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Justin Timberlake – FutureSex / LoveSounds | Recensione Album

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Recensione del disco di Justin Timberlake “FutureSex LoveSounds”

Mr. Timberlake non ha inserito nemmeno una riga per i ringraziamenti nel booklet del suo ultimo (capo)lavoro, “FutureSex / LoveSounds”: un album freddo, distaccato, eppure terribilmente affascinante.

Un lavoro che riesce a racchiudere le due anime della musica R&B. Da una parte il FutureSex: beat ipnotici (Lovestoned), di quelli che ti entrano subito in testa (MyLove); dall’altra i LoveSounds: ballate e mid-tempo, dolci e orientaleggianti (Until The End Of Time) piuttosto che toccanti e romantiche (All Over Again).

La ritrovata produzione di Timbaland convince appieno: il produttore del momento confeziona 12 tracce stringate e compatte, una scaletta riuscita e senza sbavature, per di più arricchita da tanto curati quanto piacevoli intermezzi (I Think She Knows, su tutti).

Anche Justin ne esce promosso: non abusa del suo irritante falsetto come un tempo, riuscendo a tenere banco un pò in tutti i contesti… ebbene si, anche il fidanzatino di Britney è cresciuto (l’unica che fa fatica a riprendersi sembra sia proprio la Spears), pronto ad entrare nell’olimpo dei più grandi, proprio grazie alle vendite di questo suo ultimo “FutureSex / LoveSounds”, stratosferiche in USA come nel resto del mondo.
Allora tutto liscio a questa tornata per il caro Justin, direte voi… e invece no, anche se completo e virtualmente perfetto, dopo qualche ascolto l’album stanca: è poco sentito, non c’è passione.

Sapete, ascoltantolo sembra quasi di trovarsi all’interno di un maestoso, ultra-teconologico, strapieno centro commerciale, uno di quelli dove trovi tutto ciò di cui hai bisogno; uno di quelli in cui, però, dopo un’ora in mezzo alla folla ti viene voglia di uscire fuori a prendere un po’ d’aria fresca per farti passare quella strana nausea… magari prendendo il tuo iPod per ascoltare “I Want U Back”, giusto per riportare alla memoria i tempi degli NSync, in cui il nostro Justin forse era un pò ingenuotto, ma anche molto meno snob e “artificiale”… insomma, meno “antipatico”.

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