold – Katy Perry, Diamonds – Rihanna), Stargate e Sir Nolan (Good For You – Selena Gomez, Poison – Rita Ora).

Per presentare il singolo Dinah ha spiegato che secondo lei “non c’è mai abbastanza raggae nella propria vita”, e, infatti, ci troviamo di fronte ad una midtempo pop con sfumature raggae friendly, molto estiva, catchy e ballabile, ragion per cui potrebbe rivelarsi ottima la decisione di estrarla come singolo ora che l’estate sta per cominciare.
Proprio Dinah è tra tutte colei che sente di più questo ritmo caraibico e, la sua, è la performance vocale che resta impressa dopo l’ascolto; si sente il suo coinvolgimento emotivo in quella che non per niente ha definito la sua traccia preferita del progetto. Per quanto riguarda la parte rappata c’è da dire che il timbro di Fetty Wap tra i rapper è uno di quelli più particolari, personalmente non mi fa impazzire anche se in questo caso si sposa abbastanza bene con la produzione.

Testo all’insegna della sensualità, ancora incentrato sul sesso e sulle movenze da usare per impressionare il proprio partner, “Come and climb in my bed, Don’t be shy, do your thing” (vieni e arrampicati nel mio letto, non essere timido, fai quello che devi). Nulla di nuovo.

SQUEEZE:

ancora Stargate e Kygo si sono occupati di questa traccia, carina ma senza troppe pretese.

Midtempo pop/synthpop che quanto meno ci permette nuovamente di apprezzare in maniera pulita le cinque voci differenti delle ragazze. Con questo pezzo si ha la conferma che Dinah e Laurel vocalmente sono una spanna sopra le loro compagne, anche se nel complesso la traccia rende piacevoli tutti e cinque i timbri.
Composizione rilassante e orecchiabile che lì si ferma, manca quel piglio che avrebbe potuto renderla ancora più forte. Paradossalmente resta comunque una delle tracce più interessanti.

Il testo è incentrato sull’affettuoso gesto dell’abbraccio, gesto che troppe volte viene dato per scontato ma che invece può rivelare tanto, sia in amore che in amicizia. Un testo caloroso che coinvolge, personalmente trovo molto meno forzate le Fifth Harmony in questi pezzi che in quelli volutamente spinti.

GONNA GET BETTER:

altra produzione targata Stargate che si rivela essere tra le più semplici e pulite di 7/27, senza alcuna interferenza dance o house, una semplice midtempo pop ritmata ed intima che, come detto per Squeeze, ci fa apprezzare la capacità vocale delle ragazze in maniera non forzata.

L’interpretazione di tutte riesce a dare al brano un’impronta personale, il gruppo esce in maniera ben equilibrata che è quello che troppo spesso a loro manca. Peccato che la traccia di suo non sia così degna di nota, all’altezza dell’interpretazione delle ragazze.
Notevole la performance di Ally, che ha ammesso di tenere al brano in particolar modo raccontando che, quando ha ascoltato Gonna Get Better per la prima volta, c’è stata una connessione magica; anche se non l’aveva scritta lei era come l’avesse fatto. Ha spiegato come questo brano calzasse alla perfezione con le emozioni che provava quel giorno e per questo si è sentita di cantarla direttamente con il cuore e con l’anima, in una maniera speciale che non dimenticherà mai.

Il testo parla d’amore, del fatto che nonostante le difficoltà non c’è la minima intenzione di mollare la presa in quanto si è convinti che le cose prima o poi miglioreranno.

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SCARED OF HAPPY:

penultima traccia della standard edition, ultima produzione targata Stargate.

Già etichettata da tutti come sicuro prossimo singolo o comunque uno dei sicuri singoli dell’era, visto il grado di appeal commerciale che il brano presenta, una uptempo house-pop dal ritmo infettivo che ricorda  il sound di Sorry di Justin Bieber e le produzioni dei Major Lazer (giusto per capire di che genere parliamo).
Buone le interpretazioni vocali delle 5H ma purtroppo il brano pecca di poca originalità, così come gran parte delle tracce di questo album, ed è proprio per questo che di per sé è deludente.

In questa canzone è raccontata la storia di una ragazza che era solita essere forte e senza paura fino a che è stata ferita dal proprio ragazzo. Ora che questa ragazza sembra aver trovato un’altra persona non riesce a fidarsi per la paura di essere lasciata e ferita nuovamente, come successo in passato, e, per questo, fa fatica a lasciarsi andare.

NOT THAT KINDA GIRL (feat. Missy Elliott)

la più importante collaborazione dell’album porta il nome della grande rapper Missy Elliott, che si è occupata anche della scrittura del testo, mentre alla produzione troviamo Aaron Pearce.

Uptempo potente, vivace ed esplosiva che strizza l’occhio agli anni ’80, ricordando un po’ le produzioni della Janet Jackson dei tempi d’oro. Il tutto è reso ancor più ruggente dalla parte rappata di Missy, che, come una tigre, dimostra di essere ancora il top nel suo ambito, alla faccia di tutte le colleghe di oggi fin troppo convinte. Nel complesso si tratta di una traccia decisamente controcorrente rispetto a tutto 7/27, essendo ben più potente ed originale.
Ottima la performance vocale delle ragazze, strofe e ritornello divise in maniera abbastanza equilibrata; degni di nota i vocalizzi della sottovalutata Lauren.

Il testo è impetuoso e accanito, il verso principale che riassume un po’ tutto il messaggio trasmesso è quello che contiene anche il titolo “Why you looking like I’m that kinda girl? Just cause I’m hot don’t mean that I’m that girl” (perché mi stai guardando come se fossi quel tipo di ragazza? Solo perché sono sexy non significa che sia quel tipo di ragazza).
Ci sarebbero volute più tracce così, poco ma sicuro.

DELUXE EDITION:

Due tracce formano la deluxe edition di 7/27, Dope e No Way.
A scrivere Dope ci ha pensato l’amico di Taylor Swift, Jack Antonoff, mentre a produrla è stato Tommy Brown. Buona midtempo synthpop dal sound interessante, a tratti ricorda proprio un singolo della sopracitata Swift, sto parlando di Out Of The Woods, guarda caso scritta proprio da Antonoff.
Chiudiamo questa recensione con No Way, una traccia che personalmente apprezzo molto e che è stata registrata già ai tempi di Reflection. Questa ballad è dedicata alla vocalità di Lauren, resa qui in maniera pura e passionale come non mai. Percorre un viaggio emozionale raccontando di una relazione difficile in maniera vulnerabile e intima.

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Leggendo la recensione avrete capito perché secondo me 7/27 non va oltre la sufficienza. 

La maturità sbandierata intervista dopo intervista, la voglia di far uscire le vere Fifth Harmony, i lavori autobiografici dove sono? Si sentono invece i soliti sound ultra-sfruttati di oggi, nulla di nuovo, nulla di riconoscibile.
La mia sensazione è che questo album sia stato fatto, prodotto, registrato con troppa fretta. E’ passato a malapena un anno da Reflection e, secondo me, hanno voluto affrettare le cose per cavalcare il fenomeno Worth It, se non fosse che le cose fatte di fretta quasi sempre peccano di qualità ed originalità. Oltretutto il fatto di consultare come produttori sempre i soliti noti non aiuta di certo in questo senso.
Quasi tutte le tracce sembrano voler seguire la moda del momento a discapito della personalità delle ragazze, che fatica a farsi notare.

Il successo commerciale di Work From Home ci sta, ma, dopo aver ascoltato tutto il disco, non sorprendono le previsioni di vendita deludenti, ben sotto le aspettative. Puoi essere un fenomeno social quanto vuoi ma se la gente non è spinta a comprare il tuo album un motivo ci sarà. Le canzoni non sono brutte, sia chiaro, ma sanno di già sentito e quindi non lasciano nulla o quasi all’ascoltatore (non tutte). Manca l’emozione.

E’ un gran peccato perché tutt’ora considero le Fifth Harmony come un gruppo valido con delle potenzialità che però vanno sfruttate meglio per quando riguarda il lavoro discografico nel suo complesso, perché i singoli sì sono importanti ma non si può sperare di costruirsi una carriera solida solo su questi.

La gente disposta a comprare musica c’è, sempre che questa musica valga i soldi eventualmente spesi. In primis sarebbe arrivato il momento di smetterla di dedicare a Camila il piedistallo, la cosa è diventata fastidiosa e dà fastidio a molti dei fan stessi della band. Ci sono due voci, quelle di Dinah e Lauren, che non meritano di fare le sue coriste, prima il team lo capisce meglio è per il futuro della girlband (se ci sarà). Senza contare che forse sarebbe il caso di non forzare troppo la mano sulla loro immagine di ragazze sexy predatrici mangia uomini, facendole sembrare più vecchie di quello che sono, perché chiaramente non hanno ancora una maturità adatta per interpretare tali personaggi.

Se volevano dimostrare personalità bé, spiace dirlo ma non ci sono riuscite, ed è un gran peccato.

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