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Auguri Mariah Carey: ecco 10 splendide canzoni da scoprire

Oggi la leggendaria compie 49 Anni!

Per festeggiare il suo compleanno abbiamo voluto rispolverare questa speciale lista dedicata a cinque pezzi del suo stellare repertorio che vale la pena conoscere…

Mariah Carey

E’ ancora una donna la protagonista della nostra rubrica 10 Canzoni da Scoprire… una delle migliori vocalist di sempre, nonché la terza Best Selling Female Artist d’America;

in realtà di riconoscimenti da citare che ne sarebbero fin troppi, ma siamo qui per proporvi le nostre cinque canzoni… parliamo ovviamente di Mariah Carey!

Long Ago

Vogliamo partire dal primo incontro tra Mariah e Jermaine Dupri, e per questo dobbiamo fare un tuffo nel lontano 1995. L’artista prepara il follow-up dell’acclamato Music Box (1993) e dell’album natalizio Merry Christmas, ovvero Daydream, un album che passerà alla storia con la certificazione Platino in US e con più di 25 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Walter Afanasieff è ancora il produttore principale, ma la vera novità di quest’album è rappresentata proprio da Jermaine Dupri, che lavora sul singolo Always Be My Baby, conquistando subito la #1 della Hot 100 e della classifica R&B. Ma noi vogliamo ricordarvi la seconda traccia prodotta da JD contenuta in questo disco, ovvero Long Ago, uno dei primissimi approcci per Mimi allo stile hip-hop degli anni ’90, in cui i suoi vocals sono stati paragonati alla seta per la fluidità dimostrata su un bassline così insistente:

Fourth Of July

La prossima canzone è contenuta nell’album successivo a Daydream, quindi in Butterfly ed è stata prodotta dal già citato Walter Afanasieff… si tratta di una delle più belle ballad proposte dalla nostra Mimi (e scusateci se è poco): Fourth of July !
Per molti si tratta del continuo di Underneath the Stars, in effetti gli ingredienti sono gli stessi: vibe tipico del soul anni ’70 con forti riferimenti alla miglior Minnie Riperton… con i suoi vocals così leggiadri ci incanta ed è capace di trasportarci nel suo mondo immaginario… questa non è musica, è magia:

Bliss

Nuova Era discografica (Rainbow), nuovo approccio musicale… questa volta parliamo di una produzione curata dal miglior duo di producers R&B di sempre, ovvero Jimmy Jam & Terry Lewis. La traccia da noi scelta è Bliss.
Il duo mette a disposizione dell’artista una strumentale R&B a dir poco sublime, conferendole quel tocco di sensualità con delle lyrics provocanti, il tutto potenziato dall’interpretazione di Mariah che quasi ci sussurra il testo e ci abbraccia per l’intera durata del brano con un gioco di whistle… maestosa!

Yours

Nel 2002 Mariah Carey si lascia ispirare dalla nostra bellissima Capri e ci regala un gioiellino come Charmbracelet. Noi continuiamo sulla stessa scia della canzone proposta in precedenza e scegliamo da quest’album ancora una produzione targata Jimmy Jam e Terry Lewis (dei veri e propri pifferai magici per gli amanti del genere), che questa volta si fanno affiancare da un altro veterano come “Big Jim” Wright… parliamo di Yours.
La parola chiave è ‘dolcezza’, sia per quanto riguarda la produzione che il testo, in un connubio da pelle d’oca. In questa canzone esiste solo lei… Mariah, che si occupa non solo dei vocals principali ma anche dei cori in background, per una doppia goduria per le nostre orecchie e per la nostra anima:

Circles

L’ultima traccia da noi scelta in questa prima parte dedicata a Mariah Carey è estratta dal capolavoro del 2005, The Emancipation of Mimi.
“Big Jim” Wright, questa volta da solo, si siede al piano e compone Circles. Mariah da parte sua scrive un testo personale degno di nota che interpreta con un pizzico di malinconia, perfetta quindi per chiudere questo nostro breve ma intenso viaggio fatto di emozioni e caratterizzato da esecuzioni vocali eccellenti, come solo questa fantastica artista è capace di regalare:

There’s Got To Be A Way

Citazione preferita:

“a broken man without a home, desperate and so alone, a victim of society; no one really wants to see, some of us don’t even wonder, some of us don’t even care; couldn’t we just help each other, isn’t there enough to share”

E se vi dicessi che Mariah non è solo quella di “touch my body, put me on the floor”, voi cosa direste? Probabilmente rispondereste: “no, ciccio, non ci prendere in giro; ‘sta mignotta non può anche parlare di cose importanti”, e, invece!

Per non parlare poi della faccia che fanno le persone quando dico loro che Mariah ha avuto anche una parentesi dance (forse più disco); e se solo non fossi un idiota, vi cercherei un’immagine di un ragazzo la cui mascella cade a terra, ma non rientra tra le mie capacità.

Era il periodo di debutto, e la signorina (che aveva ottenuto un contratto discografico lasciando le sue mutandine nella borsa del signor Tommy, col quale poi non sarebbe andata a letto fino al matrimonio; che coerenza, eh?) voleva dimostrare tutte le sue capacità; personalmente ritengo che questa traccia riassuma tutte le capacità di Mimi: voce, songwriting e produzione (e registro di whistle); il risultato è una traccia dalle sonorità dance che avrebbe fatto tremare le varie Madonna wannabe che avrebbero cominciato la carriera una decina di anni dopo.

Una traccia che dimostrava al 100% che lei valeva tutto il milione di dollari spesi a pubblicizzare il suo album (solo l’album di debutto della Houston ricevette un finanziamento maggiore), che, se solo quell’era non fosse stata gestita da schifo, sarebbe potuta essere una palpabile quinta numero 1, ma Mimi è la regina dei singoli mancati, quindi non stupiamocene!

Make It Happen

Citazione preferita:

“not more than three short years ago, I was abandoned and alone, without a penny to my name; so very young and so afraid, no proper shoes upon my feet; sometimes I couldn’t even eat, I often cried myself to sleep.”

Perché nessuno conosce questa canzone, e poi tutti conoscono “Obsessed”, perché?
Era il 1991, e Mariah aveva deciso di voler cambiare direzione dal suo album di debutto, il quale aveva contenuto delle influenze dalle due leader femminili degli anni ’80, ovvero Madonna e Whitney, così decise di voler creare un album influenzato dalla musica gospel e dalla musica disco (quest’ultima ripresa anche nel suo primo flop, leggasi “Glitter”), radunando una serie di songwriter e produttori di serie A; tra questi c’erano Davil Cole e Robert Clivillés, i quali l’aiutarono a produrre una killer track, usata poi come terzo singolo del suo follow-up all’album di debutto.

Ed è qui che sospiro quando penso alla Divetta che è diventata Mariah, quando penso che qui voleva far capire ai suoi fan le sofferenze che aveva passato prima di firmare il contratto con la Columbia, mentre ora è una B…H, che, però, devo ammetterlo, ha dato vita all’edizione più divertente di American Idol.

Detto ciò: la traccia è principalmente “dance/disco” – o, almeno, così dice English Wikipedia -, con delle influenze rnb, gospel e pop, un ibrido di generi che contraddistinse l’album; la sua voce è molto soave, dolce, leggiadra all’inizio, per poi caricarsi all’inizio della sua seconda strofa ed esplodere in una serie di parole dette con ferocia dopo il ritornello, segnando quello che per me è, tutt’oggi, uno dei migliori climax dell’intera discografia di Mariah, dimostrando come questa donn(ona) sia capace di growlare in modo salutare, cosa che qualcuna soprannominata “The voice of Unhealthy Vocal Technique” – che, penso lo sappiate, io amo – dovrebbe imparare a fare.

Aggiungo che, personalmente, questa traccia mi ha aiutato nei miei momenti più difficili, soprattutto per il suo significato profondo e il richiamo a Dio, in particolar modo quando ho sofferto di ansia e attacchi di panico, quindi, forse, potrete capire il legame che ho con questa signora che, allora, diciamolo, era la donna più sexy nell’industria musicale.

Looking In

Citazione preferita:

“She smiles through a thousand tears and harbors adolescent fears; she dreams of all that she can never be; she wades in insecurity and hides herself inside of me”

Saltiamo il best-selling album della discografia di Mariah (Music Box) in quanto hanno già parlato di “Anytime You Need A Friend” nello scorso post e in quanto sprecherei parole a parlarvi di come si sia guadagnata il soprannome di “Regina della cattiva gestione di un’Era”, come cavolo si fa a estrarre solo 4 singoli da un album da 35 milioni di copie?

Sicuramente il 90% di voi troverà questa traccia noiosa, ma a me non interessa; questa è Mariah, quella che non ha paura di raccontarvi del suo passato turbolento, delle sue paturnie riguardo al sentirsi nera in un corpo da bianca, quella che non ha paura di dirvi: “sì, sono ricca e famosa, ma sono umana anche io”; devo dirvi che questa traccia mi ricorda il songwriting della Swift, e non chiedetemi il perché, ma è sicuramente un punto a suo favore.

Questa è probabilmente la prima canzone di Mimi in cui la sua voce è sussurata, utilizzando una particolare tecnica che combina il belting (La tecnica principale che si impara ad usare studiando il metodo Voicecraft) con il passaggio dell’aria tra le corde vocali, senza esagerare in potenza, fattore che avrebbe poi contraddistinto le ballate di “Butterfly”, il tutto per una traccia che avrebbe potuto fare faville se fosse stata cantata da una Barbra Streisand negli anni ’70, ma che è probabilmente troppo raffinata per alcuni, o, semplicemente, troppo noiosa per gli standard di una generazione abituata a certi tizi.

Ho dimenticato di dire che questa bellissima canzone è stata composta, scritta e prodotta dalla medesima in collaborazione con Walter Afanasieff, col quale aveva collaborato dall’inizio della carriera e col quale avrebbe scritto sino a “Rainbow”.

Concludo dicendo che Mariah ha detto che il brano è uno dei suoi preferiti tra quelli che ha scritto, insieme a “Whenever You Call” e “Close Your Eyes”.

Breakdown

Citazione preferita:

“well I guess I’m trying to be nonchalant about it, and I’m going to extremes to prove I’m fine without you, but in reality I’m slowly losing my ming, underneath the guise of smile, gradually I’m dying inside”

Dopo tre ballate, dovevo mettere una canzone dalle tendenze più urban, proveniente dall’album che sarebbe passato alla storia come uno dei peggiori di sempre a livello di gestione; e se avete avuto la fortuna di essere stati abbastanza grandi da aver potuto seguire le vicende di quegli anni (che avrebbero interessato anche Rainbow), saprete benissimo i motivi per i quali le cifre di vendita di Mariah stavano scivolando.

Ho scelto questa traccia perché la reputo la traccia “madre” di tutte le seguenti canzoni rnb di Mariah; per me non c’è nessuna “Honey” o “Fantasy” che tengano, il cantato veloce, quasi rappato (che avrebbe poi interessato, tanto per dirne una, anche Beyoncé in “Deja vù”), la potenza vocale incredibilmente dosata – anche perché quelli erano gli anni in cui cominciava a perdere la voce – e, ovviamente, il featuring con i “Bone Thugs-n-Harmony”, diede origine alla mia traccia preferita di Rainbow, X-Girlfriend, e alle varie “We Belong Together”, “Touch My body”, “Don’t Forget About us” e “Bye Bye” e altre che, probabilmente, non ricordo al momento.

Il tutto per una canzone che, sicuramente, non ha il contenuto profondo di una “Close My Eyes”, la mia seconda traccia preferita dallo stesso album, che vi consiglio comunque di ascoltare se state cercando un testo sopraffino; e, probabilmente, verrò criticato per non aver scelto questa traccia, ma ci tenevo troppo a parlarvi della Madre di tutte le più grandi hit di Mimi degli anni ‘2000.

Ovviamente, il passaggio a questo stile urban le avrebbe fatto ricevere sia critiche positive sia negative, quest’ultime in particolar modo dai fan che, da sempre, avrebbero scritto sotto i video di youtube precedenti a quest’era: “r.i.p Mariah 1990-1995”, cosa con la quale non concordo, visto che, alla fin fine, senza questo suo cambio direzionale, non avremmo probabilmente avuto una Beyoncé, una Alicia Keys, una Christina Aguilera o una Kelly Rowland.

Petals



Citazione preferita:

“I’ve often wondered if there has ever been a perfect family, I’ve always longed for undividedness and sought stability”

Questa canzone è l’ennesimo dito medio alle persone che dicono che Mariah non sa scrivere, quando, vi ricordo, per tutta la durata degli anni ’90, è sempre stata la prima tra i crediti delle sue canzoni; d’oltro canto, ha scritto questa canzone da sola, per poi collaborare con T. Lewis e J. Wright per la produzione.

All’inizio avrei voluto parlarvi di “X-Girlfriend”, ma visto che ho commesso l’errore di non parlare di “Close My Eyes” su, non avrei mai voluto ricevere le offese di qualcuno per aver lasciato una perla come questa nascosta nell’album.

Parto dicendo che, in seguito a dei problemi familiari che ho avuto, la prima strofa è la strofa per cui ho premuto più volte il tasto “ripeti”, e, in generale, la canzone, è tra le mie preferite.

Anche questa è una canzone dalle atmosfere anni ’60 e ’70, in cui la voce è totalmente contenuta, senza scavare troppo nel registro basso né in quello acuto né in quello sovracuto, utilizzando la stessa tecnica di voce soffiata che, da Butterfly, avrebbe contraddistinto tutta la sua carriera, caratteristica per la quale i critici si sarebbero divisi in due.

C’era chi pensava che Mariah avesse capito che non era necessario “to oversing” per sfornare una buona esibizione e chi, scherzosamente, ma neanche tanto, avrebbe detto: ma quando è che ha smesso esattamente di cantare?

Tornando alla canzone, anche questa è molto personale e ha subito, nel corso degli anni, varie interpretazioni; per me, parla dell’infanzia della regina dell’rnb, un’infanzia molto tormentata, durante quale lei, per quel che ho capito io, esprime tutto il suo amore per una persona che indica come un fiore i cui petali si sono sperduti nel tempo, per poi cantare del suo amore per suo fratello e sua sorella, senza scordarsi di accennare al patriarchismo del padre, col quale ha interrotto i rapporti a sedici anni, dopo, da donna intelligente senza scrupoli, aver usufruito per anni dello studio di registrazione che aveva in casa.

Devo dirvi che, ancora oggi, sto cercando di capire che cosa sia quel rumore a inizio canzone, e spero di arrivarci prima o poi; idee?
Aggiungo che mi fa ridere che Mimi abbia dovuto collaborare con quattro persone per scrivere “We Belong Together” mentre è riuscita tranquillamente a scrivere da sola questo pezzo.

Direi che abbiamo finito; sicuramente mi sono dilungato anche in particolari che non fanno esattamente parte delle canzoni, ma credo che faccia sempre bene imparare qualcosa di nuovo su una Leggenda, quale è la Diva per eccellenza.

Spero abbiate apprezziato l’articolo e spero che andiate oltre la mia totale non professionalità!

Bonus, vi chiedo anche di ascoltare:

“Prisoner e Vanishing” da Mariah Carey; “Close your eyes” e “Whenever you call” da Butterfly e “X-Girlfriend da Rainbow.

Archivio pubblicato da ManuUsh e Lorenzo

Se volete inviarci degli articoli potete farlo contattandoci ad info[at]rnbjunk.com

#HappyBDayMariah

7 commenti

DH Saunders 25 Settembre 2014 at 08:31

A superb collection of R&B buried treasures found under the mountain of hits by the one & only Mariah Carey.

Rispondi
Caciucco 24 Settembre 2014 at 21:23

La fate su Shakira ?

Rispondi
Nicholas Novara 24 Settembre 2014 at 20:24

ora Rihanna perfavore 🙂

Rispondi
Alessandro Di Gregorio 24 Settembre 2014 at 19:36

Betcha Gon’ Know & So Blessed: spettacolari

Rispondi
Chris90 24 Settembre 2014 at 19:12

io avrei messo I Only wanted e saving grace, sono le due perle di Charmbracelet!!!, Daydream e Butterfly sono i suoi 2 migliori album non ci sono storie!!! Bliss è sublime sfido chiunque a cantarla!!!

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Federico 24 Settembre 2014 at 17:50

Bella questa nuova rubrica. La fate anche su Shakira?

Rispondi
Mialich 24 Settembre 2014 at 17:31

Ma chi se l’aspettava su Mariah? Incredibileeeee, troppo originalissimi!
Comunque le conoscevo tutte e cinque, bellissime.

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