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Beyoncé – LEMONADE | Recensione CD

Beyoncé è appena tornata a sorpresa con il suo nuovo disco di inediti, il sesto per la precisione, intitolato “Lemonade”.

La cantante texana / imprenditrice resta nel panorama musicale odierno una vera macchina da guerra, capace di muovere la gente ad acquistare la sua musica laddove ormai quasi tutte le presunte dive vanno avanti quasi solo esclusivamente grazie allo streaming, “perché la musica non vende più“, si dice.

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Dotata di una voce black poderosa e capacità nell’intrattenimento e nella danza, Beyoncé ha quel mix perfetto di doti che le hanno consentito di rimanere sempre al top nel corso della propria carriera, senza mai sbagliare un colpo. Un talento innato il suo, accompagnato da una discografia abbastanza variegata in cui chiunque trova punti a suo avviso migliori ed altri a suo avviso peggiori in base ai propri gusti.

Ebbene, proprio il suo disco precedente, il famoso album omonimo rilasciato anch’esso a sorpresa nel 2013, aveva spinto Beyoncé verso stili musicali che le erano abbastanza nuovi, quei beat urban che spopolano tanto in USA adesso e che non avevano mancato di far storcere il naso ad alcuni dei suoi fan di vecchia data. Inutile dire che anche questo lavoro si è dimostrato un successo di vendite.

Le caratteristiche del primo estratto di “Lemonade”, “Formation”, concesso in streaming su TIDAL e Youtube e performato durante l’halftime del Superbowl,  avevano fatto sospettare che la diva volesse riproporre qualcosa di molto simile anche in questo nuovo lavoro, ed invece Queen Bee è riuscita ancora una volta a sorprendere tutto e tutti, rilasciando un progetto che col primo singolo ha in generale poco a che spartire, sia a livello di sound che a livello testuale.

“Lemonade” segna il ritorno di Beyoncé a strumenti veri, senz’altro è questo l’aspetto che ci ha colpito fin da subito. E’ merce rara attualmente, nell’universo del sintetico, poter apprezzare questi suoni all’interno di un progetto discografico, specie se stiamo parlando di un’artista mainstream del calibro di Beyoncé.

Sicuramente l’attenzione per il gusto urban americano è evidente in diverse tracce che compongono il lavoro,  e le collaborazioni inserite sono piuttosto furbe e con alcuni dei nomi più forti attualmente sulla scena USA, si tratta però di piccoli “compromessi”, senza dare assolutamente accezione negativa a questo termine.

Bee riesce a destreggiarsi abbastanza bene ed amalgamare vari generi, per arrivare ad un prodotto finale di qualità e non noioso, anche se quest’ultimo aggettivo dipende da cosa uno cerchi nella musica. Certamente i fan più accaniti delle sonorità pop e dell’immediatezza avranno difficoltà a comprendere questo lavoro, e potrebbero giudicarlo inferiore a dischi passati di Beyoncè, che comunque hanno saputo evidenziare le doti dell’artista in brani degni di lode, ma con un’attenzione tutta diversa nella concezione e presentazione del prodotto finale. Da un punto di vista oggettivo, che va al di là del gusto personale,  il talento di Beyoncè viene messo in mostra molto bene in questo “Lemonade”.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un visual album, esattamente come visto in “Beyoncè”. Con una strategia che si è dimostrata originale e vincente, la cantante associa immagini alla musica in modo da trascendere la semplice canzone e darci una visione unitaria delle sue concezioni artistiche, e diciamo “sue” perchè Beyoncè è stata coinvolta in primissima persona nella creazione e nel concepimento di questo disco. Noi in questa recensione ci concentreremo prettamente sull’ambito musicale.

Curioso il titolo, che potrebbe farci sorridere un po’, ma la spiegazione è molto semplice, sostanzialmente fa riferimento al famoso detto “se la vita ti offre limoni, fanne una limonata“.  In particolare, la nonna di Jay-z avrebbe pronunciato queste parole durante il suo discorso di ringraziamento agli invitati del suo novantesimo compleanno: “Ho avuto i miei alti e bassi, ma ho sempre trovato la forza interiore per rialzarmi. Mi hanno servito limoni, ma io ne ho fatto limonate.”

A questo punto, è arrivato finalmente il momento di analizzare traccia per traccia la sesta fatica discografica della signora Carter.

01. PRAY YOU CATCH ME: 

la meravigliosa ballad che apre il disco inizia con una serie di vocalizzi soffusi che ci danno un’idea di stanchezza, quasi spossatezza, tali emissioni vocali diventano sempre più concitate e si sovrappongono tra di esse fino a culminare in una distensione, alla quale seguirà l’incipit musicale e testuale del brano. L’interpretazione di Beyoncé si mantiene morbida per tutto il corso della traccia. La voce della cantante è accompagnata da un piano/tastiera (successivamente si aggiungeranno dei suggestivi archi) e riesce a splendere con una performance vocale sostenuta e che non tenta guizzi particolari, ma consapevole e capace di essere perfettamente sul pezzo e di immergere l’ascoltatore nella tematica affrontata a livello testuale. In “Pray You Catch Me” sostanzialmente Beyoncé si sfoga per la disonestà del proprio compagno, con il quale la cantante sogna di avere una maggiore intesa. E’ ovvio che questa canzone non esprima la situazione sentimentale attuale di Beyoncé, ma che comunque sia una testimonianza di un’emozione provata dall’interprete.

Puoi sentire la disonestà
E’ su tutto il tuo respiro mentre la allontani così sdegnosamente
Anche se è un test
Ne siamo consapevoli costantemente
Il mio orecchio solitario
Premuto contro i muri del tuo mondo

Si tratta di un inizio che può risultare un tantino pesante come approccio ad un disco che ancora non si conosce, ma non è una traccia da bocciare, e contiene già caratteristiche che troveremo successivamente, in primis per il tema trattato e poi per la strumentazione.

02. HOLD UP:

la seconda traccia di “Lemonade” è difficile da inquadrare ma bisogna ammettere che dal momento che il motivetto “Hold up, they don’t love you like I love you…Slow down, they don’t love you like I love you” entra in testa, difficilmente esce.

Alla produzione troviamo, oltre alla Knowles, un certo Diplo…che di hit se ne intende eccome! Il produttore ha usato tre samples di tre canzoni diverse (“Maps” degli Yeah Yeah Yeahs, “Can’t Get Used To Losing You” di Andy Williams e “Turn My Swag On” di Soulja Boy) e ha creato questo “strano” mix dalle sfumature raggae e soul, una mid-tempo dal sapore jamaicano che potrebbe essere un’ottima scelta per provare a dominare le classifiche estive.

Per quanto riguarda la performance vocale di Beyoncé c’è da dire che questa non è certamente la traccia adatta ad esaltare le sue straordinarie doti, “Hold Up” è quasi una traccia parlata più che cantata, che, proprio per questo, si presenta più particolare di altre; d’altronde sappiamo già tutti di cosa Bey sia capace in quanto ad estensione.

Dal punto di vista tematico ci troviamo di fronte ad un’ode per l’amore che la lega al marito Jay-Z, un amore fisico e mentale che però è stato messo a serio repentaglio dal tradimento e dalle bugie di lui, che hanno letteralmente fatto impazzire la donna ma che, nonostante tutto, alla fine è riuscita a perdonare.$

E’ un po’ il racconto di quando Beyoncé ha scoperto la scappatella del marito, e, di lì in poi, giustamente il rapporto di fiducia è crollato, così come tutte le certezze di una donna che era convinta di fare del proprio meglio per far sì che questa cosa non accadesse mai, eppure…
I passaggi significativi sono molti, ad esempio: “It is such a shame, You let this good love go to waste, I always keep the top tier, 5 star”, (E’ un peccato, Hai lasciato che questo splendido amore andasse in rovina, Ho sempre mantenuto il livello più alto, 5 stelle), è uno dei molti modi nella quale la cantante fa intendere quanto abbia fatto per provare a far felice il suo uomo al 100%.

Jay-Z da questo album ne esce con un’immagine non proprio da santo e marito modello, sebbene la moglie l’abbia perdonato. “Hold Up” è a detta di molti il perfetto singolo per la stagione estiva. Sarà così?

03 DON’T HURT YOURSELF (Feat. Jack White):

arriviamo al primo featuring presente all’interno di “Lemonade”.  Jack White è un cantante rock e polistrumentista, ma anche produttore, assieme a Beyoncé è infatti coinvolto nella produzione di questo brano. Si tratta di un brano dal sapore sperimentale, che si discosta abbastanza dal resto di “Lemonade”. Una Beyoncé aggressiva e sboccata canta con un effetto particolare nel microfono, quasi come se fosse lei la vera rockstar. Per conferire maggior credibilità a questa Beyoncé “rocker” si è scelto di prendere in prestito samples da una canzone dei Led Zeppelin, “When The Levee Breaks”.

Il suono è concitato è stridente, tanto da poter risultare anche fastidioso. La diva si scaglia ardentemente contro il suo compagno per averla tradita, riprendendo il tema delle tracce precedenti, ma con un altro tipo di reazione:

Who the fuck do you think I is?
You ain’t married to no average bitch boy
You can watch my fat ass twist boy
As I bounce to the next dick boy
And keep your money, I got my own
Get a bigger smile on my face, being alone
Bad motherfucker, God complex
Motivate your ass call me Malcolm X
Yo operator, or innovator
Fuck you hater, you can’t recreate her no
You’ll never recreate her no, hell no

Si tratta sostanzialmente di una canzone di rivalsa, in cui in uno scatto d’ira si dice di non fregarsene assolutamente nulla della mancanza di rispetto del proprio partner, dichiarandosi pronti a saltare nella braccia di qualcun altro (per dirla in maniera meno volgare).

A livello musicale, questa traccia non mi convince abbastanza, cacofonica e aspra, ed anche se c’era proprio l’intenzione di creare certe atmosfere motivate dal messaggio del testo, dal mio punto di vista questa canzone non rappresenta certo uno dei momenti buoni del disco. La voce di Beyoncè, nonostante gli accorgimenti, non risulta infatti particolarmente sporca ed azzeccata in queste vesti e non brilla di fronte a quella del featured, invece perfettamente a suo agio. Il risultato è abbastanza deludente e dimenticabile.

04. SORRY:

cambia ancora il sound, ed è subito urban! Spicca alla produzione infatti il nome di Hit-Boy, per questo pezzo dal sapore trap, che mescola diversi generi e modi di cantare. Il ritmo è quello di una uptempo, il cantato è quello di una ballad R&B, ma anche rappato, per un risultato che stupisce e non annoia l’ascoltatore. Scompare ogni traccia di strumentazione vera per entrare nel mondo del sintetico più totale. Un pezzo purtroppo slegato dalle buone intenzioni che muovono gran parte dell’album, e che puzza troppo di singolo per non essere estratto. Il tema è sempre quello della disillusione, però questa volta l’atmosfera è molto più leggera, e Beyoncé invoglia le donne tradite a cercare e ritrovare la propria gioia di vivere.

Questo è il famoso brano in cui si fa riferimento alla fantomatica “Becky With The Good Hair“, la presunta amante di Jay-Z, e tutti in rete si sono scervellati per indovinare di chi potesse trattarsi, e non sono mancate sospettate famose: Rihanna? Rita Ora?

Come dicevamo, è un brano che, ci scommettiamo, sarà estratto come singolo, e potrebbe far davvero bene, visto come è apprezzato il genere in USA. Rimane, assieme a Formation, il pezzo meno rappresentativo dell’intero album, ma si sa, un singolo in vetta alle charts può fare sempre comodo. Anche a Beyoncè.

[ Aggiornamento: come volevasi dimostrare, il pezzo è stato appena confermato come nuovo singolo da “Lemonade”! ]

05. 6 INCH (Feat. The Weeknd):

atmosfere tenebrose si presentano con l’iniziare di questa traccia, in collaborazione con la star rivelazione R&B del momento, The Weeknd.

Tra i tanti autori inseriti tra i credits del brano ne citiamo uno in particolare, il leggendario Burt Bacharach. Per la produzione invece la Knowles si è affidata, tra gli altri, a Boots, già suo produttore per l’album precedente.

Il sound di “6 Inch” è tipicamente alternative R&B, come c’era da aspettarsi vista la presenza di The Weeeknd. Impossibile non accorgersi del campionamento di parte della base di “Walk On By”, singolo del 1969 di Isaac Hayes.
Per quanto riguarda questo atteso duetto c’è da dire che sicuramente funziona; le loro due voci si amalgamano bene in quanto la performance “rude” e graffiante della donna va a sbattere con il timbro delicato e raffinato di The Weeknd, per arrivare alla parte finale dove Beyoncé dà sfoggio della sua estensione e del suo lato altrettanto delicato.

Al di là del lato tecnico questo brano farà parlare di sé più che altro per il messaggio contenuto nel testo. Mettiamo un attimo da parte amore, storia personale e tradimenti per far spazio ad una tematica che Beyoncé supporta già da tempo: il potere alle donne. Questi versi devono essere letti come un inno alle donne lavoratrici e come simbolo ed ideale di forza e successo legato al sesso femminile viene usato il tacco 15 (in inglese “6 inch”). Potrebbe sembrare un testo sfacciato ed egocentrico, in realtà deve essere visto dal punto di vista di chi ancora considera le donne come il “sesso debole”. Beyoncé ci vuole far capire, e lo fa prendendo sé stessa come esempio, che le donne non hanno nulla in meno degli uomini e sono in grado di guadagnarsi tutto da sole, lavorando e sgobbando ma pur sempre con le proprie forze.

Molti considerano questa nuova battaglia di Bey a favore del “girl power” un tantino forzata e opportunista; vera o no fatto sta che almeno in questo modo se ne parla.

06. DADDY LESSONS:

questa traccia ci presenta una Beyoncé completamente nuova, una Beyoncé country che ci teletrasporta con la sola potenza delle note in un saloon texano. E’ il primo approccio vero e proprio dell’artista verso questo genere musicale…e che approccio!

“Daddy Lessons” è una bellissima mid-tempo country-pop con un sound incredibilmente ricco che ci trasmette tutta l’eredità musicale del “sud”, in primis il suo amato Texas, lì dove Bey è nata e cresciuta. La costruzione è impeccabile, la traccia parte con una lunga intro strumentale a ritmo di battito di mani e trombe; un urlo pieno “stile cow-boy” anticipa l’entrata di una grintosissima Beyoncé, che si dimostra subito completamente a proprio agio con questo nuovo genere.

Le strofe, nelle quali l’artista è accompagnata da una chitarra acustica, sono solo l’assaggio per arrivare alla portata principale, un ritornello che considerarlo efficace è poco. Esso infatti conquista fin dal primo ascolto, travolge l’ascoltatore che viene immediatamente invogliato a cantare e tenere il ritmo.

Anche il testo merita una menzione particolare. Come del resto tutto l’album si tratta di un testo autobiografico, che la cantante ha scritto con l’aiuto di numerosi autori, tra i quali Kevin Cossom, già collaboratore di Mary J Blige, Rihanna, Kelly Rowland.
Racconta in musica una parte dell’infanzia di Bey passata in Texas, mentre cresceva supportata dal padre e dalle sue “lezioni di vita”. Mathew Knowles oltre ad essere suo padre, è stato il suo primo manager fino al 2011, quando le loro strade si sono professionalmente separate. Questa perla a lui dedicata ci ritrae un uomo tanto dedito al futuro della figlia quanto severo e, se vogliamo, discutibile in alcuni comportamenti. La stessa Beyoncé ce lo dice: “Daddy made me fight, It wasn’t always right” (Papà mi fece lottare, non aveva sempre ragione), ma, dopotutto, non può fare altro che ringraziarlo se oggi è arrivata a questo punto.

… un’attenzione ed un ascolto particolare per svariati motivi. In conclusione avrete capito che ha un potenziale enorme, non sceglierlo come singolo sarebbe un sacrilegio. Che Beyoncé punti ad un CMA award? Carrie Underwood è avvisata. Come dice la piccola Blue Ivy alla fine: Good job Bey!

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07. LOVE DROUGHT:

ogni album ha i suoi punti di forza e punti di debolezza. Questa traccia, scritta e prodotta dal grande Mike Dean, ahimé va inserita tra i punti un po’ più deboli di “Lemonade”; per quanto la performance vocale di Beyoncé lo renda piacevole, si tratta di una track dalla produzione abbastanza basic e poco incisiva.

La composizione fa sembrare “Love Drought” quasi come un’interlude estesa, troppo poco per un’artista come la Knowles. Di per sé ci troviamo davanti ad una canzone R&B con una base che raccoglie vari elementi della trap music. La voce di Bey risalta in maniera dolce e a tratti sussurrata, l’effetto è di assoluta quiete (forse troppa?).

Se l’aspetto qualitativo della produzione lascia a desiderare, per quanto riguarda l’importanza del brano nel suo complesso la storia è del tutto differente. “Love Drought” segna un importante passaggio per la narrativa del progetto, è la prima canzone che apre uno spiraglio per la riconciliazione tra moglie e marito. Nonostante la donna sia distrutta dal tradimento del suo uomo, che non è riuscito a nascondere, è la prima a dire che “Tu ed io saremmo in grado di smuovere una montagna, di far finire una guerra, di far piovere ora”, a testimonianza di quanto forte sia il loro legame dopotutto e dopo tutti.

Sicuramente la lentezza e la delicatezza della traccia servono proprio a far intendere che, dopo la rabbia e la pazzia, ora Beyoncé si sta calmando e vede la possibilità di perdonare il marito, possibilità che qualche canzone fa era del tutto esclusa. Comprensibile la scelta stilistica, bello ed importante il testo, ma, per quanto riguarda “Love Drought”, si poteva fare di meglio.

08. SANDCASTLES:

dopo una canzone più deboluccia, eccone un’altra che è il perfetto esempio di come un pezzo possa essere delicato e soft e non risultare noioso. “Sandcastles” è una delle tracce più profonde ed emotive di “Lemonade”, una Beyoncé che si spoglia completamente di tutto e ci dona una performance vocale e totale a dir poco toccante.

Bellissima ballad pop-soul voce/piano, un po’ un ritorno alle origini e al genere che meglio fa risaltare le doti vocali di una delle regine della musica odierna. Quando Beyoncé canta canzoni come questa, è impossibile non essere travolti dall’emozione della sua voce, che a tratti è quasi spezzata dalla commozione dell’interprete, a conferma che ciò che sta cantando per lei va oltre a semplici parole, è la sua vita che si è trasformata in musica.
Il suo amore per il marito è paragonato ad un castello di sabbia, tanto bello quanto fragile. Lo spiraglio aperto nella canzone precedente ora è diventato più un’apertura vera e propria al perdono. Dopo tutti i litigi, dopo i piatti rotti e le foto strappate dalle cornici la donna si accorge che anche il marito ha il cuore spezzato e si è accorto del grande errore che ha commesso, un errore imperdonabile che forse tanto imperdonabile non è, visto che Beyoncè canta: “And I know I promised that I couldn’t stay, baby, Every promise don’t work out that way” (E so di aver promesso di non poter restare, piccolo, ogni promessa non funziona allo stesso modo).

Il castello di sabbia per quanto fragile ha un grande pregio, si può sempre ricostruire. Così come il castello che avevano costruito a partire dal loro matrimonio è in qualche modo crollato, ecco che si intravede la possibilità di costruirne uno di nuovo e addirittura più forte.

09. FORWARD (feat. James Blake):

 si tratta di una breve interlude nella quale Beyoncé in realtà si occupa solo dei cori, quasi tutto è affidato al cantante britannico James Blake, che con la sua voce soave quasi come in un canto religioso invita a ricominciare, lasciando le difficoltà alle proprie spalle. Spiazzante la chiusura, che diventa inquietante, con la voce del cantante che subisce delle modifiche e diviene “spiritata”.  Che si voglia esprimere un’incertezza nel domani o un pericolo in agguato?

10. FREEDOM (feat. Kendrick Lamar):

mettiamo nuovamente da parte la linea autobiografica percorsa dal progetto per far spazio a questo inno alle persone di colore e alla libertà, in collaborazione con il pluripremiato rapper Kendrick Lamar. Entrambi gli artisti si sono esposti pubblicamente a favore del movimento BlackLivesMatter e questo duetto conferma quanto entrambi vogliano continuare a metterci la faccia. Il fatto che si alternino questi due filoni, quello personale e quello dell’ empowerment, potrebbe farci sospettare che in realtà esistesse un’altra versione dell’album più in linea con “Formation”, cestinata forse quasi del tutto?

Comunque sia, ci troviamo di fronte senza ombra di dubbio ad una delle tracce più potenti, convincenti ed incisive di “Lemonade”, nella quale la voce di Bey esplode come un uragano a spazzar via tutti i pregiudizi e le ingiustizie. E’ una mid-tempo dal beat pesante, furioso e di protesta, un sound “da strada”, grezzo ma pieno di sentimento e molto coinvolgente. La rabbia che traspare dalle voci ruggenti di Beyoncé e Lamar è palpabile, la parte rappata è la perfetta chiusura di un cerchio che risulta efficace fin dalle prime note. “Freedom” coinvolge e fa riflettere.

Il testo è ricco di collegamenti e pieno di metafore, un pugno contro tutte le violenze culturali che affliggono il mondo, in particolare gli Stati Uniti. Per comprenderlo nella sua totalità e profondità va letto in maniera completa, sarebbe riduttivo nonché inutile scegliere solo alcuni passaggi.

Se un filone dell’album è l’empowerment, la forza interiore, la fiducia in sé stessi e il rifiuto di farsi abbattere dagli altri, “Freedom” ne rappresenta un po’ il riassunto. Potenzialità enormi se mai verrà scelta come singolo, c’è già chi è sicuro che questa canzone farà incetta di Grammys l’anno prossimo…

11. ALL NIGHT:

ritorna Diplo al fianco di Beyoncé per questo bellissimo brano, il penultimo del disco, quello che precede i titoli di coda.

Si tratta di una midtempo dal sound vagamente reggae, con tutt’altra atmosfera rispetto al precedente brano, in cui possiamo apprezzare la bellissima e preziosa vocalità di Beyoncé ed il suono di diversi strumenti. L’interpretazione vocale è calda ed avvolgente, come sempre sostenuta e consapevole.

Stranissimo pensare che alla produzione di una traccia così possa esserci Diplo. Un pezzo capace di trasmettere un senso di serenità, e di emozionare con la sua dolcezza. A livello testuale, questo brano d’amore segna l’importante svolta del riappacificamento con il partner, e si conclude così questo filone del disco, con il lieto fine dunque.

12. FORMATION:

chiude il disco il tanto chiacchierato brano che ha aperto l’ Era discografica ed ha dato il nome al tour che la supporta. Questo è un pezzo che ha fatto discutere in USA, non tanto per il testo, che esprime sentimenti di orgoglio per le proprie caratteristiche fisiche e tradizioni tipiche dell’ America black, quanto per il video e per l’esibizione durante il Superbowl, nei quali ci sono dei riferimenti alla ribellione da parte dei neri alle forze di polizia bianche, in seguito a tristi episodi di cronaca avvenuti in USA in cui poliziotti bianchi hanno abusato del loro potere su gente di colore, sfociando in violenza. Seppur non rilasciato su iTunes, il brano comunque non è stato bene accolto neanche dalle radio, e sebbene l’intento fosse proprio quello di far discutere, probabilmente Beyoncé ha sbagliato a calcare un po’ troppo la mano su certi episodi storici, andando a ripescare certe ideologie, come quelle di Malcom X, che di certo non sono condivisibili da parte di tutti.

Senza contare poi le diverse accuse mosse a Beyoncè secondo le quali sfrutterebbe con ipocrisisa tematiche serie solo per il proprio tornaconto personale, essendo lei in realtà non veramente interessata alla tutela dei diritti dei neri. Comunque sia ora il brano sta facendo bene su iTunes USA.

Da un punto di vista prettamente musicale noi abbiamo sempre considerato “Formation” come un pezzo deludente, caotico, che si perde nell’eccessiva sperimentalità e nell’inutile concettualità, non adatto a valorizzare le doti di Beyoncè, e troppo simile a quell’altra delusione che porta il nome 7/11. Pezzo bocciato, e menomale che l’album è completamente diverso da “Formation”.

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Complessivamente abbiamo apprezzato tanto questo nuovo lavoro di Beyoncé. In molti criticano la cantante per la scelta di non essersi affidata a produzioni più immediatamente orecchiabili, arrivando addirittura a definire l’album “osceno”. Ma qui, ragazzi, subentra il proprio gusto personale e la propria sensibilità. Da un punto di vista musicale ed oggettivo, le canzoni sono ben interpretate per i temi trattati, sono variegate, mostrano bene le capacità della cantante, che è controllatissima nell’uso della propria vocalità, Beyoncè pur avendo una grande voce non tenta mai di strafare, Beyoncé non urla, ma canta. E alcune canzoni sono delle vere perle di qualità nella sua discografia.

Altre critiche le sono state mosse per la scelta di aver voluto parlare della propria vita privata in modo da accrescere il buzz attorno al progetto ma, se ci pensiamo, cosa c’è di male nell’esprimere attraverso l’arte i propri e personali sentimenti? Poco importa se tutta la storia della crisi con Jay-Z sia o no una montatura, che poi all’epoca della rissa Jay / Solange, loro dicevano che andava tutto bene e nessuno ci credeva. Ora che a parlare è Beyoncé sarebbe un fake. Quello che deve interessare a noi appassionati di musica è la qualità del lavoro, e di certo di questo punto di vista, per tutta una serie di ragioni ampiamente sviscerate a Beyoncé non possono essere mosse numerose critiche.

Un disco che dopo la…

…”pesantezza” complessiva del precedente lavoro è riuscito a sorprenderci e stupirci in maniera positiva. Un’artista come Beyoncé ha ancora molto da dare al panorama musicale ed al suo pubblico, e laddove i comeback di altre ci hanno deluso, mai come in questo caso possiamo dire che favore del pubblico e qualità vadano a braccetto.

Recensione a cura di Davide e Silvia Mella

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