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Kanye West – Yeezus | Recensione CD

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“Yeezus” è il titolo del sesto album del rapper, producer e, come da lui stesso affermato ‘Dio’: Kanye West. Il disco contiene 10 tracce, la maggioranza delle quali prodotte da altri artisti, e non Kanye, ma tutte caratterizzate da un’atmosfera cupa, dark e spesso quasi profana. Un miscuglio geniale tra elementi, hip-hop, rock, house e a tratti quasi industrial, con versi, sound e urla che lo rendono unico. Come in tutti i lavori di Kanye, anche in questo troviamo un grandissimo, e ottimo uso dei sample, ma analizziamo traccia per traccia.

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1. “On Sight”: brano che sin dall’inizio fa l’occhiolino al genere house-industrial. Caratterizzata da una batteria piuttosto rude. L’assordante ma interessante insieme di suoni si interrompe col partire di un sample, con cori, bambini che cantano, ma che a sua volta viene interrotto nuovamente dai sound precedenti che portano la canzone fino alla fine. La canzone mostra ancora una volta l’immensità dell’ego di Kanye, parlando di donne, ma come al solito lanciando anche qualche frecciatina contro il razzismo e non solo.

2. “Black Skinhead”: seconda traccia caratterizzata da influenze rock. Anche questa canzone, come la prima e le due a seguire, è prodotta dai Daft Punk. Pezzo dark, cupo, ribelle, quasi tribale e che prende il titolo (skinhead) da un movimento britannico degli anni ’60, che durante il boom economico del dopoguerra ha coinvolto la gioventù di allora con le tendenze, le mode, la musica e il consumismo. La traccia finisce con Yeezy che urla “God” ripetutamente, ancora una volta accusato di blasfemia.

3. “I Am A God”: intro reggae-oriented, con bassi potenti, quasi monotoni ed insistenti, come se West volesse sottolineare il fatto di essere un Dio della musica. Infatti il messaggio di questa canzone con urla quasi stile rock, con sound ancora una volta industrial ed house, non è quello di imporsi come un Dio onnipotente, ma come un dio della musica, come un artista completo e incredibile, come sottolinea quando pronuncia “I just talked to Jesus, he said, ‘what up Yeezus?’”. E’ sempre l’ego a farla da padrona, fino all’arrivo di un coro che sembra quasi tentare di riportare la tranquillità, e conclude la canzone.

4. “New Slaves”: eccola la traccia che ha anticipato l’intero progetto, e che è stata proiettata in tutto il mondo. Impossibile non pensare a “Clique” quando la ascoltiamo, perché lo stile è lo stesso, l’unica differenza: bassi più potenti, e un finale a mo’ di violini, vocoder, e Frank Ocean che conclude il tutto sul sample di una canzone ungherese degli Omega. La traccia è stata creata come denuncia contro il razzismo verso i neri negli USA, che come ci dice West ha caratterizzato anche la vita di sua madre, che ai tempi doveva sottostare alla supremazia dei bianchi, e alle loro leggi razziali. Ma denuncia anche l’oppressione al business, alle tendenze, alle compagnie, un po’ la stessa cosa che ha denunciato Kendrik Lamar con “Vanity Slaves”!

5. “Hold My Liquor”: la voce ricca di auto-tune ci introduce alla traccia, molto calma , rilassata e senza sound particolari. Come in “I am a God”, Vernon canta, questa volta insieme a Chief Keef, per poi lasciare rappare Yeezy, con una base più movimentata, ma sempre calma, e con poche influenze house. Troviamo poi la chitarra, che si sfoga nel secondo ritornello, per lasciare il vuoto, ripartendo poi ancora una volta fino alla fine. Nonostante il titolo ci dica che Kanye riesce a sostenere l’alcol, le liriche ci dicono l’esatto contrario, tanto che sembra più una richiesta, come se chiedesse di tenerlo lontano dai liquori.

6. “Im In It”: versi di donna iniziano la traccia, bassi potenti, rappata rabbiosa, con tanto di alter-ego che ripete in sottofondo. Justin Vernon ancora una volta ci porta le influenze reggae nel ritornello, ricco di voci alterate, cani che abbiano ecc. Sembra poi concludersi in tutta tranquillità, ma Kanye riparte col rap, ed è esattamente così che si conclude, senza nessuna base.La canzone parla di donne, sesso, appuntamenti , famiglia e… forse amore.

7. “Blood On The Leaves”: partiamo immediatamente con un sample eccezionale, e poi auto-tune stile ‘808s’ Era. Il sample e la sua voce si mescolano, dando quasi fastidio, finché partono le trombe e un ritornello potente. Poi ancora piano, calma e questi elementi si alternano per tutta la canzone, con un ‘assolo’ vocale aiutato dal computer. Sampla “R U ready” dei TNGHT, senza discostarsi poi molto dalla traccia stessa. Questa volta andiamo a parlare anche di droghe e amore.

8. “Guilt Trip”: ancora auto-tune, synth che introduce al cervello di West e quello che succede al suo interno! Torna a collaborare con Kid Cudi per questa traccia, e ancora una volta parla d’amore. Non possono mancare i violini ad accompagnare Kid Cudi e ‘i sensi di colpa’.

9. “Send It Up”: allarme, allarme, allarme. Il sound tipico degli allarmi introduce la traccia, che continua insistente, diventando più acuto e basso, come per segnalare un pericolo. King Louie ci introduce, insieme a bassi potentissimi, ma non nuovi a Kanye. Atmosfera ancora dark, come per tutto l’album. Nella canzone afferma anche di essere la resurrezione musicale di Cristo, tema che sembra accompagnare tutto l’album con insistenza. La traccia è piuttosto corta, e si conclude con Beenie Man, e ancora una volta le influenze reggae si fanno sentire, lasciando gli allarmi stile M.I.A. e concludendo la traccia.

10. “Bound 2”: ce l’aveva anticipata con uno snippet. La traccia più felice, se non l’unica di tutto l’album, dopotutto deve dimostrare l’amore per Kim, e in questa traccia lo esprime tutto. La canzone è forse la meno originale dell’album, riprende infatti lo stile di “Otis” con Jay-Z, creando una traccia basata sui sample. Accontenterà di sicuro chi non si è mai staccato dal passato e dal hip-hop old-style.

Nel complesso un ottimo album, accettato benissimo dalla critica, ricevendo ottime opinioni, e c’è chi già lo definisce un classico. Ha bisogno di più ascolti, molti ascolti, per catturare ogni particolare, e ce ne sono molti.
Una nuova era, si potrebbe parlare anche di un nuovo genere: industrial-rock anni ’90, house, hip-hop, quel pizzico di oscuro che ha caratterizzato tutti i suoi ultimi album e un ego smisurato. Niente singoli, niente copertina, niente video… solo musica.

VOTO: 9 su 10

Pubblicato da El Santo

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