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Selena Gomez – Revival | Recensione CD

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Dopo un’assenza durata circa due anni, intervallata dal Greatest Hits “For You“, rilasciato nel 2014,  Selena Gomez ritorna sulle scene con un nuovo album di inediti che l’ha vista impegnata in studio per circa un anno. Si tratta per lei di una grande svolta professionale, dal momento che la cantante ha abbandonato la Hollywood Records (di proprietà della Disney) per passare alla Interscope.

Malgrado si trovi solo al suo secondo album da solista, Selena ha già fatto pratica in campo musicale con la band The Scene dal 2009 per ben 3 album ottenendo risultati buoni.  Con il precedente lavoro solista “Stars Dance”, Selena è riuscita a farsi notare maggiormente come cantante, ma è con questo lavoro che ambisce al riconoscimento artistico vero e proprio.

L’ interprete aveva espresso il suo desiderio di creare un album più introspettivo e maturo, paragonando addirittura in maniera piuttosto coraggiosa il suo sforzo discografico a quello di una certa Christina Aguilera, che con Stripped diede vita ad uno dei capolavori più intimi della nostra generazione; ora la Gomez ci spiega questo suo progetto, che consiste nell‘eliminare ogni barriera con l’ascoltatore e mettersi a nudo (ecco spiegata la copertina in cui posa senza veli) in un periodo nuovo della sua vita, il suo, appunto, ”Revival”.

Rinascita dunque, una rinascita conseguente ad un periodo piuttosto pesante per l’artista umanamente parlando, la quale ha dovuto affrontare la fine di una storia d’amore con una nota popstar e la sovraesposizione mediatica conseguente. Come se non bastasse, a Selena è stato diagnosticato anche il lupus. I media hanno anche criticato il suo fisico “gonfio” dovuto alla terapia che sta seguendo per controllare la malattia. Dunque questo album sarebbe una sorta di sfogo da parte della cantante.

Grande team di produttori per questo disco: parliamo di esperti del settore come Hit-Boy, il duo Stargate, Benny Blanco, Max Martin. Selena ha il ruolo di executive producer, ed a sua detta avrebbe collaborato alla scelta delle canzoni da includere nella tracklist finale ed alla direzione da intraprendere. Per quanto riguarda le liriche, Selena è stata impeganta nella co-scrittura di circa 2/3 delle canzoni dell’album.

Sarà riuscita, alla luce delle buone intenzioni, la ex Disneyana a creare un album realmente così intimo ed allo stesso tempo d’impatto? O alcuni limiti vocali e artistici (per i quali è nota) le metteranno i bastoni tra le ruote? Non ci resta che scoprirlo!

Iniziamo la nostra review track by-track!

01. REVIVAL: Una partenza che fin da subito si lascia dietro Stars Dance. Il parlato della Gomez aderisce ad una base prodotta da Rock Mafia e Hit-Boy che strizza l’occhio alla musica trip hop di FKA Twigs. Il pezzo sembra essere una vera e propria dichiarazione di libertà personale, infatti la cantante è in prima persona una delle compositrici del testo, e per il suo carattere quasi onirico ricorda nel concept l’intro di Lotus, ultimo album dell’Aguilera. ‘‘I’ve been under self restoration, I’m becoming my own salvation’‘ canta Sel nella prima strofa del pezzo e fin da subito capiamo quanto possano essere per lei liberatori quest album e questa self empowerment track. Si tratta di un ottimo pezzo con cui iniziare l’album e rappresenta ciò che ci ritroveremo ad ascoltare più avanti, buon inizio.

02. KILL EM WITH KINDNESS: L’atmosfera cambia completamente nel secondo brano dell’album, almeno a livello di sound. Una traccia a metà tra la sua Naturally e Sparks di Hilary Duff, la produzione è nuovamente affidata ai Rock Mafia ma alla coproduzione del brano c’è la mano di Dave Audè, che fece la fortuna appunto di Naturally, brano della Gomez che riscosse notevole successo. Malgrado i Rock Mafia sembrino quasi sparire, dimenticando completamente il loro stile graffiante ed elettronico, i sintetizzatori di Audè si sentono ed ancora una volta si sposano molto bene con la voce della Gomez. Le lyrics risultano per certi versi molto simili a quelle della traccia precedente, la Gomez combatte un ”mondo cattivo” dove l’unico modo per salvarsi è credere in se stessi. In ogni caso la traccia risulta debole a causa di un ritornello non propriamente incisivo e la sua scelta come singolo non sarebbe molto intelligente poichè non è compatibile con le mode dell’ultimo periodo. Resta una buona album track.

03. HANDS TO MYSELF: Il pezzo inizia con una base minimal e la voce dell’interprete che è un continuo sussurro fino ad esplodere nel ritornello in cui la voce della Gomez assume delle sfumature completamente diverse da ciò a cui siamo abituati e da ciò che ci aspettiamo da lei, somigliando molto a quella di MØ. Il pezzo scorre via facilmente, non male l’instumental, soprattutto quando durante il ritornello diventa più pesante. Paradossalmente, anche se qualitativamente inferiore, questa traccia avrebbe più possibilità in classifica della precedente.

04. SAME OLD LOVE: Ci troviamo davanti al secondo singolo dell’album, un pezzo che ha diviso soprattutto a causa del ritornello: alcuni lo trovano fastidioso, altri non condividono la scelta di far cantare Charli XCX, autrice del testo, nel background che sembra totalmente sovrastare la voce di Selena, altri ancora hanno apprezzato questa scelta inneggiando ad una presunta maturazione della cantante. Iniziamo con il dire che il brano prodotto dagli Stargate, assolutamente ”invisibili”, non presenta davvero nulla di innovativo anzi, è caratterizzato da un loop che dopo un po’ risulta davvero dissonante, il ritornello è efficace ma dov’è Selena? Dovendo giudicare un pezzo della Gomez e non di Charli XCX il tutto ci lascia davvero con l’amaro in bocca.

05. SOBER: Completamente cancellato l’inizio dell’album ci ritroviamo di fronte ad una Selena dell’ultimo album con i The Scene che incontra la parte più commerciale di Charli XCX per la seconda volta. I riferimenti a pezzi come Boom Clap sono chiarissimi, ma resta uno dei brani migliori dell’album che probabilmente può unire un po’ ogni tipo di ascoltatore. In questo caso probabilmente ci troviamo davanti ad uno dei testi migliori del progetto, che tratta il tema dell’alcolismo e di un compagno che non riesce ad amare la sua donna, appunto, da sobrio. La produzione degli Stargate è completamente mascherata da un presunto concept dell’album anche in questo caso, ma la scelta come singolo è alquanto scontata e l’appeal molto semplice del pezzo unito al suo essere molto radiofonico potrebbe trasformarsi facilmente in una nuova hit! Senza dubbio però la voce di Sel non sembra essere particolarmente ”sul pezzo” e azzardiamo che probabilmente qualcun altro l’avrebbe interpretata decisamente meglio.

06. GOOD FOR YOU (FEAT. A$AP ROCKY): Sir Nolan alla produzione del primo singolo dell’album, quello che è stato definito da tanti il singolo della svolta. Si tratta di una produzione completamente nuova per Sir Nolan per un pezzo completamente nuovo anche nella discografia di Selena. Una slowjam r&b molto sexy e con un sound intelligente che ha permesso alla cantante di avere una hit ed allo stesso tempo di non proporre qualcosa di scontato e commerciale. Il sound urban/r&b del brano in realtà non ha nulla di realmente rischioso e che non sia già stato testato in USA, dove, appunto, il brano ha fatto e sta facendo faville. Un brano pienamente riuscito e che allo stesso tempo convince a 360 gradi come probabilmente non succede per nessun altro brano dell’album, unica pecca è un testo decisamente superficiale che forse non si sposa bene col sound abbastanza ricercato. Comunque, rimane un brano promosso a pieni voti!

07. CAMOUFLAGE: Selena tenta di muoversi in un ambito nuovo per lei, quello di una power ballad, genere in cui le sue colleghe Demi Lovato e Miley Cyrus si sono cimentate più volte con buoni risultati. Alla produzione Chris Braide, che ha lavorato frequentemente con Sia e Lana Del Rey, ma che ha avuto collaborazioni occasionali anche con Christina Aguilera e Britney Spears. Accompagnata dal piano la Gomez parla del ricordo di una sua vecchia fiamma. Questo pezzo non brilla per capacità comunicative. Purtroppo trovo abbastanza carente Selena su brani di questo genere, il tutto scorre senza colpire veramente nel segno, e se devo essere sincero, la canzone è abbastanza soporifera, soprattutto nelle strofe. La situazione migliora leggermente nel ritornello, che però ha un sound fin troppo scontato. La poca estensione è un grosso limite in brani di questo genere. Esperimento bocciato.

08. ME & THE RHYTHM: ci risvegliamo con questo pezzo, estratto come singolo promozionale. Qui le cose vanno decisamente meglio. Il testo è stato scritto da Sel con la collaborazione di Justin Tranter, Julia Michaels, Robin Fredriksson e Mattias Larsson. La canzone si rifà nel sound alla dance anni ’80, molto Madonna inspired. Ci ritroviamo un po’ nello stile di Stars Dance, un sound synth-pop con voce sussurrata, anche se la produzione qui è più sofisticata. Si tratta di un brano fresco, radiofonico. Per quanto questo pezzo sia abbastanza valido, come accade anche per altri brani nel disco lei purtroppo a causa della sua vocalità non riesce a valorizzarlo più di tanto. In molte canzoni che richiederebbero carisma piuttosto che tecnica, ci vorrebbe quello slancio che qui non traspare. Brano promosso comunque.

09. SURVIVORS: Non è ben chiaro se Selena si stia rivolgendo ad un amante, un amico oppure i suoi fans in questa traccia prodotta da Steve Mac, producer che ha dato vita a canzoni molto differenti tra loro e quindi per artisti assolutamente distanti gli uni dagli altri. La traccia è pop-dance, l’atmosfera però è molto soft. Io non avrei inserito questo brano qui nell’album, lo trovo molto basic, piatto. Il sound è banale e quindi non in linea con gli altri pezzi dell’album, che comunque si distinguono per una produzione ricercata. il ritornello sarebbe buono, ma molto ripetitivo, doveva essere senz’altro sviluppato con molta più cura a mio modo di vedere. Buona la parte in instrumental dopo il ritornello. Questa qui è una traccia che scorre in fretta senza dare nulla all’ascoltatore, è una filler vera e propria.

10. BODY HEAT: Ci troviamo ora di fronte alla prima canzone dell’album in cui Selena propone un sound latino, esperimento che sarà ripetuto in alcune bonus tracks della deluxe edition. Un po’ Inna, un po’ Kat De Luna, Selena ci sorprende con questo mix di salsa e dance in cui tornano a farsi sentire Rock Mafia ed Hit-Boy. Il pezzo alterna momenti più lenti ad altri in cui il ritmo aumenta sempre più fino ad esplodere. Sebbene molto scollegata da tutto il resto, fondamentalmente si tratta di una buona traccia, nella quale Selena risulta molto più convincente che in altri brani del disco. I pezzi latini della deluxe hanno un sound molto più banale, tuttavia a mio modo di vedere sono molto più godibili di questo brano, un po’ confusionario per la verità.

11. RISE: Chiude la standard edition questa ballata pop, sempre prodotta da Rock Mafia ed Hit-Boy. Il registro cambia completamente, e viene ripresa un po’ l’atmosfera di apertura dell’album, anche se in chiave più luminosa e celebrativa. Ovviamente la posizione strategica del pezzo a fine album fa capire come esso sia importante nel concept dell’intero progetto, e sia una sorta di capitolo conclusivo dello stesso. Selena invita l’ascoltatore a reagire alle avversità della vita non perdendo mai la speranza. Il significato del testo è veramente molto bello e profondo, un messaggio positivo che ci fa sempre piacere poter ascoltare. Il pezzo è molto breve, non dura neanche tre minuti. A livello di sound, l’unica parte che mi colpisce è il ritornello, nel quale intervengono anche delle voci prese in prestito dal mondo del gospel. Le strofe non convincono.

Ma l’esperienza Revival non finisce qui! Contando tutte le varie versioni dell’album, infatti, possiamo ascoltare altri 5 pezzi, che riprendono il sound dell’album senza distaccarsene particolarmente. Si parte da ”Me & My Girls’‘, la gemella di Body Heat che probabilmente meritava di essere nell’album più della prima. Continuiamo con ‘‘Nobody” e ”Perfect”, due tracce abbastanza simili, album-filler non malvagi ma che non aggiungono nulla all’album e anzi lo rendono prolisso.
Eva Simons sei tu? Perchè questa “Outta My Hands (Loco)” ricorda davvero molto la hit della cantante e del produttore Afrojack ”Take Over Control”, in ogni caso si tratta di un pezzo latino abbastanza riuscito ma che non brilla, ancora una volta, per originalità. Chiude la Deluxe ”Cologne”, una midtempo che ricorda in alcuni punti ”Perfume” di Britney Spears senza avere assolutamente lo stesso risultato, un pezzo debole ma piacevole.

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Nel complesso, “Revival” è un disco che ci mostra un nuovo volto della cantante, più maturo. Le produzioni sono ricercate nella quasi totalità dei pezzi, ed il lavoro che è stato fatto in ambito strumentale è davvero notevole, e c’era da aspettarselo con quel team di produttori. Un sound ricercato però allo stesso tempo non veramente coraggioso, in quanto è abbastanza orientato verso il mercato ed i gusti musicali attuali. E’ da lodare la voglia di mettersi in gioco ed esplorare dimensioni artistiche del tutto inedite.

Tuttavia esistono dei limiti. Primo fra tutti, la vocalità dell’interprete, che purtroppo è carente sia a livello tecnico che interpretativo. Molte tracce sembrano essere davvero sprecate nelle mani di Selena. Ribadiamo, non si tratta esclusivamente di mancanze a livello tecnico, ma anche a livello di carisma. Alcune tracce funzionano meglio di altre, tuttavia è un problema di fondo che caratterizza un po’ l’intero progetto. Per questo motivo il disco non può essere definito veramente di impatto, non lascia un segno nell’ascoltatore, ma scorre abbastanza velocemente senza entusiasmare, diventando addirittura noioso in certi intervalli. E’ un progetto da ascoltare senza grosse pretese, il che stride un po’ con le dichiarazioni fatte dall’interprete. “Good For You” rimane senz’altro il momento migliore di questo disco.

– Recensione a cura di Davide e Michele.

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